
Alla
periferia ovest del Cairo si estende la più vasta area
cimiteriale della storia umana, che da Gizah, dove sorgono le tre monumentali
Piramidi e la Sfinge, raggiunge correndo in pieno deserto - tra la valle
del Nilo e l'oasi del Fayum - Saqqara e Menfi.
E' un susseguirsi di piramidi (da quelle di Cheope, Chefren e Micerino fino a quella a gradoni di Zoser, la più antica) e di fosse comuni, una vasta necropoli adibita a garantire il riposo eterno (o la nuova vita, secondo le credenze egizie) ai grandi Faraoni dell'Antico Regno. E tra Gizah e Saqqara ecco i resti archeologici con le due Piramidi di Zawiyet el-Aryan (una posta a nord, l'altra a sud) e con altre piramidi e profondi Mastaba di Abusir: famosa la Piramide di Sahure, vicina al tempio solare di Neuserre, e il Mastaba di Ptahshepses della V Dinastia, circa 2500 anni prima di Cristo. In
questo paradiso di monumenti, ancora ricchi di sorprese e cimeli, i gruppi
archeologici si sbizzarriscono nella loro attività di ricerca e
su tutti si segnala la missione francese del “Centre National de la Recherche
Scientifique”, oggi diretta da Audron Labrousse, ma che annovera tra le
sue fila la leggenda dell'Egittologia mondiale, Monsieur Jean-Philippe
Lauer, intramontabile archeologo e architetto di 96 anni, che da più
di 70 scandaglia le sabbie di Saqqara alla ricerca dei resti dei Faraoni.
Il gruppo dei francesi (appoggiato anche dai connazionali dell'Institut Français d'Archéologie Orientale, oggi impeccabilmente diretto dal Prof. Nicolas Grimal), opera da ormai più di dieci anni nella vasta area funeraria del Faraone Pepi I (VI Dinastia, 2200 a.C.), alla ricerca di testimonianze su di lui e sulla sua numerosissima famiglia, lì sepolta. I
colleghi francesi sono entrati nella camera funeraria di Pepi I (nota già
da tempo) ed hanno cominciato a decifrare i geroglifici che tappezzano
il corridoio, l'anticamera, i magazzini e la camera dove vi è ancora
il sarcofago in granito: sono testi sacri, recitati dai fedeli in onore
del Faraone defunto con formule mai attestate in precedenza (anche perché
le Piramidi per lo più sono prive di geroglifici sulle pareti dei
loro corridoi); e questi testi non riportano solo preghiere, ma raccontano
anche le gesta compiute in vita dal Faraone, intervallandole con brani
del libro dei morti (testo sacro, che per gli antichi egizi aveva un significato
analogo a quello da noi attribuito alla Bibbia).
Sui blocchi della struttura sono visibili numerose marche, che riportano i nomi degli architetti costruttori o di qualche fedele accorso al cospetto di Pepi I: “E' un'abitudine ancor oggi presente quella di scrivere il proprio nome sui monumenti dei centri urbani”, mi spiega Vassil Dobrev, dell'Istituto Francese, che si dedica allo studio di queste iscrizioni. A
est della Piramide del Faraone, dunque nella direzione in cui sorge il
sole, com'è consuetudine, si trova un'ampia area sacra: è
il tempio (con i magazzini, le nicchie e con i penetrali, il luogo più
recondito), innalzato in onore di Pepi I, in cui i fedeli convergevano
con le offerte indispensabili per il sostentamento “post mortem” del defunto.
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La
zona di Pepi I si sviluppa verso sud con le piramidi (di dimensioni più
ridotte di quella del Faraone) per le sue numerose mogli degne di ricevere
una dimora adeguata per la loro nuova vita; tra queste strutture si segnala
il complesso per la bella Inenek-Inti, la favorita tra tutte le spose del
sovrano, che sui due obelischi all'entrata viene salutata come si conviene:
“Il re dell'Alto e del Basso Egitto, che vive eternamente,
ha edificato questo complesso, come monumento in onore della nobile ereditiera,
sua sposa e sua giovane amata, la regina Inenek-Inti”.
All'interno di questa grande struttura sono ancora conservate la Piramide (con il sarcofago in granito) e piccole cappelle funerarie con architravi di portali recanti preghiere per la regina, scritte in geroglifico. E nell'ultima campagna, terminata nello scorso mese di marzo, importanti novità: gli archeologi guidati da Lauer hanno rinvenuto sotto la sabbia una nuova Piramide. E' priva di vertice, poichè nei secoli scorsi gli abitanti dei villaggi limitrofi ne hanno utilizzato i blocchi come materiale da costruzione, ma conserva ancora il sarcofago in granito con un pesante blocco posto sopra a mo' di protezione; la mummia è stata asportata in epoca medioevale dai predoni del deserto a caccia dell'oro dei Faraoni. Proprietaria di questa abitazione funeraria, come decifriamo dalle iscrizioni trovate al suo interno, era la regina Mehaa, una delle mogli predilette di Pepi I. E lo scavo degli "Indiana Jones" francesi si completerà nelle campagne dei prossimi anni, che si promettono fruttuose (una nuova Piramide è stata infatti identificata, o per lo meno intuita sotto un grosso monticolo di sabbia: è forse quella della regina Iput, la madre del Faraone stesso, che tutti cercano con tenacia?). Monumentale e famosissima è poi la zona di Saqqara in generale - dove il gruppo degli archeologi transalpini ha posto la propria base operativa - che costituisce un'imponente area funeraria a sé (pur compresa in quella vallata di 30 Km ricca delle dimore eterne dei grandi dell'Antico Regno, di cui si diceva all'inizio). Vi
si trovano le tracce più disparate della storia infinita di questo
grande Paese.
I Faraoni sono i meglio rappresentati e sembra ancora di palpare nell'aria la loro austera presenza, ma anche gli eredi di Alessandro Magno hanno lasciato in questi paraggi il segno del loro passaggio: l'emiciclo dei poeti e dei filosofi (300 a.C.circa), con statue di Platone, Eraclito, Omero e dei giganti della civiltà greca e ancora il “Serapeum”, vale a dire il sepolcro sotterraneo del bue Api . Saqqara è un po' la storia del l'Egitto che scorre e si rivela agli occhi ammirati del visitatore moderno come su una pellicola, che uscendo dal buio della preistoria cavalca il passare dei millenni e non si è ancora fermata.
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