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Principalmente
bisogna sottolineare che il romanzo dette spunto a molte rappresentazioni
operistiche, essendo il soggetto molto adatto ad una trasposizione teatrale.
Quasi un'ironia di fondo, dato che M. stesso non pensava affatto a questo
tipo di utilizzazione. La risposta a questo suo disinteresse è
data dalle lettere che il poeta scambiò con il compositore Gambarana,
che desiderava musicare il romanzo. Come giustamente dice Martinotti:
“...non sono che semplici convenevoli, anzi risposte convenzionali tanto
più sono gentili: ma niente nel pur dovizioso "Epistolario "trapela
quanto a giudizio estetico. E si che odi come il "5 Maggio", erano musicate
da molti, compreso il giovanissimo Verdi (nel 1830, prima di venire a
Milano)...(I). Ritornando alle varie riprese melodrammatiche possiamo
citare le più importanti, dato che i Promessi Sposi musicali, di
strada ne hanno fatta tanta. Vediamo di scoprire questo itinerario che
viene a completare una fetta della storia, non sempre conosciuta. Come
informa Mario Morini in un suo scritto: “...sui Promessi Sposi si incominciò
a mettere le mani(...) fin dal 1828...” Di conseguenza possiamo notare
un interesse immediato, poiché il romanzo fu stampato solo un anno
prima (1827). Un bel successo, non c'è che dire! Ma quali furono
i compositori che musicarono questa storia, così ricca di tutti
gli elementi che potevano servire al teatro musicale? Molti e precisamente
Bordese, Bresciani, Gervasi, Ponchielli, Petrella, Hazon. Tutti uniti
nello sforzo di trovare una originale chiave di lettura che potesse emergere
sul lavoro degli altri "colleghi". Ma cerchiamo di vedere con ordine questi
tentativi rimasti nelle pagine della storia. I Promessi Sposi di Luigi
Bordese furono rappresentati al Teatro Nuovo nel 1830 con un buon successo
di pubblico. Primo esempio di ripresa in veste teatrale del capolavoro
manzoniano, accolto positivamente anche dalla critica che aspettava con
curiosità questo evento. Dall'esperienza di Bordese si passò
ben presto al lavoro di Pietro Bresciani, giovane compositore che si misurava
con coraggio con il testo del grande Manzoni. Un'avventura terminata con
un concreto successo conseguito a Padova nel 1833, tre anni dopo la fatica
di Bordese. Anche Gervasi, terzo dell'elenco sopracitato, non seppe resistere
al fascino del romanzo e l'anno dopo, il 19 Gennaio 1834 al Teatro Valle
di Roma vide la luce l'ennesimo “Promessi Sposi” riscritto da un giovane
compositore. Però questa volta la sorte non fu propizia, decretando un “fiasco” solenne che fece perdere le tracce di questo musicista all'inizio della sua breve carriera. Ma ecco arrivare un altro giovane di belle speranze, Amilcare Ponchielli, che decise di tentare la sorte con il lavoro manzoniano. Un trionfo senza precedenti nella serata del 30 Agosto 1856 al Teatro della Concordia di Roma, anche se il libretto non era dei migliori. In questo caso era la musica la principale protagonista, elevando contemporaneamente la trama e mitigando i difetti presenti in tutto il canovaccio. Ponchielli fu sicuramente l'uomo giusto nel momento giusto, avendo scelto una musica agile, efficace e di grande effetto sul pubblico. Ma Petrella dove lo mettiamo? Eppure anche questo compositore di Lecco dette il suo bravo “Promessi Sposi” il 2 Ottobre del 1869 a Lecco presso il Teatro Sociale, ottenendo un buon successo di pubblico e di critica. Un rivale di Ponchielli? No, assolutamente! Solo un musicista che aveva saputo cogliere aspetti musicali che erano la giusta alternativa al lavoro ponchelliano. Se nel secolo precedente la lettura del romanzo di Manzoni spingeva la fantasia ad immaginarsi l'opera come unico spunto ideale, nel Novecento un altro compositore raffinato e molto attento alla cultura nei suoi diversi aspetti ha saputo trasporre il soggetto anche in un balletto di grande effetto visivo. Si sta parlando di Roberto Hazon, musicista milanese, che quest'anno rappresenterà questo nuovo lavoro già meditato da molti anni. Finalmente avremo un aspetto originale che darà uno slancio immediato all'ormai storico “Promessi Sposi”. Dopo questa parentesi di ordine perfettamente informativo, si può prendere in considerazione la musica esistente all'interno del romanzo e gli esempi sono numerosi, presenti in massima parte negli aspetti storici. Il primo elemento che dà spunto a questa analisi si finalizza al Conte zio, il quale con il suo atteggiamento indeciso permette di creare una similitudine che ha delle attinenze non con la musica a livello esecutivo, ma con l'immagine del concerto che risulta più accettabile al poeta. Infatti la frase: “come quando nel mezzo di un'opera seria s'alza, per sbaglio, uno scenario prima del tempo, e si vede una cantante che, non pensando, in quel momento, che ci sia un pubblico al mondo, discorre alla buona con un suo compagno” (I). Bisogna, inoltre, notare che M. giuoca un ruolo molto importante all'interno del romanzo con una continua similitudine, in quanto la scena dedicata a Don Rodrigo, ad esempio, in compagnia di rumorosi invitati, viene paragonata dallo scrittore ad: “una compagnia di cantabanchi, quando tra una sonata e l'altra, ognuno accordi il suo strumento, facendolo stridere quanto più può, alfine di sentirlo distintamente, in mezzo al rumore degli altri”. Quindi un'immagine articolata che denota una conoscenza dell'ambiente musicale, rimanendo in una veste cronistica, che fa pensare ad un'esperienza in prima persona. Vi sono altri accenni che risaltano ad una lettura approfondita del romanzo, la canzone dei Bravi, per esempio, dimostra un carattere folkloristico che affonda le sue origini nella storia e nel costume del '600. Anche il brano cantato dal monatto (Cap. XXXIV) ha le medesime caratteristiche del motivo dei Bravi, creando una continuità stilistica che si finalizza nel coro dei sacerdoti nella Chiesa di Chiuso. Canto che viene interpretato in occasione della visita del Cardinale Borromeo. Da come si può notare l'elemento musicale non ha mai un carattere di vitale importanza, ma serve unicamente come cornice e come ideale “colonna sonora” allo sviluppo della vicenda. (Continua) Note: (I) S. Martinotti: "Manzoni, la musica e l'amico Gambarana. Atti del Convegno". |
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