..........................................................Gianfranco Malafarina............................................
Rivisitare gli ultimi due secoli di pittura europea in compagnia di un critico di finissimo intendimento e di grande sensibilità. 
E magari, mentre masse di turisti assatanati si accalcano alle grandi mostre veneziane, approfittarne per passare un paio di giorni in perfetta letizia tra i colli, le ville e i vigneti a perdita d' occhio della Marca Trevigiana, la "Marca d'Amore" della Repubblica Veneta cara agli amici dell'arte e del buon vino.  
E' davvero un'occasione unica quella offertaci a Treviso e a Conegliano da Marco Goldin, che con un valido  comitato scientifico ha voluto dar vita al grande "sogno segreto" di Roberto Tassi.  
Radunare in una vasta e articolata rassegna tutti i maestri che nel tempo avevano risvegliato l'interesse, la passione, l'autentico innamoramento per la pittura di questo medico folgorato in giovane età "sulla via di Damasco" dell'arte e divenuto in breve, nel dopoguerra, un punto di riferimento imprescindibile della nostra critica.  
Le opere, pervenute nelle due sedi espositive da oltre 20 musei di tutta l'Europa e da numerose collezioni private, sono più di 200 e nonostante le recenti disavventure di alcuni nostri musei (furti, manomissioni, sfregi), non si tratta certo di tele trascurabili o minori.  
Basti per tutte il celebre "Campo di grano con la pianura di La Cros" di Van Gogh, del 1888, uno dei paesaggi più intensi e toccanti del periodo di Arles.  O la serie strepitosa degli otto Monet, il pittore forse più amato da Tassi che nella trepida, vibrante sensibilità luministica del grande impressionista leggeva un chiaro presagio di modernità e una struggente percezione 
 
del tempo, affine alla Ricerca di Proust.  
E poi tutti i protagonisti di quell'ininterrotta, altissima meditazione sull'uomo, la forma, la natura che da Corot, Courbet, Delacroix giunge, nella cultura figurativa francese, alla rivoluzionaria lezione degli impressionisti e varcato il secolo arriva fino a Cézanne, Matisse, Picasso, Braque e tocca Giacometti, Soutine, De Staël.  
Gli italiani, in questa compagine, non sono da meno, come attestano gli estremi cronologici della sezione di Conegliano.   
Ma certo, in questo caso, quel che emerge dalle due rassegne, al di là della eccezionale statura pittorica dei presenti, è proprio l'affabile, commossa, umanissima presenza del critico-scrittore, per una volta vincente e perentoria nell'annosa querelle tra arte e critica. Merito di un linguaggio, di una prosa, di un'attitudine interpretativa che della soggettiva, momentanea illuminazione interiore dello studioso faceva un valore oggettivo e senza tempo, un prezioso patrimonio comune dei suoi lettori.  
E' accaduto poche volte, in passato: con Roberto Longhi, Francesco Arcangeli, Luigi Carluccio. E purtroppo capita sempre più di rado.  
 
 
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