INTRODUZIONE Le malattie
cardiache continuano ad essere la principale causa di morte nei Paesi ad
elevato sviluppo socioeconomico nonostante gli sforzi compiuti nella
prevenzione e nella riduzione dei fattori di rischio di mortalità legata a
cardiopatia. Per ragioni
epidemiologiche, lo scompenso cardiaco refrattario alla terapia medica è
una delle problematiche di maggiore attualità che coinvolge una
popolazione di cardiopatici in rapido e continuo
aumento. Dal punto di vista
terapeutico, in questi ultimi anni sono state introdotte novità
sostanziali per quanto riguarda sia i supporti farmacologici che quelli
chirurgici che hanno sostanzialmente migliorato la prognosi dei pazienti
sofferenti per forme avanzate di
cardiopatie. Nel corredo
terapeutico medico è diventato ormai di uso corrente l'impiego infusionale
di farmaci inotropi, catecolamine o inibitori della fosfodiesterasi,
vasodilatatori e diuretici, in varia associazione, che permettono spesso
di ottenere una stabilizzazione o un miglioramento di condizioni cliniche
ed emodinamiche sino a qualche tempo fa considerate intrattabili
(1). Sul versante chirurgico, il trapianto cardiaco
è diventato un provvedimento di sicura e prevedibile validità terapeutica
il cui limite maggiore risiede nella scarsa disponibilità di
organi. Nei pazienti con
indicazione a trapianto cardiaco, in cui si verifica un deterioramento
emodinamico non controllabile dalla terapia medica e che condiziona
un'aspettativa di vita di pochi giorni, l'impiego di un cuore
artificiale può consentire la sopravvivenza fino alla disponibilità di un
cuore da donatore.
CENNI
STORICI Riparare o
sostituire il cuore è un sogno che è stato realizzato negli ultimi 30 anni
con risultati eccellenti. Già nel 1812 Le Gallois (2) postulò che il cuore
umano potesse essere sostituito da una protesi che sostenesse una portata
sufficiente alla circolazione periferica.
La storia
della circolazione artificiale inizia con le prime perfusioni d'organo
eseguite da Claude Bernard (3) nel suo famoso esperimento foie lavé e da
Loebell (4) che iniziò lo studio del rene isolato. Tra il 1848 ed il 1858,
Brown-Séquard (5) dimostrò la necessità di ossigenare il sangue che veniva
impiegato come soluzione di perfusione.
Nella
seconda metà del diciannovesimo secolo, i più significativi contributi
furono dati dagli studi di Ludwig e Schmidt (6) che per primi, nel 1868,
ottennero l'ossigenazione extracorporea facendo gorgogliare del sangue
venoso in una fiasca. Dopo numerosi tentativi, nel tardo '800, di
sviluppare pompe ossigenanti, nel 1882 Von Schroeder (7) sperimentò l'uso
di un ossigenatore a bolle a flusso
continuo. Nel 1928 Dale e
Schuster (8) prepararono quella che probabilmente deve essere considerata
la prima pompa a diaframma. Nel 1934 Michael De
Bakey disegnò una pompa a rulli, antesignana di quelle attualmente
impiegate. Charles Lindbergh,
dopo il primo volo transatlantico in solitario nel 1927, spinto dalla
grave valvulopatia della cognata, incominciò a studiare la possibilità di
realizzare un'assistenza ventricolare.
Nel 1935,
insieme ad Alexis Carrel, che aveva ricevuto il premio Nobel nel 1911,
sviluppò una pompa ossigenante e dimostrò la possibilità di perfusione
extracorporea totale. Nel 1957 Akutsu e
Kolff, presso la Cleveland Clinic, studiarono il progetto di un cuore
artificiale totale, impiantando due pompe compatte nel torace di un cane
dopo cardiectomia (9). L'idea di un
supporto circolatorio meccanico da applicarsi nei casi di insufficienza
cardiaca intrattabile è pertanto un' idea affascinante di vecchia data ma
che trova le prime applicazioni cliniche solo a partire dalla metà
degli anni Sessanta quando viene sperimentata con successo nei pazienti
con shock cardiogeno dopo intervento cardiochirurgico
(10,11). Nel 1969 Cooley e
Liotta applicano per la prima volta un supporto circolatorio meccanico
temporaneo nella fase di attesa del trapianto (12), aprendo la strada a
successivi tentativi in differenti centri
cardiochirurgici. Negli anni Ottanta
si sono sviluppati in maniera molto rapida vari progetti di ricerca con
l'obiettivo di mettere a punto un sistema valido ed efficiente di aiuto
circolatorio meccanico impiantabile (13). Sono di questo periodo i
tentativi di impianto di un cuore artificiale permanente totale ortotopico
dopo cardiectomia (total artificial heart = TAH) da parte di De Vries (14)
e di Copeland (15). Per le
problematiche emerse dalle prime esperienze e tuttora parzialmente
irrisolte è stato abbandonato l'impiego clinico del TAH, mentre le
procedure di bridge al trapianto con vari tipi di assistenza ventricolare
(ventricular assist device = VAD) sono applicate con diverso
successo in un numero crescente di Centri
Trapianto.
INDICAZIONI E
CONTROINDICAZIONI L'assistenza
meccanica al circolo come bridge al trapianto cardiaco trova indicazione,
nella sua accezione più generale, nei casi in cui siano esaurite le
possibilità dei trattamenti farmacologici e vi siano le condizioni e le
premesse per trasformare una malattia cardiaca in fase terminale in una
cardiopatia trattabile (16,17). Ripristinando una corretta emodinamica,
l'assistenza ventricolare consente la sopravvivenza di pazienti in
condizioni talmente gravi da provocare rapidamente la morte nel 100% dei
casi e da pregiudicarne la trapiantabilità per il danno d'organo
conseguente alla grave alterazione emodinamica. Lo scopo di un adeguato
periodo di supporto artificiale del circolo, oltre a consentire la
sopravvivenza, è quello di ripristinare una condizione di trapiantabilità
con le massime probabilità di successo, rimuovendo le controindicazioni al
trapianto principalmente rappresentate dal danno d'organo. I quadri di
shock conclamato o di bassa portata ingravescente [Indice Cardiaco (IC)
< 2 l/min, Pressione arteriosa (PA) media < 60 mmHg, Pressione
Venosa Centrale (PVC) > 20 mmHg, Pressione Capillare polmonare (WP)
> 20 mmHg, diuresi < 30 ml/h] hanno costituito fino ad oggi le
principali indicazioni alla assistenza
ventricolare. Nella recente
esperienza clinica la sorveglianza di un paziente miocardiopatico é volta
ad individuare l'insorgenza di alcune manifestazioni premonitrici di una
sindrome da bassa portata, potenzialmente intrattabile. Eventi come le
aritmie ventricolari, l'ipossiemia, la disfunzione renale con crescenti
valori di azotemia e valori di creatininemia compresi tra 2 e 2,5 mg/dl
costituiscono spesso i prodromi di una bassa portata e potrebbero
rappresentare criteri di indicazione all'assistenza ventricolare,
anche con parametri emodinamici che non rientrano nelle definizioni
classiche dello shock. Di fatto tuttavia la maggior parte delle
casistiche, come la nostra, è costituita da pazienti con shock
conclamato. L'entità della
disfunzione d'organo e la sua reversibilità, costituiscono oggi il
problema principale all'interno del capitolo dell'assistenza ventricolare.
Fino ad ora tutti coloro che si sono occupati di assistenza ventricolare
hanno dovuto ammettere l'impossibilità di determinare con certezza la
reversibilità del danno d'organo attraverso l'individuazione di valori
soglia critici prima della applicazione dell'apparecchiatura, avendo
constatato in alcuni casi la irreversibilità della compromissione d'organo
solo durante il periodo d'assistenza anche dopo il ripristino di una
corretta emodinamica. Controindicazioni
assolute all'utilizzo di questi devices come bridge al trapianto cardiaco
vengono attualmente considerate: insufficienza renale grave (creatininemia
> 5 mg/dl), insufficienza epatica grave, stato di shock settico
perdurante da 12-18 ore e presumibilmente irreversibile, danni neurologici
e cerebrali focali, emorragie
gastrointestinali.
TIPO DI
ASSISTENZA Fa parte dell'indicazione chirurgica anche la
scelta del tipo di apparecchio da impiantare ed è, a questo proposito,
importante la possibilità di disporre di più sistemi di assistenza
ventricolare. L'esperienza del
Centro Angelo De Gasperis è costituita dall'uso di VAD di vario tipo
scelti soprattutto in funzione della portata cardiaca che sono in grado di
sostenere. Nel bridge al trapianto cardiaco i device di più largo impiego
sono quelli a flusso pulsatile, per le loro caratteristiche che consentono
di lavorare in parallelo con il ventricolo e permettono assistenze di
lunga durata. L'opzione per una
assistenza mono o biventricolare dipende dalle caratteristiche
emodinamiche del paziente. La sola assistenza sinistra (LVAD) è
controindicata in presenza di elevate resistenze vascolari polmonari: in
questo caso è necessario l'impiego di assistenza biventricolare
(BVAD). Studi compiuti (18) con sistemi di assistenza
solo sinistra, come pure la nostra esperienza (16,17), hanno dimostrato
che con una efficace decompressione del ventricolo sinistro mediante la
sola applicazione di LVAD è possibile attendere un miglioramento della
funzione del ventricolo destro e del circolo polmonare. Se a breve
distanza dall'impianto di un device sinistro si registra una diminuzione
dell'indice cardiaco, una diuresi scadente, un PVC superiore a 25 mmHg si
impone la necessità di associare una assistenza ventricolare
destra.
SISTEMI
DI ASSISTENZA I sistemi
attualmente impiegati nel bridge al trapianto cardiaco sono pompe
generatrici di flusso pulsatile o dinamiche (Abiomed, Thermedic, Thoratec,
Novacor, Berlin Heart, Heart Mate, Medos) in cui il sangue viene spinto
dalla pressione positiva determinata dalla pompa comprimendo il ventricolo
artificiale che è contenuto in un guscio rigido. Lo schema di
funzionamento è simile per i vari apparecchi: il sangue viene prelevato in
genere a livello atriale/ventricolare sinistro/destro, immesso nel
ventricolo artificiale e reimmesso a livello dell'aorta e/o della
polmonare (Fig.1,2). Tutti i sistemi sono in grado di determinare una
circolazione parafisiologica per lunghi periodi di tempo
. Le fonti di energia utilizzate con maggior
successo sono state la pneumatica per apparecchi quali il Thoratec,
Abiomed, Medos, Berlin Heart e Thermedic e la elettromeccanica per il
Novacor e l'Heart Mate. I sistemi Thoratec
e Thermedic, che sono paracorporei e possono assicurare un supporto
univentricolare o ad entrambi i ventricoli, sono stati impiegati con
successo per periodi anche di 6 mesi (19).
Un
ulteriore miglioramento per quanto riguarda l'efficacia del device e la
qualità di vita del paziente si è ottenuto con l'impiego di sistemi
totalmente impiantabili, quali il Novacor (20). Tale dispositivo
attraverso condotti valvolati deriva il riempimento dall'apice del
ventricolo sinistro e invia l'efflusso in aorta consentendo un supporto
esclusivamente ventricolare sinistro. Il ventricolo artificiale
(Fig.3) viene posizionato in una tasca addominale pre-peritoneale
sottofasciale ed è collegato tramite un cavo elettrico percutaneo al
sistema di controllo: in tal modo, un solo cavo fuoriesce dall'addome
riducendo il pericolo di contaminazione dall'esterno
(Fig.4). Le complicanze maggiori più frequenti, da
considerare intrinseche all'utilizzo dei sistemi stessi, sono il
sanguinamento, le infezioni e le tromboembolie.
CASISTICA Dal marzo 1988
all'ottobre 1998, presso la Divisione di Cardiochirurgia Angelo De
Gasperis dell'Ospedale Niguarda di Milano, sono state applicate 39
assistenze ventricolari meccaniche come bridge al trapianto cardiaco
(Tab.1): 36 pazienti erano maschi e 3 femmine con un'età variabile da 16 a
63 anni (media 42). In un paziente (Tab.I, 30), l'assistenza
monoventricolare sinistra con Novacor è stata applicata come sistema
permanente per la concomitante presenza di patologie che controindicano il
trapianto cardiaco. Al momento
dell'applicazione dell'assistenza circolatoria tutti i pazienti erano in
bassa portata o in shock cardiogeno, in trattamento farmacologico
massimale con inotropi e/o vasodilatatori. In 3 pazienti era stata
applicata contropulsazione aortica. In tutti i casi era presente
disfunzione renale e/o epatica in vario grado; 6 pazienti erano in
ventilazione assistita meccanica e 7 presentavano gravi aritmie
ventricolari. In 15 casi,
l'assistenza ventricolare è stata applicata in condizioni di
emergenza. I sistemi di assistenza ventricolare
utilizzati sono stati: Pierce-Donachy Thoratec (10 casi), Abiomed BVS 5000
(7 casi), Novacor (21 casi), Medos (1 caso). In 11 pazienti è stata
applicata un'assistenza biventricolare (5 Thoratec, 6 Abiomed), in 28 la
sola assistenza ventricolare sinistra (5 Thoratec, 1 Abiomed, 21 Novacor,
1 Medos). La durata
dell'assistenza come bridge al trapianto è variata da 2 a 343 giorni
(media 29,1 giorni).
Modificazioni funzionali Dopo l'applicazione
dell'apparecchio di assistenza tutti i pazienti hanno avuto un
miglioramento emodinamico. L'indice cardiaco è aumentato
significativamente (p < 0.005) fino a 2.7 ± 0.1 L/min/m2 (media durante
le assistenze). Una funzionalità epatica e renale normale o
significativamente migliorata è stata ottenuta con l'aumento della portata
cardiaca durante l'assistenza circolatoria nei pazienti che sono stati in
seguito sottoposti a trapianto cardiaco
Risultati Dieci pazienti
(25.6%) sono deceduti in corso di
assistenza. Ventisette pazienti
(69%) sono stati sottoposti a trapianto
cardiaco. Ventun pazienti
trapiantati (78%) sono stati dimessi e 20 (74%) sono vivi da 5 a 124 mesi
(media 51,7) dopo il trapianto; 2 pazienti sono tuttora on VAD (1
permanente). La sopravvivenza
globale nel gruppo sottoposto ad assistenza ventricolare in condizioni di
emergenza è stata pari al 40% (6/15) versus il 66.6% (16/24) di quella
registrata nel gruppo sottoposto ad assistenza con LVAD in condizioni di
non-emergenza e il 56.4% (22/39) dell'intera esperienza di
VAD.
DISCUSSIONE I risultati della
nostra casistica sono sovrapponibili a quelli delle maggiori casistiche
mondiali (21) riferite al bridge al trapianto con vari tipi di device a
flusso pulsatile. La mortalità
dipende dalla severità della compromissione d'organo prima dell'impianto e
dagli effetti negativi delle complicanze che possono modificare acutamente
anche un andamento che appare favorevole.
Il
miglioramento delle possibilità della terapia medica sembra destinato ad
aumentare costantemente il numero di miocardiopatici, ospedalizzati
per la gravità della situazione clinica, da avviare al trapianto. Lo
sforzo organizzativo necessario per sostenere ed affermare questa nuova
impostazione nel trattamento dei miocardiopatici che tende a riservare il
trapianto cardiaco a soggetti maggiormente compromessi è giustificato dai
soddisfacenti risultati che attualmente si ottengono in questa categoria
di pazienti e che sono in costante
miglioramento. In uno studio (22)
relativo a pazienti riferiti per trapianto al nostro Centro e ricoverati
per condizioni di grave instabilità emodinamica con necessità di supporto
inotropo per via endovenosa, è stata registrata una percentuale assai
ridotta di dimissioni in terapia medica pari al 54% (49 dimessi su 90
ricoveri in 76 pazienti). La mortalità globale della popolazione
studiata è stata del 35% (27 su 76). In questo gruppo di
pazienti la terapia medica intensiva non sempre riesce ad ottenere la
risoluzione del quadro clinico di bassa portata ed il conseguente effetto
negativo sugli organi periferici.
E'
dimostrato che i provvedimenti che in questi casi incidono favorevolmente
sulla prognosi sono quelli chirurgici: impiego della assistenza
ventricolare come bridge al trapianto o, in assenza di un importante danno
d'organo, il trapianto urgente. Di fatto però il concetto di necessità
urgente di trapianto raramente si traduce in un intervento per
l'ovvia impossibilità di programmare la disponibilità di un organo idoneo
e compatibile. Sembra quindi che
l'indicazione al supporto meccanico del circolo costituisca il cardine
della soluzione chirurgica dello scompenso
refrattario. La soluzione della
problematica della assistenza ventricolare è un cammino difficoltoso e in
continuo divenire. Il confronto delle esperienze e la raccolta dei dati in
registri multicentrici favoriscono, tra l'altro, la codificazione delle
indicazioni. Allo stato attuale della nostra conoscenza, l'unico criterio
riconosciuto nella indicazione all'assistenza meccanica come fattore
prognostico favorevole è la precocità di applicazione e l'impiego del solo
sistema LVAD. E' verosimile ritenere che un ulteriore miglioramento si
potrà ottenere applicando il VAD addirittura prima della insorgenza di
quadri conclamati di shock e/o di bassa portata. Il problema potrebbe
essere allora di non eccedere nelle
indicazioni. L'estrema
complessità della assistenza ventricolare, i suoi costi e la necessità di
alta e specifica qualificazione del personale medico ed infemieristico
coinvolto suggeriscono che tale metodica rimanga concentrata in centri con
adeguato potenziale scientifico, tecnologico e organizzativo nei quali vi
sia la volontà di percorrere questo cammino
impegnativo. L'aspetto
etico della applicazione di un procedimento con uno straordinario
costo economico e sociale, deve tenere conto anche della realtà economica
esistente. A fronte della
situazione socioeconomica stanno i risultati eccellenti del
procedimento che permette di recuperare ad una vita attiva persone che
stavano morendo. Il dilemma è drammatico.
Il nostro
Paese non si deve sottrarre ad un filone di ricerca così importante per i
risultati sui pazienti operati, per le notevoli ricadute
scientifiche sul trattamento dei cardiopazienti più gravi e perché è
la strada che conduce verosimilmente al cuore artificiale
definitivo.
CONCLUSIONI L'applicazione di
strumenti di assistenza ventricolare è una procedura in via di
consolidamento nella prassi clinica di cui non è ancora quantizzabile il
costo finale, inevitabilmente dipendente anche dai numeri di
produzione. I costi maggiori
risiedono nella lunga ospedalizzazione, dopo l'impianto, in unità di
terapia intensiva, in attesa di un trapianto cardiaco, anche se
attualmente vi è la tendenza a dimettere i pazienti on VAD a domicilio in
attesa di trapianto, consentendogli di svolgere una normale vita di
relazione (Fig.5) ed abbassando i costi
terapeutici.
IL
FUTURO La crescita esponenziale dell'epidemiologia
dello scompenso, che non potra' trovare nel trapianto di cuore una
risposta sufficiente, potrebbe trovare una soluzione chirurgica
alternativa nel maggiore impiego dei sistemi di assistenza ventricolare
sia a carattere temporaneo (weaning) che
definitivo. In una minoranza di
pazienti, tuttora soggetta a studio, è stato osservato come il decarico
prolungato del ventricolo sinistro durante LVAD consente un recupero della
funzione ventricolare sinistra tale da consentire uno svezzamento
(weaning) dall'assistenza circolatoria che in questi casi selezionati
costituirebbe non un ponte al trapianto cardiaco ma al recovery, passaggio
ritenuto fino a poco tempo fa assai limitato e
imprevedibile. Individuare
preoperatoriamente i pazienti che possono beneficiare di questa forma di
assistenza circolatoria è uno degli obiettivi degli studi multicentrici al
fine di ottimizzare le risorse del programma trapianto
cardiaco. Parallelamente aumentano, anche se in numero
limitato (circa una ventina), i casi di applicazione di sistemi di
assistenza circolatotoria a carattere permanente in pazienti selezionati
con una controindicazione al trapianto.
La
possibilità, in un prossimo futuro, di disporre di sistemi di nuova
generazione, concepiti in modo da ridurre ad un minimo trascurabile
l'incidenza di complicanze, di ingombro limitato e con caratteristiche di
semplicità gestionale, potrà radicalmente modificare il rapporto
rischio/beneficio e le problematiche di ordine economico, rendendo
routinaria la procedura di impianto dei sistemi di supporto
cardiocircolatorio a lungo termine e definitivi fino all'impiego del cuore
artificiale totale con programma disgiunto dal trapianto
cardiaco.
VAD
VENTRICULAR ASSIST DEVICE
| QUANDO |
Un paziente affetto da miocardiopatia va incontro ad un
peggioramento clinico ed emodinanico che il trattamento
farmacologico massimale non è più in grado di arrestare,
compromettendo anche la funzionalità degli organi
bersaglio. |
| PERCHE' |
Per garantire la sopravvivenza del malato e
ripristinare la condizione di trapiantabilità, correggendo un
eventuale danno d'organo fino alla disponibilità di un cuore da
donatore. |
| COME |
I
dispositivi di assistenza ventricolare lavorano in parallelo con il
cuore nativo. E' possibile assistere entrambi i ventricoli
(BVAD) o solo il ventricolo sinistro (LVAD), quest'ultima è la
modalità di assistenza attualmente più utilizzata in virtù dei
migliori risultati ottenuti. |
| CONTROINDICAZIONI |
Quelle relative al trapianto cardiaco. Occorre valutare
molto attentamente le condizioni cliniche preoperatorie,
particolarmente il danno d'organo conclamato (rene, fegato,polmoni e
SNC), la presenza di sepsi e di punti di sanguinamento
soprattutto a carico dell'apparato
gastrointestinale. |
|
PROBLEMI |
Rischi maggiori: tromboembolia ed
infezioni. Necessita di trattamento
anticoagulante |
Alessandro Pellegrini Primario Divisione
cardiochirurgica Dipartimento Angelo
De Gasperis Ospedale Niguarda
Ca' Granda, Milano. |
Fig.
1 |
Fig.
2 |
Fig.
3 |
Fig.
4 |
Fig.
5 |
Fig.
6 |
|