Francesco Provenzano
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La riapertura della Camera e del Senato trova i problemi, lasciati in sospeso per la pausa estiva, tutti ancora da risolvere, ammesso che l'attuale situazione politica italiana consenta di risolverli. Prioritario il problema del Mezzogiorno, diventato una bomba ad orologeria che può esplodere da un momento all'altro. Il fatto anacronistico è che i partiti della maggioranza attacchino il governo che loro sostengono. Sul problema occupazionale sale la tensione, la CISL, sindacato facente capo al PPI, minaccia lo sciopero generale, l'opposizione preannuncia manifestazioni di piazza. Così si apre l'autunno caldo. Le stagioni climatiche possono variare, ma resta immutato nel tempo il clima politico. Solo per  

il Presidente del consiglio  il tempo volge sempre al bello. 
Un altro motivo di contrasto è posto dalla richiesta, dell'opposizione ma anche di alcuni settori della maggioranza, di istituire una Commissione sull'operato della magistratura nell'ambito delle inchieste di Tangentopoli.  
A questo stato confusionale si vanno ad aggiungere le dichiarazioni del Presidente Scalfaro, difeso, a torto o a ragione, dall'Ulivo, e attaccato per le sue esternazioni, considerate costituzionalmente improprie, da parte del Polo.  
Per quanto riguarda la sanità, i provvedimenti proposti dal Ministro e in esame presso le commissioni parlamentari, stanno suscitando un vespaio. Tutti scontenti, nessuno escluso. 

La Commissione di inchiesta sulla sanità del Senato, presieduta dal Sen. Tomassini e dal Vice Presidente Sen. Di Orio, ha recentemente ascoltato il dott. Aldo Pagni (presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici), il dottor Serafino Zucchelli (vice segretario nazionale della Associazione nazionale aiuti assistenti ospedalieri, ANNAAO ASSOMED) e il dott. Carlo Sizia (presidente nazionale della Confederazione Italiana medici ospedalieri, CIMO).  
Della seduta riportiamo integralmente il testo. La Commissione ha da tempo richiamato  

l'attenzione  sul problema degli ospedali pubblici, dall'esame dei quali è emersa una triste realtà: le strutture sanitarie hanno un'età media di 70 anni. Per le relative, parziali ristrutturazioni verranno utilizzati 20.000 miliardi, al fine di modificare, per quanto possibile, una situazione in cui i servizi proposti ai cittadini sono inadeguati e rendono difficile ai medici e al personale sanitario in genere l'espletamento della professione. 

Il presidente Di Orio svolge un intervento introduttivo sull'oggetto delle audizioni programmate per l'odierna seduta, sottolineando anzitutto come i nodi principali dei problemi della formazione nell'ambito del sistema sanitario nonché dei rapporti tra questo e le facoltà di medicina siano stati oggetto di approfondimento nella precedente seduta. 
Peraltro in materia di formazione permanente è stato già approntato un progetto di legge, di cui egli è il primo firmatario, incentrato sul ruolo degli “ospedali di insegnamento”. 
La facoltà di medicina, osserva ancora il senatore Di Orio, sono diventate realtà complesse rispetto a periodi antecedenti, peraltro non lontani allorquando - egli preside di facoltà - potevano contarsi, accanto al corso di laurea, appena due specializzazioni. Oggi, nell'area medica, come noto, le specializzazioni sono numerosissime e d'altra parte l'evoluzioone del sistema rivela che le facoltà di medicina non possono più dare le risposte richieste. Ricordato poi come già da tempo è risultato evidente un quadro conflittuale nell'ambito delle convenzioni tra facoltà di medicina e servizio sanitario nazionale, il presidente Di Orio conclude sottolineando, tra l'altro, come la Commissione di inchiesta sia chiamata a verificare quali accorgimenti adottare, sulla base anche del riscontro che le audizioni programmate potranno fornire. 
Ha la parola il dottor Aldo Pagni, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici.  
A suo parere occorre innanzitutto focalizzare il rapporto tra accesso alla facoltà di medicina e sbocco professionale dei laureati.  
Ogni anno si iscrivono agli albi professionali nove o diecimila medici mentre le specializzazioni vengono fissate dal Ministero della sanità sulla base delle indicazioni delle regioni senza ulteriori raccordi. Ciò è fonte di disfunzioni. In Italia oggi vi sono 80 mila medici disoccupati o sotto occupati e 50 mila specialisti che non hanno trovato collocazione adeguata alla loro veste. Sicché, secondo il dottor Pagni o viene progettato ed attuato un piano di rientro ovvero si assisterà ad una catastrofe di incalcolabili proporzioni. 
Tenuto conto che dal momento della laurea a quello di un vero e proprio incardinamento professionale intercorrono dai sette ai dieci anni e calcolato che fino al 2020 la situazione attuale non potrà tornare in equilibrio, occorre subito porre mano alla fissazione di un accesso programmato alla facoltà di medicina tenendo conto che la preparazione medica non è un dato di acculturamento ma una premessa di sbocco professionale. 
Conclude lamentando come, tra l'altro, le scuole di specializzazione oggi provvedano a preparazioni generalizzate, senza distinzioni e programmazioni. 

Il presidente Tomassini dà quindi la parola al dottor Serafino Zucchelli, vice segratrio nazionale dell'associzione nazionale aiuti ospedalieri (ANAAO ASSOMED). Questi, che parla anche a nome del segretario nazionale Bollero, impedito ad intervenire, rileva anzitutto come l'azione del parlamento deve essere mirata a sanare una situazione inostenibile poichè i problemi di cui si discute riguardano il funzionamento delle istituzioni del paese e diritti fondamentali dei cittadini. In questo quadro va ribadito che i carichi formativi vanno razionalizzati, che il paese ha bisogno di un numero di medici inferiore a quello che ora viene fornito e che gli specializzandi devono cimentarsi in attività pratica effettiva che può essere svolta laddove esistono strutture ospedaliere. Sicché, in sintesi, c'è un problema di adattamento del numero dei medici e degli specialisti nonchè del modo in cui costoro si formano. 

Per quanto attiene ai problemi del finanziamento di tali obiettivi, va chiarito che attingere al servizio sanitario nazionale, come ora avviene, è improprio e in ogni caso tale componente del problema va approfondita e chiarita. 
Anche il concetto di autonomia, così curato dal mondo universitario, è stato praticato in modo distorto, per cui si ha l'impressione che mentre il servizio sanitario nazionale opera per adeguarsi alle nuove esigenze, le facoltà di medicina tendono ad autoreferenziarsi. 
Nel sottolineare che è improprio alimentare forme di separatezza e utilizzare con modalità non vantaggiose le risorse finanziarie del sistema sanitario nazionale, afferma che preoccupazione del legislatore dovrebbe essere soprattutto quella di prestare attenzione all'esercizio dei diritti  dei cittadini. Conclude ribadendo che risulta determinante, ai fini delle questoni sul tappeto, individuare il giusto carico formativo che deve gravare sulle università e attivare la formazione nelle sedi ove sono operanti strutture sanitarie. 

Il presidente Tomassini invita quindi il dottor Carlo Sizia, presidente nazionale della Confederazione italiana medici ospedalieri (CIMO), a svolgere la propria esposizione. 
L'oratore, premesso che compete al legislatore di essere coerente, sollecita uno sforzo armonico in tema di disciplina di età pensionabile: tra l'altro in questo campo occorre introdurre il divieto di cumulo tra godimento di pensione anticipata e facoltà di percepire reddito da lavoro professionale. Non è certo questa la via, infatti, per attenuare le difficoltà occupazionali dei nuovi medici. Fatto poi presente che nei protocolli tra regioni ed università non compare un coinvolgimento dei medici ospedalieri, lamenta che ciò è causa di disfunzioni poiché, da un processo formativo così impostato, fuoriesce, per così dire, soltanto un prodotto “semilavorato”. 
Il dottor Sizia passa quindi a trattare il problema della retribuzione degli specializzandi. Grosse perplessità emergono in proposito  poiché è incerto quale sia il livello  delle risorse da destinare alla categoria come pure appare quano sia fragile il percorso professionale  e previdenziale di specializzandi per i quali si prevede un rapporto “privatistico, annuale, rinnovabile”. Sollevati quindi quesiti circa gli sbocchi consentiti ai contratti di formazione e lavoro, puntualizza  che i suoi rilievi  non emergono certo da uno spirito polemico ma rappresnetano soltanto il tentativo di disinnescare una materia oggettivamente esplosiva. A suo parere, osserva ancora, concludendo, il dottor Sizia, l'autonomia universitaria come ora praticata è proprio il contrario della formazione e l'università dovrebbe entrare in una logica diversa. 

Il presidente Tomassini, espressi i propri complimenti ai rappresentanti delle categorie che hanno da diverse sfaccettature permesso di identificare un quadro esauriente della problematica all'esame, dichiara aperto il dibattito, al quale prendono parte i senatori Di Orio, Camerini, Bernasconi, Mignone e lo stesso presidente Tomassini. 
Ad avviso del sanatore Di Orio il raccordo tra università e strutture ospedaliere è il nodo principale. Fatta salva la posizione dei policlinici universitari, ben scarsa scarsa l'attività formativa che l'università da sola oggi può assicurare: per i paramedici peraltro sarebbe pressoché nulla. Messo tra l'altro in rilievo che mentre nelle università è facile attivare  strutture anche con responsabilità apicali, alttrettanto non è praticabile altrove, chiede quale sia l'avviso dei sindacati in ordine a tale questione. 

Il senatore Camerini si intrattiene sulle caratteristiche che in Italia presenta l'esame di abilitazione alla professione medica. Poiché circa il 97% di coloro che si sottopongono a tale prova, la superano, è evidente che essa ha sostanzialmente un carattere meramente simbolico. Compito dello Stato invece è di verificare che coloro che intendono accedere a tale attività, lo facciano essendo dotati della professionalità adeguata. Pertanto, rivolgendosi al dottor Pagni, il senatore Camerini rileva come sia giunto il momento di rivedere l'esame di abilitazione alla profesione e chiede quale organo sia opportuno attivare per provvedere in proposito. 

Al dottor Zucchelli il senatore Camerini domanda quali siano le effettive prospettive degli ospedali di insegnamento, tenuto conto nel procedere alla specializzazione dei medici non si può prescindere dall'effettivo riscontro di parametri che trovano applicazione nel contesto europeo.

La senatrice Bernasconi giudica importante approfondire il problema della disoccupazione dei medici e delle sedi di formazione primaria e secondaria.  
Esistono però diritti costituzionalmente garantiti, come quello allo studio, che non possono essere confusi con i problemi dell'accesso al lavoro.  
Osservato che lo spazio occupazionale è questione che non rientra tra i doveri del servizio sanitario nazionale, rileva come tramite le associazioni di categoria occorre capire se in campo formativo può operare solo l'università ovvero se ci siano altre adeguate sedi deputate a tale compito.  
Conclude invitando ad affrontare i problemi di fondo del settore senza restringere l'esame al microcosmo di dati contingenti. 

Il senatore Mignone rileva che il campo della occupazione presenta disomogeneità poiché in taluni siti c'è carenza di medici mentre nei territori metropolitani l'offerta è sovrabbondante. Osservato che il mondo dei “convenzionati” oppone resistenze all'ingresso di altre forze operative nel mondo del lavoro medico, chiede al dottor Pagni se e  quali iniziative sia opportuno intraprendere perchè il fenomeno della disoccupazione possa essere riassorbito. 

Reca quindi il prorpio contributo al dibattito il presidente Tomassini secondo il quale, ai vari livelli, il quadro delle varie competenze è assai poco definito.  
Rispetto al malessere crescente le strutture pubbliche debbono offrire prospettive costruttive in un contesto di chiarezza. 
Fatto poi presente che la riforma complessiva di tutto il sistema  della formazione è materia non  più differibile, conclude sottolineando l'urgenza di qualificare l'esame di abilitazione alla professione medica. 

Svolge una breve replica agli interventi il presidente della federazione nazionale degli ordini dei medici, dottor Pagni.  
Non contesta che il diritto allo studio debba trovare  un suo riconoscimento: occorre però che l'esame che abilita alla professione debba avere carattere selettivo.  
Se  tale prova mantiene l'attuale caratteristica, allora è evidente che la alurea è un titolo sostanzialmente abilitante.  
Puntualizzato che 350 mila medici sono un caso singolare ed italiano, conclude che i diversi problemi interconnessi del mondo della medicina vanno affrontati in modo coordinato ed efficace.  

Interviene quindi il dottor Serafino Zucchelli, vice segretario nazionale dell'Associazione aiuti assistenti ospedalieri.  
Circa le considerazioni emerse nel corso del dibattito sostiene che il riconoscimento di diritti va contemperato con il quadro oggettivo della situazione nella quale ci si trova.  
La Gran Bretagna ad esempio ha posto limiti all'accesso alla facoltà di medicina.  
Il legislatore ha quindi il dovere  di prevenire situazioni che possono essere fonte di disordini sociali.  
Per quanto riguarda il problema delle specializzazioni va da sé che occorre, innanzi tutto, mettere in circuito le potenzialità esistenti e, anche sotto il profilo normativo, prima di pensare a nuove disposizioni, bisogna provvedere alla applicazione di quelle vigenti che già offrono strumenti di azione adeguati.  
Chiarito poi che l'intervento delle regioni presenta lacune, conclude sottolineando  come ogni struttura operante nel campo medico deve trovare adeguato spazio di utilizzazione. 
Circa i temi trattati poi nel corso della audizione egli, in via generale, rileva la necessità innanzitutto della riduzione del numero dei medici; dell'inserimento del comparto ospedaliero nell'attività formativa, ai sensi delle leggi n. 502 e n. 517, nonché dell'atto governativo di indirizzo approvato il 31 luglio 1997; della richiesta infine di collaborazione alle regioni ed al sistema sanitario nel suo complesso per la formazione in particolare degli infermieri. 
La proposta poi di attivare i cosiddetti “ospedali di insegnamento” non lo trova  favorevole per la carica di ambiguità che essa sottende. Sussiste infatti il pericolo che tali strutture vengano sottratte al sistema sanitario nazionale.  
Circa le disposizioni legislative richiamate, ritiene essenziale che si proceda rapidamente alla loro effettiva applicazione poiché solo così è possibile intravedere una possibile convivenza tra strutture universitarie e strutture ospedaliere. 

Il presidente quindi invita il dottor Carlo Sizia a svolgere le sue considerazioni.  
L'oratore, in riferimento alle osservazioni a suo tempo esposte dalla senatrice Bernasconi, rileva di concordare con la necessità di rispettare il diritto allo studio e quindi l'accesso alla facoltà di medicina, ma con temperamenti che, garantendo pari opportunità agli interessati, consentano ai meritevoli di fruire del diritto nel quadro di un numero chiuso.  
Non va dimenticato che esiste  anche un diritto al lavoro che non può essere vanificato da una realtà come quella che oggi i laureati in medicina vivono. 
Il dottor Sizia prosegue facendo presente che più che ai problemi di  separatezza di organici tra comparto ospedaliero e comparto universitario, occorre porre mente alla questione del mancato rispetto delle leggi in vigore e anche alla mancanza di coerenza tra le stesse leggi che il parlamento man mano approva. 
Conclude rilevando, tra l'altro, come le regole preposte all'accesso alle posizioni apicali per ospedalieri ed universitari non debbono tra loro divergere. 

Invitato dal presidente Tomassini a prendere la parola, il professor Raffaele Perrone Donnorso, presidente della Associazione nazionale primari ospedalieri (ANPO) esordisce osservando anzitutto, circa il tema dei rapporti tra università e mondo ospedaliero che, alle università deve restare il compito di acculturare gli studenti mentre gli ordini professionali debbono verificare l'effettiva praticabilità della professione da parte dei laureati. 
Rilevato quindi che il DRG (Diagnosis related Group) nelle università va diminuito e riferito che i protocolli tra regioni ed università procedano in modo autonomo senza relazione con altre entità del mondo sanitario, lamenta che i colleghi del comparto universitario siano piuttosto arroganti: di qui la necessità di un loro ridimensionamento.  
Fa poi presente la necessità di approdare ad un traguardo che consenta l'integrazione tra università e strutture ospedaliere, tenendo conto che il problema non è tanto di quantificare il numero dei posti letto a disposizione bensì di puntualizzare le patologie oggetto di terapia e di studio. 
Poi osserva che la collaborazione formativa tra gli ospedali ed univesrità deve avvenire si base paritaria, come pure a suo parere è necessario introdurre il numero chiuso nelle facoltà di medicina ed anche nelle facoltà di veterinaria, delle quali si parla troppo poco.  
Soffermatosi su altri aspetti concernenti la soluzione del problema della disoccupazione medica, fa presente tra l'altro che la piena attività del comparto della medicina preventiva nonchè il settore delle emergenze territoriali possono introdurre benefici effetti al riguardo.  
Quella che viene chiamata pletora medica può essere attenuata favorendo il pensionamento evitando il divieto di cumulo tra trattamento di quiescenza e attività libero professionale. 
Ha quindi la parola per la esposizione delle proprie considerazioni conclusie il dottor Enrico Bollero, segretario nazionale della Associazione nazionale aiuti assistenti ospedalieri (ANAAAO-ASSOMED, Associazione medici dirigenti). 
Osserva anzitutto che se prima si introduce il concetto di numero programmato degli studenti che possono accedere alle università, e poi decisioni di tribunali amministrativi regionali contrastano tale criterio, è chiaro che solo un intervento legislativo può risolvere il problema. Del resto ci sono precedenti in tal senso, come insegna ad esempio la Spagna.  
A fronte di un medico ogni 500 abitanti in Europa, in Italia il rapporto è di 1 a 170, mentre a Roma scende a 1 a 140. 
La categoria dei medici ha tra l'altro stabilito di attivare un fondo di solidarietà per risolvere il problema della occupazione, al quale dovrebbero concorrere anche lo Stato e le regioni.  
Occorre poi considerare che, sempre in ordine al problema occupazionale, l'esodo dei medici occupati nel servizio sanitario nazionale può essere favorito eliminando la incompatibilità oggi esistente tra trattamento di quiescenza ed esercizio di attività libero professionale.  
Fatto poi presente che si premurerà di inviare alla Commissione parlamentare di inchiesta altro materiale di documentazione perché con maggiore profondità si possa riflettere sui temi in discussione, lamenta che in tema di rappresentatività sindacale l'articolo 46 della legge delega n. 29 sia stato, per la dirigenza medica, contraddetto in fase di varo di norme delegate rimettendo alla contrattazione un aspetto invece che avrebbe dovuto essere definito per legge. 
  
Il dottor Bollero proseguendo nella sua esposizione rileva la necessità di prestare attenzione perchè vengano adottate cautele ed evitati sbilanciamenti allorquando si ipotizzano gli ospedali di insegnamento: l'iniziativa in sé è da valutare positivamente  ma quando si passa alla individuazione dei componenti dei consigli di amministrazione occorre approntare le cose  in modo che non si verifichino i pericoli  paventati.  
Rileva poi che, a aprte la eccezione della regione Lombardia, non gli risulta l'esistenza di altra rete formativa che coinvolga gli ospedali mentre, conclude il dottor Bollero, anche in tema di specializzazione i decreti interministeriali varati al riguardo - e condivisi dalla Associazione che egli rappresenta - parlano chiaro. 

Il presidente Tomassini richiama, in conclusione, le osservazioni formulate dalla senatrice Bernasconi in tema di rapporto tra laurea in medicina ed esercizio della professione e, in proposito, invita a tenere conto delle effettive condizioni in  cui  si trovano i vari paesi nel definire tale problema. Sostenuta la necessità di una formazione medica adeguata e della cooperazione tra università e sistema ospedaliero, che deve procedere in modo coordinato, conclude ricordando che purtroppo a fronte della pletora dei medici, che tutti giustamente lamentano, ci sono però settori sanitari scoperti, come ad esempio, quelli riguardanti le funzioni di controllo. 

Tutti coloro che sono interessati a questi problemi, possono scrivere o telefonare in redazione, a commento del testo proposto 
 

 
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