Durante la prima metà dell'ottocento due drammaturghi di lingua tedesca, Grillparzer e  Büchner, riuscirono a distinguersi per originalità compositiva e tematiche esistenzialiste, trattate a volte con insolito realismo. 

Franz Grillparzer fu il primo autore tragico di rilievo in ambito austriaco. Nato a Vienna nel 1791, in seguito alla morte del padre dovette abbandonare gli studi giuridici e trovare lavoro prima come precettore e  poi come impiegato statale. D'altra parte, il grigiore lavorativo non limitava l'animo di Grillparzer, che era un uomo sensibile all'ispirazione poetica. 
Egli iniziò la sua carriera di drammaturgo con la tragedia L'avola (1817), dramma cruento che ottenne notevole riscontro di pubblico. Nelle prime opere dominano soggetti classici come in Saffo (1818), che ha per tema la leggenda dell'amore infelice della poetessa per Faone e sottolinea la solitudine disperata dell'artista in lotta per ottenere la perfezione della propria opera. Così pure nella trilogia Il vello d'oro (1821), ossia L'ospite, Gli Argonauti e Medea. In questa ultima tragedia Grillparzer  

riprende la narrazione leggendaria dell'amore fra Medea e Giasone e del loro inevitabile tragico destino; qui l'autore attua anche un accurato scavo psicologico del carattere individuale dei due protagonisti. In seguito Grillparzer passò al dramma storico con Fortuna e rovine del re Ottocaro (1824) e con  Un fedele servitore del suo padrone (1826). Il mito dell'amore tra Ero e Leandro fa da trama alla tragedia Le onde del mare e dell'amore (1831), realizzata attraverso un impatto lirico emozionale di grande effetto. Nella fiaba drammatizzata Il sogno è la vita (1834), ispirata dall'Opera La vita è un sogno di Calderon della Barca, Grillparzer delinea la storia di un cacciatore, fidanzato di una sua giovane e bella cugina, che abbandona per seguire il miraggio della gloria. Si susseguono avventurose vicende, finché il protagonista si trova sul punto di cadere in un abisso. Allora il giovane cacciatore si risveglia e comprende  tutto quanto: la vanità d'effimero non può essere  la vera gioia. Decide, dunque, di convolare a giuste nozze con la promessa sposa. E' del 1838 la commedia  Guai a chi mente, che al tempo non ebbe il successo che meritava, ma che oggi viene considerata uno dei testi più riusciti di Grillparzer. Scrisse per il teatro per più di vent'anni, fino al 1838, anno in cui fu imposto il veto alla rappresentazione di uno dei suoi testi. Di conseguenza, egli fu costretto a non far più allestire le sue opere. E così, solo dopo la sua morte avvenuta nel 1872, gli ultimi drammi vennero rappresentati:  L'ebrea di Toledo (composta tra il 1824 e il 1826), Una contesa tra fratelli nella casa d'Asburgo (1848) e Libussa (1848), la storia della fondatrice di Praga.  
Grillparzer descrive personaggi ai margini della società, alienati e contemporaneamente mossi da un alto ideale; essi cercano di raggiungere una conciliazione con se stessi e con gli altri, non riuscendo, il più delle volte, ad attuarla. 
L'idealismo deve cedere il passo alla forza del reale e del destino. Grillparzer mantiene i legami con la tradizione popolare viennese e ha un'ottima conoscenza del dramma spagnolo barocco, ma fa trapelare la propria personale angoscia nel presentimento che i suoi personaggi hanno di una fine imminente, sia essa quella del singolo sia quella del tramonto di un'epoca. 
 

Altro straordinario autore di lingua sassone fu George Büchner, che preferì un atteggiamento distaccato e individualistico. Nato a Goddelau in Assia nel 1813 da famiglia alto borghese, assecondando il volere paterno, andò in Francia a studiare medicina a Strasburgo tra il 1831 e 1833. Furono anni felici sia per l'amore corrisposto con Minna Jaegle, sia per la scelta di entrare a far parte della Societé des droits de l'homme di tendenza robespierriana e babeuvista. Rientrato in patria, toccò con mano la miseria delle classi maggiormente indigenti, fatto che lo portò alla decisione di essere favorevole a una rivoluzione antifeudale e  soprattutto antiborghese. Coraggiosamente espresse le proprie convinzioni su un giornale clandestino Il Messaggero dell'Assia  (1834). In seguito a ciò, fu di necessità costretto a trovare rifugio a  Strasburgo nel 1835, dove si laureò, mentre poi ottenne la docenza in anatomia comparata all'Università di Zurigo. Colpito da tifo, però, morì a soli 24 anni nel 1837. Di George Büchner ci restano il dramma La morte di Danton, la commedia Leonce e Lena e la tragedia Woyzeck. 
La morte di Danton  (1835), di contenuto prevalentemente politico, è divisa in tre atti, in cui vengono descritti i giorni precedenti l'esecuzione capitale di Danton. 
Siamo nel periodo del Terrore, durante il quale l'aristocratico liberale e idealista Danton si contrappone a Robespierre;; il primo, nella nobiltà dei suoi propositi, tende alla verità delle cose, mentre il secondo, strutturato da una dottrina conservatrice della virtù, cerca di realizzarla attraverso la violenza. Fino all'ultimo Danton non riesce a credere che Robespierre oserà ucciderlo. Ma si sbaglia: arrestato insieme con altri membri del Consiglio Nazionale, verrà giustiziato per alto tradimento. La ballata tragica o il dramma in 25 scene Woyzeck fu composto nel 1836 e pubblicato nel 1879. Si narra di Woyzeck, soldato ingenuo e di indole buona, della sua convivente Maria e del loro figlio. Maria tradisce il suo uomo con tutti, soprattutto con il caporale maggiore. Woyzeck ne è a conoscenza, ma in un primo momento tace e si macera nel dolore, fino a quando gli scherzi, i soprusi e le beffe dei compagni e dei graduati lo portano alla disperazione. Medita l'uccisione di Maria, che alla fine attua durante una passeggiata nei pressi di uno stagno, accoltellando la donna a morte. Poi si rifugia in un bordello, dove però viene notato, perché ha un braccio sporco di sangue. Ossessionato dal terrore di essere scoperto, torna allo stagno per riuscire finalmente a lavarsi dal sangue, e, quasi in desiderio catartico, annega. Il dramma si conclude con l'annuncio al figlio, che gioca con gli altri coetanei sulla piazza, della morte della madre, notizia che, non compresa dal bambino, fa sì che il piccolo continui tutto solo a giocare. Per la sensibilità superiore, per le tematiche esistenziali permeate dalla disperazione umana, egli tratta i suoi eroi e le trame dei propri drammi con un estremo espressionismo e naturalismo. Le opere di Büchner, riprese da Reinhardt nel 1910, vennero rappresentate con tale successo di pubblico, che la critica lo segnalò come uno dei maggiori scrittori di teatro dell'Ottocento in lingua tedesca: proprio ispirato dal Woyzeck di Büchner, Alban Berg compose la nota opera musicale Wozzeck, rappresentata a Berlino la prima volta nel 1925.
 
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