L'arrivo di Ocalan in Italia ha di fatto messo il nostro paese in un vicolo cieco. 
Qualsiasi decisione venga presa dal governo, il popolo italiano si trova in una situazione a rischio. Lo scontro fra due ideologie, il fanatismo religioso, la cultura del popolo in cui queste fazioni lottano per difendere o conquistare il potere non lasciano molte speranze  di uscire indenni. Sia che Ocalan venga espulso, sia che resti in Italia, una delle due fazioni farà pagare la scelta che verrà fatta. La violenza con la quale i curdi lottano, la crudeltà che applicano nel fare valere le proprie ragioni, non ci tranquillizzano sulla natura delle loro ritorsioni, così come non ci tranquillizza il sit-in fatto dai curdi in un paese straniero, che vogliono farci credere sia frutto d’improvvisazione; non ci tranquillizza che sia stato permesso senza che le forze dell’ordine siano intervenute. (Per una rivendicazione dei nostri agricoltori, qualche mese fa, si sono usati metodi e mezzi completamente diversi).
Il sit-in curdo contiene una chiara indicazione politica, l’arrivo del signor Ocalan è stato attentamente organizzato da personaggi che fanno parte della maggioranza, quindi con un valenza politica e sociale inconfondibile. 
 
 
Non entriamo nel merito, non vogliamo distinguere i buoni dai cattivi, non vogliamo identificare chi è un eroe o chi un terrorista. Non conosciamo abbastanza la realtà sociale della Turchia per farlo, siamo certi solo che aver portato Ocalan in Italia è un atto incosciente, perché prelude ad una serie di rivendicazioni nei confronti dell’Italia da un parte o dall’altra, a modo loro, ovvero con atti eversivi, effettuati come vengono effettuati nel loro paese.
Se vi saranno attentati, e non si può prevedere diversamente, visti i precedenti  degli uni o degli altri, vi saranno vittime innocenti italiane, le quali, come di consueto, saranno sommerse da esternazioni pietose e altrettanto ipocrite. Si cercheranno i colpevoli, con i soliti sistemi, l’unica differenza  è che questa volta coloro che hanno messo il popolo italiano in questa situazione hanno già un nome e un cognome. 
Non sarà tuttavia sufficiente per consolarci. Non sarà sufficiente per condannarli. Questa è la realtà che non si dice, ma che purtroppo farà parte del nostro futuro.
 
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