| La
riapertura della Camera e del Senato trova i problemi, lasciati in sospeso
per la pausa estiva, tutti ancora da risolvere, ammesso che l'attuale situazione
politica italiana consenta di risolverli. Prioritario il problema del Mezzogiorno,
diventato una bomba ad orologeria che può esplodere da un momento
all'altro. Il fatto anacronistico è che i partiti della maggioranza
attacchino il governo che loro sostengono. Sul problema occupazionale sale
la tensione, la CISL, sindacato facente capo al PPI, minaccia lo sciopero
generale, l'opposizione preannuncia manifestazioni di piazza. Così
si apre l'autunno caldo. Le stagioni climatiche possono variare, ma resta
immutato nel tempo il clima politico. Solo per
il
Presidente del consiglio il tempo volge sempre al bello.
Un
altro motivo di contrasto è posto dalla richiesta, dell'opposizione
ma anche di alcuni settori della maggioranza, di istituire una Commissione
sull'operato della magistratura nell'ambito delle inchieste di Tangentopoli.
A
questo stato confusionale si vanno ad aggiungere le dichiarazioni del Presidente
Scalfaro, difeso, a torto o a ragione, dall'Ulivo, e attaccato per le sue
esternazioni, considerate costituzionalmente improprie, da parte del Polo.
Per
quanto riguarda la sanità, i provvedimenti proposti dal Ministro
e in esame presso le commissioni parlamentari, stanno suscitando un vespaio.
Tutti scontenti, nessuno escluso.
La
Commissione di inchiesta sulla sanità del Senato, presieduta dal
Sen. Tomassini e dal Vice Presidente Sen. Di Orio, ha recentemente ascoltato
il dott. Aldo Pagni (presidente della Federazione nazionale degli ordini
dei medici), il dottor Serafino Zucchelli (vice segretario nazionale della
Associazione nazionale aiuti assistenti ospedalieri, ANNAAO ASSOMED) e
il dott. Carlo Sizia (presidente nazionale della Confederazione Italiana
medici ospedalieri, CIMO).
Della
seduta riportiamo integralmente il testo. La Commissione ha da tempo richiamato
l'attenzione
sul problema degli ospedali pubblici, dall'esame dei quali è emersa
una triste realtà: le strutture sanitarie hanno un'età media
di 70 anni. Per le relative, parziali ristrutturazioni verranno utilizzati
20.000 miliardi, al fine di modificare, per quanto possibile, una situazione
in cui i servizi proposti ai cittadini sono inadeguati e rendono difficile
ai medici e al personale sanitario in genere l'espletamento della professione.
Il
presidente Di Orio svolge un intervento introduttivo sull'oggetto delle
audizioni programmate per l'odierna seduta, sottolineando anzitutto come
i nodi principali dei problemi della formazione nell'ambito del sistema
sanitario nonché dei rapporti tra questo e le facoltà di
medicina siano stati oggetto di approfondimento nella precedente seduta.
Peraltro
in materia di formazione permanente è stato già approntato
un progetto di legge, di cui egli è il primo firmatario, incentrato
sul ruolo degli “ospedali di insegnamento”.
La
facoltà di medicina, osserva ancora il senatore Di Orio, sono diventate
realtà complesse rispetto a periodi antecedenti, peraltro non lontani
allorquando - egli preside di facoltà - potevano contarsi, accanto
al corso di laurea, appena due specializzazioni. Oggi, nell'area medica,
come noto, le specializzazioni sono numerosissime e d'altra parte l'evoluzioone
del sistema rivela che le facoltà di medicina non possono più
dare le risposte richieste. Ricordato poi come già da tempo è
risultato evidente un quadro conflittuale nell'ambito delle convenzioni
tra facoltà di medicina e servizio sanitario nazionale, il presidente
Di Orio conclude sottolineando, tra l'altro, come la Commissione di inchiesta
sia chiamata a verificare quali accorgimenti adottare, sulla base anche
del riscontro che le audizioni programmate potranno fornire.
Ha
la parola il dottor Aldo Pagni, presidente della Federazione nazionale
degli ordini dei medici.
A
suo parere occorre innanzitutto focalizzare il rapporto tra accesso alla
facoltà di medicina e sbocco professionale dei laureati.
Ogni
anno si iscrivono agli albi professionali nove o diecimila medici mentre
le specializzazioni vengono fissate dal Ministero della sanità sulla
base delle indicazioni delle regioni senza ulteriori raccordi. Ciò
è fonte di disfunzioni. In Italia oggi vi sono 80 mila medici disoccupati
o sotto occupati e 50 mila specialisti che non hanno trovato collocazione
adeguata alla loro veste. Sicché, secondo il dottor Pagni o viene
progettato ed attuato un piano di rientro ovvero si assisterà ad
una catastrofe di incalcolabili proporzioni.
Tenuto
conto che dal momento della laurea a quello di un vero e proprio incardinamento
professionale intercorrono dai sette ai dieci anni e calcolato che fino
al 2020 la situazione attuale non potrà tornare in equilibrio, occorre
subito porre mano alla fissazione di un accesso programmato alla facoltà
di medicina tenendo conto che la preparazione medica non è un dato
di acculturamento ma una premessa di sbocco professionale.
Conclude
lamentando come, tra l'altro, le scuole di specializzazione oggi provvedano
a preparazioni generalizzate, senza distinzioni e programmazioni.
Il
presidente Tomassini dà quindi la parola al dottor Serafino Zucchelli,
vice segratrio nazionale dell'associzione nazionale aiuti ospedalieri (ANAAO
ASSOMED). Questi, che parla anche a nome del segretario nazionale Bollero,
impedito ad intervenire, rileva anzitutto come l'azione del parlamento
deve essere mirata a sanare una situazione inostenibile poichè i
problemi di cui si discute riguardano il funzionamento delle istituzioni
del paese e diritti fondamentali dei cittadini. In questo quadro va ribadito
che i carichi formativi vanno razionalizzati, che il paese ha bisogno di
un numero di medici inferiore a quello che ora viene fornito e che gli
specializzandi devono cimentarsi in attività pratica effettiva che
può essere svolta laddove esistono strutture ospedaliere. Sicché,
in sintesi, c'è un problema di adattamento del numero dei medici
e degli specialisti nonchè del modo in cui costoro si formano.
Per
quanto attiene ai problemi del finanziamento di tali obiettivi, va chiarito
che attingere al servizio sanitario nazionale, come ora avviene, è
improprio e in ogni caso tale componente del problema va approfondita e
chiarita.
Anche
il concetto di autonomia, così curato dal mondo universitario, è
stato praticato in modo distorto, per cui si ha l'impressione che mentre
il servizio sanitario nazionale opera per adeguarsi alle nuove esigenze,
le facoltà di medicina tendono ad autoreferenziarsi.
Nel
sottolineare che è improprio alimentare forme di separatezza e utilizzare
con modalità non vantaggiose le risorse finanziarie del sistema
sanitario nazionale, afferma che preoccupazione del legislatore dovrebbe
essere soprattutto quella di prestare attenzione all'esercizio dei diritti
dei cittadini. Conclude ribadendo che risulta determinante, ai fini delle
questoni sul tappeto, individuare il giusto carico formativo che deve gravare
sulle università e attivare la formazione nelle sedi ove sono operanti
strutture sanitarie.
Il
presidente Tomassini invita quindi il dottor Carlo Sizia, presidente nazionale
della Confederazione italiana medici ospedalieri (CIMO), a svolgere la
propria esposizione.
L'oratore,
premesso che compete al legislatore di essere coerente, sollecita uno sforzo
armonico in tema di disciplina di età pensionabile: tra l'altro
in questo campo occorre introdurre il divieto di cumulo tra godimento di
pensione anticipata e facoltà di percepire reddito da lavoro professionale.
Non è certo questa la via, infatti, per attenuare le difficoltà
occupazionali dei nuovi medici. Fatto poi presente che nei protocolli tra
regioni ed università non compare un coinvolgimento dei medici ospedalieri,
lamenta che ciò è causa di disfunzioni poiché, da
un processo formativo così impostato, fuoriesce, per così
dire, soltanto un prodotto “semilavorato”.
Il
dottor Sizia passa quindi a trattare il problema della retribuzione degli
specializzandi. Grosse perplessità emergono in proposito poiché
è incerto quale sia il livello delle risorse da destinare
alla categoria come pure appare quano sia fragile il percorso professionale
e previdenziale di specializzandi per i quali si prevede un rapporto “privatistico,
annuale, rinnovabile”. Sollevati quindi quesiti circa gli sbocchi consentiti
ai contratti di formazione e lavoro, puntualizza che i suoi rilievi
non emergono certo da uno spirito polemico ma rappresnetano soltanto il
tentativo di disinnescare una materia oggettivamente esplosiva. A suo parere,
osserva ancora, concludendo, il dottor Sizia, l'autonomia universitaria
come ora praticata è proprio il contrario della formazione e l'università
dovrebbe entrare in una logica diversa.
Il
presidente Tomassini, espressi i propri complimenti ai rappresentanti delle
categorie che hanno da diverse sfaccettature permesso di identificare un
quadro esauriente della problematica all'esame, dichiara aperto il dibattito,
al quale prendono parte i senatori Di Orio, Camerini, Bernasconi, Mignone
e lo stesso presidente Tomassini.
Ad
avviso del sanatore Di Orio il raccordo tra università e strutture
ospedaliere è il nodo principale. Fatta salva la posizione dei policlinici
universitari, ben scarsa scarsa l'attività formativa che l'università
da sola oggi può assicurare: per i paramedici peraltro sarebbe pressoché
nulla. Messo tra l'altro in rilievo che mentre nelle università
è facile attivare strutture anche con responsabilità
apicali, alttrettanto non è praticabile altrove, chiede quale sia
l'avviso dei sindacati in ordine a tale questione.
Il
senatore Camerini si intrattiene sulle caratteristiche che in Italia presenta
l'esame di abilitazione alla professione medica. Poiché circa il
97% di coloro che si sottopongono a tale prova, la superano, è evidente
che essa ha sostanzialmente un carattere meramente simbolico. Compito dello
Stato invece è di verificare che coloro che intendono accedere a
tale attività, lo facciano essendo dotati della professionalità
adeguata. Pertanto, rivolgendosi al dottor Pagni, il senatore Camerini
rileva come sia giunto il momento di rivedere l'esame di abilitazione alla
profesione e chiede quale organo sia opportuno attivare per provvedere
in proposito.
Al
dottor Zucchelli il senatore Camerini domanda quali siano le effettive
prospettive degli ospedali di insegnamento, tenuto conto nel procedere
alla specializzazione dei medici non si può prescindere dall'effettivo
riscontro di parametri che trovano applicazione nel contesto europeo. |
La
senatrice Bernasconi giudica importante approfondire il problema della
disoccupazione dei medici e delle sedi di formazione primaria e secondaria.
Esistono
però diritti costituzionalmente garantiti, come quello allo studio,
che non possono essere confusi con i problemi dell'accesso al lavoro.
Osservato
che lo spazio occupazionale è questione che non rientra tra i doveri
del servizio sanitario nazionale, rileva come tramite le associazioni di
categoria occorre capire se in campo formativo può operare solo
l'università ovvero se ci siano altre adeguate sedi deputate a tale
compito.
Conclude
invitando ad affrontare i problemi di fondo del settore senza restringere
l'esame al microcosmo di dati contingenti.
Il
senatore Mignone rileva che il campo della occupazione presenta disomogeneità
poiché in taluni siti c'è carenza di medici mentre nei territori
metropolitani l'offerta è sovrabbondante. Osservato che il mondo
dei “convenzionati” oppone resistenze all'ingresso di altre forze operative
nel mondo del lavoro medico, chiede al dottor Pagni se e quali iniziative
sia opportuno intraprendere perchè il fenomeno della disoccupazione
possa essere riassorbito.
Reca
quindi il prorpio contributo al dibattito il presidente Tomassini secondo
il quale, ai vari livelli, il quadro delle varie competenze è assai
poco definito.
Rispetto
al malessere crescente le strutture pubbliche debbono offrire prospettive
costruttive in un contesto di chiarezza.
Fatto
poi presente che la riforma complessiva di tutto il sistema della
formazione è materia non più differibile, conclude
sottolineando l'urgenza di qualificare l'esame di abilitazione alla professione
medica.
Svolge
una breve replica agli interventi il presidente della federazione nazionale
degli ordini dei medici, dottor Pagni.
Non
contesta che il diritto allo studio debba trovare un suo riconoscimento:
occorre però che l'esame che abilita alla professione debba avere
carattere selettivo.
Se
tale prova mantiene l'attuale caratteristica, allora è evidente
che la alurea è un titolo sostanzialmente abilitante.
Puntualizzato
che 350 mila medici sono un caso singolare ed italiano, conclude che i
diversi problemi interconnessi del mondo della medicina vanno affrontati
in modo coordinato ed efficace.
Interviene
quindi il dottor Serafino Zucchelli, vice segretario nazionale dell'Associazione
aiuti assistenti ospedalieri.
Circa
le considerazioni emerse nel corso del dibattito sostiene che il riconoscimento
di diritti va contemperato con il quadro oggettivo della situazione nella
quale ci si trova.
La
Gran Bretagna ad esempio ha posto limiti all'accesso alla facoltà
di medicina.
Il
legislatore ha quindi il dovere di prevenire situazioni che possono
essere fonte di disordini sociali.
Per
quanto riguarda il problema delle specializzazioni va da sé che
occorre, innanzi tutto, mettere in circuito le potenzialità esistenti
e, anche sotto il profilo normativo, prima di pensare a nuove disposizioni,
bisogna provvedere alla applicazione di quelle vigenti che già offrono
strumenti di azione adeguati.
Chiarito
poi che l'intervento delle regioni presenta lacune, conclude sottolineando
come ogni struttura operante nel campo medico deve trovare adeguato spazio
di utilizzazione.
Circa
i temi trattati poi nel corso della audizione egli, in via generale, rileva
la necessità innanzitutto della riduzione del numero dei medici;
dell'inserimento del comparto ospedaliero nell'attività formativa,
ai sensi delle leggi n. 502 e n. 517, nonché dell'atto governativo
di indirizzo approvato il 31 luglio 1997; della richiesta infine di collaborazione
alle regioni ed al sistema sanitario nel suo complesso per la formazione
in particolare degli infermieri.
La
proposta poi di attivare i cosiddetti “ospedali di insegnamento” non lo
trova favorevole per la carica di ambiguità che essa sottende.
Sussiste infatti il pericolo che tali strutture vengano sottratte al sistema
sanitario nazionale.
Circa
le disposizioni legislative richiamate, ritiene essenziale che si proceda
rapidamente alla loro effettiva applicazione poiché solo così
è possibile intravedere una possibile convivenza tra strutture universitarie
e strutture ospedaliere.
Il
presidente quindi invita il dottor Carlo Sizia a svolgere le sue considerazioni.
L'oratore,
in riferimento alle osservazioni a suo tempo esposte dalla senatrice Bernasconi,
rileva di concordare con la necessità di rispettare il diritto allo
studio e quindi l'accesso alla facoltà di medicina, ma con temperamenti
che, garantendo pari opportunità agli interessati, consentano ai
meritevoli di fruire del diritto nel quadro di un numero chiuso.
Non
va dimenticato che esiste anche un diritto al lavoro che non può
essere vanificato da una realtà come quella che oggi i laureati
in medicina vivono.
Il
dottor Sizia prosegue facendo presente che più che ai problemi di
separatezza di organici tra comparto ospedaliero e comparto universitario,
occorre porre mente alla questione del mancato rispetto delle leggi in
vigore e anche alla mancanza di coerenza tra le stesse leggi che il parlamento
man mano approva.
Conclude
rilevando, tra l'altro, come le regole preposte all'accesso alle posizioni
apicali per ospedalieri ed universitari non debbono tra loro divergere.
Invitato
dal presidente Tomassini a prendere la parola, il professor Raffaele Perrone
Donnorso, presidente della Associazione nazionale primari ospedalieri (ANPO)
esordisce osservando anzitutto, circa il tema dei rapporti tra università
e mondo ospedaliero che, alle università deve restare il compito
di acculturare gli studenti mentre gli ordini professionali debbono verificare
l'effettiva praticabilità della professione da parte dei laureati.
Rilevato
quindi che il DRG (Diagnosis related Group) nelle università va
diminuito e riferito che i protocolli tra regioni ed università
procedano in modo autonomo senza relazione con altre entità del
mondo sanitario, lamenta che i colleghi del comparto universitario siano
piuttosto arroganti: di qui la necessità di un loro ridimensionamento.
Fa
poi presente la necessità di approdare ad un traguardo che consenta
l'integrazione tra università e strutture ospedaliere, tenendo conto
che il problema non è tanto di quantificare il numero dei posti
letto a disposizione bensì di puntualizzare le patologie oggetto
di terapia e di studio.
Poi
osserva che la collaborazione formativa tra gli ospedali ed univesrità
deve avvenire si base paritaria, come pure a suo parere è necessario
introdurre il numero chiuso nelle facoltà di medicina ed anche nelle
facoltà di veterinaria, delle quali si parla troppo poco.
Soffermatosi
su altri aspetti concernenti la soluzione del problema della disoccupazione
medica, fa presente tra l'altro che la piena attività del comparto
della medicina preventiva nonchè il settore delle emergenze territoriali
possono introdurre benefici effetti al riguardo.
Quella
che viene chiamata pletora medica può essere attenuata favorendo
il pensionamento evitando il divieto di cumulo tra trattamento di quiescenza
e attività libero professionale.
Ha
quindi la parola per la esposizione delle proprie considerazioni conclusie
il dottor Enrico Bollero, segretario nazionale della Associazione nazionale
aiuti assistenti ospedalieri (ANAAAO-ASSOMED, Associazione medici dirigenti).
Osserva
anzitutto che se prima si introduce il concetto di numero programmato degli
studenti che possono accedere alle università, e poi decisioni di
tribunali amministrativi regionali contrastano tale criterio, è
chiaro che solo un intervento legislativo può risolvere il problema.
Del resto ci sono precedenti in tal senso, come insegna ad esempio la Spagna.
A
fronte di un medico ogni 500 abitanti in Europa, in Italia il rapporto
è di 1 a 170, mentre a Roma scende a 1 a 140.
La
categoria dei medici ha tra l'altro stabilito di attivare un fondo di solidarietà
per risolvere il problema della occupazione, al quale dovrebbero concorrere
anche lo Stato e le regioni.
Occorre
poi considerare che, sempre in ordine al problema occupazionale, l'esodo
dei medici occupati nel servizio sanitario nazionale può essere
favorito eliminando la incompatibilità oggi esistente tra trattamento
di quiescenza ed esercizio di attività libero professionale.
Fatto
poi presente che si premurerà di inviare alla Commissione parlamentare
di inchiesta altro materiale di documentazione perché con maggiore
profondità si possa riflettere sui temi in discussione, lamenta
che in tema di rappresentatività sindacale l'articolo 46 della legge
delega n. 29 sia stato, per la dirigenza medica, contraddetto in fase di
varo di norme delegate rimettendo alla contrattazione un aspetto invece
che avrebbe dovuto essere definito per legge.
Il
dottor Bollero proseguendo nella sua esposizione rileva la necessità
di prestare attenzione perchè vengano adottate cautele ed evitati
sbilanciamenti allorquando si ipotizzano gli ospedali di insegnamento:
l'iniziativa in sé è da valutare positivamente ma quando
si passa alla individuazione dei componenti dei consigli di amministrazione
occorre approntare le cose in modo che non si verifichino i pericoli
paventati.
Rileva
poi che, a aprte la eccezione della regione Lombardia, non gli risulta
l'esistenza di altra rete formativa che coinvolga gli ospedali mentre,
conclude il dottor Bollero, anche in tema di specializzazione i decreti
interministeriali varati al riguardo - e condivisi dalla Associazione che
egli rappresenta - parlano chiaro.
Il
presidente Tomassini richiama, in conclusione, le osservazioni formulate
dalla senatrice Bernasconi in tema di rapporto tra laurea in medicina ed
esercizio della professione e, in proposito, invita a tenere conto delle
effettive condizioni in cui si trovano i vari paesi nel definire
tale problema. Sostenuta la necessità di una formazione medica adeguata
e della cooperazione tra università e sistema ospedaliero, che deve
procedere in modo coordinato, conclude ricordando che purtroppo a fronte
della pletora dei medici, che tutti giustamente lamentano, ci sono però
settori sanitari scoperti, come ad esempio, quelli riguardanti le funzioni
di controllo.
Tutti
coloro che sono interessati a questi problemi, possono scrivere o telefonare
in redazione, a commento del testo proposto
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