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Riportato
alla ribalta dalla legge approvata alla Camera, il tema della fecondazione
assistita ha riacceso in Italia i toni di una polemica aspra e, come
spesso avviene, piuttosto rozza. Una parte dei mass media ha addirittura
accusato la legge - non ancora definitiva perché in attesa dell'approvazione
del senato - di “umiliare la ricerca e la scienza medica”.
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Fiori - Bisogna vedere quali sono i valori ai quali credere, ma soprattutto capire i limiti della medicina. Affermare che qualsiasi atto medico (con finalità mediche) è di per sé lecito, non risponde a mio avviso ai principi della bioetica. Vi sono poi considerazioni di carattere puramente medico. Fecondare una donna con il seme di un uomo diverso dal marito significa far nascere una persona a cui è ignota la propria origine genetica, un problema sociale molto grave. Basta ricordare la Costituzione svizzera - così come è stata modificata da un referendum popolare - il quale ha proibito che un cittadino non possa non conoscere la propria origine genetica. Ciò non ha nulla a che vedere con la religione, ma riguarda un aspetto essenziale del nostro secolo, un secolo che ha reso possibile conoscere attraverso il DNA a chi appartiene un figlio. Io ritengo che la fecondazione assistita eterologa costituisca una sorta di adulterio in laboratorio. Perché fare nascere cittadini di serie B? Non è che siamo in presenza di una forma d'indottrinamento sociale, non dico politico, per cui i medici presentano questa tecnica come qualcosa di abbastanza banale e quindi ottengono consensi sulla base di un'informazione reticente? L.M. - Ma professore non stiamo assistendo ad una fase in cui la medicina mette l'accento sul consenso? Ormai tutti parlano della necessità di un consenso informato, bisogna dire tutto. Fiori - Esiste, è vero, una sorta di tendenza al consenso esasperata, ma nel campo della fecondazione assistita permangono molte reticenze, molte approssimazioni. L.M. - Per esempio? Fiori - Non si dice a quali rischi la donna va incontro, come la sindrome di iperstimolazione. Non si dice che solo un caso su quattro riesce ad andare in porto, con conseguenze dolorose anche psicologiche e con una spesa di milioni di lire. L.M. - Eppure in molti paesi esteri la fecondazione assistita è consentita. Fiori - Sì,
ma è altrettanto vero che la genetica ha fatto tali progressi per cui
è impossibile continuare su questa strada. Facciamo un esempio banale.
Se io utilizzo lo sperma di un donatore per una fecondazione assistita,
mi limito a fare un esame clinico del donatore, ma non un esame del
DNA. Sarebbe impossibile fare uno screaning-genetico. Uno sperma,
noti bene, che in Francia viene dato a 5 donne diverse e che quindi
potrebbe creare addirittura un incesto con dei fratellastri nati
dallo stesso sangue e che potrebbero sposarsi fra di loro non conoscendosi,
ma al di là di ciò, si potrebbe anche verificare un problema di compatibilità
genetica. Se dovessimo fare quello che la genetica c'insegna io dovrei
fare un confronto con il DNA di tutte e cinque le donne. Ci troviamo
di fronte a un circuito tanto complesso da portare alla selezione eugenetica,
uno degli aspetti che la bioetica respinge con maggior vigore perché
ci riporta al passato nazista. Questi argomenti sono ovvii, ma non vengono
detti da nessuno, nessuno ne parla. Io mi chiedo per quale motivo non
si possono mettere sul tavolo queste questioni, per quale motivo non
si ricorda tutta la storia degli embrioni congelati e buttati in pattumiera
perché non servono più. Perché dobbiamo sentirci dire che dal primo
al quattordicesimo giorno l'embrione sarebbe un ammasso di cellule?
Se tornasse in vita Galileo Galilei direbbe che la chiesa lo ha condannato
si, ma poi lo ha rivalutato. Ora si sono rivoltati i termini. Si sostengono
cose che anche una persona non laureata in medicina si vergognerebbe
di affermare, vale a dire che la primitiva cellula che contiene tutto
lo sviluppo dell'individuo per i primi 14 giorni è un'altra cosa, poi
diviene un embrione. L.M. - Forse c'è della malafede, forse ci sono interessi sotterranei da parte dei medici... Fiori - Non ho detto questo. Io mi chiedo solamente perché le persone non vengono informate. L.M. - Parliamo della fecondazione omologa. La legge discussa alla Camera l'ha approvata a certe condizioni. Ma i cattolici sono contrari anche a questa forma di fecondazione artificiale. Fiori - Questo
è un problema di tipo religioso. Il Codice di Diritto Canonico dice
che la fecondazione deve essere frutto di un atto umano. E' ovvio quindi
che la Chiesa, per la quale il matrimonio è un sacramento, sia contraria
alla fecondazione omologa. L.M. - Quale pensa sarà l'iter definitivo della legge? Fiori - Non lo so. La nostra politica è molto ondeggiante. Fa dei passi avanti e indietro allo stesso tempo. L.M. Non è strano che questioni morali e mediche vengano trattate alla stregua di un problema politico? Fiori - Lei ha ragione ma i medici hanno punti di riferimento ideologici, sono espressione dei partiti politici. L.M. Un'ultima domanda, professore. Molti chiedono leggi sicure per i laboratori dove si prepara la fecondazione. E' una richiesta giusta? Fiori - Per
me va benissimo. SI facciamo pure le leggi. |
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L.M. - In quali termini si svolge il dibattito sulla fecondazione assistita negli USA? Se non vado errato si tratta di una pratica largamente accettata, anche nella forma dell’”utero in affitto”. Palermo - La
sterilità è un problema per alcune persone e alcune coppie. Potrebbe
essere il risultato di una malattia trasmessa sessualmente, di alcune
disfunzioni ghiandolari spesso curabili e persino essere la conseguenza
di un’ansia psicologica intensa. Negli Stati Uniti circa una coppia
su sei è sterile. (La sterilità è definita come l’incapacità di
procreare dopo un anno di tentativi). Nel 1985 vi erano 10.000 membri
nella Società Americana di Fertilità e si è fatto ricorso a più di 1.500.000
ambulatori medici per ragioni di sterilità. Le stime per il 1987 dimostrano
che più di un miliardo di dollari sono stati spesi per cure mediche
contro la sterilità. Ci si aspetta che la domanda di inseminazione da
donatori aumenti con la pubblicità dei media, con la crescente l’incidenza
della sterilità maschile, con il fatto che meno bambini, specialmente
piccoli, sono disponibili per l’adozione, mentre più single e
donne lesbiche vogliono avere un bambino senza un partner maschile.
Ricordiamo lo sviluppo nei test diagnostici genetici. L.M. - Secondo lei, la madre che porta in grembo un figlio che farà parte di un altro nucleo familiare quali conseguenze psichiche potrà avere? Negli Usa ci sono esperienze e dati in merito? Palermo - Non sono al corrente di casi specifici. Tuttavia la madre sostitutiva si attaccherà naturalmente al prodotto del concepimento di altre persone per il mero fatto che per un periodo di nove mesi lei sarà la fonte di nutrimento e di riproduzione del bambino; potrebbe arrivare a credere di essere la “vera” madre del bambino - mentre è solo partecipe di questo strano dramma. Sono stati riferiti casi in cui la madre sostitutiva ha reclamato il bambino per sé. Essa potrebbe attaccarsi eccessivamente al bambino ed essere incapace di ridare il bambino ai genitori, diventare depressa o sentimentalmente deprivata. A volte, tuttavia la madre sostitutiva è soddisfatta di assistere la coppia sterile perché probabilmente essa stessa si sente ancora indirettamente creativa. L.M. - I sostenitori della fecondazione assistita sottolineano come i donatori siano sottoposti ad una serie di esami clinici per accertare eventuali malattie. E’ possibile oggi che la scienza elimini il pericolo di eventuali malattie psichiche e genetiche? Quali conseguenze si possono verificare nei bambini nati attraverso questi metodi e, più in generale, all’interno di famiglie composte da individui “eterogenei”? Palermo - Sì, i donatori sono sottoposti a test diagnostici per varie malattie, organiche e/o psicologiche. Da un punto di vista scientifico, è possibile escludere donatori o sostituti portatori di malattie psicologiche e genetiche. La scelta genetica per coppie altrimenti sterili, può essere di aiuto, evitando le malattie che sono state attribuite a certe anomalie presenti nei cromosomi e nei geni. È importante ricordare che l’attuale sviluppo tecnologico non ha ancora scoperto il gene responsabile per ognuna delle malattie che riteniamo siano trasmesse geneticamente. Per cui tuttora potremmo avere grosse sorprese. L.M. - In conclusione, qual è la sua esperienza in questo delicato dibattito? Palermo - Dopo
una tale riflessione circa la moralità e l’etica dell’inseminazione
artificiale dovremmo definire il significato della morale e dell’etica.
Si può ritenere che la moralità è una serie di valori che appartengono
alla nostra vita sociale, spesso derivati, anche se non necessariamente,
dalle tradizioni religiose. L’etica invece è l’insieme di
regole o gli standard che governano la condotta di una persona verso
se stessa e gli altri, che stabiliscono il comportamento giusto o sbagliato;
l’etica cambia col cambiare dei tempi, mentre i valori morali
restano gli stessi. |
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LM - In tema di bioetica l'Italia viene accusata di essere un paese conservatore troppo legato alla Chiesa cattolica. All'estero, invece, le cose andrebbero altrimenti, ci sarebbe una visione aperta al progresso scientifico. E' esatta questa affermazione? Reichlin - Il fatto che in molti paesi siano già state approvate le norme relative alla fecondazione assistita non vuol dire che vi sia uniformità di vedute. Il dibattito su questi temi anzi è aspro. Lo dimostrano le differenze legislative. Ad esempio l'Inghilterra e la Spagna hanno adottato delle impostazioni giuridicamente più permissive che consentono anche alle donne sole, senza marito di accedere alla fecondazione assistita LM - Dopo però aver dimostrato la sterilità... Reichlin - Non necessariamente. La legge non fa una distinzione nel merito. In Inghilterra esiste un'Autorità Centrale che determina i vari protocolli caso per caso, ma la questione è tutt'altro che pacifica. LM - Quali sono i punti più controversi? Reichlin - Sono in gioco diverse concezioni etiche. Per alcuni autori la fecondazione assistita rappresenta un nuovo e diverso modo per divenire genitori. L'argomento centrale viene fatto consistere nel concetto della responsabilità. La moralità della procedura è data dal fatto che una persona agisce in maniera autonoma, vuole un figlio ad ogni costo e si assume la responsabilità di ciò, della propria scelta. La donna insomma accetta sì di mettere al mondo un figlio che vivrà in condizioni 'differenti' dagli altri ma nella società, dicono i sostenitori di questa posizione, ci sono molti figli che si ritrovano a vivere con un padre putativo, un padre che è come se non esistesse. LM - Quindi non si discute sulla naturalità o meno del sistema di fecondazione assistita. Reichlin - L'accento viene messo sulla soggettività, sulla libertà di decisione del soggetto. Altri sostengono poi che questa libertà di scegliere costituisce un vero e proprio diritto. Naturalmente per me si tratta di una posizione inaccettabile perché evita di confrontarsi con il diritto degli altri, della prole che nasce in queste condizioni. LM - Sono solamente i cattolici a opporsi alla fecondazione assistita, come la stampa afferma, oppure esistono posizioni critiche sulla fecondazione assistita anche da parte di studiosi laici? Reichlin - Ci
sono forti perplessità soprattutto nel campo della psicologia e della
psicanalisi. Se vogliamo fare un nome potremmo riferirci agli scritti
di Silvia Vegetti Finzi, autrice laica non credente, di scuola freudiana,
che ha sottolineato in molti articoli e libri la problematicità di questo
modo di diventare genitori. Secondo questa studiosa viene viziata la
dinamica triangolare di affetti e ciò incide sulla personalità di chi
nasce. In altre parole, il figlio ha bisogno di entrambe le figure dei
genitori. Vive dapprima una relazione simbiotica con la madre,
poi è necessaria la presenza del padre per staccarsi da questo rapporto
privilegiato con la madre; il padre lo introduce in uno spazio di relazioni
più ampie, nella stessa società. In questa prospettiva l'idea di una
madre single viene fortemente criticata, perché prelude alla nascita
di individui dalla personalità fragile. Una obiezione rilevante è poi
quella dell'anonimato del donatore. Il figlio cioè non viene messo a
conoscenza di come è nato, in realtà il segreto non funziona mai. Si
crea però un velo di omertà, di menzogna nei confronti del figlio con
conseguenze patogene, procurate dalle tensioni e dai conflitti presenti.
LM - Immaginiamo il caso i due donne omosessuali... Reichlin - Certo
qui i conflitti sono molto più profondi. Ma vorrei ancora ricordare
un autore come Daniel Callahan, uno dei fondatori dell'Hastings Centre,
centro di bioetica tra i più importanti del mondo.
LM - Ma, si dice che non vengono pagati Reichlin - Lasciamo
perdere i trucchi linguistici. I donatori sono studenti universitari
o disoccupati, raramente qualcuno sostiene di farlo per il bene dell'umanità.
Tuttavia non mancano anche le motivazioni goliardiche e tutto ciò crea
una banalizzazione LM - Vi è poi il problema degli embrioni, un problema serio che deve essere normativamente tutelato. Reichlin - Anche qui vi è una diversità di normative. In Inghilterra è consentito il cosiddetto spreco degli embrioni. Gli embrioni in eccesso possono essere usati per la sperimentazione scientifica, anche per creare altri embrioni. Una cosa gravissima, in contrasto con la Convenzione sui diritti umani e la biomedicina approvata dal Consiglio d'Europa. In Germania invece la legge vieta di creare embrioni in eccesso a quelli necessari per ogni singolo centro.La crioconservazione è vietata e non vi è il pericolo dell'utilizzazione scientifica. E' fondamentale avere rispetto per l'embrione umano e la normativa tedesca è opportuna, anche se molti embrioni non attecchiranno nell'utero della donna, esattamente come avviene in natura. |
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L.M. - Qual è a suo avviso il problema più grave che pone la fecondazione assistita eterologa? Rognoni -
La conservazione degli embrioni. Come cattolico sono contrario alla
conservazione in vitro degli embrioni che rimangono. Potrebbe verificarsi
un mercato, una vendita. Una coppia sterile potrebbe acquistare degli
embrioni e poi cercare una donna che sia disposta ad affittare l'utero.
E' un esempio. La conservazione a fini scientifici è un altro esempio.
L.M. - La classe medica è consapevole dell'aspetto etico che riguarda il problema della bioetica? Rognoni - Direi che il 90% dei medici è estraneo a valutazioni di carattere etico. la fecondazione assistita per loro è solo una tecnica come le altre. L.M. - Esiste un problema di impreparazione? Rognoni -
Riguarda tutti: giornalisti, politici, medici. Prima di affrontare,
anche sul piano legislativo, certi problemi, ci vorrebbe un dibattito
scientifico per informare l'opinione pubblica sulle conseguenze -
non dico cliniche, perché i rischi sono molto pochi (l'unico è la
superstimolazione) - ma morali ed etiche. I donatori che si fanno
pagare, le donne che sono suggestionate e via dicendo.
L.M. - Lei afferma quindi che su consiglio di un medico di base una donna possa andare dal ginecologo e dire “voglio un figlio”? Rognoni -
Proprio così. Ci vorrebbe almeno un iter psicologico o psicoanalitico
su chi fa richieste del genere. Ma le donne non lo vogliono.
L.M. - Si sente in un programma televisivo un medico specialista che assicura di dare fecondità e le ascoltatrici telefonano, corrono da lui. Rognoni -
Sappiamo come i problemi morali non vengono affrontati.
L.M. - Quale legge definitiva avremo? Rognoni -
Chi lo sa. c'è una maggioranza trasversale. |
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L.M. - A un filosofo che sostiene le ragioni di una bioetica laica, libera a e aperta a tutti, diviene superfluo chiedere un giudizio sulla legislazione approvata alla Camera, relativa alla fecondazione assistita. Il suo giudizio è sicuramente critico. Viano - La
mia opinione è che si debba legalizzare sia la fecondazione
omologa sia quella eterologa. Non condivido però le ragioni di chi
sostiene che la fecondazione eterologa non è altro che una terapia
contro la sterilità. Per me invece va intesa come un metodo alternativo
alla procreazione al quale tutti possono accedere.
L.M. - Se la sterilità non è una malattia, il medico si trova ad utilizzare dei mezzi tecnici su richiesta di una persona, al di là dei propri compiti. Viano - Adesso noi abbiamo la possibilità di usare tecniche che non sono strettamente legate alla guarigione. Per esempio vi è il campo della medicina preventiva, che prescinde da una malattia in corso, ma vuole prevenirla, mantenere le condizioni di benessere. Si partorisce con l'assistenza medica, ma il parto non è una malattia, ma una fase della vita. La medicina è divenuta più complessa e persino i cattolici sostengono che bisogna evitare l'accanimento terapeutico e quello diagnostico. L.M. - Non vi è il pericolo che una donna prima voglia un figlio, poi, col progredire della scienza, lo voglia biondo e con gli occhi azzurri? Viano - Credo che questo problema costituisca la sfida dei prossimi anni. Ho recentemente sentito che da qualche parte si è riusciti, operando sui cromosomi, a predeterminare il sesso degli animali. Presto o tardi si arriverà a qualcosa del genere anche per l'uomo. Dobbiamo essere pronti a fronteggiare questa possibilità. L.M. - In che modo? Con un divieto? Viano - Noi sappiamo che quando una cosa è fortemente richiesta, i divieti durano poco. I proibizionismi arrecano danni tremendi. Non ho nessuna ricetta e al momento sono convinto che non ce l'abbia nessuno. La cosa peggiore però è quella di chiudere gli occhi di fronte a prospettive di questo genere. Si è visto che il modo più efficace per impedire il mercato degli organi per i trapianti è quello di intensificare le donazioni. Forse questa potrebbe essere una via d'uscita. Però, se è banale chiedere un figlio biondo con gli occhi azzurri - e non giustifica le ricerche in atto - la possibilità di avere un figlio più sano assegnerebbe finalità diverse alle ricerche stesse. L.M. - Comunque sia, la fecondazione assistita costituisce sempre un modo di concepimento contro natura. L'uomo per procreare si deve accoppiare. E' d'accordo su questo punto? Viano - Non
so proprio che cosa si possa intendere per naturale e innaturale.
Se mi rifaccio alla letteratura medica, debbo ricordare che Ippocrate
diceva che da quando gli uomini hanno imparato a cucinare i cibi,
sono nate persone che non sono in grado di sopravvivere se non mangiando
cibi cotti. L.M. - Di conseguenza, secondo lei, è cambiato anche il concetto di famiglia. Viano - Certamente.
L.M. - Il punto fermo quindi della sua posizione è che alla fine del ventesimo secolo tutti i concetti tradizionali di natura, famiglia, malattia sono mutati, non sono più validi. Viano - Sì,
soprattutto bisogna lasciare che siano più di uno a seconda dell'opinione
di ciascuno. L.M. - Professore, una corrente laica piuttosto nutrita sostiene che la Chiesa cattolica dovrebbe acconsentire al controllo delle nascite. Però si chiede la libertà assoluta per avere figli attraverso la fecondazione assistita. Non è una contraddizione? Viano - Non so quello che la Chiesa dovrebbe o non dovrebbe fare. Come laico io chiedo che la Chiesa si serva della propaganda e non di leggi restrittive. Certo il problema dell'esplosione demografica può avere gravi ripercussioni sull'avvenire dell'umanità, creerebbe miseria, fame. Ma le donne che chiedono la procreazione assistita sono quelle dei paesi dove le nascite sono depresse, in calo.Personalmente sono più preoccupato per quelle donne che non vorrebbero procreare e sono costrette a farlo perché non conoscono le tecniche contraccettive. Le popolazioni di certe aree come l'India o la Cina cambieranno quando le avranno apprese. Io penso che bisogna lasciare alle donne la libertà di decidere. L.M. - Ma una donna può chiedere di ricorrere alla fecondazione assistita per un atto di isterismo, per una frustrazione? Viano - Può darsi. Nessuna tecnica è immune da errori. La stessa cosa però avviene nell'accoppiamento familiare. Quanti figli nascono per caso, non voluti? |
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Professore
ordinario di Storia della filosofia presso la Facoltà di Lettere e
Filosofia dell'Università di Torino, socio dell'Accademia delle scienze
di Torino e dell'Accademia Europea.
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Dalle
interviste agli esperti che hanno risposto alle nostre domande emergono
due posizioni in antitesi. I laicisti, ad esempio, sostengono che tutto
è concesso, sia abortire che sottoporsi alla fecondazione artificiale,
anche eterologa, mentre i laici cattolici pongono una serie di divieti.
Ovviamente l'equilibrio sta nel mezzo, tenendo conto di alcuni casi
particolari ed evitando gli eccessi. Per quanto riguarda la fecondazione
assistita, può essere accettata, a nostro avviso, se una coppia giovane,
che desidera avere dei figli, ricorre a tutti i mezzi possibili per
raggiungere lo scopo. Meno giustificata è invece la fecondazione eterologa,
in quanto nel bambino che nasce possono insorgere, nel tempo, problemi
esistenziali. Come dice il professor Fiori, conoscere con precisione
il proprio bagaglio genetico è diventato, in alcune nazioni, un diritto;
da questo può derivare una serie di conflitti all'interno della famiglia.
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