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dieci anni fa mi interessavo della scultura di Floriano Fabbri, allora
uno dei giovani più interessanti del panorama artistico.
Nè mi sbagliavo quando l'attenzione andava a rinverdire certe costanti che, più che riferirsi ai dati del realismo, sollecitavano l'anima degli oggetti e delle figure, a svelare nel gesto scultoreo la corresponsione del sentimento intimo, il senso dell'atmosfera interiore. Così,
a distanza di tempo, i comuni valori d'allora si sono ampliati oggettivando
l'economia delle linee e dei volumi in un accrescere espressionistico.
Una narrazione plastico figurale incidentata dal rilievo pittorico, dal sensibile incremento dello scorrere della luce sulle superfici, lungo le linee arrotondate, lungo le insenature, i delicati avvallamenti che danno timbro e colore alla luce, Non c'è una rappresentazione della realtà tout court, quanto un ripresentare la realtà, misurarsi sul ritratto, innestando spazio e materia sul filo della narrazione e dell'emotività, il vedere con il sentire, la tattilità della materia, in questo caso il legno ed anche la terracotta, sicchè le impressioni si fanno planisferiche. Questa esperienza artistica che trova il culmine nel suo essere intagliatore in legno, o nel modellato in creta, in quei rilievi che conservano tutti la semplicità descrittiva dell'incavo, accentuano l'espressività interiorizzata delle figure e dei gesti, le numerose maternità, ove risalta il valore comunicativo della parte architettonica e strutturale dell'insieme della forma, anzichè la cura di singoli elementi. |
Semplificazioni,
e mai scorciatoie, di purificazione della forma, riduzioni a struttura
per innervature essenziali, e dilatazione del respiro interno fino a caratterizzare
i confini esterni, la superficie, di un'economia di elementi che rendono
più diretta la percezione della forma e la comprensione del racconto.
L'elemento plastico di Floriano Fabbri possiede una narrazione classica di fondo, in cui la forma è restituita a riassumere ed esprimere, dell'uomo, i caratteri essenziali di sempre. Belle le masse d'insieme, le figure, le donne, i bimbi, tutto suggerisce come un porgersi all'ascolto. Si osservi ad esempio la naturale pittoricità del legno, nelle patine che dialogano con le zone lucide, nelle terrecotte ingobbiate dagli interventi cromatici, una citazione moderna della grande scultura affrontata nei secoli d'oro dell'arte italiana. Si pensi a certe terrecotte di Arturo Martini o alle sculture di Angelo Grilli, grande medaglista che travasa in Fabbri una sospensione temporale, il riferimento a un sostanzioso umanesimo, un alone di suggestioni, di echi profondi, di memorie intime sollecitate. Sacro e profano entrano nel corpo di questa scultura che fa certamente di Floriano Fabbri un artista in continua ricerca, versato a una libertà totale di composizione e scomposizione i cui ottimi esiti sono sotto gli occhi di tutti, e soprattutto investono l'apparente immediatezza e la voluta semplicità della sintassi per il tramite d'una lunga esperienza artigianale ed artistica
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