| Introduzione
La patologia nodulare tiroidea
è di frequente riscontro nella pratica clinica quotidiana, in
particolare nelle aree di endemia gozzigena ed in alcuni gruppi di pazienti
(donne di età avanzata) (1-2).
La grande maggioranza dei
noduli tiroidei è di natura benigna (formazioni colloido-cistiche,
formazioni cistiche, formazioni nodulari espressioni di tiroiditi subacute
e croniche) e la maggior parte dei carcinomi tiroidei presentano una limitata
aggressività biologica. Ciò nonostante una piccola parte
dei carcinomi tiroidei può causare la morte del paziente, soprattutto
in assenza di un trattamento adeguato negli stadi iniziali della malattia
(3).
Le numerose procedure diagnostiche
attualmente disponibili consentono di definire con precisione le caratteristiche
morfologiche, anatomo-patologiche e funzionali dei noduli tiroidei, ma
possono anche provocare un significativo ed ingiustificato aumento dei
costi con scarso beneficio diagnostico, ove non utilizzate razionalmente.
L'approccio diagnostico che
viene di seguito presentato deriva dall'esperienza di oltre 25 anni dei
Reparti di Anatomia Patologica e di Medicina Nucleare dell'Ospedale di
Circolo di Busto Arsizio (VA) ed è stata applicata ad alcune decine
di migliaia di pazienti (Tabella n. 1).
Indagini utilizzate nella
diagnosi della patologia nodulare
tiroidea
L'esame clinico
L'anamnesi e l'esame clinico
deve sempre precedere qualsiasi indagine strumentale.
Alcune notizie anamnestiche
(età, regione di provenienza, abitudini alimentari, familiarità
per patologie tiroidee, irradiazioni della regione cervicale) possono risultare
importanti nel successivo iter diagnostico e terapeutico.
L'ispezione e la palpazione
della tiroide (che di norma va effettuata con il paziente seduto e ripetuta
con il paziente supino) consentono di rilevare le dimensioni complessive
della ghiandola, la sua consistenza e la presenza di formazioni nodulari.
Un clinico esperto è in grado di rilevare la grande maggioranza
delle formazioni nodulari tiroidee di diametro superiore a 1,5 cm.
L'esame clinico è
quindi allargato a tutta la regione cervicale per rilevare la eventuale
presenza di adenopatie e agli altri organi ed apparati, per rilevare segni
clinici di disfunzione tiroidea. Se l'esame clinico non evidenzia la presenza
di formazioni nodulari tiroidee, non è giustificato procedere all'esecuzione
di indagini strumentali. Queste ultime trovano invece indicazione - anche
in assenza di riscontro clinico - in quei casi particolari in cui la diagnosi
di carcinoma tiroideo viene eseguita su metastasi loco-regionali regionali
o a distanza della neoplasie (Tabella n. 2).
L' esame citologico su
agoaspirato con ago sottile
Nel caso in cui all'esame
clinico vengano individuate formazioni nodulari tiroidee è necessario
stabilirne la natura, per poter attuare la terapia ed il follow-up più
appropriati.
L'esame citologico su agoaspirato
è da noi utilizzato da oltre 25 anni nella diagnosi delle neoplasie
tiroidee (4-6). È un'indagine semplice, rapida e di basso costo
e consente di definire con certezza la natura del nodulo tiroideo in un'alta
percentuale dei casi.
L'agoaspirato dei noduli
tiroidei viene eseguito utilizzando una siringa da 20 ml ed aghi da 22
gauge di 11/4 pollici, con cono trasparente. In casi particolari vengono
utilizzati aghi da 25-gauge di 5/8 di pollici. L'esame viene eseguito personalmente
dall'anatomo patologo con la guida dello stesso clinico che ha precedentemente
esaminato il paziente. Il nodulo viene immobilizzato dal clinico tra l'indice
ed il medio di entrambe le mani (Fig. n. 1). La aspirazione viene eseguita
mediante alcune escursioni nel nodulo e contemporanea trazione del pistone
della siringa per circa 2/3 della corsa e viene interrotta al primo apparire
di fluido nel cono dell'ago. L'agoaspirazione viene di norma ripetuta due
volte, senza anestesia locale. Nel caso di noduli cistici il fluido viene
completamente aspirato ed il sedimento ottenuto dopo centrifugazione viene
sempre esaminato. Il materiale viene strisciato con una pressione delicata
e quindi colorato secondo i metodi May-Grünwald-Giemsa e Papanicolaou
(Fig. n. 2). Usualmente si allestiscono 2-4 vetrini per aspirazione. Un
incremento del numero dei vetrini comporta una semplice diluizione del
materiale aspirato con un peggioramento della qualità dei preparati,
senza vantaggi diagnostici (Fig. n. 3-4). In casi selezionati si esegue
immunocitochimica per la calcitonina, l'antigene carcinoembrionario e la
tireoglobulina, allo scopo di confermare la diagnosi di carcinoma midollare
della tiroide (7) (Fig. n. 5-6) e di eventuali metastasi. La diagnosi preoperatoria
di carcinoma midollare è importante per il riconoscimento tempestivo
delle forme familiari (MEN 2A - 2B) e della eventuale presenza di feocromocitoma,
che - se misconosciuto - costituisce un importante fattore di rischio operatorio
(Fig. n. 7).
L'esame citologico su agoaspirato
viene eseguito su noduli che sono già stati caratterizzati da un
punto di vista funzionale mediante la scintigrafia tiroidea. In particolare
i noduli con quadro scintigrafico di adenoma autonomo (noduli “caldi” con
inibizione funzionale del parenchima tiroideo normale) non vengono esaminati
con l'esame citologico, perché tali noduli sono sempre benigni,
salvo casi eccezionali. Al contrario tutti i noduli ipo-funzionanti o normo-funzionanti
vengono accertati citologicamente.
In altre Istituzioni l'esame
citologico viene eseguito prima della scintigrafia tiroidea su tutti i
noduli palpabili e la scintigrafia viene eseguita solo nei casi con diagnosi
citologica di “formazione o tumore adenomatoso”.
Nel periodo 1980-1997 abbiamo
esaminato mediante esame citologico su agoaspirato della tiroide 37895
pazienti. 1240 (3.3%) sono risultati positivi per carcinoma tiroideo, 35840
(94.6%) negativi, 194 (0.5%) sospetti. La percentuale di esami citologici
inadeguati per una corretta interpretazione è limitata all'1.6%
degli esami eseguiti. L'accuratezza diagnostica dell'esame citologico è
stata quindi valutata mediante correlazione tra esame citologico ed esame
istologico sui 4069 pazienti sottoposti ad intervento chirurgico, a causa
di una diagnosi citologica positiva o sospetta o per presenza di struma
voluminoso od iperfunzionante. Il 98% delle diagnosi citologiche di malignità
ed il 95.4% delle diagnosi di benignità sono state confermate dall'esame
istologico (Tabella n. 3). Solo nel caso di diagnosi citologica di “formazione
adenomatosa” è indispensabile ricorrere all'esame istologico, perché
la differenziazione tra adenoma e carcinoma follicolare capsulato non si
basa sulle caratteristiche citologiche della neoplasia, ma piuttosto sulla
presenza di superamento della capsula ed invasione vascolare, caratteri
questi riscontrabili solo all'indagine istologica. È da sottolineare
come in questi casi l'esame istologico debba prevedere numerose sezioni
al fine di poter rilevare le aree di invasione, anche nel caso in cui queste
ultime siano di limitate dimensioni. È da notare come la necessità
di esaminare sezioni multiple renda inutilizzabile l'esame istologico estemporaneo
poiché questo può consentire la valutazione di poche sezioni
e rendere più difficoltoso il successivo esame istologico definitivo
per le alterazioni provocate al campione istologico (8). Il riconoscimento
del carcinoma follicolare capsulato (o “minimamente invasivo”) è
rilevante poiché il rischio di recidive o metastasi a distanza è
significativamente inferiore rispetto al carcinoma follicolare invasivo
e la sopravvivenza significativamente superiore (Fig. n. 8). Il basso rischio
di recidiva dei carcinomi follicolari capsulati di diametro inferiori a
2.5 cm insorti in pazienti di età inferiore ai 45 anni consente
di evitare la terapia radiometabolica con 131I post-operatoria ed il follow-up
scintigrafico.
La scintigrafia tiroidea
La scintigrafia tiroidea
è una indagine semplice, di rapida esecuzione e dal limitato carico
dosimetrico per il paziente, non operatore-dipendente. Consente di ottenere
una valutazione della funzionalità regionale tiroidea ed altre informazioni
accessorie (morfologia e volume della ghiandola, estensione retrosternale).
Se eseguita prima dell'esame citologico riduce il numero di diagnosi citologiche
non conclusive, poiché rende superfluo l'accertamento degli adenomi
funzionanti o può facilitare la diagnosi grazie ad utili informazioni
morfo-funzionali sull'area sottoposta ad accertamento strutturale. I dati
forniti dalla scintigrafia consentono inoltre di inquadrare con maggiore
precisione lo struma uni- o multinodulare, e di calibrare quindi nel modo
più opportuno le scelte terapeutiche nonchè il tipo e la
frequenza dei controlli successivi.
La scintigrafia tiroidea
viene eseguita con scanner lineare 15' dopo la somministrazione endovenosa
di 70-200 MBq di 99m pertecnetato. La mappa scintigrafica ottenuta con
lo scanner presenta il vantaggio di ottenere mappe 1:1 e di marcare i noduli
palpabili in modo rapido ed agevole, facilitando la integrazione dell'informazione
clinica e scintigrafica. La scintigrafia tiroidea eseguita con gamma-camera
(in particolare se equipaggiata di collimatore pin-hole) presenta il vantaggio
di una maggiore risoluzione spaziale, di una maggiore rapidità di
esecuzione (utile nel caso di pazienti pediatrici) e della possibilità
di una elaborazione successiva della immagine funzionale. Nel caso vengano
riscontrati noduli funzionanti può essere indicato eseguire una
scintigrafia tiroidea con radioiodio (131I o - ove disponibile - 123I),
poiché alcuni noduli tiroidei in grado di captare il pertecnetato
non sono in grado di organificare lo iodio e debbono pertanto essere sottoposti
ad esame citologico.
L'ecografia tiroidea
L'ecografia tiroidea è
un'indagine che consente una accurata definizione morfologica della ghiandola
tiroidea. L'ecografia tiroidea non permette invece di formulare una diagnosi
di natura sufficientemente affidabile del nodulo tiroideo, per cui è
sempre necessario ricorrere all'esame citologico su agoaspirato (9).
La sensibilità dell'ecografia
tiroidea è elevata e consente di rilevare la presenza di formazioni
nodulari tiroidee anche di pochi millimetri. La prevalenza di tali piccole
formazioni nodulari è particolarmente elevata in alcune aree geografiche
e in certe classi di età, mentre la significatività clinica
di tali piccole formazioni nodulari è modesta, anche nel caso si
tratti di lesioni neoplastiche maligne. È infatti noto che - nonostante
i microcarcinomi papillari (dimensioni <1 cm) siano particolarmente
frequenti (3.2% nella nostra esperienza (Tabella n. 4) e fino al 30% in
alcune casistiche autoptiche) - l'impatto sulla sopravvivenza di tali piccole
neoplasie è insignificante. La maggior parte di queste non raggiunge
dimensioni superiori al centimetro durante la vita del paziente e solo
in casi eccezionali dà origine a metastasi a distanza. Differire
la diagnosi di tali neoplasie al momento in cui abbiano raggiunto il limite
della riscontrabilità clinica (circa 1.5 cm) o anche successivamente
alla metastatizzazione linfonodale regionale non comporta variazioni significative
della sopravvivenza. Da ciò deriva che il rischio - sia pure limitato
- di complicanze chirurgiche ed i potenziali effetti collaterali della
terapia ormonale TSH-soppressiva probabilmente superano gli ipotetici benefìci
di una diagnosi precoce.
Per tali ragioni l'utilizzazione
della ecografia tiroidea in tale fase diagnostica non consente di migliorare
l'efficacia dell'iter diagnostico, ma, al contrario, induce l'esecuzione
di ulteriori indagini, per l'impossibilità di giungere ad una diagnosi
di natura definitiva mediante la sola ecografia.
L'esame citologico mediante
guida ecografica è più impegnativo sia dal punto di vista
tecnico-interpretativo che in termini di tempi e costi. La possibilità
di giungere ad una diagnosi di microcarcinoma papillare grazie alla guida
ecografica dell'agoaspirato non si traduce inoltre in un effettivo beneficio
per il paziente, ma, al contrario, espone quest'ultimo ai rischi del trattamento
chirurgico ed ormonale ed all'impatto psicologico negativo di una diagnosi
di malignità (10).
L'ecografia tiroidea può
invece essere assai utile in casi selezionati di difficile inquadramento
clinico e, associata all'ecografia della regione cervicale costituisce
un prezioso ausilio per l'accertamento di eventuali adenopatie metastatiche
in fase di stadiazione pre-operatoria e di follow-up dei carcinomi tiroidei.
Esami di laboratorio
Il dosaggio del TSH sierico
in soggetti con formazioni nodulari tiroidee consente di definire lo stato
della funzionalità tiroidea, nella grande maggioranza dei casi.
Valori normali consentono
infatti di escludere la presenza di una disfunzione tiroidea, valori elevati
indicano la presenza di ipotiroidismo, mentre un TSH soppresso è
indicativo di ipertiroidismo.
La determinazione degli anticorpi
anti-Tg ed anti-TPO consentono di identificare la presenza di patologie
tiroidee a genesi autommunitaria. Tali informazioni sono importanti per
impostare l'eventuale terapia e follow-up successivo.
Un protocollo razionale
per la diagnosi delle neoplasie tiroidee
Il protocollo da noi seguito
consente di giungere ad una diagnosi definitiva e ad un completo inquadramento
in meno di una mattinata, in regime ambulatoriale. Subito dopo l'esame
clinico (che viene effettuato nello stesso reparto di Medicina Nucleare),
il paziente con formazioni nodulari tiroidee palpabili viene sottoposto
a scintigrafia tiroidea con 99mTc e ad eventuale prelievo venoso per dosaggio
ormonale e degli anticorpi anti-tiroidei. Le formazioni nodulari
non funzionanti vengono quindi sottoposte direttamente ad esame citologico
su agoaspirato. Tale indagine viene eseguita direttamente dal patologo
sotto la guida dello stesso clinico che ha valutato in precedenza il paziente.
Ciò consente un utile scambio di informazioni tra patologo e clinico.
Con tale procedura è possibile raccogliere tutte le informazioni
utili per una completa caratterizzazione di natura e funzionale del nodulo
tiroideo con un limitato impegno di risorse economiche ed umane.
Il cittadino apprezza la
possibilità di vedere completato l'intero iter diagnostico in poche
ore, con un evidente risparmio di tempo.
Carlo Ravetto
Primario U. O.
Anatomia Patologica Ospedale di Circolo di Busto arsizio (VA)
Luigia Colombo
Primario U. O. Medicina
Nucleare Ospedale di Circolo di Busto Arsizio (VA)
Massimo E. Dottorini
Aiuto Corr. U. O.
Medicina Nucleare Ospedale di Circolo di Busto Arsizio (VA) |