DICEMBRE 1998
                                                     

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La letteratura - afferma il protagonista di un recente romanzo di Martin Amis, L'informazione  - descrive una parabola discendente. Prima gli dei. Poi i semidei. Poi l'epica diventa tragedia: re falliti, eroi falliti. Poi la piccola nobiltà. Poi la borghesia e i suoi sogni mercantili. Poi il realismo sociale, la malavita, l'età dell'ironia. E adesso per un po' la letteratura potrà occuparsi di noi, degli scrittori.   
Chissà, forse anche  l'arte, a dispetto  di ogni nostra ideologia progressiva, ha seguito un analogo processo involutivo e riduzionista, fino ad approdare al nichilismo tautologico  e autoreferenziale dell'artista merce e feticcio, come nel caso di Andy Warhol.  
Se l'assunto è valido, la bella mostra orchestrata da Flavio Caroli a Palazzo Reale attorno al tema del ritratto - inteso  come l'idea che il moderno uomo occidentale ha avuto di se stesso, del proprio volto e del proprio  corpo - può fornire un valido riepilogo, una summa della fase finale di questo tormentato percorso.  
I cinque secoli che separano Leonardo da Bacon, visti alla luce della meditazione ininterrotta che l'uomo, attraverso l'arte, ha condotto sul proprio esistere nel  mondo, sulla propria grandezza e la propria caducità. 
La mostra si apre infatti con l'orgogliosa esaltazione rinascimentale della centralità dell'uomo e con l'esortazione  di Leonardo, in apertura del Cinquecento, a indagarne con la pittura i moti dell'animo.  
  
 
 E si chiude con il rovinoso crollo delle certezze, con l'identità perduta dell'uomo di Francis Bacon, figlio di un'epoca in cui la scienza, la tecnologia, la psicoanalisi, e due micidiali conflitti mondiali, hanno spazzato via ogni nozione di centralità del nostro essere, ogni fondamento dei valori tradizionali.Tra questi due estremi, un itinerario pittorico e critico di assoluta originalità, condotto in parallelo con l'evoluzione della fisiognomica (cioè l'arte di conoscere gli esseri umani dalla loro fisionomia) e calato nel vivo della società, della cultura, delle visioni del mondo che hanno accompagnato il cammino dell'uomo moderno. Il contrasto, in pieno Cinquecento, tra la nascita dell'introspezione individuale e l'assolutismo del potere. La nuova attenzione per la realtà connessa, nel Seicento, all'affermazione della scienza naturale.  
L'intreccio dei ruoli e delle classi nell'Europa dell'AncienRégime.  
Il trionfo ottocentesco della borghesia e la scoperta dell'individuo come grumo di tensioni  irrisolte.  
E infine, nel nostro secolo, la nascita della psicoanalisi e la frantumazione dell'io nelle mille parvenze di una  realtà ormai priva di centro.  
Tutto questo registrato e tradotto in 300 capolavori da quell'inconfondibile, sensibilissimo sismografo dell'anima e del tempo che sono il cuore e l'occhio dell'artista. 
 
 
 
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