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prognosi di un paziente affetto da neoplasia del sistema gastrointestinale
è influenzata da due fattori principali:
1)
la natura aggressiva della neoplasia.
In
questo caso infatti la prognosi è negativa. Qualora invece
la neoplasia fosse di tipo espansivo la prognosi potrebbe essere molto
buona anche in presenza di un tumore molto esteso;
2)
lo stadio del tumore maligno al tempo della diagnosi è di primaria
importanza. La prognosi è negativa se si è già in
presenza di un interessamento dell'apparato linfoghiandolare e se
vi sono metastasi a distanza .
Pertanto
la natura e lo stadio del cancro sono importanti. Tuttavia, per i
tumori maligni gastrointestinali, potrebbe sussistere un ulteriore fattore
cruciale riguardo alla prognosi. Questo fattore è la formazione
chirurgica degli operatori coinvolti. La cruda verità è che
la differenza nella sopravvivenza ottenuta dal migliore e dal peggiore
chirurgo gastrointestinale è per lo meno del 50 %.! Questo concetto
applicato alla prognosi riguardante eventi tumorali non è stato
adeguatamente studiato negli anni recenti.
DATI
DALLA DOCUMENTAZIONE
CHIRURGICA
Il
concetto che la preparazione chirurgica sia un fattore prognostico cruciale
non è nuovo. Nel 1967, Turnbull e i colleghi della Cleveland Clinic
in Ohio, pubblicarono un manoscritto in seguito presentato alla Società
Americana di Chirurgia dal titolo “Tecniche di isolamento No-touch.” Essi
erano convinti che la manipolazione attenta dei tessuti avrebbe evitato
la propagazione delle cellule cancerogene al fegato attraverso il sistema
della vena porta.(1) La valutazione statistica condotta da Turnbull su
questi dati non è accettabile dal punto di vista degli standard
attuali; anche le sue ipotesi riguardanti il meccanismo di proliferazione
del cancro non sono compatibili con i dati attuali in merito alla storia
naturale del cancro gastrointestinale. Tuttavia, rimane chiaro che
i suoi risultati, ottenuti con tecniche no-touch impiegate in trattamenti
chirurgici del cancro colon-rettale furono ben superiori ad altri riportati
negli anni Sessanta. In Inghilterra, Phillips e colleghi richiamarono
l'attenzione sulla rimarchevole incidenza nella recidiva localizzata del
cancro rettale nella misura in cui le statistiche furono elaborate per
singolo chirurgo. Questo lavoro pubblicato sul “British Journal of
Surgery” stabilisce chiaramente il loro parere circa la preparazione chirurgica
ed i suoi effetti sulla recidiva dei tumori localizzati.(2)
Infine
, ci sarebbe anche una rimarchevole differenza nella sopravvivenza con
o senza cancro rettale recidivante localizzato.
Ho
descritto i numerosi fattori tecnici che influenzano la sopravvivenza nella
chirurgia del cancro rettale e del colon in una monografia del 1984.(3)
Le
componenti della resezione del cancro rettale o del colon vi furono tracciati
esplicitamente. Ancora, nel 1995, fu riassunto il nostro parere circa
le tecniche chirurgiche ed il loro impatto sulle recidive localizzate.(4)
Hermanek e colleghi, in una pubblicazione che è una pietra miliare,
documentano coraggiosamente la grande differenza nei tassi di recidiva
localizzata quando i dati sono elaborati per singolo chirurgo su un campione
di chirurghi. Questi autori documentano l'alta e bassa incidenza
delle recidive che si attestano rispettivamente al 55% e al 5%.(5)
Come previsto, la sopravvivenza si dimostrò direttamente correlata
con il tasso di recidiva localizzata. Un chirurgo mostrava un basso
tasso di sopravvivenza, pari al 35%, e altri chirurghi mostravano tassi
di sopravvivenza pari al 85%. Questo articolo indaga i fattori di
rischio che potevano pesare nel formarsi di così marcate differenze
nella recidiva localizzata e nella sopravvivenza. Lo stadio del tumore
maligno ed i fattori clinici inerenti al manifestarsi dello stesso non
sembrava potessero spiegare queste grandi differenze. Si è pensato
piuttosto che la preparazione chirurgica in possesso dei chirurghi responsabili
portasse a questa grande differenza nella sopravvivenza.
Recentemente,
Porter e colleghi ad Alberta, Canada, hanno riportato negli "Annali di
Chirurgia" le differenze nelle recidive localizzate e nella sopravvivenza
nel cancro rettale riscontrate in due gruppi di chirurghi.(6)
Un
gruppo ha un addestramento avanzato e grande esperienza in sala operatoria.
L'altro gruppo non ha addestramento specifico ed i suoi componenti
conducono la propria chirurgia del cancro rettale su basi casuali.
Nel gruppo con grande esperienza, più numeroso, nell'insieme la
sopravvivenza fu del 67%. Nel gruppo la cui formazione
è stata incidentale e non ha avuto ulteriore formazione, la sopravvivenza
fu soltanto del 35%.
DIFFUSIONE
DEL CANCRO
GASTROINTESTINALE
Noi
sappiamo che la neoplasia gastrointestinale si diffonde in tre modi.
Si
possono verificare metastasi nel fegato per via del flusso sanguigno portale.
Può essere difficile se non addirittura impossibile per il chirurgo
ridurre l'incidenza di metastasi all'interno del fegato. Non è probabile
che il chirurgo spinga le cellule tumorali nel sangue portale a meno
di non essere estremamente rozzo. Tuttavia , teoricamente questo
è possibile. Il cancro gastrointestinale si diffonde anche
alle ghiandole linfatiche e può diffondersi alle superfici peritoneali.
Se i pazienti manifestano una ricaduta che investe le ghiandole linfatiche
o manifestano la progressività della malattia nel punto della
resezione o sulle superfici peritoneali, ciò è responsabilità
del chirurgo. Il manifestarsi della malattia in ciascuno di questi
due punti indica l'insufficienza della formazione del chirurgo coinvolto.
Nel
paragrafo successivo verrà descritto il susseguirsi di errori intraoperatori
espressione dell'assenza di preparazione tecnica. Molti pazienti vanno
da un chirurgo con un tumore maligno ristretto.
Potrebbe
essere in stadio avanzato e cominciare a propagarsi localizzandosi nella
regione; tuttavia, fino ad allora la malattia non si è diffusa.
Purtroppo,
in una buona percentuale degli interventi per cancro gastrointestinale
con resezione non specializzata, il paziente lascia la sala operatoria
con un tumore persistente alle ghiandole linfatiche o con un tumore maligno
diffuso nei rivestimenti interni addominali per i quali potrebbe non esserci
nessuna cura.
La
formazione chirurgica inadeguata, non è normalmente prevista da
coloro che devono sottoporsi alla resezione del cancro gastrointestinale.
Purtroppo
è invece molto probabile che essi muoiano, non perché il
loro tumore era aggressivo o era all'ultimo stadio , ma piuttosto per la
mancanza di conoscenze e/o di formazione del chirurgo responsabile.
CONTENIMENTO
MEDIANTE
LA
CHIRURGIA CENTRIPETA
Quali
sono le componenti essenziali di una adeguata chirurgia della neoplasia
gastrointestinale? Esse possono essere così elencate:
campo operativo ad ampio raggio, emostasi assoluta, adeguati margini laterali
di dissezione, dissezione adeguata delle ghiandole linfatiche e l'uso accorto
della chemioterapia infraperitoneale intorno alle zone operate. Se
il chirurgo deve condurre in maniera ottimale l'intervento
egli deve visualizzare molto chiaramente il tumore originario. Mai
deve verificarsi un grande sforzo di visualizzazione del cancro o dei visceri
addominali o pelvici circostanti.
È
necessaria una estesa incisione lungo la linea mediana addominale
dallo xifoide al pube. Si devono impiegare divaricatori autoreggenti per
mantenere aperti i bordi della incisione addominale. Si devono effettuare
frequenti irrigazioni per liberare il campo operatorio dal sangue.
Un secondo ordine di divaricatori è spesso necessario per evitare
ulteriori manipolazioni e riposizionamenti delle viscere allo scopo di
facilitare l'esposizione del campo operatorio.
I
divaricatori autoreggenti sono particolarmente necessari quando si
lavora in profondità nel bacino (neoplasia rettale) o sotto il diaframma
(tumore gastrico).
Infine,
vi sono alcune procedure chirurgiche molto difficili per le quali l'aiuto
di uno specializzando non è adeguato.
Alcuni
casi difficili richiedono la presenza di due esperti chirurghi che hanno
spesso lavorato insieme in precedenza. Quando il caso è molto
difficile è assolutamente necessaria la presenza dell'assistente
più addestrato che possa essere a disposizione.
Per
ottenere una emostasi adeguata, il chirurgo deve rinunciare alla dissezione
con forbici o bisturi.
La
dissezione dovrebbe essere condotta con elettrochirurgia laser per rendere
minime le perdite di sangue.(7)
Durante
la dissezione lo stillicidio continuo da piccoli punti di sanguinamento
non dovrebbe essere ammesso.
Naturalmente,
tutti i vasi sanguigni lunghi sono legati a mano a mano prima di essere
recisi.
La
presa esercitata sul grasso circostante i vasi sanguigni medio-grandi
dalla pressione del pollice e dell'indice aiuteranno una legatura accurata
ed in successione dei vasi sanguigni.
Le
norme procedurali allo scopo di un adeguato contenimento nella chirurgia
gastrointestinale sono chiamate col termine di CHIRURGIA CENTRIPETA.
Questo
approccio alla resezione del cancro procede muovendosi intorno alla massa
tumorale in presenza di una emostasi perfetta, di margini adeguati di dissezione,
di una visualizzazione sufficiente allo scopo di non danneggiare strutture
vitali. Se non si assolvono tutti questi requisiti, il chirurgo può
attaccare la malattia maligna da un altro punto anatomico.
La
chirurgia centripeta assicura che margini adeguati di tessuti normali siano
lasciati intatti e senza traumi nelle adiacenze del cancro. Compito
del chirurgo è quello di mantenere uno strato di copertura di normale
tessuto, intatto, intorno al tumore maligno.
Il
chirurgo deve continuamente dimostrare che uno degli aspetti cruciali di
un intervento chirurgico gastrointestinale ottimale è il mantenimento
di margini di dissezione laterali intatti.
Spesso
una peritonectomia può rendere più facile l'approccio centripeto.(8)
Se
il chirurgo inizia dai livelli più profondi del tessuto normale
egli può procedere alla dissezione accurata intorno al tumore maligno
senza incidere il tessuto tumorale.
Nella
chirurgia centripeta, si comincia col fare per prime le dissezioni “facili”.
Ci si rifiuta di persistere in qualsiasi dissezione se sussiste pericolo
di emorragia, pericolo o danni alle strutture vitali, o pericolo di sviluppo
di un inadeguato margine di tessuti normali intorno al tumore maligno.
LINFADENECTOMIA
TOTALE
Tutti
gli interventi per neoplasia gastrointestinale richiedono la resezione
del tessuto linfatico che drena il cancro. Il chirurgo deve pensare
alla dissezione che elimina completamente la recidiva nelle ghiandole
linfatiche come ad un meccanismo a caduta.
Le
ghiandole linfatiche immediatamente adiacenti all'intestino devono essere
rimosse. Inoltre, tutte le ghiandole intermedie e primarie a livello dell'arteria
celiaca, dell'arteria mesenterica superiore o mesenterica inferiore devono
essere accuratamente dissezionate e rimosse. Poiché la dissezione
della ghiandola linfatica aggiunge ben poco, se non addirittura nulla,
allo stato patologico o alla mortalità in chirurgia, una dissezione
massimale che include tutto il secondo ordine di ghiandole linfatiche è
necessaria. Si pensa che un terzo ordine di ghiandole linfatiche
lungo l'arteria aorta e la vena cava sia al di là del punto
di ritorno per la linfadenectomia.
Vi
è una considerazione in merito alla linfadenectomia. Il chirurgo
dovrebbe rendersi conto che è ingenuo pensare che il tumore esista
nelle ghiandole linfatiche e sia invece assente nei canali linfatici.
Se canali linfatici devono essere recisi nelle immediate vicinanze
delle ghiandole colpite dalla neoplasia allora si deve presumere che vi
è stata una fuoriuscita cancerogena nel punto di intervento. L'obiettivo
ultimo che la chirurgia centripeta permette al chirurgo di raggiungere
è di perseguire il CONTENIMENTO del cancro. A mezzo di una
manipolazione attenta dei tessuti circostanti alla neoplasia, le cellule
maligne non vengono propagate nei restanti tessuti normali. La prevenzione
della disseminazione anche di una sola cellula cancerogena nel punto di
intervento o nella cavità peritoneale deve essere una consuetudine
del chirurgo che conduce un intervento di tumore gastrointestinale.
Detto contenimento combinato con una resezione totale delle ghiandole linfatiche
che drenano il tumore è ciò che costituisce una adeguata
chirurgia del tumore gastrointestinale.
REQUISITI
PER LA
CHEMIOTERAPIA
INFRAPERITONEALE
Non
ha alcuna importanza quanto il chirurgo sia attento e meticoloso nel condurre
una dissezione di alcuni pazienti che manifestano stadi avanzati della
malattia; si verificherà comunque una fuoriuscita del tumore in
fase operativa.
In
questa situazione, deve essere impiegata la chemioterapia infraperitoneale
intorno alla zona di intervento. Questa è la prima delle indicazioni
elencate nella Tab. 1.
Il
chirurgo deve impiegare una chemioterapia infraperitoneale durante l'intervento
a caldo usando la mitomicina C per adenocarcinomi gastrointestinali.
La pelle è sostenuta dal divaricatore autoreggente. La chemioterapia
è mantenuta a 43°C all'interno della cavità peritoneale.
La perfusione deve essere eseguita per almeno un'ora.
Durante
il trattamento infraddominale, tutti gli intestini e le altre strutture
infraddominali sono continuamente manipolate dal chirurgo. Tutti
i coaguli di sangue residui ed i frammenti di tessuti devono essere lavati
per mano del chirurgo poiché essi sono la matrice in cui le cellule
cancerogene si sviluppano (Figura 1).
Vi
sono altre indicazioni di assoluta importanza riguardanti la chemioterapia
infraperitoneale a caldo all'interno del punto di intervento. Se
il chirurgo rimuove le ghiandole linfatiche portatrici di tumore e queste
ghiandole sono nelle zone limitrofe della dissezione, egli deve presumere
che le cellule cancerogene saranno inevitabilmente rilasciate nella cavità
peritoneale libera.
Le
cellule cancerogene riversate potranno eventualmente causare la morte del
paziente.
Si
è mostrato che la chemioterapia infraperitoneale è di beneficio
ai pazienti affetti da tumore gastrico che coinvolge anche le ghiandole
linfatiche poste agli estremi della dissezione.(9)
Analogamente,
se nel rimuovere un tumore maligno, viene esposto un tessuto tumorale ai
margini della dissezione, vi è una grande probabilità di
contaminazione del punto di resezione. Si rende quindi necessario
un lavaggio chemioterapico delle superfici peritoneali.
Quando
il chirurgo raccoglie i fluidi provenienti dalla cavità addominale
o pelvica, essi devono essere studiati al microscopio. Se si vedono
cellule cancerogene vi è una citologia peritoneale positiva.
Questo
paziente è a rischio estremo di progressione cancerogena sulle superfici
addominali o pelviche.
Per
questo paziente si dovrà adottare una lavaggio chemioterapico infraperitoneale
per eliminare i residui microscopici della malattia.
Se
il cancro gastrointestinale perfora attraverso la parete dello stomaco
o dell'intestino, le cellule cancerogene hanno libero accesso alle superficie
peritonee. Se le cellule cancerogene hanno stabilito noduli cancerogeni
all'interno delle ovaie, questo indica che vi è stata contaminazione
cancerogena peritoneale. Alla stessa guisa, se il tumore è
cresciuto lungo tutto il percorso attraverso lo stomaco o l'intestino per
andare ad invadere organi o strutture adiacenti, bisogna presumere l'esistenza
della contaminazione cancerogena peritoneale.
Infine,
in alcuni casi, la biopsia ha confermato che la propagazione peritoneale
va trattata. In questi pazienti i fattori selettivi per un approccio
palliativo (devoluminizzazione) in quanto opposti ad un approccio curativo
(citoriduzione) sono stati chiaramente identificati.(10)
La
propagazione peritoneale di limitata distribuzione e di masse limitate
dovrebbe essere curabile nel 40% circa dei pazienti se si procede ad una
strategia di trattamento con procedure di peritonectomia e chemioterapia
infraperitoneale intorno al punto di intervento.
NON
SOLTANTO IL TUMORE
ORIGINARIO
MA ANCHE RESIDUI MICROSCOPICI
DELLA
MALATTIA
In
che misura i chirurghi cambiano atteggiamento verso la resezione del cancro
gastrointestinale? Il chirurgo deve considerarsi responsabile non
soltanto per la resezione dell'ampia massa del cancro originaria, ma anche
del trattamento dei RESIDUI MICROSCOPICI DELLA MALATTIA.
A
volte egli conduce l'intervento impiegando la chirurgia centripeta per
prevenire la diffusione delle cellule cancerogene. Altre volte tratta
la carcinomatosi impiegando procedure di peritonectomia associate a perfusioni
peritoneali usando una soluzione chemioterapica.
Importanti
conseguenze derivano da questa modalità di considerare la capacità
chirurgica e la sopravvivenza da cancro.
Ovviamente,
se vi sono risultati così ampiamente divergenti , ciò è
dovuto al fatto che alcuni chirurghi sbagliano qualcosa. I chirurghi
devono dimostrare la loro competenza attenendosi ad un loro personale cartellino
segnapunti.
I
chirurghi che hanno un alto tasso di recidivanze localizzate dovrebbero
essere eliminati in quanto privi di credenziali. I pazienti con tumore
gastrointestinale dovrebbero essere protetti da morti simili.
L'accettazione
di questo concetto comporta che il 30% circa dei pazienti affetti da neoplasia
gastrica ed il 10% di quelli affetti da cancro al colon che presentano
un cancro originario con propagazione peritoneale dovrebbero essere trattati
in centri specializzati dove i chirurghi sono a loro agio con le
procedure di peritonectomia e di chemioterapia infraperitoneale durante
l'intervento, trattamento che è davvero affidabile. I risultati
del trattamento della carcinomatosi peritoneale sono ben superiori quando
il tumore originario ed il peritoneo coinvolto sono rimossi simultaneamente.(10,11)
Nell'impostazione
dell'intervento chirurgico, la chemioterapia dovrebbe essere usata per
eliminare i residui microscopici della malattia dal punto di resezione
del cancro e da altri punti sulla superficie peritoneale.
Se
il cancro originario con propagazione peritoneale è resecata in
mancanza di lavaggio chemioterapico, le cellule cancerogene sulla superficie
peritoneale si impianteranno profondamente entro i tessuti e sarà
poi difficile, se non impossibile, sradicarle.
Qual
è il risultato che ci si aspetta dalla prevenzione o dal trattamento
dei residui microscopici della malattia da parte dei chirurghi? Innanzitutto
il tasso di sopravvivenza dei malati di cancro gastrico dovrebbe aumentare
del 65% circa, se si adempie ai requisiti qui presentati.
Attualmente,
negli Stati Uniti è il 30% circa.
La
sopravvivenza da cancro al colon e rettale si incrementerà del 90%.
Attualmente è circa il 45%.
È
probabile che la preparazione chirurgica sia il fattore determinante più
importante della prognosi, più della natura aggressiva del cancro
o del suo stadio alla diagnosi.
In
conclusione, la propagazione peritoneale può essere prevenuta almeno
in parte da un chirurgo competente grazie ad una appropriata tecnica chirurgica
impiegata per resecare il tumore originario.
Il
contenimento deve essere la priorità nella chirurgia del cancro
gastrointestinale.
Inoltre,
le carcinomatosi peritoneali già presenti possono essere guarite
se attaccate opportunamente con chemioterapia infraperitoneale a caldo
nel punto di intervento, con le procedure di peritonectomia e la resezione
dei visceri interessati dalla neoplasia sulle superfici degli stessi.
Molti
piccoli cambiamenti possono condurre ad una grande differenza nella sopravvivenza
alla chirurgia del cancro gastrointestinale. La chirurgia deve fare
tutto ciò che è in suo potere per recare beneficio al paziente
con i mezzi ed il tempo a disposizione e con uno stato patologico e una
mortalità che siano accettabili.
Una
preparazione chirurgica adeguata consente che la diffusione del cancro
sia prevenuta o trattata, ottimizzando in tal modo la sopravvivenza.
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