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.Paolo Ghisoni
 Lasciare dopo la resurrezione; dire stop quando sembrava che la luce in fondo al tunnel fosse ormai diventata un sole ancor più splendente di quando ci si era finiti dentro.  
Steffi Graf, per molti la tennista più forte di tutti i tempi, ha chiuso la carriera agonistica a 30 anni appena compiuti. Lo ha fatto cogliendo in controtempo quasi tutti gli addetti ai lavori, nel momento in cui sembrava di nuovo avviata a rivaleggiare con le teenager terribili Hingis e sorelle Williams.  
Un gap generazionale acuito dal logorio di stagioni costantemente ai massimi livelli, che però la campionessa tedesca aveva cancellato quest'anno con un paio di prestazioni straordinarie. La finale vinta a Parigi avrebbe sicuramente meritato il bis a Wimbledon se non ci fosse stato di mezzo l'ennesimo problema fisico. Passare dal trionfo emotivamente straordinario del Roland Garros alle soglie dell'ennesimo successo nel tempio del tennis poteva certo riservare a Steffi riflessioni differenti. Invece l'ultimo contrattempo muscolare ha giocato il ruolo della classica goccia a vaso traboccante. Fraulein Graf ha perso i “Championships” contro un'avversaria di nome (la Davenport) ma che avrebbe dovuto subirne la personalità. E allora meglio chiudere in bellezza, nell'anno che ti ha comunque riportato a contatto con il tuo straordinario regno, costruito a suon di titoli dello Slam, ben ventidue. Ma anche troppi infortuni, troppa fatica per recuperare ogni volta, con l'aggravante di un “motore” ormai provato da migliaia di chilometri spesi sui campi di tutto il mondo.  
Quattordici anni di tennis straordinariamente fisico, minato anche da problemi psicologici che l'importanza del personaggio ha fatto rimbalzare in ogni angolo del globo. Un padre onnipresente che Steffi scopre prima adultero e poi evasore fiscale. Un rapporto che fino ad allora era stato quasi morboso si trasforma in una telefonata saltuaria al carcere di Mannheim, visto che le autorità tedesche, temendo forse l'inquinamento delle prove, impediscono ai due ogni contatto. Poi la famosa  lista cadenzata di guai alla schiena, ad entrambe le ginocchia, ad un piede, che la spingono costantemente tra le mani di chirurghi e fisioterapisti di fama mondiale.  
Steffi ha saputo resistere, pazientare e ripartire ongi volta. Sembrava sul punto di mollare già a metà maggio, dopo il torneo di Berlino. Era al rientro dopo l'ennesimo problema e voleva solo festeggiare in patria il traguardo delle mille vittorie in carriera. Riprovando la gioia di calcare un campo senza provare dolore.  La sconfitta, bruciante in termini di punteggio e di incapacità tattica, contro la francese Halard, l'aveva gettata nel più cupo sconforto facendole dimenticare lo straordinario obiettivo raggiunto al turno precedente. Facile da spiegare; l'orgoglio di Steffi è sempre andato oltre la storia.  
Ed anche la sua capacità di adattarsi alle circostanze, nonostante fosse uno dei personaggi più popolari del mondo. Non è mai stata una grandissima pensatrice o una stratega del rettangolo Steffi; l'istinto ed una straordinaria verve ginnica l'hanno portata in alto. Ma sarebbe limitante, come sostiene qualcuno, considerarla una grandissima atleta con lacune psicologiche evidenti. Certo alcune paure l'hanno bloccata e condizionata in match importanti, ma sapersi ricostruire, mettendosi in discussione e dimenticando la grandeur, non è da tutti. Forse più dello straordinario palmarès, il segreto della Graf si è rivelato nel teutonico spirito di combattimento nelle avversità. Quando le è venuta meno la grinta e la voglia di dare spallate alla sfortuna ha preferito arrendersi. Le sofferenze, anche e soprattutto psicologiche, hanno fatto spesso dubitare che per lei il tennis  fosse ormai una prigione obbligata dalla quale ricavare più denari possibili. Invece Miss tennis è “evasa” quando tutti si aspettavano ancora qualche colpo grosso, dopo che aveva dimostrato di saper ancora vincere una grande prova come il Roland Garros, lasciando il segno e il nome nell'albo d'oro sul quale aveva cominciato a scrivere la sua incredibile storia da regina nel 1987.  

 

 

 

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