La frase è in greco antico. Significa "Che importa". Nel libro VI delle Storie Erodoto racconta che Ippoclide di Tisandro, "primo in Atene per ricchezza e bellezza", era fra i pretendenti più accreditati alla mano di Agariste, figlia di Clistene tiranno di Sicione. 
Un anno durò l'esame dei candidati e al banchetto conclusivo quelli rimasti si misurarono in gare sulla musica e su altri argomenti. Il vino scorreva e Ippoclide, "che primeggiava alquanto sugli altri, chiese al flautista di  
suonargli un ritmo. Il flautista ubbidì ed egli si mise a danzare". La danza si fece via via più compiaciuta e più sfrenata, Clistene la trovò indecorosa. "Figlio di Tisandro hai fatto ballar via le nozze", gli disse alterato allorché l'esibizione ebbe fine. "Che importa", replicò l'altro. 
La risposta di Ippoclide è incisa sul frontone d'ingresso di Clouds Hill, il cottage che T. E. Lawrence prima affittò e poi comprò al ritorno in patria, al suo rientro, a due riprese e sotto falso nome, nelle file dell'esercito britannico. 
Racchiude una filosofia di vita che gli era congeniale: seguire l'istinto, non preoccuparsi né degli altri né delle conseguenze, non dar peso alle cose della vita.  
Se c'è stato uno a cui non è importato nulla di ciò che importa a tutti - successo, gloria, agi, carriera, riconoscimenti - quello è stato lui. 
A due ore e mezzo di treno da Londra,  
immersi fra le querce e i rododendri del Dorset, la casa di Lawrence è piccola ma raffinata, immagine riflessa del suo proprietario. Tutto è semplice, ma mai sciatto, informalmente elegante. Al piano terra, nella stanza di lettura, campeggia, a mo' di sofà, un grande letto ricoperto in pelle e disegnato da lui. 
Il sacco a pelo che usava al posto delle lenzuola porta ricamata la scritta "Meum"; c'era anche un "Tuum", per l'eventuale ospite.  
A fianco del camino una poltrona Romer con annesso leggìo, completa l'arredamento. 
Negli scaffali incassati al muro, anche questi di sua ideazione, oggi ci sono libri di lui e su di lui e le copie di quelli in origine ospitati: classici latini e greci, Lucrezio, Virgilio, Cesare, Plutarco, Erodoto; italiani, Dante, Boccaccio, Bandello, Machiavelli, le poesie di Baudelaire e quelle di Rimbaud, di Eliot e di Pound.  
Una stretta scala porta alla "stanza della musica", luminosa, con tre finestre, un fonografo a tromba E. M. G.  in un angolo, un divano a due posti, due piccole poltrone. Tutto è ebano e noce, alle travi che reggono il soffitto sono fissate delle candele (non c'era luce elettrica nel cottage), un olio di H. Tuke, appeso sopra il camino di pietra rossa dipinta, mostra un giovane Lawrence cadetto sulla spiaggia di Newpoorth, in procinto di tuffarsi. Un piccolo bagno, a fianco dell'entrata e, al primo piano, rivestita di fogli di alluminio per assicurare il caldo d'inverno, il fresco d'estate, una specie di cabina da nave, con tanto di oblò, branda da marina e credenza a muro, completano il tutto. 
Clouds Hill è una casa su misura, che non tollera ingerenze né sopporta intrusioni. Scriverà a un'amica: "Per favore, niente mobili. Ho tratto soddisfazione, e un po' di esasperazione, nel costruire quanto andava messo. Parafuochi per i camini, sedie, tavolo, letti. Tutto è impostato giusto per una persona". E a Lady Astor: "La gemma delle gemme agli occhi del suo proprietario. Brutta come i miei peccati, nera, angolosa, piccola, instabile: proprio come il suo creatore. Ma la amo". 
Nel 1933, due anni prima di lasciare la RAF, fà sapere alla madre: "Ho aggiunto una cisterna d'acqua, un bagno, un boiler, scaffali per i libri, una piscina (piccola ma posso sguazzarci); tutti i piaceri della terra. In compenso ho eliminato il letto, la cucina economica e ignorato la mancanza di fognature. Datemi il lusso e farò a meno dell'essenziale". La piscina non è attaccata al cottage, ma al di là della strada, su un terreno affittato e che si proponeva di acquistare. "La stessa strada per Bovington Camp su cui Lawrence trovò la morte. I dintorni non sono cambiati da allora. La zona è militare, ci si fanno ancora le esercitazioni con i carri armati. Fra i carristi, del resto suoi commilitoni,  
 
Lawrence aveva pochi amici. Il suo giudizio sull'esercito non era dei migliori: "letame, fetore e un desolato abominio". Con un compagno d'armi si lamentò del comportamento di un altro soldato. "Di quelli capaci di tirare sassi contro i gatti". "Perchè tu cosa gli tiri?", fu la risposta.Ai pomeriggi di Clouds Hill, comunque, qualche soldato partecipava, "quei pochi che si interessano di cose astratte come la musica". Le testimonianze, sia di semplici militari, sia di scrittori famosi come E. M. Forster concordano nei ricordi. 
Si chiaccherava, si ascoltava Beethoven, si beveva tè cinese (niente alcool), si mangiavano olive stufate, mandorle salate, noccioline, qualche leccornia in scatola. Lawrence guidava la conversazione, sceglieva gli argomenti, rispondeva pazientemente a domande di tutti i generi, s'occupava della musica, di tener vivo il fuoco. Chi stava seduto per terra, chi in poltrona, lui sul bordo del camino. Una sonata per violini di Bach, se la serata era particolarmente buia, chiudeva la riunione. La discografia era notevole: tutto Mozart, Beethoven, Pergolesi, Schubert, La caduta degli idoli di Wagner diretta da Stokowski, Il Tristano e Isolda con il preludio diretto da Furtwängler.Esiste anche tutta una leggenda nera, contenente però molte verità, su pomeriggi e serate meno intellettuali a Clouds Hill. La misoginia di Lawrence è nota: "Sono freddo nei confronti delle donne, per questo posso resistergli", scriverà a Sydney Cockerell. E all'amico pittore Eric Kennington chiederà: "Ti piacciono realmente le donne nude? Esprimono così poco". E però è noto anche quel suo disgusto per la sessualità intesa come scambio, intreccio di corpi, promiscuità. Jeremy Wilson, il suo biografo ufficiale a cui ora si deve l'avvenimento più importante degli ultimi anni nel campo degli studi lawrenciani, e cioè la pubblicazione in tre volumi della prima edizione dei Sette pilastri della saggezza, quella manoscritta del 1922 e poi stampata, riveduta e accorciata nel 1926, comparando le due versioni ha potuto constatare come alcune parti siano state poi corrette dall'autore perché evidentemente troppo personali. 
Nel famoso racconto della violenza subita dai turchi, per fare un solo esempio, è omesso nell'edizione definitiva del '26 un passaggio quanto mai significativo: "Non era il sentirsi insozzati, perchè nessuno tenne il corpo in meno onore di quanto lo tenni io. Probabilmente si trattava del cedimento dello spirito, per quel furioso dolore che mi scuoteva i nervi, che mi degradò a un livello bestiale allorché mi fece giacere bocconi; e che da allora ha viaggiato con me, una fascinazione, un terrore e un morbido desiderio, lascivo e forse vizioso, come una farfalla contro il fuoco che la attrae". 
Dopo la morte di Lawrence, il fratello Arnold consegnò alla Bodleaian Library i diari e le lettere in cui Lawrence, falena tentata e vinta dalla fiamma, raccontava in dettaglio il regime di vergate che si faceva infliggere a Clouds Hill.Saranno consultabili nel Duemila. 
Nell'esistenza errabonda e scontenta, Clouds Hill rimane comunque per Lawrence un luogo fatato: ci scriverà i  suoi libri, curerà le sue traduzioni. 
Tutto lì intorno parla di lui. 
A qualche centinaio di metri una lapide ne ricorda l'incidente mortale, nella vicina città di Moreton c'è la sua tomba, a Wareham, nella piccola chiesa sassone di St. Martin si trova la scultura che Eric Kennington, l'illustratore dei Sette pilastri, gli dedicò. 
Vestito da Principe della Mecca, per cuscino ha  una sella di cammello, i sandali ai piedi, la spada con l'impugnatura d'oro, a fianco della testa un'antologia greca, La morte di Arturo di Malory, un volume di poesie inglesi. 
Sembra la statua di Guidarello Guidarelli, un fanciullo guerriero.  
Ai funerali il più bell'epitaffio lo pronunciò George Ambrose Lloyd, l'ultimo grande funzionario delle colonie: "Era uno di quei rari esseri che sembrano appartenere al mattino del mondo. La sua fine gli sarebbe piaciuta. Una corsa impetuosa, un'uscita repentina". 
 
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