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| Pubblichiamo
integralmente l'intervento del Sen. Tomassini - presidente della Commissione
parlamentare di inchiesta sul sistema sanitario - effettuato durante la
discussione al Senato della legge delega sulla sanità. La velocità
con la quale sono stati posti in votazione gli emendamenti presentati dall'opposizione
ci è sembrata molto poco democratica, in quanto, di fatto, non è
stato dato all'opposizione nessuno spazio per illustrare gli emendamenti
proposti.
Non entriamo nel merito della validità degli emendamenti, ma sentiamo il dovere di dare ai nostri lettori la possibilità di valutare individualmente i contenuti degli stessi. Sen. Tomassini: Signora Presidente,
onorevole Ministro, onorevoli colleghi, uno degli appuntamenti di confronto
culturale e politico, che ormai si ripete da oltre quindici anni, aveva
come motto: “La vita non è sogno!”. Gli ammalati in Italia lo sanno
benissimo! La vita non è sogno perché il sogno è come
una droga che ci porta fuori da ogni realtà; l'uomo, invece, si
deve confrontare con la concretezza dei problemi, con piena consapevolezza
dei suoi mezzi e delle sue povertà ed essere sostenuto nel cammino
della speranza!
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Si
chiede un patto per la salute contro logica, contro consenso, in una bulimia
di cambiamento convulso che sta disorientando completamente operatori
e cittadini e che sta rendendo sempre meno fruibile il sistema sanitario.
Non mi meraviglia, quindi, che tanti cittadini si rivolgano con maggiore fiducia all'”altra medicina”. Vi è stato un crescendo sconcertante di provvedimenti. In primo luogo il sanitometro di cui si dice che sia una migliore redistribuzione della compartecipazione e che si pagherà come prima; poi si vuole applicarlo anzitempo presentando come giustificazione la necessità di operare tagli. In secondo luogo si è elaborato il piano sanitario nazionale, ottimo per i sani ma senza adeguate proposte per chi è malato. Ora si presenta anche questa legge delega che ha il sapore della vendetta nei confronti di quelli che giustamente sono stati critici: la regione Lombardia, l'Agenzia per i servizi sanitari regionali, i medici. Il Ministro ha lanciato il motto: la “salute non si compra!”. Sarà impossibile - aggiungiamo noi - in questa nuova ipotesi di Sistema sanitario nazionale che più che pensare alla salute consoliderà nostalgicamente le burocrazie clientelari. Senza priorità, senza risorse, con le vecchie fragilità unite alle nuove, con tutta l'Europa che sta cambiando l'approccio ai problemi della salute applicando la medicina e la chirurgia giornaliera, le sinergie finanziarie di pubblico e privato, le risorse integrative, noi invece camminiamo con le strutture fatiscenti che il rapporto dell'Agenzia per i servizi sanitari regionali ha impietosamente fotografato, con gli strumenti mal distribuiti e mal utilizzati, con il personale sempre più demotivato e non adeguatamente preparato. E' purtroppo facile prevedere ancora malati in piazza ed ancora forzosi interventi della magistratura. Il nostro intervento non è mai stato solo di critica “negativista” a questa proposta e a questo cammino legislativo. Più volte, e da più parti, abbiamo lanciato le nostre proposte e idee, che pur apprezzate da tecnici e cittadini vengono soffocate nella Aule del parlamento. Siamo convinti che solo dopo una completa realizzazione della riforma del 1993 si possano attuare selettivamente le necessarie correzioni; ma solo da quella legge possono nascere i presupposti che consentano di migliorare gli investimenti e di osservare le scale di priorità. Siamo stati accusati di essere contrari alla solidarietà e di essere contro un sistema sanitario nazionale. Quanto alla solidarietà, fino ad ora è questo Governo che crea le premesse affinché i poveri rimangano malati ed i ricchi possano continuare a scegliere le cure migliori. Quanto al sistema sanitario, noi siamo per un sistema sanitario misto, in cui ciascuno abbia il suo ruolo: lo Stato deve finanziare, dare le regole e gli indirizzi, ma soprattutto controllare; gli erogatori devono agire in un sistema di competizione e di sussidiarietà; i cittadini e i malati devono tornare ad essere soggetti e non oggetti del processo decisionale. Non siamo certo per un sistema sanitario che persegua solo obiettivi economicisti e che sia contro la solidarietà; non possiamo però essere per un sistema sanitario la cui interpretazione è: “La sanità è gratis; prendine senza discernimento quanta ne vuoi!” Per ottenere un corretto sistema bisogna separare l'indispensabile ed il necessario garantendolo a tutti, soprattutto ai cittadini più deboli, rispetto all'opzionale, che deve essere a carico dei cittadini ma che, nel rispetto delle libere scelte, deve esser comuqnue reso disponibile. Per ottenere la realizzazione di questo sistema è indispensabile: migliorare le risorse; motivare gli addetti; garantire i fruitori. Per migliorare le risorse è indispensabile: spendere meglio, snellire una burocrazia inefficiente che fa sperperare oltre 20.000 miliardi l'anno, immettere regole meno rigide e più flessibili per il personale, spendere meglio per manutenzioni, beni e servizi; determinare sinergie di progetto pubblico e privato, indispensabili per l'attivazione e l'aggiornamento delle strutture; puntare ad integrazioni economiche, che possono derivare dall'attivazione delle mutue volontarie, da una corretta interpretazione dell'esercizio della libera professione e riattivare, con procedure più snelle e rassicurazioni sulle finalità, il sistema delle donazioni. Per motivare il personale sono necessari: una qualificazione più coerente con i tempi attuali; il miglioramento dell'immagine degli operatori attraverso regole di meritocrazia; una retribuzione più adeguata, nella certezza che per ora gli stipendi del servizio sanitario nazionale sono i più bassi d'Europa. Per garantire i cittadini occorre: attivare in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale dei sistemi oggettivi ed individuali di garanzia quale, ad esempio, la carta dei servizi; rendere realmente operativo il sistema ispettivo, attualmente notevolmente carente; monitorare periodicamente le situazioni. Per concludere, sorge però spontanea una domanda: se le categorie si sono espresse contro; se qualificati e stimati tecnici dell'area della maggioranza, di cui ometto nomi e cognomi (facilmente identificabili però), hanno profondamente dissentito; se leader sindacali nazionali hanno stroncato l'intero impianto; se associazioni di utenti e assemblee popolari comunicano le loro contrarietà; se molti assessori regionali, a cui in virtù del federalismo affermato da tutte le forze politiche dovrebbe spettare ascolto e parere vincolante, hanno pubblicamente denunciato l'errore che si farebbe marciando in questa direzione; se infine non ci è ancora capitato di sentire una voce incondizionatamente favorevole a questa proposta di delega, vorrei capire chi la desidera. La nostra proposta, signora Presidente, onorevole Ministro e onorevoli colleghi, è che questa delega, a meno di un profondo cambiamento che nasca da questa Aula, venga ritirata.
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