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| Generali
- Ina
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Qualche
volta, leggendo o ascoltando la valutazione di una Società, di
un Gruppo, di una acquisizione, di
una OPA e/o di una OPV, si ha l'impressione di
essere di fronte al comportamento di quel tipo di medico che, dopo aver
chiesto ed ottenuto analisi di tutti i tipi,
ne inserisce i dati in un computer
affinché un sofisticato software "sforni" sia la diagnosi sia la
terapia. Un medico di quelli che in sostanza
- purtroppo ci sono - ritiene superfluo
( forse anche perché non sa farlo ) visitare il "paziente" e/o
approfondire l'anamnesi. Il paziente è dunque, per costui, un essere privo di "carattere", di "retroterra culturale", di "anima". Non un "essere" umano, ma una raccolta di dati e di informazioni da ricondurre in uno schema preelaborato. Così, "mutatis mutandis" accade che la valutazione di una azienda (delle sue prospettive di mercato, delle sue capacità reddituali, delle sue prospettive ecc.) sia assunta inserendo i dati di Bilancio nel computer che li confronterà con i cosiddetti "fondamentali". Con questo metodo, però, si disattendono le potenzialità umane che sono invece la effettiva "realtà" di una impresa soprattutto nel terziario e, quindi, anche nell'attività bancaria ed assicurativa. Le Generali hanno promosso una OPVS sull' Ina ed ecco che i giornali sono pieni di disquisizioni sul ritorno economico e sulla validità della aggregazione che dovrebbe essere a supporto delle scelte, di acquisizione e di difesa, delle due Compagnie. Si enunciano "sinergie", sovrapposizioni, sommatorie dei ricavi e di utili e contrazioni dei costi, ma - a ben vedere - sono soltanto una serie di pareri che si basano, spesso, su modelli teorici. Si dimentica che i "teoremi" non possono essere applicati "sic et sempliciter" alle singole operazioni, ma devono essere calibrati alle specifiche caratteristiche di ogni contraente. Chi non ha la minima idea neppure del numero di "moduli" che sono in vigore in una Compagnia e/o in una Banca rispetto a quelli di un'altra Compagnia e/o di un'altra banca; chi ignora il variegato numero dei contratti stipulati con gli assicurati e/o i clienti, non può avere la minima idea di quanto complessa, articolata e lunga sia l'integrazione di una realtà nell'altra anche soltanto per l'aspetto puramente formale e burocratico. Per fare un esempio si può ricordare che ancora nell'assemblea di Banca Intesa del 17 agosto, l'Amministratore Delegato Salvatori ha confermato la difficoltà di armonizzare la gestione dei titoli dei clienti fra Cariplo ed Intesa, per cui perdurano, dopo mesi, disservizi e lamentele. Eppure la gestione dei titoli è, forse, il meno articolato nodo del sistema federativo assunto a base della filosofia e della strategia del Gruppo Intesa. Se è complesso studiare le procedure da porre a base del cosiddetto "progetto industriale"; se non è agevole realizzarne l'attuazione sotto il profilo formale; tempi ancora più lunghi richiede la riconversione ad unità di personale con retroterra culturale-aziendale estremamente eterogeneo. Le grandi manovre degli strateghi della finanza hanno bruciato fior di aziende in "unioni" che sembravano logiche. Appare pertanto del tutto condivisibile quanto ha scritto Giorgio Petroni su "MF" del 17 u.s. in un articolo titolato "Concentrazioni, mito infondato". Il caso della Motta , dell' Alemagna e della Pavesi , se fosse ricostruito, fuori dalla retorica di circostanza ed attenendosi alla realtà "storica", potrebbe costituire un classico da studiare in Bocconi. La vicenda dell' Ausonia e della Latina Assicurazioni non è da meno. Tutto ciò premesso, certamente gli "esperti" continueranno a fornire pareri tecnici sui vantaggi che potrebbero derivare all'attività assicurativa delle Generali dall'acquisizione dell'Ina e/o dall'incorporazione di Alleanza , ovvero dall'incontro fra Ina e S. Paolo - IMI. Ad essere franchi si deve riconoscere che fra Generali e Ina / S. Paolo - IMI è in atto una partita a scacchi che ha per "posta" il "potere" fra chi ne vuole di più e chi difende quello che ha. E' molto probabile che dia "scacco matto" chi beneficerà dell'apporto a proprio favore dei voti di Banchitalia, Tesoro, Fondazione, Cariplo e MPS (azionisti di Ina e del S. Paolo) e cioè di organismi e strutture le cui opzioni sono condizionabili e condizionate dalla politica e dai politici. ……… nulla di nuovo ! |
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