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realizzazione di opere di grandi commissioni e dimensioni, sia private
che pubbliche, in Italia e all'estero, gli hanno già dato una fama
significativa, basti pensare alla fontana del complesso alberghiero di
Napolitano a Cervinara, il monumento dei caduti per il Comune di Torlino
Vimercati (Cremona), un San Francesco a Manfredonia, un Papa Giovanni
XXIII a Lissone, i ritratti dei fratelli Brusamolino a Cassano d'Adda,
di Pavarotti e infine di Papa Giovanni Paolo II a Cervinia.
Tutto ciò dà un'idea del felice lavoro che prende l'artista in un fare di forti emozioni, di grande industria culturale, di sapiente magia del vivere. Ultimamente
una grande mostra alla Basilica di S. Antonio in Via Farini, con tracce
di sacro che hanno scandito il senso recente del suo lavoro sul tema del
fiume. Fiume-metafora, come significato profondo del tutto che si forma
e conforma, e della vita che trascorre e d'un tempo che tutto avvolge
e scandisce l'esistenza di tutte le cose e di tutto il creato.
Minuti non è uno scultore qualsiasi, perché prima d'ogni cosa conosce bene la materia. Per lo più lavora l'argilla che poi diventa terracotta, nel suo colore naturale, talvolta striato, che si adegua all'impasto. Il tema del fiume per un lombardo come Minuti (è nato a Romano Lombardo nel 1947) è elemento vitale, giacché la Lombardia è tutt'oggi terra padana, di fiumi e Navigli, di acque felici che hanno fatto la sua storia fin dai tempi di Leonardo da Vinci. Moderna
e antica questa sua scultura perché lega la ricerca alla tradizione
e sperimenta un tempo primigenio, infantile, un'eco antica che respira
l'universale. Dalle acque la vita, in ogni parte di questo trascinamento
orizzontale con le sue anse, i suoi anfratti, i suoi gorghi, il battito
della vita si conclude nel momento che si configura come rappreso dalla
materia, che in parte scivola, anche facendosi specchio, lucidità,
e in parte si accende di rotture, informalità, separazioni, crateri.
La preziosità del colore, in parte naturale, in parte pulviscolare, rossiccio, terroso, come buona parte dei lavori etruschi, e i rossi delle chiese lombarde, lascia intendere che queste forme di Minuti si configurano legate al senso del mito, del mitologico, della sacralità; questa materia si nutre poi anche di una luce che battendovi la fa maggiormente vivere, impreziosendo la commistione di toni dall'aranciato al biancastro. Quel che più affascinante è che da questa materia sinuosa, serpentina, da queste magmatiche acque, si levano delle figure, dei visi maschili e femminili, dee, e dei, per cui il moto delle acque pur lasciando intravedere il profilo dei visi, si libera nel movimento ondulatorio delle barbe o delle folte capigliature. Nettuno e Venere, dio del mare il primo e della bellezza la seconda, espongono le loro storie antiche nel tempo presente, mentre i fiumi, quelli cantati dai poeti come Ungaretti e Mario Luzi, continuano il loro percorso. Questi volti sono come statici le onde, le acque, con le loro geometrie dei visi colti di profilo o frontali, in un'armonia che spesse volte accentra anche delle tensioni erotiche. Minuti ha capito che dare forma alla materia è progetto basilare del fare scultura, e che ogni metafora, ogni analogia, ogni riflessione si accerta in questa ripresa neoclassica della sua ricerca, ormai conosciuta in tutta Italia, con opere inserite, come la recente, anche nel M.I.M.A.C. (Museo Internazionale Mariano d'Arte Contemporanea) di Alessano, legata alla Fondazione dell'illustre vescovo Mons. Antonio Bello, profeta della pace. Alle figure aeree di queste materie toccate dalle mani del nostro scultore lombardo, si affida stupefatta la grazia, la bellezza, la magia dell'esistenza.
Krisztina
Megyeri è arrivata in Italia delle piane dell'Ungheria, dove
è nata nel 1970, e ha trovato dimora a Milano, dove esercita
in modo professionale l'attività di scultrice, fin dal 1992.
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