DICEMBRE 1998
                                                    

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Per capire la portata di un successo, il terzo consecutivo, in un campionato mondiale, quello riuscito alla nazionale azzurra di pallavolo, basta scomodare la storia dello sport italiano; mai nessuna nostra selezione, nelle discipline di squadra, aveva mai centrato tre titoli iridati consecutivi. A livello mondiale l impresa dell Italvolley si colloca in quei  settori di nicchia dove per anni mostri sacri delle specialità incameravano trionfi su trionfi. Senza però nulla togliere alla Invincibile Cuba del baseball o all Unione Sovietica dell hockey su ghiaccio va sottolineato come il valore del triplice trionfo azzurro meriti una pagina a  parte certo ancora più altisonante. La periodicità dell avvenimento iridato del volley (ogni 4 anni) rende forse più comprensibile la fama di supereroi che circonda i nostri atleti dopo la vittoria a Tokio di fine novembre. Ripetersi per ben tre volte a distanza di otto anni (Rio de Janeiro 1990, Atene 1994, Tokio 1998), con gli inevitabili cambi generazionali e l avvicendarsi di tecnici e staff, dimostra come in questa disciplina il nostro paese abbia a disposizione un autentica miniera d oro. Che come tale va coltivata, curata nei minimi dettagli. Ma dalla quale finora prima Velasco quindi Bebeto hanno estratto un tris di incredibili valore. 
Proprio il cambio di timoniere aveva destato qualche perplessità sul possibile perpetuarsi del miracoloso ciclo italico. Il destino del volley azzurro, decollato grazie alla conduzione tecnica dell argentino, sembrava proprio legato a doppio filo  con la figura di questo sudamericano ormai da anni trapiantato nella penisola. Un Velasco proprio per ragioni storiche capace di conoscere nei dettagli le pieghe psicologiche del carattere italiano e, grazie proprio agli innumerevoli successi, assurto al ruolo di grande motivatore e fine stratega soprattutto dal punto di vista mentale. Il suo addio all Italvolley, datato 1996, dopo l amarezza per l unico dei traguardi sfuggitigli, ovvero le Olimpiadi, pareva l appendice ad uno splendido miniciclo che aveva arricchito le bacheche della nostra pallavolo di tutto quello che potesse essere vinto. La scuola azzurra ha invece dimostrato, come sosteneva  qualche primattore, di avere internamente dei geni vincenti capaci di scatenarsi nelle grandi occasioni.  
Non si spiega altrimenti come un gruppo che ha avuto nel solo Capitano Gardini il faro ricorrente  delle tre edizioni, abbia saputo costantemente rigenerare un sestetto mondiale.
 Dopo Velasco, la scommessa della federazione era caduta su un altro tecnico sudamericano, Bebeto, anche lui fine conoscitore delle vicende pallavolistiche di casa nostra. Ma che alla resa dei conti quanto a successi verrà ricordato più per questi fantastici 15 giorni in cui ha traghettato la nazionale al tris che per il precedente decennio di attività. Lo testimonia la coraggiosa mossa dello stesso tecnico carioca, che dopo lo stress tremendo  accumulato a Tokio, ha deciso di dare l addio al volley come allenatore. Un Bebeto incapace addirittura di sorridere nei momenti clou della manifestazione; prima quando in silenzio, senza alcun segno di giubilo, ha deciso di non festeggiare il successo azzurro in semifinale sul suo Brasile.  
Quindi, dopo la finale, distrutto dal dispendio emotivo, osservando con apparente indifferenza i suoi ragazzi disputarsi il possesso della Coppa del Mondo sulle  note dellinno di Mameli. 
Pesava leredità vincente di Velasco; era un autentico pentolone pieno di ricordi vincenti in ebollizione, difficile da maneggiare ovunque lo si afferrasse.  
Una volta sistemati i cocci, ovvero le immancabili polemiche che sono dellambiente sportivo italiano lingrediente principe, Bebeto ha scelto la via di fuga migliore. Quella della vittoria.  
Unimpresa per molti versi simile a quella del ct della nazionale francese di calcio Jaime Jacquet, che dopo aver consegnato al suo paese un trionfo storico, ha deciso di salutare e togliere il disturbo. 
Ora la miniera Italia passa così a qualche altro cercatore; e dando credito alle voci di corridoio, sembra si tratti di uno specialista italiano. Linversione di tendenza dovrebbe così segnare, almeno per la pallavolo, la fine della comunque prolifica politica esterofila dellultimo decennio, che ha coinvolto altre federazioni italiane.  
Allinfuori del calcio, dove appare ben lungi questa possibilità, va però fatto notare  come le altre discipline collettive con il maggior seguito ed anche i migliori risultati vantino conduzioni tecniche straniere.  
E il caso del basket (Tanjievic), del rugby (Coste) e  sino a pochi giorni fa del volley.  
Con il quale prima  Velasco, poi Bebeto, nonostante gli altri incredibili trionfi, non sono mai riusciti a sfatare il mito di Olimpia.  
Che forse, per amor patrio e fedeltà alle tradizioni, deciderà di condurci in porto solo quando vedrà la bandiera della nazionale italiana completamente azzurra, alzata da un timoniere di casa. 
 
 
 
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