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 Gentile Lettore, con l'avvio delle novità fiscali sulle rendite finanziarie, la Banca di Roma ha pensato di farLe gradito omaggio  della presente pubblicazione, che si propone di fornirLe una guida di facile consultazione per conoscere i nuovi Regimi applicati agli investimenti finanziari effettuati da “persone fisiche” residenti in Italia: cosa sono, a chi sono destinati, quali sono i vantaggi. 

La Riforma, nata con l'obiettivo di sollevare il risparmiatore da considerazioni fiscali nella scelta tra le diverse alternative d'investimento, ha riordinato la materia uniformando la tassazione delle rendite finanziarie, delle gestioni patrimoniali e dei fondi comuni d'investimento con l'applicazione generalizzata dell'aliquota del 12,5% (fatta eccezione per le cosiddette “partecipazioni qualificate”). 

Leggendo l'articolo, vedrà che non è necessario possedere una competenza specifica in materia fiscale e finanziaria per comprendere i contenuti della Riforma: ci auguriamo, comunque, di averLa guidata correttamente verso le decisioni per Lei più opportune sulle scelte che la nuova normativa impone. 

A partire dal 1o luglio Lei può, per tutte le Sue operazioni finanziarie in titoli di Stato, azioni e obbligazioni, avvalersi dei servizi della Banca di Roma sia quale intermediario autorizzato, sia per tutti gli adempimenti fiscali connessi con gli investimenti. 

I consulenti ed esperti finanziari della Banca di Roma sono a Sua disposizione per assisterLa e fornirLe le migliori soluzioni attraverso le Gestioni Patrimoniali,  i Fondi comuni Romagest e Rominvest e i prodotti assicurativi. 

La riforma fiscale, attuata con il Decreto legislativo n. 461 del 21 novembre 1997 e in vigore dal 1o luglio 1998, prevede la tassazione di tutti i proventi che derivano dagli investimenti di capitale. 

In pratica, il nuovo regime fiscale introduce la tassazione dei futuri capital gain,  cioè dei guadagni di capitale, che si affianca a quella dei redditi di capitale (come i dividendi o gli interessi sulle somme investite). 

Le novità per i contribuenti riguardano, però, soprattutto le modalità con le quali avverrà la tassazione. 

La riforma  fiscale, infatti, ha introdotto due nuovi regimi, il Risparmio Amministrato e il Risparmio Gestito, che consentono di delegare alla Banca anche l'aspetto fiscale della gestione dei propri risparmi. 

In questo modo il contribuente non dovrà indicare le proprie rendite finanziarie nella Dichiarazione dei Redditi, con il duplice vantaggio di poter mantenere l'anonimato e di non dover più effettuare calcoli spesso complessi. 

I nuovi regimi, offrono, inoltre, la possibilità (particolarmente ampia per il Risparmio Gestito) di compensare profitti e perdite conseguiti nell'ambito dello stesso rapporto con la Banca: i vantaggi saranno quindi per chi concentra i propri investimenti in un unico rapporto che continua nel tempo. 

L'adozione dei nuovi regimi è automatica: l'eventuale rinuncia andrà comunicata esplicitamente entro il 30 settembre 1998 e, in caso di posizioni intestate a più soggetti, dovrà essere sottoscritta da tutti i cointestatari. 
  

Il risparmio amministrato
 
  •  che cos'è
Con il regime del Risparmio Amministrato, la Banca, che gestisce il deposito di titoli, applica l'imposta su ciascun guadagno di capitale realizzato, tenendo conto anche delle perdite, che sono portate in deduzione dai guadagni realizzati nelle singole operazioni. 
 
  •  chi ne usufruisce
Il metodo del Risparmio Amministrato si applica automaticamente nel caso in cui una persona fisica che non esercita attività commerciale abbia un rapporto di custodia, amministrazione o deposito titoli con la Banca. 
 
  •  come avviene  la tassazione
La Banca applica l'imposta sostitutiva del 12,5% su ciascun guadagno di capitale, differenziale positivo (derivante da contratti derivati o contratti a termine) o provento percepito dal cliente. 
Se tra la data di acquisto e quella di cessione o di rimborso dello strumento finanziario trascorre più di un anno, la Banca applica il meccanismo dell'equalizzatore. Si tratta di un coefficiente, determinato annualmente con un apposito decreto del Ministero delle Finanze, che ha il compito di rendere equivalente la tassazione in base al principio della realizzazione (sui guadagni “effettivi”) con quella in base al principio della maturazione (sui guadagni “teorici”), come si vedrà per il Risparmio Gestito. 
Il calcolo dei guadagni e delle perdite di capitale viene effettuato anche quando il contribuente decide di trasferire sue attività finanziarie ad altri rapporti intestati a soggetti diversi. 
Nel caso in cui alla fine dell'anno di imposta si verificasse un'eccedenza  di perdite rispetto ai guadagni, essa potrà essere portata in deduzione nei successivi anni d'imposta, ma non oltre il quarto. 
 
  •  i vantaggi
  Il Risparmio Amministrato costituisce una notevole semplificazione della tassazione  delle attività finanziarie. Il conteggio dell'imposta, infatti, viene effettuato dalla Banca, cioè da un operatore qualificato, che provvede anche al relativo versamento. 
  Il metodo del Risparmio Amministrato garantisce, inoltre, l'anonimato all'investitore. I guadagni di capitale realizzati durante l'anno non dovranno, infatti, essere riportati nella Dichiarazione dei Redditi  in quanto l'imposta sostitutiva sarà già stata versata dalla Banca. 
 
  •  attenzione
  Le minusvalenze non possono compensare dividendi o interessi che sono già assoggettati a ritenute o imposte sostitutive.  
 Le minusvalenze possono, invece, essere compensate con i guadagni solo se ottenuti successivamente. La tassazione, infatti, avviene per ogni singola operazione; le perdite, quindi, possono essere portate in diminuzione di guadagni successivi, ma, naturalmente, non di quelli sui quali le imposte sono già state pagate. 
 Con l'applicazione del meccanismo dell'equalizzatore, le plusvalenze realizzate dopo uno o più anni dell'acquisto vengono, di fatto, tassate con un'aliquota  superiore. 
 
 
 
 Qualche esempio
 
  •  In caso di un guadagno di capitale
Il signor Rossi ha in corso un contratto di custodia di titoli  con la Banca e non esercita entro il 30 settembre 1998 l'opzione per il regime della Dichiarazione dei Redditi; viene, quindi, applicato automaticamente il metodo del Risparmio Amministrato.  
Se durante il 1999, il signor Rossi realizza un guadagno di capitale di L.10.000 (tenuto conto dell'equalizzatore) dalla cessione di titoli e non realizza alcuna perdita, la Banca applicherà al guadagno di capitale l'imposta sostitutiva del 12,5%, pari a L.1.250. Sarà la Banca stessa a versare allo Stato tale somma. 
 
  •  Se vi sono sia guadagni sia perdite
Se durante il 1999 il signor Rossi realizzerà lo stesso guadagno, ma solo dopo aver subito una perdita su titoli obbligazionari per L.9.000 (sempre tenuto conto dell'equalizzatore), la Banca applicherà l'imposta sostitutiva a un guadagno netto di L.1.000;  l'importo dovuto sarà, quindi, pari a L.125.  
Se, però, la perdita è successiva al guadagno, la Banca, al momento della vendita dei titoli, applicherà interamente l'imposta sostitutiva (in questo caso di L.1.250) e dedurrà la minusvalenza di L.9.000  solo dai guadagni realizzati in seguito, anche nei successivi anni d'imposta, ma non oltre il quarto. 
  
Il risparmio gestito 
 
  •  che cos'è
Il Risparmio Gestito è il metodo che presenta elementi di maggiore novità rispetto al regime precedente la riforma. L'imposta sostitutiva, infatti, non viene applicata alle singole operazioni, ma al risultato netto della gestione. 
In questo modo è possibile compensare tutte le componenti positive e negative sia per quanto riguarda i guadagni di capitale (per esempio l'incremento di valore di un titolo) sia per quanto riguarda i redditi di capitale (come dividendi o interessi). 
 
  •  chi ne usufruisce
Il regime del Risparmio Gestito viene applicato automaticamente alle persone fisiche che non svolgono attività commerciale e che hanno conferito alla Banca (che viene chiamata “gestore”)  l'incarico di gestire patrimoni. 
 
  •  come avviene la tassazione
La tassazione avviene secondo il principio della maturazione; non vengono quindi assoggettati all'imposta solo  i redditi e i guadagni effettivamente realizzati, ma anche quelli maturati durante l'anno. In questo regime, di conseguenza, non viene applicato il meccanismo dell'equalizzatore. 
Il risultato netto della gestione è il valore che deriva dalla somma o  differenza di due  risultati complessivi determinati separatamente: vengono cioè considerati sia tutti i redditi di capitale  maturati durante l'anno, sia i guadagni di capitale  maturati nello stesso periodo. 
Vengono esclusi dal risultato netto della gestione i redditi di capitale per i quali continuano ad applicarsi le ritenute a titolo d'acconto o d'imposta  e i proventi derivanti da quote di fondi comuni e SICAV. Il risultato  della gestione viene, inoltre, calcolato dal gestore al netto degli oneri e delle commissioni relative al patrimonio gestito. 
Nel caso in cui il risultato netto di un anno d'imposta sia negativo, questo è  compensabile con quelli positivi conseguiti nei successivi quattro anni d'imposta  in relazione alla medesima gestione. Se, invece, il risultato è positivo, il gestore, dopo aver calcolato l'imposta sostitutiva, procede direttamente al pagamento. 
 
  •  i vantaggi ulteriori
 Un pregio aggiuntivo del regime del Risparmio Gestito, oltre alla semplicità e all'anonimato propri del Risparmio Amministrato, è la possibilità di compensare tutte le componenti (realizzate o maturate) del reddito relative al rapporto di gestione. Le perdite potranno, quindi, compensare sempre i guadagni maturati nello stesso anno, anche se questi ultimi sono stati realizzati precedentemente. 
 Il regime del Risparmio Gestito permette, inoltre, il recupero fiscale dei costi di gestione. Al momento di calcolare il risultato netto, infatti, la Banca dedurrà la commissione di gestione dalla base imponibile. 
 
  •  attenzione
 Il Risparmio Gestito prevede l'anticipata tassazione delle plusvalenze maturate, e non realizzate, durante l'anno. Con questo regime, infatti, l'imposta è applicata su tutte le componenti, potenziali ed effettive,  del reddito e non sulle singole operazioni.  
Si tratta, però, di uno svantaggio che viene compensato dal fatto che, parallelamente, sono deducibili anche le minusvalenze potenziali, che sono state, cioè, maturate durante l'anno ma non ancora realizzate. 
  
la dichiarazione dei redditi

Se il contribuente non desidera l'applicazione di uno dei nuovi regimi introdotti dalla riforma, può optare per l'inclusione dei guadagni di capitale nella sua Dichiarazione dei Redditi.  
Fino al 30 settembre 1998, infatti, chi ha un rapporto di deposito titoli o di gestione patrimoniale con la Banca può esprimere la propria opzione per l'applicazione del metodo della Dichiarazione dei Redditi piuttosto che del regime del Risparmio Amministrato o del Risparmio Gestito. La tassazione dei redditi di capitale avverrà, in questo caso, secondo il metodo tradizionale, che prevede ritenute o imposte sostitutive. 
Il contribuente dovrà, inoltre, indicare nella Dichiarazione dei Redditi tutti i guadagni o le perdite di capitale realizzati durante l'anno. Se la somma sarà positiva, dovrà poi versare l'imposta con l'aliquota del 12,5%.  Nel caso fosse, invece, negativa, potrà detrarre l'importo negli anni successivi, ma non oltre il quarto. Nel caso in cui la vendita dello strumento finanziario avvenga uno o più anni dopo l'acquisto, l'ammontare dell'imposta verrà calcolato con il meccanismo dell'equalizzatore, come si è già visto per il Risparmio Amministrato. 
 

  •  in questo regime
 Il contribuente può trarre beneficio dal fatto che i guadagni sono tassati solo se vengono realizzati; si tratta, però, di un pregio relativo dato che il cliente dovrà applicare l'equalizzatore. 
 L'imposta viene pagata solo al momento della Dichiarazione dei Redditi e non quando viene realizzato il profitto. Questo  vantaggio di natura finanziaria è, tuttavia, apparente, poiché l'equalizzazione dovrà tener conto anche del periodo intercorso dalla data di realizzazione del guadagno al pagamento dell'imposta. 
 La compilazione della Dichiarazione dei Redditi può risultare complessa e il contribuente può trovarsi nella necessità di rivolgersi a un professionista. 
  
BANCA DI ROMA 
 Nel tuo futuro. 

Non  costituendo il  presente articolo una forma di consulenza fiscale sugli investimenti finanziari, si consiglia di rivolgersi ad esperti in materia per opportuni approfondimenti.

 
 
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