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Riportato alla ribalta dalla legge approvata alla Camera, il tema della fecondazione assistita ha riacceso in Italia i toni di una polemica aspra e, come spesso avviene, piuttosto rozza. Una parte dei mass media ha addirittura accusato la legge - non ancora definitiva perché in attesa dell'approvazione del senato - di “umiliare la ricerca e la scienza medica”. 
Come è sua consuetudine “Leadership Medica” propone l'opinione di autorevoli cattolici e laicisti.  
Naturalmente sono emerse posizioni certamente contrastanti e lontane. Tuttavia la questione fondamentale ci pare racchiusa in una sola domanda: fino a che punto è lecito assecondare la volontà soggettiva?  
Anche se accantoniamo la questione morale e religiosa, rimane sempre da chiedersi quale volto potrà avere una società in cui è concesso fare ciò che si vuole  - abortire o mettere al mondo figli a piacimento - una società in cui la tecnologia avrà il sopravvento sulla dignità dell'uomo. 
Il compito della nostra rivista è quello di fare in modo che vi sia un dibattito attraverso il quale si possa giungere, personalmente, a delle conclusioni aderenti a quell'etica che prescinda dalle ideologie e tenga in considerazione la complessità dell'essere umano.

 

Genina Iacobone 
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Quando si parla di fecondazione assistita sembra che ai laici saltino i nervi tanto  dure e drastiche sono le loro prese di posizione contro chi la rifiuta. Da un punto di vista cattolico come valuta questo atteggiamento? 

Fiori - Bisogna vedere quali sono i valori ai quali credere, ma soprattutto capire i limiti della medicina. Affermare che qualsiasi atto medico (con finalità mediche) è di per sé lecito, non risponde a mio avviso ai principi della bioetica. Vi sono poi considerazioni di carattere puramente medico. Fecondare una donna con il seme di un uomo diverso dal marito significa far nascere una persona a cui è ignota la propria origine genetica, un problema sociale molto grave. Basta ricordare la Costituzione svizzera - così come è stata modificata da un referendum popolare - il quale ha proibito che un cittadino non possa non conoscere la propria  origine genetica. Ciò non ha nulla a che vedere con la religione, ma riguarda un aspetto essenziale del nostro secolo, un secolo che ha reso possibile conoscere attraverso il DNA a chi appartiene un figlio. Io ritengo che la fecondazione assistita eterologa costituisca una sorta di adulterio in laboratorio. Perché fare nascere cittadini di serie B? Non è che siamo in presenza di una forma d'indottrinamento sociale, non dico politico, per cui i medici presentano questa tecnica come qualcosa di abbastanza banale e quindi ottengono consensi sulla base di un'informazione reticente? 

L.M. - Ma professore non stiamo assistendo ad una fase in cui la medicina mette l'accento sul consenso? Ormai tutti parlano della necessità di un consenso informato, bisogna dire tutto. 

Fiori - Esiste, è vero, una sorta di tendenza al consenso esasperata, ma nel campo della fecondazione assistita permangono molte reticenze, molte approssimazioni. 

L.M. - Per esempio? 

Fiori - Non si dice a quali rischi la donna va incontro, come la sindrome di iperstimolazione. Non si dice che solo un caso su quattro riesce ad andare in porto, con conseguenze dolorose anche psicologiche e con una spesa di milioni di lire. 

L.M. - Eppure in molti paesi esteri la fecondazione assistita è consentita. 

Fiori - Sì, ma è altrettanto vero che la genetica ha fatto tali progressi per cui è impossibile continuare su questa strada. Facciamo un esempio banale. Se io utilizzo lo sperma di un donatore per una fecondazione assistita, mi limito a fare un esame clinico del donatore, ma non un esame del DNA. Sarebbe impossibile  fare uno screaning-genetico. Uno sperma, noti bene, che in Francia viene dato a 5 donne diverse e che quindi potrebbe creare addirittura un incesto  con dei fratellastri nati dallo stesso sangue e che potrebbero sposarsi fra di loro non conoscendosi, ma al di là di ciò, si potrebbe anche verificare un problema di compatibilità genetica. Se dovessimo fare quello che la genetica c'insegna io dovrei fare un confronto con il DNA di tutte e cinque le donne. Ci troviamo di fronte a un circuito tanto complesso da portare alla selezione eugenetica, uno degli aspetti che la bioetica respinge con maggior vigore perché ci riporta al passato nazista. Questi argomenti sono ovvii, ma non vengono detti da nessuno, nessuno ne parla. Io mi chiedo per quale motivo non si possono mettere sul tavolo queste questioni, per quale motivo non si ricorda tutta la storia degli embrioni congelati e buttati in pattumiera perché non servono più. Perché dobbiamo sentirci dire che dal primo al quattordicesimo giorno l'embrione sarebbe un ammasso di cellule? Se tornasse in vita Galileo Galilei direbbe che la chiesa lo ha condannato si, ma poi lo ha rivalutato. Ora si sono rivoltati i termini. Si sostengono cose che anche una persona non laureata in medicina si vergognerebbe di affermare, vale a dire che la primitiva cellula che contiene tutto lo sviluppo dell'individuo per i primi 14 giorni è un'altra cosa, poi diviene un embrione.  
Chi si vuole prendere in giro?” 

L.M. - Forse c'è della malafede, forse ci sono interessi sotterranei da parte dei medici... 

Fiori - Non ho detto questo. Io mi chiedo solamente perché le persone non vengono informate. 

L.M. - Parliamo della fecondazione omologa. La legge discussa alla Camera l'ha approvata a certe condizioni. Ma i cattolici sono contrari anche a questa forma di fecondazione artificiale. 

Fiori - Questo è un problema di tipo religioso. Il Codice di Diritto Canonico dice che la fecondazione deve essere frutto di un atto umano. E' ovvio quindi che la Chiesa, per la quale il matrimonio è un sacramento, sia contraria alla fecondazione omologa. 
Lo impone ai credenti, ma allo stesso tempo non può essere così severa come verso quella eterologa perché qui sussistono motivazioni di ben altro contenuto come ho prima esposto. 

L.M. - Quale pensa sarà l'iter definitivo della legge? 

Fiori - Non lo so. La nostra politica è molto ondeggiante. Fa dei passi avanti e indietro allo stesso tempo. 

L.M. Non è strano che questioni morali e mediche vengano trattate alla stregua di un problema politico? 

Fiori - Lei ha ragione ma i medici hanno punti di riferimento ideologici, sono espressione dei partiti politici. 

L.M. Un'ultima domanda, professore. Molti chiedono leggi sicure per i laboratori dove si prepara la fecondazione. E' una richiesta giusta? 

Fiori - Per me va benissimo. SI facciamo pure le leggi.  
Ma lei crede che sia possibile? Mi spiego meglio. Per fare la fecondazione assistita basta un laboratorio molto semplice che abbia un termostato, una provetta, un microscopio.  
In altre parole non occorre una tecnologia sofisticata.  
Con quali sistemi si possono fare dei controlli in queste quattro mura? Chi volesse violare la legge lo può fare nel modo più semplice e possibile. I richiami a norme severe sono per me inutili.  
La mia convinzione è che - ripeto - bisognerebbe dire la verità ai cittadini. Se fossero spiegate le cose come veramente stanno, sono convinto che il 98% di loro rifiuterebbe di richiedere la fecondazione assistita. Ma dall'altra parte si continua a fare la solita retorica.  
Contrappongono i progressisti ai conservatori, il progresso al regresso. I soliti slogan, devastanti e ingannevoli. 

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Fiori

Attualmente direttore dell'Istituto di Medicina Legale della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Roma, è nato nel 1927 a Valdagno (VC). Si è laureato nel 1952, con il massimo dei voti, all'Università di Padova. Successivamente  ha frequentato l'Istituto di Istologia e quello di Anatomia Patologica, svolgendovi le prime ricerche scientifiche con tecniche istochimiche. Nel novembre 1953 è stato ammesso a frequentare l'Istituto di Medicina Legale e delle Assicurazioni 
Nel 1958 ha conseguito la libera docenza in medicina Legale e delle Assicurazioni, nel 1966 la libera docenza in Tossicologia Applicata Medico-legale.  
Nel 1966 ha insegnato Medicina Legale e delle Assicurazioni presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Ha iniziato ex novo l'organizzazione dell'Istituto di Medicina Legale del quale è tuttora  il direttore, dopo aver conseguito il ruolo di professore ordinario di Medicina Legale nel 1975. Ha svolto anche intensa attività promozionale e personale nel campo editoriale. Dal 1974 è direttore, assieme al prof. Elio Sgreccia, della nuova rivista dell'Università Cattolica “Medicina e Morale”.  
E' Presidente Onorario del Gruppo degli Ematologi Forensi Italiani. E' attualmente vice-presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica della Presidenza del Consiglio. La sua attività scientifica  sia nel campo dottrinale medico-giuridico, sia in quello sperimentale ematologico è testimoniata da oltre duecento pubblicazioni.

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L.M. -  In quali termini si svolge il dibattito sulla fecondazione assistita negli USA? Se non vado errato si tratta di una pratica largamente accettata, anche nella forma dell’”utero in affitto”. 

Palermo - La sterilità è un problema per alcune persone e alcune coppie. Potrebbe essere il risultato di una malattia trasmessa sessualmente, di alcune disfunzioni ghiandolari spesso curabili e persino essere la conseguenza di un’ansia psicologica intensa. Negli Stati Uniti circa una coppia su sei è sterile. (La sterilità è definita come l’incapacità di procreare dopo un anno di tentativi). Nel 1985 vi erano 10.000 membri nella Società Americana di Fertilità e si è fatto ricorso a più di 1.500.000 ambulatori medici per ragioni di sterilità. Le stime per il 1987 dimostrano che più di un miliardo di dollari sono stati spesi per cure mediche contro la sterilità. Ci si aspetta che la domanda di inseminazione da donatori aumenti con la pubblicità dei media, con la crescente l’incidenza della sterilità maschile, con il fatto che meno bambini, specialmente piccoli, sono disponibili per l’adozione, mentre più single e donne lesbiche vogliono avere un bambino senza un partner maschile. Ricordiamo lo sviluppo nei test diagnostici genetici. 
L’impiego di sperma da donatori o di uova donate sta rapidamente crescendo negli Stati Uniti, anche se il numero delle nascite non è certo; secondo alcune stime  sono nati più di 100.000 bambini con questo metodo negli anni ‘80; solo lo Stato della California evidenzia un dato di 20.000 nascite di questo tipo all’anno. Si parla di circa 30.000 neonati l’anno concepiti con sperma da donatori negli Stati Uniti. 
L’inseminazione artificiale è una procedura riproduttiva tecnologica piuttosto comune negli Stati Uniti. Questo metodo di procreazione ha destato le preoccupazioni di scienziati, filosofi e teologi. L’inseminazione può essere di diversi tipi: il seme del marito può essere messo in provetta con le uova della moglie (fertilizzazione in vitro) oppure lo sperma e le uova della coppia possono essere introdotte nelle tube di Falloppio della donna (GIFT - Trasferimento Intrafalloppio del Gamete  o ZIFT Trasferimento Intrafalloppio dello Zigote). Quest’ultimo metodo si utilizza spesso in  quanto  la sterilità può essere dovuta allo scarso sperma del marito o a disfunzioni ginecologiche della donna. Alcune volte l’embrione (il pre-embrione) è collocato direttamente nella cavità uterina della donna (TE: trapianto embrionale). Nella misura in cui si ricorre a queste procedure non dovrebbero sorgere questione etiche, dato che normalmente alla base di questa procedura vi è una deficienza o un’anomalia fisica che impedisce la procreazione desiderata. In  questo caso l’inseminazione artificiale dovrebbe essere considerata semplicemente come un’altra forma di unione fisica fra due coniugi, un’estensione della loro unione fisica. 
Problemi etici e talvolta legali possono sorgere nei casi di inseminazione artificiale da donatore o nei casi di sostituzione, vale a dire quando il prodotto del concepimento si sviluppa non nell’utero della futura madre ma in quello di una madre sostitutiva. Questa ultima possibilità sicuramente genera problemi e negli Stati Uniti i media hanno riferito di casi in cui la prole è stata contesa da più persone che hanno partecipato in una maniera o nell’altra al processo di concepimento: il donatore dello sperma o dell’uovo, che può essere noto o ignoto, e la donna il cui utero è stato impiegato per impiantare l’embrione. 
Purtroppo  si è dato poco spazio al diritto dei bambini a nascere in questa maniera, ai loro sentimenti in merito a questo tipo di concepimento, alla loro devozione nei confronti delle varie persone coinvolte e al  futuro diritto di accedere all’informazione sul loro patrimonio genetico e la modalità del  concepimento. Il fatto inoltre che non sia conforme agli standard morali accettabili, anche senza prendere in considerazione alcun credo religioso, è certamente non etico. Teologi di fede cristiana ed ebraica accettano l’inseminazione artificiale da parte del marito ma non accettano l’inseminazione da donatore; nel giudaismo il bambino è comunemente considerato come la prole di un padre biologico, e la chiesa cattolica considera innaturale la procreazione senza unione sessuale. Tuttavia, come ho detto precedentemente, se l’inseminazione artificiale da parte del marito è considerata un’altra forma di unione sessuale fra marito e moglie, ed espressione del loro amore, si potrebbe superare la proibizione teologica/religiosa. Si potrebbe in un certo senso considerare gli esseri umani come se fossero dei co-creatori insieme a Dio, senza che ciò sia considerato un segno di onnipotenza, come dicono alcuni? I problemi riguardanti l’inseminazione artificiale sorgono quando si impiega il seme o le uova biologiche, o gli organi (l’utero) di una persona diversa dal futuro genitore (marito o moglie). 
L’ambivalenza sociale che permea quest’ultimo metodo probabilmente indica che le persone si sentono a disagio con metodi non naturali ma scelgono la soluzione più semplice, non avendo a disposizione l’unica maniera di procreare. 
Perché alcuni accettano la tecnologia riproduttiva anche se talvolta, nelle mani dell’uomo, essa crea tanti problemi? Dimenticano forse che ciò che è stato creato per un buon proposito può talvolta ritorcersi contro di loro, come ad esempio certi usi della energia atomica? 
La maggiore accettazione di questi metodi riproduttivi è probabilmente dovuta ai rapidi progressi tecnologici verificatisi di recente in altri campi. Questo ha fatto sì che la gente si senta poco meno che  onnipotente e desiderosa di manipolare la natura. E questo accade non soltanto nell'ambito della riproduzione umana ma anche nei tentativi resi noti di clonare gli esseri umani o di congelarli in attesa di tempi “migliori” dal punto di vista terapeutico, o anche, nel loro onnipotente e non etico credo, di disporre di persone non produttive - giovani o vecchi - mediante l’eufemistico metodo dell’eutanasia. Ovviamente la maturità emotiva delle persone non va di pari passo con le scoperte tecnologiche. Il desiderio di superare le limitazioni della natura spesso fa sì che le persone siano incapaci o non desiderose di guardare alle conseguenze di una pseudo creatività distorta. Esse diventano sempre più robotizzate, disumane e immorali, nel senso che si perde traccia del modo naturale di essere o di come si dovrebbe essere. 
La manipolazione genetica è nata con lo scopo di eliminare le malattie genetiche o psicologiche/psichiatriche in un futuro prossimo. Potrebbe invece diventare una brutta strada verso qualsiasi tipo di manipolazione degli embrioni in vitro e nell’utero. Come in un racconto di fantascienza, i genitori potrebbero alla fine avere il bambino che essi desiderano - un designer di bambini - con caratteristiche specifiche. Sarà come andare ai grandi magazzini e comprare il tipo di bambola che il bambino desidera. Questo dimostra l’immaturità dell’adulto. Infine, sarà una questione di disponibilità finanziaria. 
Naturalmente, tutto questo sarebbe innaturale e non etico e precorrerebbe una nuova strana moralità. 

L.M. - Secondo lei, la madre che porta in grembo un figlio che farà parte di un altro nucleo familiare quali conseguenze psichiche potrà avere? Negli Usa ci sono esperienze e dati in merito?  

Palermo - Non sono al corrente di casi specifici. Tuttavia la madre sostitutiva si attaccherà naturalmente al prodotto del concepimento di altre persone per il mero fatto che per un periodo di nove mesi lei sarà la fonte di nutrimento e di riproduzione del bambino; potrebbe arrivare a credere di essere la “vera” madre del bambino - mentre è solo partecipe di  questo strano dramma. Sono stati riferiti casi in cui la madre sostitutiva ha reclamato il bambino per sé. Essa potrebbe attaccarsi eccessivamente al bambino ed essere incapace di ridare il bambino ai genitori, diventare depressa o sentimentalmente deprivata. A volte, tuttavia la madre sostitutiva è soddisfatta di assistere la coppia sterile perché probabilmente essa stessa si sente ancora indirettamente creativa. 

L.M. - I sostenitori della fecondazione assistita sottolineano come i donatori siano sottoposti ad una serie di esami clinici per accertare eventuali malattie. E’ possibile oggi che la scienza  elimini il pericolo di eventuali malattie psichiche e genetiche? Quali conseguenze si possono verificare nei bambini nati attraverso questi metodi e, più in generale, all’interno di famiglie composte da individui “eterogenei”? 

Palermo - Sì, i donatori sono sottoposti a test diagnostici per varie malattie, organiche e/o psicologiche. Da un punto di vista scientifico, è  possibile escludere donatori o sostituti portatori di malattie psicologiche e genetiche. La scelta genetica per coppie altrimenti sterili, può essere di aiuto, evitando le malattie che sono state attribuite a certe anomalie presenti nei cromosomi e nei geni. È importante ricordare che l’attuale sviluppo tecnologico non ha ancora scoperto il gene responsabile per ognuna delle malattie che riteniamo siano trasmesse geneticamente. Per cui tuttora potremmo avere grosse sorprese. 

L.M. - In conclusione, qual è la sua esperienza in questo delicato dibattito? 

Palermo - Dopo una tale riflessione circa la moralità e l’etica dell’inseminazione artificiale dovremmo definire il significato della morale e dell’etica. Si può ritenere che la moralità è una serie di valori che appartengono alla nostra vita sociale, spesso derivati, anche se non necessariamente, dalle tradizioni religiose. L’etica invece è l’insieme di regole o gli standard che governano la condotta di una persona verso se stessa e gli altri, che stabiliscono il comportamento giusto o sbagliato; l’etica cambia col cambiare dei tempi, mentre i valori morali restano gli stessi.  
Tuttavia, durante i periodi di transizione sociale, come nella società attuale, sembra che anche i valori fondamentali, morali e sociali, siano attaccati.  
Si stanno indebolendo il senso di dignità personale e l’interesse per il benessere altrui,  per ragioni dovute al relativismo, al pragmatismo e all’utilitarismo.  
Le persone manipolano i loro corpi e quello degli altri, cercando di raggiungere una completezza illusoria, incapaci di accettare il sé naturale  ed i relativi aspetti positivi e negativi.  
Questo significa forse che l’umanità non è capace di accettare la sua stessa impotenza e cerca di interpretare il ruolo di Dio e prendere da Dio, come fece Prometeo, il fuoco della vita? 

 

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Palermo

Nato a Tarquinia (Viterbo) nel 1925, si è laureato in Medicina presso l'Università di Bologna, dove ha conseguito anche la specializzazione.  
Ha proseguito i propri studi negli Stati Uniti e dal 1970 svolge attività didattica sia in Italia che oltreoceano. 
Ha insegnato psicologia all'Università Gregoriana di Roma, psicopatologia forense presso l'Università di Roma e psicologia alla Loyola University di Chicago. 
Dal 1988 svolge attività didattica e di ricerca presso il Medical College of Wisconsin (Milwaukee), sia nell'ambito neurologico  che in quello psichiatrico. Principale oggetto della sua ricerca è la sfera criminologica, che lo ha condotto, in qualità di medico legale, a svolgere perizie psichiatriche su serial killer come il  “mostro” di Milwaukee e, in Italia, sul giovane autore dei delitti di Foligno. 
E' Professor of Bioethics al Dept. of Humanities della Loyola University Stritch Medical School di Chicago. 

 

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LM - In tema di bioetica l'Italia viene accusata di essere un paese conservatore troppo legato alla Chiesa cattolica. All'estero, invece, le cose andrebbero altrimenti, ci sarebbe una visione aperta al progresso scientifico. E' esatta questa affermazione? 

Reichlin - Il fatto che in molti paesi siano già state approvate le norme relative alla fecondazione assistita non vuol dire che vi sia uniformità di vedute. Il dibattito su questi temi anzi è aspro.  Lo dimostrano le differenze legislative. Ad esempio l'Inghilterra e la Spagna hanno adottato delle impostazioni giuridicamente più permissive che consentono anche alle donne sole, senza marito di accedere alla fecondazione assistita 

LM - Dopo però aver dimostrato la sterilità... 

Reichlin - Non necessariamente. La legge non fa una distinzione nel merito. In Inghilterra esiste un'Autorità Centrale che determina i vari protocolli caso per caso, ma la questione è tutt'altro che pacifica. 

LM - Quali sono i punti più controversi? 

Reichlin - Sono in gioco diverse concezioni etiche. Per alcuni autori la fecondazione assistita rappresenta un  nuovo e diverso modo per divenire genitori. L'argomento centrale viene fatto consistere nel concetto della responsabilità. La moralità della procedura è data dal fatto che una persona agisce in maniera autonoma, vuole un figlio ad ogni costo e si assume la  responsabilità di ciò, della propria scelta. La donna insomma accetta sì di mettere al mondo un figlio che vivrà in condizioni 'differenti' dagli altri ma nella società, dicono i sostenitori di questa posizione, ci sono molti figli che si ritrovano a vivere con un padre putativo, un padre che è come se non esistesse. 

LM - Quindi non si discute sulla naturalità o meno del sistema  di fecondazione assistita. 

Reichlin - L'accento viene messo sulla soggettività, sulla libertà di decisione del soggetto. Altri sostengono poi che questa libertà di scegliere costituisce un vero e proprio diritto. Naturalmente per me si tratta di una posizione inaccettabile perché evita di confrontarsi con il diritto degli altri, della prole che nasce in queste condizioni. 

LM - Sono solamente i cattolici a opporsi alla fecondazione assistita, come la stampa afferma, oppure esistono posizioni critiche sulla fecondazione assistita anche da parte di studiosi laici? 

Reichlin - Ci sono forti perplessità soprattutto nel campo della psicologia e della psicanalisi. Se vogliamo fare un nome potremmo riferirci agli scritti di Silvia Vegetti Finzi, autrice laica non credente, di scuola freudiana, che ha sottolineato in molti articoli e libri la problematicità di questo modo di diventare genitori. Secondo questa studiosa viene viziata la dinamica triangolare di affetti e ciò incide sulla personalità di chi nasce. In altre parole, il figlio ha bisogno di entrambe le figure dei genitori. Vive dapprima una relazione simbiotica con la madre,  poi è necessaria la presenza del padre per staccarsi da questo rapporto privilegiato con la madre; il padre lo introduce in uno spazio di relazioni più ampie, nella stessa società. In questa prospettiva l'idea di una madre single viene fortemente criticata, perché prelude alla nascita di individui dalla personalità fragile. Una obiezione rilevante è poi quella dell'anonimato del donatore. Il figlio cioè non viene messo a conoscenza di come è nato, in realtà il segreto non funziona mai. Si crea però un velo di omertà, di menzogna nei confronti del figlio con conseguenze patogene, procurate dalle tensioni e dai conflitti presenti. 
Questo avviene anche nell'ambito di una coppia che ricorra alla fecondazione assistita per la sterilità dell'uomo.  
In questo caso possono nascere diverse problematiche, dal momento che il padre diviene tale in senso sociale e non fisiologico. Talvolta si va in giudizio perché il padre non riconosce la paternità. 

LM - Immaginiamo il caso i due donne omosessuali... 

Reichlin - Certo qui i conflitti sono molto più profondi. Ma vorrei ancora ricordare un autore come Daniel Callahan, uno dei fondatori dell'Hastings Centre, centro di bioetica tra i più importanti del mondo.  
Questo autorevolissimo studioso laico ha espresso forti perplessità sulla fecondazione eterologa sostenendo che si fa una grande retorica sulla responsabilità, sul principio delle scelte individuali, ma in realtà la fecondazione assistita eterologa si basa su una deresponsabilizzazione dell'individuo. Il donatore è incentivato a fornire il suo seme, ma non si assume nessuna responsabilità per il figlio che nascerà. Si crea così una dinamica d'impoverimento, di svalorizzazione della creazione. 
Assistiamo a una proliferazione di banche del seme e le motivazioni dei donatori sono spesso poco nobili... 

LM - Ma, si dice che non vengono pagati  

Reichlin - Lasciamo perdere i trucchi linguistici. I donatori sono studenti universitari o disoccupati, raramente qualcuno sostiene di farlo per il bene dell'umanità. Tuttavia non mancano anche le motivazioni goliardiche e tutto ciò crea una banalizzazione  
dell'atto della procreazione. Nonostante la retorica che si fa sulla libertà di scelta, questo modo di concepire è uno svilimento dell'atto stesso. 

LM - Vi è poi il problema degli embrioni, un problema serio che deve essere normativamente tutelato. 

Reichlin - Anche qui vi è una diversità di normative. In Inghilterra è consentito il cosiddetto spreco degli embrioni. Gli embrioni in eccesso possono essere usati per la sperimentazione scientifica, anche per creare altri embrioni. Una cosa gravissima, in contrasto con la Convenzione sui diritti umani e la biomedicina approvata dal Consiglio d'Europa. In Germania invece la legge vieta di creare embrioni in eccesso a quelli necessari per ogni singolo centro.La crioconservazione è vietata e non vi è il pericolo dell'utilizzazione scientifica. E' fondamentale avere rispetto per l'embrione umano e la normativa tedesca è opportuna, anche se molti embrioni non attecchiranno nell'utero della donna, esattamente come avviene in natura.

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Reichlin

Si è laureato nel 1989 in Filosofia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore  di Milano, con il massimo dei voti. Tra il 1990 e il 1997 ha svolto attività di ricerca presso la Scuola di Medicina e Scienze Umane dell'Istituto Scientifico San Raffaele di Milano, ha seguito un corso di perfezionamento in bioetica presso l'Università degli studi di Milano  ed un dottorato di ricerca in bioetica presso l'Università degli studi di Genova. 
Dal 1992 svolge presso il San Raffaele attività didattica e assolve a compiti di organizzazione dell'attività di ricerca e di didattica nell'ambito della bioetica. 
Dal 1998 coordina il gruppo italiano che partecipa al progetto “Solidarity and care in the European Union”, finanziato dall'Unione Europea e diretto dall'Institute for Bioethics dell'University of Limburg, Maastricht (coordinatore generale: prof. Ruud ter Meulen). 
Ha partecipato in qualità di relatore a numerosi convegni e seminari scientifici. E' autore e coautore di alcuni saggi e di numerosi articoli pubblicati da prestigiose riviste scientifiche, nazionali e internazionali. 

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L.M. - Qual è a suo avviso il problema più grave che pone la fecondazione assistita eterologa? 

Rognoni - La conservazione degli embrioni. Come cattolico sono contrario alla conservazione in vitro degli embrioni che rimangono. Potrebbe verificarsi un mercato, una vendita. Una coppia sterile potrebbe acquistare degli embrioni e poi cercare una donna che sia disposta ad affittare l'utero. E' un esempio. La conservazione a fini scientifici è un altro esempio.  
L'embrione è vita, inutile insistere su questa convinzione. 

L.M. - La classe medica è consapevole dell'aspetto etico che riguarda il problema della bioetica? 

Rognoni - Direi che il 90% dei medici è estraneo  a valutazioni di carattere etico. la fecondazione assistita per loro è solo una tecnica come le altre. 

L.M. - Esiste un problema di impreparazione? 

Rognoni - Riguarda tutti: giornalisti, politici, medici. Prima di affrontare, anche sul piano legislativo, certi problemi, ci vorrebbe un dibattito scientifico per informare l'opinione pubblica sulle conseguenze - non dico cliniche, perché i rischi sono molto pochi (l'unico è la superstimolazione) - ma morali ed etiche. I donatori che si fanno pagare, le donne che sono suggestionate e via dicendo.  
Quello che mi preoccupa è l'impreparazione dei medici di base. In genere i medici di base non sanno nulla sulla fecondazione assistita, salvo che si tratta di una tecnica attuabile. Quindi danno consigli alle pazienti senza cognizione.  
E' di solito il primo input che una donna riceve. C'è insomma approssimazione, ignoranza da parte di tutti.” 

L.M. - Lei afferma quindi che su consiglio di un medico di base una donna possa andare dal ginecologo e dire “voglio un figlio”? 

Rognoni - Proprio così. Ci vorrebbe almeno un iter psicologico o psicoanalitico su chi fa richieste del genere. Ma le donne non lo vogliono.  
E' un problema che ci poniamo più noi ginecologi che loro. 

L.M. - Si sente in un programma televisivo un medico specialista che assicura di dare fecondità e le ascoltatrici telefonano, corrono da lui. 

Rognoni - Sappiamo come i problemi morali non vengono affrontati.  
Si crea una specie di frenesia di divenire madre, a qualsiasi costo.  
Avevo tempo fa una cliente che decise di andare in una clinica italiana dove, dopo alcuni esami, le fecero vedere le foto con le caratteristiche fisiche dei donatori.  
Non si trattava, come lei avrà capito, proprio di fecondazione eterologa...Lei accettò il rapporto ma non ebbe il figlio. 
Capitano anche cose di questo genere. Per fortuna non credo che ci siano più cliniche di questo tipo.  
C'è un certa severità anche per i centri di donazione del seme, che ora secondo la legge sono proibiti. 

L.M. - Quale legge definitiva avremo? 

Rognoni - Chi lo sa. c'è una maggioranza trasversale.  
Qualcuno di Rifondazione vota come Alleanza Nazionale.  
Quello che mi preoccupa, e mi ripeto, è l'impreparazione sul problema, la superficialità con il quale viene affrontato.

 

Rognoni

Nato a Milano, si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi della stessa città. 
Si è specializzato in Clinica Ostetrica Ginecologica presso la Clinica Mangiagalli di Milano. 
Ha conseguito la libera docenza in Clinica Ostetrica Ginecologica. 
Ha diretto la Divisione di Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale Fatebenefratelli di Milano per un decennio. 
Ha pubblicato un centinaio di lavori sui vari argomenti della disciplina. 
Attualmente libero professionista.

 

L.M. - A un filosofo che sostiene le ragioni di una bioetica laica, libera a e aperta a tutti, diviene superfluo chiedere un giudizio sulla legislazione approvata alla Camera, relativa alla fecondazione assistita. Il suo giudizio è sicuramente critico. 

Viano - La mia opinione è che si debba legalizzare sia la fecondazione  omologa sia quella eterologa. Non condivido però le ragioni di chi sostiene che la fecondazione eterologa non è altro che una terapia contro la sterilità. Per me invece va intesa come un metodo alternativo alla procreazione al quale tutti possono accedere.  
Ma anche ammettendo che i tratti di una terapia, è inammissibile che debba essere disciplinata dalla legge, che la legge debba stabilire i criteri in base ai quali vi si può accedere, come la dimostrazione della sterilità della donna. In medicina le terapie si attuano a discrezione del medico, basta pensare alle operazioni chirurgiche. Il magistrato, caso mai, interviene se il medico ha, per esempio, tagliato la gamba sbagliata. 

L.M. - Se la sterilità non è una malattia, il medico si trova ad utilizzare dei mezzi tecnici su richiesta di una persona, al di là dei propri compiti. 

Viano - Adesso noi abbiamo la possibilità di usare tecniche che non sono strettamente  legate alla guarigione. Per esempio vi è il campo della medicina preventiva, che prescinde da una malattia in corso, ma vuole prevenirla, mantenere le condizioni di benessere. Si partorisce con l'assistenza medica, ma il parto non è una malattia, ma una fase della vita. La medicina è divenuta più complessa e persino i cattolici sostengono che bisogna evitare l'accanimento terapeutico e quello diagnostico. 

L.M. - Non vi è il pericolo che una donna prima voglia un figlio, poi, col progredire della scienza, lo voglia biondo e con gli occhi azzurri? 

Viano - Credo che questo problema costituisca la sfida dei prossimi anni. Ho recentemente sentito che da qualche parte si è riusciti, operando sui cromosomi, a predeterminare il sesso degli animali. Presto o tardi si arriverà a qualcosa del genere anche per l'uomo. Dobbiamo essere pronti a fronteggiare questa possibilità. 

L.M. - In che modo? Con un divieto? 

Viano - Noi sappiamo che quando una cosa è fortemente richiesta, i divieti durano poco. I proibizionismi arrecano danni tremendi. Non ho nessuna ricetta e al momento sono convinto che non ce l'abbia  nessuno. La cosa peggiore però è quella di chiudere gli occhi di fronte a prospettive di questo genere. Si è visto che il modo più efficace per impedire il mercato degli organi per i trapianti è quello di intensificare le donazioni. Forse questa potrebbe essere una via d'uscita. Però, se è banale chiedere un figlio biondo con gli occhi azzurri - e non giustifica le ricerche in atto - la possibilità di avere un figlio più sano assegnerebbe finalità diverse alle ricerche stesse. 

L.M. - Comunque sia, la fecondazione assistita costituisce sempre un modo di concepimento contro natura. L'uomo per procreare si deve accoppiare. E' d'accordo su questo punto? 

Viano - Non so proprio che cosa si possa intendere per naturale e innaturale. Se mi rifaccio alla letteratura medica, debbo ricordare che Ippocrate diceva che da quando gli uomini hanno imparato a cucinare i cibi, sono nate persone che non sono in grado di sopravvivere se non mangiando cibi cotti.  
Il concetto di natura è cambiato a seguito delle scelte fatte e del progresso scientifico. 

L.M. - Di conseguenza, secondo lei, è cambiato anche il concetto di famiglia. 

Viano - Certamente.  
Che la famiglia sia fondata sulla natura umana - ciascuno è libero di credervi - non è una proposizione scientifica.   Cos'è del resto la famiglia? E' temporanea? Permanente? Monogama? Poligama? Tutti i concetti sono mutati, compreso quello della procreazione. 

L.M. - Il punto fermo quindi della sua posizione è che alla fine del ventesimo secolo tutti i concetti tradizionali di natura, famiglia, malattia sono mutati, non sono più validi. 

Viano - Sì,  soprattutto bisogna lasciare che siano più di uno a seconda dell'opinione di ciascuno.  
Come si fa per esempio a sapere che cos'è una malattia? Ci vogliono anni. La stessa cosa avviene anche nel campo dei nostri comportamenti.  
Perché non dobbiamo lasciare alla persone la libertà di comportamento?  

L.M. - Professore, una corrente laica piuttosto nutrita sostiene che la Chiesa cattolica dovrebbe acconsentire al controllo delle nascite. Però si chiede la libertà assoluta per avere figli attraverso la fecondazione assistita. Non è una contraddizione? 

Viano - Non so quello che la Chiesa dovrebbe o non dovrebbe fare. Come laico io chiedo che la Chiesa si serva della propaganda e non di leggi restrittive. Certo il problema dell'esplosione demografica può avere gravi ripercussioni sull'avvenire dell'umanità, creerebbe miseria, fame. Ma le donne che chiedono la procreazione assistita sono quelle dei paesi dove le nascite sono depresse, in calo.Personalmente sono più preoccupato per quelle donne che non vorrebbero procreare e sono costrette a farlo perché non conoscono le tecniche contraccettive. Le popolazioni di certe aree come l'India o la Cina cambieranno quando le avranno apprese. Io penso che bisogna lasciare alle donne la libertà di decidere. 

L.M. - Ma una donna può chiedere di ricorrere alla fecondazione assistita per un atto di isterismo, per una frustrazione? 

Viano - Può darsi. Nessuna tecnica è immune da errori. La stessa cosa però avviene nell'accoppiamento familiare. Quanti figli nascono per caso, non voluti?

 

Professore ordinario di Storia della filosofia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Torino, socio dell'Accademia delle scienze di Torino e dell'Accademia Europea.  
Fa parte del Comitato Nazionale di Bioetica ed è uno dei componenti della Consulta di Bioetica. Ha scritto libri su Aristotele, Locke, sull'etica e sulla filosofia contemporanea, e in generale si occupa di storia della filosofia e di etica, con particolare riguardo all'etica applicata, all'etica pubblica e alla bioetica.  
Insieme con Pietro Rossi ha curato una Storia della filosofia in sei volumi.

 

 

 

Dalle interviste agli esperti che hanno risposto alle nostre domande emergono due posizioni in antitesi. I laicisti, ad esempio, sostengono che tutto è concesso, sia abortire che sottoporsi alla fecondazione artificiale, anche eterologa, mentre i laici cattolici pongono una serie di divieti. Ovviamente l'equilibrio sta nel mezzo, tenendo conto di alcuni casi particolari ed evitando gli eccessi. Per quanto riguarda la fecondazione assistita, può essere accettata, a nostro avviso, se una coppia giovane, che desidera avere dei figli, ricorre a tutti i mezzi possibili per raggiungere lo scopo. Meno giustificata è invece la fecondazione eterologa, in quanto nel bambino che nasce possono insorgere, nel tempo, problemi esistenziali. Come dice il professor Fiori, conoscere con precisione il proprio bagaglio genetico è diventato, in alcune nazioni, un diritto; da questo può derivare una serie di conflitti all'interno della famiglia. 
La materia è troppo complessa e non si può non tenere in considerazione ogni aspetto del problema, che certamente può essere individuale, ma  trasformarsi anche in un grande problema sociale.  
Un aspetto legislativo importante è  quello di tipo ereditario patrimoniale. Un figlio, nato attraverso il metodo eterologo, che diritto ha di ereditare il patrimonio paterno, piccolo  o grande che sia? E nel caso di più figli nati da fecondazioni eterologhe, quali sono i vincoli fra questi, anche di tipo patrimoniale? 
Sono temi che non possono essere affrontati seguendo indirizzi ideologici, ma con tutto il buon senso di cui l'uomo purtroppo oggi non dispone.  
 

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