.................................................................Carlo Franza..............................................................
Si è appena chiusa la mostra dell'artista lombardo Antonio Teruzzi alla Modarte di Milano, con il titolo “Dall'aura alla traccia”,  e l'artista ha lasciato non solo il pubblico ma  
l'intera critica, acutamente e benevolmente sorpresa. 
Converrà molto chiarire che Antonio Teruzzi, nato a Brugherio nel '45, è  fra gli artisti più attivi e più attenti alla nuova pittura contemporanea; ha respirato tutta l'aria lombarda fatta di ricordi chiaristi, di tracce e di luce, di atmosfere, quelle stesse che si aggiravano già nei quadri in cui, inizialmente, lo videro presente alla Galleria Annunciata di Milano, in via Manzoni, storica galleria di punta, attenta all'immagine e al clima informale. Fu allora presentato dal critico poeta Roberto Sanesi, che rintracciò in quei chiarori e in quelle figure, che quasi non avevano corpo tanto erano immerse in un fluido di nebbie e  
di luce, avvertite tra una figurazione nuova e un cenno d'informale, l'anima tutta lombarda di chi, cresciuto in quelle arie respirate tra la pianura padana, i laghi e i monti lontani, ricavavano gradi di colore che spaziavano dal biancolatte all'azzurro, ai gialli tenui. 
Questa pittura per la verità, fatta di materia e di luce si è sempre sostenuta su richiami di poeti, da sempre frequentati. 
Dagli anni Ottanta in cui Teruzzi subito fa cogliere l'attenzione dei critici, il suo lavoro è proceduto nella ricerca; dall'immagine via via si allontana per significare lo spazio dell'uomo, lo spazio finito e infinito, dalle radure e dagli accampamenti fino ai cieli e ai firmamenti, alle stelle, ai confini e agli orizzonti. 
 
La materia, a questo punto, olio o affresco, si carica d'una sorta di scrittura, segni, tracce, punti, luoghi, linee che delimitano accampamenti; ma questi segni si aggallano fra chiarori fatti di bianco o oscurità fatte di neri. Sanesi parlò a suo tempo di “luoghi di luce”, mentre noi recentemente abbiamo significato questa svolta “dall'aura alla traccia”, ovvero aura come percezione luminosa, luogo impalpabile, luce assoluta e traccia, come segno, finestra, apertura. 
Teruzzi dimostra d'essere più che uomo di pensiero, uomo di sensazioni e di forte sensibilità, capace di avvertire ogni cosa attorno a sé come segno del creato, e pulsazione cosmica. I percorsi del cielo e della terra sono stati attraversati da un astrattismo di colore assoluto, fatto di percezioni, di grammature, di cose pensate più che vissute. 
Teruzzi è così arrivato al segno e al colore d'una maturità di fondo, che lo pone fra i pittori più interessanti oggi nel panorama italiano e lombardo. I colori della sua Lombardia sono anche i colori dell'anima, sono il respiro stesso della sua storia che ormai è presente in collezioni significative. 
In questi anni Novanta il successo gli è arrivato come un vento forte, dal Premio Internazionale Biella del 1990, al Museo Alternativo di Remo Brindisi a Lido di Spina, fino alla più recente mostra “Vergine Madre Regina” nel MIMAC, con un'opera per il Museo Internazionale Mariano d'Arte Contemporanea della Fondazione Mons. Tonino Bello ad Alessano-Lecce, figura carismatica della Chiesa Italiana e Presidente della Pax Christi Italiana, da noi curato insieme al Prof. Donato Valli, già Rettore dell'Università di Lecce. 
Ecco un itinerario di presenze e di lavoro che l'artista italiano ha svolto già e che ha ancora in programma occasioni di rilievo internazionale. 
 
 
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