| Le Proteine
Le proteine, o protidi, sequenze di aminoacidi e peptidi, sono importanti
costituenti della massa muscolare dell'organismo.
Il fabbisogno giornaliero consigliato (LARN 1997) per l'adulto è di
cr.50 g/die (55 g per l'uomo adulto, 45 g per la donna adulta) di
cui il 75/80% dovrebbe essere di derivazione vegetale, la cui assimilazione
risulta migliore rispetto alle proteine di derivazione animale.
Dopo un pasto a base di carne, le tossine degradative che provengono
dal catabolismo delle proteine animali rimangono in circolo più
a lungo (per un periodo minimo di circa 142 ore, ovvero circa una settimana).
Anche se si deve considerare la provenienza di questi protidi e la procedura
di allevamento utilizzata dall'industria zootecnica.
Con un eccesso di proteine nella dieta si ha un'eccessiva acidificazione
nell'organismo con sintesi di acidi forti e acido solforico, acido nitrico,
acido fosforico che dovranno essere neutralizzati e successivamente eliminati.
In questi processi di neutralizzazione sono necessari consistenti quantitativi
di solfato e di calcio che costituiscono la cosiddetta “ riserva alcalina”.
Quest'ultima deriva da un'alimentazione prevalentemente costituita
da frutta e verdura, ma non dovrebbe essere utilizzata a tale scopo.
Di conseguenza nasce la necessità di limitare l'assunzione soprattutto
di carni, ma anche, in parte, di pesce che comunque rimangono le principali
fonti di aminoacidi biodisponibili. La scarsità o la mancanza di
un aminoacido essenziale agisce come fattore limitante per l'utilizzazione
degli altri aminoacidi presenti nella stessa molecola.
Una buona integrazione è da consigliarsi con legumi principalmente
e, in parte, con prodotti caseari. Tra i legumi una fonte notevole di aminoacidi
ottimali è rappresentata dalla soia (36,9 g di protidi per 100 g
di prodotto) anche altri legumi quali piselli, ceci, fagioli, etc. si dimostrano
comunque fonti consistenti di aminoacidi.
Cottura
Il valore nutritivo delle sostanze proteiche è sempre influenzato
dalla cottura dell'alimento. Qualora questa avvenga in ambiente acido (ovvero
in presenza di limone, aceto, ecc.) la digeribilità aumenta. Tempi
prolungati di cottura, invece, diminuiscono la digeribilità, in
quanto le proteine sono meno suscettibili all'aggressione dei succhi gastrici.
La cottura modifica la composizione nutrizionale dell'alimento proteico.
Temperatura, utilizzo o meno di acqua durante la cottura, spessore
delle fette, sono, infatti, fattori che influenzano la stabilità
dei nutrienti. Alla temperatura di 50o/60o le proteine tendono a coagulare
e a cambiare colore, inoltre prolungando la cottura si ha la scissione
in molecole più semplici, e questo comporta una maggiore digeribilità
dell'alimento.
Tuttavia una cottura troppo prolungata può portare ad una minore
disponibilità di alcuni aminoacidi essenziali come: cisteina, triptofano,
metionina, lisina. Quest'ultimo, aminoacido limitante nei cereali, è
il più instabile tra gli aminoacidi essenziali; il complesso amido-lisina
che da il caratteristico colore dorato alla crosta del pane risulta biologicamente
non disponibile.
Nella lessatura della carne la perdita di sostanze nutritive viene evitata
qualora questa venga messa in acqua già bollente. In tal modo la
rapida coagulazione delle sostanze proteiche contenute nelle fibre muscolari
superficiali, impedisce la perdita di nutrienti.
Anche alcuni enzimi, essendo chimicamente delle proteine, sono inattivati
dalla cottura.
Un eccessivo riscaldamento che determini carbonizzazione delle sostanze
proteiche provoca la formazione di vari composti tossici come idrocarburi
policiclici aromatici con effetto mutageno e quindi cancerogeno.
Il pesce, contenendo scarsissime quantità di tessuto connettivo,
richiede tempi di cottura molto brevi che limitano, così, le perdite
degli elementi proteici.
I Lipidi
I grassi, o lipidi, sostanze eterogenee diffuse in natura sia nel mondo
vegetale che animale, costituiscono una riserva energetica e partecipano
come costituenti di strutture cellulari, sono precursori di sostanze quali
ormoni e prostaglandine e, inoltre, sono un veicolo necessario all'assorbimento
delle vitamine liposolubili.
I lipidi tendono, per la loro costituzione chimica, a formare facilmente
emulsioni. In base al punto di fusione si hanno:
- grassi propriamente detti (solidi a temperatura ambiente )
- oli (liquidi a temperatura ambiente)
I primi contengono acidi grassi saturi, contrariamente a quelli liquidi
che contengono, invece, acidi grassi insaturi.
I lipidi vanno incontro a ossigenazione (ossidazione) con conseguente
irrancidimento che viene favorito dalla luce e dal contatto con l'aria
che può, però, venir inibito da alcuni antiossidanti come
la vitamina E.
Hanno un elevato potere calorico che incide notevolmente sulla fornitura
energetica di un alimento.
I lipidi sono indispensabili alla produzione e alla preparazione di
generi alimentari, grazie a certe caratteristiche specifiche, come la fusione,
il piacevole gusto cremoso, il potere solvente per determinati aromi e
composti odoriferi. Sono quindi basilari per ottenere il sapore delle proteine.
Cottura
Irrancidimento e autossidazione che avvengono normalmente in presenza
di ossigeno atmosferico, risultano accelerati dalla cottura. Si hanno in
questo caso modificazioni dell'odore e del sapore (rancido) ed anche del
colore. Anche qui l'alimento potrebbe risultare nocivo alla salute.
Inoltre con la frittura alimenti quasi privi di grassi (verdure come
zucchine, patate, ecc.) assumono notevoli quantità dei grassi in
cui vengono cotti (dal 10 al 40%).
Il riscaldamento dei lipidi implica sempre una modificazione delle
proprietà nutrizionali dell'alimento e dipende dalla presenza di
acidi grassi saturi o insaturi.
A temperature medio basse i grassi solidi fondono in grassi liquidi
senza, però, trasformazioni a livello chimico. A temperature superiori
si scindono in glicerolo e acidi grassi; a temperature più elevate
si hanno fenomeni di degradazione con formazione di prodotti di ossidazione
e polimerizzazione. Il glicerolo, ad esempio, in parte evapora e in parte
si trasforma in acroleina, prodotto tossico. Prolungando ulteriormente
la cottura si arriva al cosiddetto “punto di fumo” con la formazione di
sostanze dannose per l'organismo.
I Glucidi
I glucidi, o zuccheri,
sono principi nutritivi energetici per eccellenza, rivestono, inoltre,
anche funzione plastica entrando nella costituzione di acidi nucleici,
lipidi cerebrali.
I glucidi forniscono energia di pronta utilizzazione per il metabolismo
ossidativo, aiutano a mantenere la glicemia in omeostasi e una buona funzionalità
gastrointestinale.
I glucidi forniscono energia di pronta utilizzazione per lo svolgimento
dei processi vitali. L'energia si libera gradualmente durante i processi
metabolici, l'energia liberata viene immagazzinata sottoforma di legami
fosforici ad alto livello energetico (ATP). Come fonte di energia l'organismo
utilizza soltanto glucosio. Perciò fruttosio e galattosio per poter
essere utilizzati devono essere trasformati in glucosio.
Importante è l'indice glicemico (I.G.) come indicatore del grado
di assimilazione di diversi carboidrati.
La pasta, ad esempio, risulta meno iperglicemizzante del pane, mentre
le patate provocano una più marcata iperglicemia. La variabilità
dell'indice glicemico è da collegarsi a più fattori, ad esempio
alla prevalenza di amilosio abbondante nei legumi ad assorbimento più
lento rispetto alle amilopectine presenti nei cereali. Non sono da trascurare,
inoltre, i procedimenti di trattamento industriale subiti dagli alimenti,
l'influenza del tipo di cottura, la presenza o meno di fibre, di sodio,
le interazioni dei glucidi con lipidi e/o proteine.
Questo giustificherebbe l'indice glicemico più basso della pasta
di frumento rispetto a quello del pane di frumento.
I glucidi sono molto diffusi in natura, soprattutto nel mondo vegetale,
sottoforma di cellulosa (materiale di sostegno) e amido (materiale di riserva)
e sottoforma di glicogeno negli organismi animali. Si possono, inoltre,
trovare combinati in sostanze proteiche o lipidiche a formare composti
di primaria importanza metabolica.
I glucidi hanno
un'importante funzione nell'ambito dei dolcificanti, gelificanti, negli
addensanti e sono precursori di aromi e coloranti che si ottengono da reazioni
chimiche.
In base a nuove ricerche non bisogna sottovalutare il ruolo anche energetico
di polisaccaridi quali cellulosa, emicellulose, pectine, gomma e polimeri
fenolici come lignina considerati “fibra” o “polisaccaridi non amido” (escludendo
cioè la lignina) e non calcolati quindi nel computo calorico.
La fibra alimentare, infatti, pur non essendo considerata un nutriente,
andrebbe inserita nell'etichettatura dell'alimento, poichè per i
carboidrati che arrivano indigeriti al colon viene fissato un valore energetico
di 2 cal/g. Con l'introduzione della fibra si possono verificare problemi
di chelazione di sali minerali o comunque perdita e/o riduzione nell'assorbimento
di alcuni nutrienti della fibra stessa che ne possono rendere trascurabile
l'apporto energetico.(v.box)
Le Vitamine
Le vitamine sono
sostanze eterogenee indispensabili alla vita degli organismi che non potendo
sintetizzarle le introducono come tali con gli alimenti (in condizioni
particolari però alcune vitamine vengono sintetizzate dalla flora
intestinale). Le vitamine entrano nella struttura chimica di vari coenzimi;
il loro fabbisogno viene stabilito in quantità variabili.
L'uso crescente in agricoltura di prodotti chimici, fertilizzanti,
anticrittogamici, antiparassitari, la conservazione degli alimenti per
lunghi periodi, la trasformazione tecnologica degli stessi, la preparazione
di pasti precotti e conservati, mettono a disposizione dell'uomo prodotti
in cui il contenuto vitaminico originario è enormemente diminuito
se non addiritura scomparso.
In questo modo non è più assicurato un equilibrato apporto
vitaminico come suggerito dai LARN.
Cottura
Con la cottura le vitamine termolabili si denaturano, venendo così
a perdere il loro valore nutritivo
Per esempio, la vitamina B1 (tiamina) subisce la maggiore degradazione
durante questo processo, specie nella carne.
La diminuzione o la distruzione delle vitamine dipende, comunque, dalle
specifiche caratteristiche che queste hanno nei confronti degli agenti
fisici.
Le perdite più consistenti sono a carico delle vitamine idrosolubili.
I Minerali
I minerali sono indispensabili a vari processi biologici e vengono assunti
con gli alimenti.
Essi si trovano sottoforma di ioni, di sali e/o combinati in composti
organici, entrano nella composizione di cellule e tessuti dell'organismo.
I minerali si suddividono in:
-macrocostituenti con funzione prevalentemente plastica
-microcostituenti con funzione essenzialmente catalitica
Quelli presenti in basse quantità (milligrammi o meno) vengono
denominati oligoelementi, elementi traccia o micronutrienti.
La biodisponibilità degli oligoelementi dipende in modo significativo
dall'antagonismo competitivo che si instaura fra due o più ioni
e dalla presenza di chelanti negli alimenti che può sia esaltare
che diminuire l'assorbimento.
La biodisponibilità del ferro dipende dalla sua forma eme e
non eme.
Il ferro eme contenuto in carne e pesce viene assorbito intatto senza
interagire con altri costituenti della dieta.
I fitati e i polifenoli (già contenuti negli alimenti), ma anche
fosfato di calcio ed etilenediaminotetracetico (EDTA), che vengono aggiunti
agli alimenti durante i processi tecnologici, inibiscono l'assorbimento
del ferro eme.
Il ferro eme costituisce il 40/50% del ferro presente negli alimenti
di origine animale, mentre nei vegetali è esclusivamente presente
ferro non eme.
Cottura
La cottura non degrada i sali minerali ma ne determina una dispersione
nel liquido di cottura.
L'Acqua
L'acqua è l'elemento fondamentale in cui avvengono tutti i processi
indispensabili alla vita. Una delle sue caratteristiche chimiche è
quella di costituire un dipolo che la rende un solvente in cui si trovano
disciolte varie
sostanze (micromolecole, macromolecole, elettroliti, ecc.). Ed è
perciò indispensabile nei processi metabolici dei vari principi
nutritivi.
E' da valutare il tipo di acqua assunto e gli effetti che sono dovuti,
in parte, all'acqua come tale e, in parte, alla sua “composizione”. La
durezza è determinata dal contenuto in sali di calcio e magnesio.
Si considera “acqua dolce” quella pari a 5o francesi, tra 5o e 20o
moderatamente dura, mentre tra 20o e 30o l'acqua è considerata “molto
dura”(1o francese = 0,01 gr. di carbonato di calcio/l).
Un'acqua eccessivamente dura è poco idonea alla cottura dei
legumi e di altri vegetali, poichè ne indurisce la cellulosa e rende,
così, difficoltosa la loro digestione.
Un altro valore che determina la qualità dell'acqua è
il cosiddetto “residuo fisso”(o “secco”), ovvero la quantità di
minerali che rimane dopo l'eliminazione totale per evaporazione di 1l di
acqua a 180o.
L'acqua con i suoi minerali disciolti può supplire eventuali
carenze di questi elementi nell'alimentazione, tenendo tuttavia presente
quali di questi siano biodisponibili e/o assorbibili. Da ricordare poi
che i minerali sciolti nell'acqua possono interagire sia tra loro, che
con talune componenti degli alimenti come, ad esempio, i fitati e gli ossalati.
Qualità degli alimenti
e loro conservazione
Molti fattori influenzano la qualità degli alimenti. Lo stato
di salute degli animali, da cui derivano elementi commestibili, dipende
dalle piante di cui si nutrono. Queste ultime a loro volta risentono della
qualità del terreno in cui sono cresciute. Il potere nutrizionale
dell'alimento tiene conto di parametri quali: essenzialità, tossicità,
biodisponibilità.
L'opinione diffusa circa il fatto che “gli alimenti naturali” siano
sani per definizione, può rivelarsi errata. Alcuni elementi possono
contenere molecole prive di valore nutritivo in grado di interferire con
alcuni processi fisiologici dell'organismo, con conseguenze negative per
la salute.
Credenze popolari e nuove mode alimentari, come, per esempio, certe
diete vegetariane, possono indurre l'individuo a compiere errori nell'alimentazione.
Molte leguminose come ceci, lenticchie, fagioli, sono in grado di coprire
buona parte del fabbisogno di proteine animali, ma, rispetto a queste ultime,
le proteine contenute nelle leguminose hanno uno scarso contenuto di amminoacidi
solforati e sono perciò meno biodisponibili.
Nei pesci e nei molluschi è presente una “tiaminasi” che idrolizza
la vit. B1 (tiamina).
Una frequente assunzione di tali alimenti crudi può
portare a una carenza di tiamina con conseguenze quali disturbi neurologici
e paralisi.
Nella polpa di alcuni vegetali come zucchine, cetrioli, meloni, carote
e piselli è presente acido ascorbico ossidasi che ossida la vit.
C in acido deidroascorbico facendone perdere, così, le capacità
ossido riduttive.
Una rapida scottatura di questi vegetali annulla tale processo.
Per quanto riguarda la conservazione, metodi basati sul calore, sul
congelamento, sull'inscatolamento e altre tecniche di conservazione, producono
una distruzione di certi componenti naturalmente presenti nei cibi, ma
garantiscono la distruzione della carica microbica.
La surgelazione, invece, ha il pregio di conservare l'alimento praticamente
allo stato fresco, poiché interrompe il naturale processo di deterioramento
e lascia inalterate le caratteristiche organolettiche originarie.
Le vitamine, ad esempio, elementi altamente biodegradabili, rimangono
inalterate. Per conservare tali proprietà è necessario, però,
mantenere la cosiddetta “catena del freddo”, ovvero gli alimenti devono
essere costantemente mantenuti alle temperature ottimali e necessarie in
ogni fase della conservazione (trasporto, immagazzinamento, conservazione).
Notevole importanza ha lo studio dell'interazione fra nutrienti, composti
chimici e natura del contenitore.
Una serie di normative disciplinano l'uso dei materiali da imballaggio
così da garantire la salubrità degli alimenti.
I materiali devono essere sufficientemente inerti in modo da non costituire
pericolo per la salute e da non provocare modifiche delle dualità
organolettiche degli alimenti.
Qualche preoccupazione ha destato l'uso di film trasparenti (pellicole
alimentari in PVC miscelato con il 20/30% di plastificanti) le cui particelle
potrebbero essere veicolate dai grassi che vi sono a contatto.
Proprio i plastificanti, aggiunti al PVC per renderlo elastico e aderente,
creano tali problemi. I plastificanti a lunga catena, rispetto a quelli
a corta catena, riducono la probabilità di migrazione delle particelle
di plastica negli alimenti. Una valida alternativa è quella di usare
pellicole di polietilene.
Per lo stesso motivo l'alluminio, invece, non dovrà essere usato
a contatto con alimenti acidi (pomodoro, limone e aceto) o con piatti tipo
pollo o branzino al sale.
Aspetti tossicologici
di alcuni composti
Vegetali come cavoli, barbabietole, spinaci, rabarbaro, avena, contengono
acido ossalico che interferisce con l'assimilazione del calcio e può
facilitare la formazione di calcoli renali.
Legumi secchi, noci, olive, contengono acido fitico che forma, per
chelazione di diversi minerali quali calcio, zinco, magnesio e ferro, composti
insolubili che vengono eliminati dall'organismo.
Alcuni alcaloidi, presenti nei tuberi e in certe piante esotiche, possono
produrre effetti nocivi.
La solanina, ad esempio, si forma nella buccia delle patate lasciate
a lungo alla luce o nelle patate verdi perché immature. Questo alcaloide
produce irritazioni del tratto gastro-intestinale e talvolta segni di blocco
colinergico centrale e periferico. Caffeina, teobromina, teofillina sono
xantine, ovvero alcaloidi presenti in caffè, té, cacao, cola
ecc. con effetto stimolante del sistema nervoso centrale. Tuttavia i forti
bevitori di caffè (più di cinque tazze al giorno) qualora
si astengano dal bere la bevanda, presentano fenomeni quali agitazione,
stanchezza e irritabilità che fanno presumere un effetto tossico
di tali sostanze.
Recenti scoperte hanno evidenziato e spiegato scientificamente le proprietà
farmacologiche di alcuni vegetali che contengono, talvolta, sostanze biologiche
quali: ormoni, antibiotici e mediatori chimici. Tali proprietà
sono dette “extranutrizionali” e possono interferire con la biochimica
e la fisiologia dell'organismo e quindi con la sua salute.
Conclusioni
I requisiti che caratterizzano la qualità di un alimento si possono
distinguere in requisiti di natura biologica, tecnologica, commerciale
, oltreché di sicurezza.
Tutti questi aspetti derivano dalle caratteristiche delle materie prime,
dalle condizioni di produzione, conservazione e distribuzione dell'alimento.
La qualità, inoltre, non tiene conto soltanto delle caratteristiche
chimiche, microbiologiche e fisiche, ma anche di contaminazioni, trasformazioni
e di ogni possibile interferenza tra nutrienti.
Marina Cecchetti
Facoltà di Medicina e Chirurgia
Università di Padova
Giuliana Conte
Facoltà di Medicina e Chirurgia
Università di Padova
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