.....................................................................Carlo Franza
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Solo un artista, un creativo, e un imprenditore d'arte come Giuseppe Rossicone (nato a Scanno, in Abruzzo, nel 1933) poteva dare vita a un laboratorio, o meglio a una officina della ceramica, a Milano in Via Chiossetto, fin dagli anni storici del dopoguerra, ovvero negli anni in cui Milano era tutta un fermento, quella Milano della Grande Brera, come la significò Franco Russoli, che per tutti gli artisti d'Italia e del mondo diventava un mito da vivere intensamente. 
Da quegli anni storici Rossicone ha dato vita a un centro singolarissimo, e che con quello dei Mazzotti ad Albisola, si pone come uno dei punti chiave della ceramica artistica contemporanea, ove ha potuto sviluppare non solo il suo lavoro d'artista, ma ha potuto accogliere figure chiave dell'arte italiana e straniera. 
L'arte di lavorare la ceramica ha origini antichissime: la parola deriva dalla voce “kéramos” che vuol dire argilla, ossia terra lavorata dall'uomo e grazie all'azione del fuoco trasformata in oggetti esemplari, d'uso pratico e ornamentale. 
Presso tutte le civiltà antiche troviamo della ceramica, in vasellame la cui fabbricazione risale a 7000/8000 anni orsono.  
I Greci, i Messapi nell'antico Salento, gli Etruschi, ci hanno lasciato vasi bellissimi, crateri, anfore; proprio a questo mondo antico si rifà il lavoro di Rossicone con i suoi vasi ikebana, i piatti stratificati; questi presentano poi una peculiarità assoluta che si identifica intanto in quel colore monocromo di toni azzurro-ferrigni, come se il tempo e le acque  vi avessero sopra disegnato una sorta di movimento ondoso. 
Sorprendente questa materia lavorata con le mani dall'arrtista Rossicone e colorata grazie a una interiore sensibilità che traspare netta e fa luce sulle forme che l'artista  imprime nei torni a pedale, su forme non stereotipe o comunque seriali ma su preziose ricerche di rapporti volumetrici, di ritmi e di eleganza. 
Alla primitività delle forme, Rossicone lega il tempo presente che vive fervorosamente, con l'animo di chi crede non soltanto al lavoro nobilitante ma alle vere espressioni d'arte, alle sole che poi rendono testimonianza d'un vissuto. 
 
La ceramica di Rossicone si aggiunge al prezioso contributo che tutto il Novecento ha fornito a quest'attività manuale, che non è come abbiamo già detto per altre occasioni - non ultima la storica mostra “ Il giardino della ceramica” da noi curata a Pietrasanta nel 1998 - arte minore, ma vera e propria produzione artistica come la pietra, il marmo e il bronzo. 
C'è da dire di più se si osserva il febbrile lavoro a più mani che si è fatto negli anni passati nell'officina di Rossicone; qui si sono succeduti i più bei nomi dell'arte italiana e internazionale,  dando origine e forma a una campionatura di prove d'autore, di pezzi unici, di piatti decorati, di anfore e sculture ceramiche, a tutto un mondo di reperti d'arte in cui traspaiono i timbri, le immagini e i colori degli artisti che si sono adoperati ad eseguirli. 
Piatti, grandi e piccoli, cotti e colorati. In essi si leggono i totem di Ibrahim Kodra, le Venezie e le pastorali di Remo Brindisi, i nudi di Cantore, i paesaggi e le marine di Cascella, le somale di Salvatore Fiume, i braccianti espressionisti di Enzo Migneco, il mondo pastorale della Ciociaria di Purificato, i volti preziosi di Marisa Settembrini, insieme alle lievitazioni e alle citazioni informali, la natura pop di Schifano, le colombe di Bodini, il mondo ironico di Franz Borghese, ecc.  
Ma converrà sapere che tra piatti, ovali, teste, sculture, varie, bottiglie, ultimamente Rossicone ha lavorato fianco a fianco a Treccani che ha prodotto in ceramica donne-fiore e vasi sfatti, o anche con Mario Botta, il grande architetto svizzero, per messa in opera di vasi a più bocche. 
Mille altri nomi gli sono passati al fianco nel lavoro a quattro mani, Gentilini, Annigoni, Veronesi, Pomodoro, Archias, Mastroianni, Longaretti, Cappelli, Fontana, Walter Lazzaro, Dova, Crippa, ecc., per tutti Rossicone ha avuto preziosi consigli, a tutti ha dato modo di chiarire il suo lavorare in ceramica. 
L'officina è diventata nel tempo un prezioso museo, unico nella città di Milano, dove il meglio dell'arte italiana, la storia più recente dell'arte contemporanea, si è qui svolta attraverso una manifattura mirabile, e Giuseppe Rossicone è ormai, oltreché artista, intellettuale e operatore che ha legato il suo nome alla storia della ceramica internazionale  
 
 
 
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