L’analisi della saggezza
nelle persone che invecchiano è controversa e può essere
considerata da diversi punti di vista. La prospettiva storica mette in
evidenza come in molte culture e società la saggezza era considerata
come conseguenza naturale della vecchiaia. Le persone anziane erano considerate
alla stregua di veggenti o di profeti in certe società, e particolarmente
rispettate. Vi sono stati periodi nella nostra società in cui le
persone anziane erano considerate indifese e addirittura infantili,
quindi trascurate e messe da parte. Specialmente negli Stati Uniti ed in
Canada, così come in alcune culture europee, gli anziani sono diventati
forti, politicamente attivi, e non lasciano dubbi circa la loro saggezza
al momento di rappresentare se stessi e i loro interessi.
La maggior parte della ricerca
psicologica, che riguarda specialmente le aree cognitive, è stata
particolarmente importante nel tentativo di elaborare ulteriormente lo
sviluppo della creatività; è molto dibattuta la questione
se la creatività evolve in saggezza, se continua come creatività
o sparisce e basta. Le domande sono rimaste senza risposta in merito alla
questione se la saggezza aumenti con l’età oppure ristagni. Troppo
spesso la tendenza è quella di guardare a tutte le persone anziane
come se il loro intelletto si deteriorasse gradualmente, mostrando una
stasi nell’esito cognitivo; l’abilità di sviluppare nuove idee e
approcci vigorosi e la saggezza sono viste semplicemente come prodotto
di una lunga vita. Questo è il concetto di un anziano saggio.
PENSIONAMENTO
Per molte ragioni, il pensionamento
è un’idea correntemente ed energicamente dibattuta. Il pensionamento
è considerato da molti come un’esperienza sociale innaturale e che
contribuisce di per sé al deterioramento intellettuale e alla depressione.
Il pensionamento è stato da molti considerato come un sogno la cui
realizzazione era da attendere con ansia, ma esso ha anche rappresentato,
per alcuni, una condizione forzosa di rinuncia a pensare alla carriera
ed un rischio.
Per questa tipologia di
persone, il pensionamento è una condizione artificiale, che comporta
l’assenza di relazioni per coloro che hanno ancora una attesa di vita di
dieci o più anni e che potrebbero lavorare per una buona parte di
essi. Per molti, è insufficiente sedersi in seconda fila ed essere
prudenti (e dipendenti), ed è importante per loro essere considerati
come persone che contribuiscono. Ci si imbatte spesso in queste caratteristiche
specie fra i leader religiosi e i politici, per i quali essere più
vecchi sembra accettabile e l’età è considerata foriera
di saggezza.
LA NATURA DELLA SAGGEZZA
Vi sono molte diverse definizioni
di saggezza. Clayton (1982) definisce la saggezza come l’abilità
a comprendere la natura umana, che è paradossale, contraddittoria
e soggetta a continui cambiamenti. Clayton mette in discussione la ricerca
sulla saggezza e descrive la saggezza come un termine liberamente usato
‘nella letteratura contemporanea e storica per descrivere un certo numero
di comportamenti che non hanno ancora ricevuto riconoscimento dagli psicologi’
(p. 315). Clayton è attenta nello stabilire che la letteratura non
sempre mostra l’anziano come saggio e definisce il giovane come assenza
di saggezza.
La saggezza, vista come
guida dell’evoluzione, sembra avere una sua funzione per tutta la durata
della vita. Non si può dibattere attorno alla saggezza senza prendere
in considerazione l’apporto della teoria dello sviluppo umano della Erikson,
specie dei suoi primi otto stadi (Erikson, 1950,1959). La Erikson ha esposto
nei suoi lavori le sue riflessioni riguardanti la sua stessa saggezza;
e si arriva alla opinione che la saggezza, dal punto di vista della Erikson,
contiene una buona dose di compromesso con i più grandi problemi
della vita, piuttosto che una loro soluzione.
La ricerca svoltasi presso
l’Istituto per lo sviluppo umano Max Planck di Berlino (Smith, Dixon
e Baltes, 1985) ha indagato la saggezza, prendendo in considerazione la
relazione fra la crescita intellettuale ed il suo declino nell’arco della
vita. La questione riguardante la naturale evoluzione della saggezza stante
l’invecchiamento intellettuale non è in realtà risolta
né in questo né in altri lavori, e la saggezza è
definita diversamente a seconda di punti di vista, talvolta meccanicistici
talvolta pragmatici.
Simonton (1990) dibattendo
‘la creatività e la saggezza durante la vecchiaia’ stabilisce che
la capacità caratterizzante l’essere umano è la saggezza.
Egli riflette che, anziché vivere ‘di momento in momento con una
minima riflessione e addirittura mancando di lungimiranza, gli esseri umani
possono acquisire una piena prospettiva di vita, discernendo una più
ampia accezione del significato della vita di quella consentita da una
sussistenza alla giornata’ (p. 320). Egli pone in relazione saggezza e
creatività, guardando gli indicatori psicometrici e delineando la
creatività intellettuale in contrasto con l’età. Egli stabilisce
che la precocità e la produzione intellettuale rimane forte per
tutta la durata della vita nei gruppi più altamente intellettuali.
‘Coloro che sono precoci hanno capacità longeve, ed entrambe, precocità
e longevità, sono correlate positivamente e mostrano alti indici
di produzione per classe di età’ (p.324).
La quantità di studi
sulla saggezza è allora ben inferiore rispetto a quelli sulla creatività
e ben più speculativa.
L’energia e l’aggressività
necessarie per produrre ed essere creativi è più probabile
si verifichino in giovane età. Tuttavia vi sono grandi artisti
che hanno vissuto lunghi periodi improduttivi, dopo iniziali capolavori
artistici, i quali, da vecchi, hanno ripreso a produrre capolavori.
In generale, lo sviluppo
negli anni ultimi della vita non è stato dibattuto così come
non lo sono state la capacità e la personalità nell’età
giovanile.
Le ricerche più recenti,
tuttavia, contestano con forza l’idea che l’intelletto si deteriora con
l’età. Clayton e Birren (1980) danno ‘evidenza della plasticità
della intelligenza così come dimostrano l’ampia influenza che variabili
contestuali possono esercitare se confrontate con il ruolo di fattori biologici
nella performance intellettuale dell’adulto.’
Come accennato precedentemente
in questo capitolo, in una situazione in cui la maggioranza della nostra
popolazione sta invecchiando, il pensionamento ha perso molta della sua
utilità come fase di passaggio della vita ed è diventato
importante per trovare attività più significative e ruoli
per coloro che sono più anziani. Identificare la saggezza con questi
individui più anziani offre una ulteriore dimensione di utilità
e di contributo alla ricerca. Potrebbe non trattarsi precisamente di conoscenza,
pur tuttavia la conoscenza è parte di essa; l’esperienza della vita
trascorsa e la maturazione del giudizio possono certamente essere considerate
parte della saggezza.
Come indica Meacham (1983)
i costruttori dell’intelligenza e della conoscenza ‘assumono differenti
significati a secondo che li si consideri nel contesto di una società
in evoluzione o in contesti storici’ (p.111). Egli ha una serie di proposte
per ricercare ulteriormente la definizione migliore di saggezza. Ciò
che è ovvio è che la conoscenza e la saggezza sono più
facili da acquisire quando vi è un precedente solido fondamento;
per cui la saggezza non esplode all’improvviso come prodotto della vecchiaia.
Qual è influenza
dell’età su questo argomento? La natura delle interrelazioni sociali
non cambia con l’età. La natura dell’intelletto e l’uso di nuove
conoscenze invece varia al variare dell’età. Sebbene la ricerca
dimostri che la personalità non cambia, noi non possiamo essere
sicuri che questa informazione sia assolutamente affidabile ed i modelli
di saggezza tendono a dimostrare una relazione fra conoscenza, personalità
e azione.
CENTRI STUDIO SULL’INVECCHIAMENTO
Centri per lo studio del
normale invecchiamento o per lo studio dell’invecchiamento e dello sviluppo
come il Foley Center di Milwaukee presso il Medical College del Wisconsin,
stanno diffondendosi. Essi tendono a concentrarsi sui più importanti
fattori, o fattori cognitivi, sebbene più recentemente alcuni importanti
lavori siano stati condotti sulla personalità, su quel che accade
alla personalità nell’arco della vita.
Il Longitudinal Study of
Aging (BLSA) di Baltimora che ha oltrepassato il suo trentacinquesimo anniversario
e che continua a svilupparsi e a cambiare, ha contribuito dando un forte
indirizzo alla letteratura biomedica sull’anzianità e, così
come stabilito dal suo staff, le scoperte hanno dato impulso ai cambiamenti
nella ricerca sull’anzianità, alla pratica clinica, e al modo di
intendere l’anzianità. Lo studio è iniziato quasi per caso,
dato che originariamente si era formato un gruppo di pazienti per una ricerca
riguardante un enzima portatore di tumore alla prostata. Dato che molti
di essi tornarono e nuovi pazienti arrivarono, la ricerca cominciò
a includere lo studio della salute fisica e del declino fisico. In seguito
vi fu un approccio a ciò che fu chiamato l’atteggiamento mentale
dell’anziano. Il lavoro svolto era rivolto in primis alle caratteristiche
cognitive, sebbene si fosse scoperto per caso che le facoltà mentali
probabilmente si avviano al declino molto meno di quanto comunemente si
creda e che il declino si verifica molto più tardi di quanto normalmente
si ritiene. Tuttavia la loro più importante scoperta fu la stabilità
della personalità lungo tutto l’arco della vita. Inoltre, lo studio
ha esaminato lo spirito dell’anzianità. Nel laboratorio di personalità
e conoscenza del GRC uno stereotipo dopo l’altro è stato demolito.
Man mano che i partecipanti
al BLSA invecchiano, essi non sono più prudenti o ipocondriaci o
proclivi a lamentarsi della loro salute di quando erano giovani. Il modello
dei cinque fattori della personalità impiegato misura il nervosismo,
l’estroversione, l’apertura mentale, la capacità di accordarsi,
e la coscienza.
Nervosismo ed estroversione
si sono rivelati potenti latori di benessere psicologico; è stato
altresì scoperto che ‘la capacità di affrontare lo stress
non è soggetta a declino con l’età - almeno da quanto risulta
dai dati. La saggezza come aspetto specifico dello studio non è
stato affrontato, sebbene esso possa essere letto nelle implicazioni di
coloro che hanno mostrato di avere una personalità stabile. In contrasto
con gli studi di Baltimora, scoperte più recenti, che non sono state
ancora pubblicate, tendono ad indicare che di fatto un certo grado di isolamento
e di preoccupazione costante può essere un fattore di protezione,
considerando l’intero arco della vita, e di fatto può essere un
contributo alla saggezza. Ciò che qui si crede è che una
certa misura di cautela porta a prendere precauzioni e attenzioni durante
la vita. Lo sviluppo delle capacità di osservazione della vita in
generale è parte di una definizione perdente dello sviluppo della
saggezza.
STUDIOSI IN ETÀ
AVANZATA
Birren (1900) ha esplorato
i potenziali creativi e le attività di studiosi anziani. Birren
fece uno studio nel quale egli trattò la produttività
di studiosi trentenni e quarantenni. Quindi egli pose delle domande quali,
‘ un professore emerito, dovrebbe essere fornito di un ufficio e del supporto
di una segreteria , e avere accesso ad un laboratorio, per continuare la
ricerca? (p. 28). Egli ha stabilito che ‘ la carriera scolastica è
bizzarra in quanto essa tende a causare la sua propria fine. Ovverosia,
la ricerca di conoscenze implica l’eventualità dell’obsolescenza
delle proprie conoscenze’ (p. 28). Si è arrivati a sapere che vi
sono cicli nel mondo accademico degli studiosi anziani e questi periodi
di ricerca e del sapere si espandono e si contraggono, il che si
riversa in una considerevole diversità dei casi - molto dipendendo
dalle variazioni individuali nella salute. Quindi egli sostiene, tuttavia,
che la salute è stata eccessivamente enfatizzata nel suo gruppo
e citando una ricerca condotta in Svezia, egli stabilisce che i cambiamenti
fisici associati all’ avanzamento dell’età ‘ non diventano
la caratteristica prevalente limitante della vita per la maggioranza delle
persone fino a 85 anni di età, e può succedere addirittura
più tardi per alcuni accademici’ (pag. 28). Questo è un principio
estremamente importante; egli arriva al punto di ritenere che ‘gli
accademici hanno uno stile di vita preferito in relazione all’attesa di
vita’ (p. 29). Egli crede che gli accademici sono ricercatori di informazione
con minore ‘esposizione alle condizioni nocive dell’ambiente’. Per cui,
gli studiosi anziani, con una attesa di vita lunga e un tenore di vita
favorevole, non sono rappresentativi della tendenze media nella popolazione’
(pag. 29). Il punto è che studio e produttività non solo,
negli anziani, possono essere compatibili, ma addirittura diffusi fino
all’età di ottant’anni. Può essere piuttosto tragico per
gli studiosi lasciare l’università troppo giovani, ad esempio a
cinquantacinque anni. L’incoraggiamento allo studio dovrebbe verificarsi
lungo tutto il corso della vita, mettendo il sapere degli anziani al servizioo
sia delle persone che della società.
Sebbene sia stato fatto
il tentativo sopra citato di definire la saggezza, quando si guarda a diverse
definizioni e concetti della stessa, forse la cosa migliore da fare è
indicare la saggezza come una varietà di comportamenti umani. Sternberg
(1990) ha esaminato la saggezza da molte prospettive diverse, dal tratto
cognitivo della risoluzione di problemi a caratteristiche più complesse
influenzate da elementi affettivi e motivazionali. Sternberg (d’accordo
con Birren) arguisce che gli studiosi possono dimostrare saggezza anche
attraverso un crescente desiderio di equilibrio nel comportamento, in cui
atti avventati e impulsivi diminuiscono <CLEADING
9.9>e cresce invece l’interesse
nell’analizzare il più ampio significato degli eventi e del
comportamento, piuttosto di una mera partecipazione ad essi. Un altro aspetto
della produttività risiede nel fatto che le persone sagge
più anziane diventano una guida effettiva dei giovani (p. 37).
LA CONDIZIONE DI GUIDA
La condizione di guida come
aspetto della saggezza è ben conosciuto. Gli studiosi più
anziani, se appoggiati, sono generalmente più fedeli ai principi
accademici; portano con sé una profondità di esperienza e
capiscono i valori accademici (che sono particolarmente importanti
ai nostri giorni in cui i valori accademici tradizionali sono riconsiderati
e messi in discussione). Gli studiosi più anziani spesso vogliono
soltanto parlare e ragionare su questi valori.
Smith, Dixon e Baltes (1985)
stabiliscono che ‘chiaramente, la saggezza correlata alla conoscenza non
include soltanto aspetti di ricerca di informazioni ma anche aspetti riguardanti
il consigliare e il giudicare ‘ (pag. 16).
La ricerca di informazioni
sembra essere un aspetto importante nella misurazione della saggezza; è
stato scoperto che la riserva di capacità per il funzionamento intellettuale
medio continua per lo meno passata la sessantina. Con l’invecchiamento
‘ vi è spesso un cambiamento nella strutturazione degli scopi
della vita, passando da performance legate alla scuola ad abilità
pragmatiche.’ Con l’invecchiamento, avviene ‘ l’accresciuta vulnerabilità
ed il diminuito livello di performance’. D’altra parte, questi ricercatori
credono che questa condizione possa essere bilanciata dalla ‘ottimizzazione
selettiva del funzionamento’.
L’elaborato di Meacham (1983)
dal titolo ‘La saggezza nel contesto della Conoscenza: apprendere ciò
che non si conosce’, prima menzionato, mette in evidenza che ‘la relazione
fra i costruttori di intelligenza e conoscenza da una parte’, (p. 111)
ed il contesto sociale e storico dall’altra può essere compresa
solo producendo interpretazioni che danno significato al comportamento.
Le interpretazioni sono influenzate dalla loro collocazione storica. Se
si accetta questo, il problema di condurre una ricerca che sia affidabile
diventa evidente.
La ricerca dovrà
fondarsi su valori ed interpretazioni in uso presso una fascia di età
particolare o in una particolare società.
Non è questione di
quanto scientifica sia la presentazione, ma di quanto il contesto storico
e di sviluppo cognitivo cambino le scoperte e le definizioni della conoscenza
e della saggezza.
OTTIMISMO E PESSIMISMO
CIRCA L’INVECCHIAMENTO
Clayton (1975), nel suo
elaborato dal titolo ‘La teoria di Erikson dello sviluppo umano applicata
agli anziani: la saggezza come conoscenza contraddittoria’, sembra avere
una impostazione negativa. L’elaborato è una piacevole trattazione
dell’idea di Erikson di uno sviluppo umano che includa la saggezza. Si
citano altri autori che hanno trattato alcuni degli argomenti di Erikson
e l’autore sembra concludere che non via siano uomini realmente saggi.
Clayton asserisce:
‘Dovrebbe essere evidente
che l’interesse verso la saggezza è l’equivalente della ricerca
delle ragioni per cui molti individui sembrano non raggiungere l’ultimo
stadio dello sviluppo nel modello di Erikson. Probabilmente la ragione
per cui non sembra si riesca a trovare molti uomini anziani saggi è
dovuta al fatto che molte persone mancano di sviluppare soluzioni adeguate
ai casi in cui si imbattono, nella misura in cui invecchiano. Cioè,
pochi individui risolvono con successo l’ultima crisi evolutiva poiché
rimangono fissi agli stadi giovanili.’
L’autrice sente il blocco
è probabilmente più comune negli anni adolescenziali e che
questa età è ora più carica di conflitti di quanto
non lo fosse alcuni anni fa. Pertanto noi abbiamo un panorama che ci faccia
rilevare minore saggezza negli anziani che nelli giovani.
Le persone spesso fanno
scelte che hanno a che fare con il compromesso e il modo di vivere e di
agirea. Raramente vi sono conflitti completamente risolti. Clayton asserisce
che la soluzione completa di una crisi non è realistica. Forse se
dovesse verificarsi una soluzione della crisi, la saggezza non potrebbe
più svilupparsi; forse alcune crisi necessitano di essere lasciate
irrisolte affinché la saggezza cresca.
Harry Prosen
Professor and Chairman of
the Dept. of Psychiatry of the Medical College of Wisconsin |