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Le azioni ? 

                        Un bene di largo consumo

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"La pubblicità è l'anima del commercio" .  Quella che prima era un'affermazione accettata da una élite di esperti, è oggi,nei contenuti, se non nel testo, un assioma accettato da tutti.  Se Emma Bonino e Silvio Berlusconi hanno "vinto" le elezioni europee, tutti (o quasi) quelli che le hanno perse ne attribuiscono il successo alla tambureggiante pubblicità di cui sono stati promotori e protagonisti. Se  risparmiatori privati ed istituzionali si sono accalcati per sottoscrivere l'OPV del Monte dei Paschi , correttamente MF del 25 giugno titola: "Dietro c'è una campagna di marketing che ha convinto due milioni di sottoscrittori ad aderire" . Se la "Banca Lombarda" e la controllata "Banca di Brescia" hanno potuto superare l'empasse del cambio delle Ragioni Sociali conseguente la trasformazione di due istituti ( San Paolo di Brescia e Credito Agrario
Bresciano ) in una nuova diversa realtà per di più a struttura federale, ciò è stato attribuito al successo di una "campagna promozionale".I voti degli elettori, gli investimenti dei risparmiatori, il consenso ad operazioni societarie sono dunque se non "condizionati", quantomeno "orientati"dall'informazione data attraverso messaggi pubblicitari.Quelli citati sono soltanto alcuni fra i più recenti, i più noti ed i più discussi
eventi in cui la pubblicità ha avuto,  per ammissione unanime, un ruolo importante, se non determinante. 
Quanto al passato è sufficiente ricordare come Confalonieri , e lo staff di Mediaset , condussero al successo il collocamento delle azioni Mediaset e l'affermazione di Confalonieri che all'epoca fece quasi scandalo: "le azioni sono un bene di largo consumo e, quindi, la loro "promozione" doveva attenersi alle regole di quella tipologia di prodotti." La grande maggioranza delle società quotate non sembra invece ancora orientata a considerare le azioni "un prodotto". Un prodotto che ha un proprio mercato, alle cui regole deve soggiacere. Un prodotto che si indirizza ad una particolare clientela alle cui esigenze deve
corrispondere. Un prodotto in concorrenza con molti altri dello stesso genere,  da cui deve differenziarsi. Un prodotto che ha un contenuto intrinseco ma al cui valore contribuisce certamente anche l'"immagine" propria e della società di cui è "emanazione".  Quando Galateri di Genola (che è certo un top manager) afferma che nel bilancio IFIL non c'è la voce "Pubblicità e promozione" perché l'IFIL è una finanziaria e non una azienda con beni di largo consumo, fornisce la migliore, la più chiara, la più documentata spiegazione ad un quesito al quale dice di non avere risposta e cioè la scarsa attenzione che i risparmiatori riservano alle azioni IFIL, permanentemente - a suo dire - trascurate dal mercato.  L'IFIL, infatti, non comunica, non vuole comunicare, non sa comunicare con il mercato. Meglio ancora : confonde il "mercato" con gli analisti, con gli esperti, con gli uomini della finanza ed ignora il "peso" che hanno le "masse" dei risparmiatori. 
Le azioni della MPS sono state richieste e sottoscritte da due milioni di persone e non da qualche centinaia di Fondi di investimento e/o di investitori istituzionali.Fra la tesi, la politica, la strategia innovativa enunciata con brutale franchezza da Confalonieri e quelle conservatrici cui è legata l'IFIL, il divario è enorme. Non è detto che Galateri debba "sposare" il "modernismo" , ma è auspicabile che quanto meno inizi una marcia di avvicinamento. Il 2000 non è soltanto una data di calendario: è un nuovo mondo. 
Piaccia, o non piaccia : si cambia !

 

 

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