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Comunque
vada, o sia andata a finire, la vicenda della Missione Arcobaleno, intendo
dire i suoi strascichi, lo scandalo delle razzie e degli sprechi, le reazioni e le controreazioni
politiche, ci sono alcune considerazioni che credo vadano tenute ferme.
La prima, per sgombrare
il terreno dagli equivoci- espressione che seguendo il filo del discorso
risulterà centrale per tutta la questione - è che resta un'operazione
umanitaria formidabile che si deve al cuore degli italiani (128 miliardi
dalle loro tasche) e alle energie vitali del volontariato applicato.
La seconda è che la
missione è nata fin dalle origini in modo equivoco: come ricorderete,
infatti, la levatrice di essa è stata la presidenza del Consiglio, cioè
D'Alema sotto l'egida del trio Bobbio/Montanelli/Scalfari “testimonials”
della colletta. Ora, un conto è che del soccorso umanitario si
occupi qualche organizzazione non governativa come abitualmente accade,
un conto è che lo stesso governo che fa la guerra con la destra faccia
il caritatevole con la sinistra (non entro nel merito della giustezza
della guerra, né mi pare obiettabile che si soccorrevano le vittime
di Milosevic). L'equivoco è poi alla base del fatto che se scandalo
grande, medio o piccolo che sia viene alla luce, è follia minimizzarlo politicamente
ed è follia non prevedere che l'opposizione se ne servirà politicamente.
La terza considerazione
è che chi di cuore ferisce, di cuore perisce: voglio banalmente dire
che se per raccogliere 128 miliardi si deve far leva non sulla ragione
ma sui sentimenti delle persone, non è poi ragionevolmente pensabile
che si possa analizzare a freddo la portata del “caso”,
affidando le spiegazioni a frasi tipo “è nella media percentuale
che una certa quantità di aiuti vada a male” oppure “la
videocassetta che documenta le razzie nel campo albanese porta
una data antecedente di un giorno, per cui se era il 10 invece che il
9 luglio cambia tutto”.
No, tutto ciò può spiegare
la meccanica dei fatti, non giustificare la ferita profondissina
inferta alla buona volontà delle folle di donatori, le crepe nel rapporto
di fiducia sviluppatosi all'insegna della solidarietà, che a posteriori,
magari anche eccessivamente, viene oggi letta tra virgolette, così,
“solidarietà”.
Queste formidabili
percosse emotive al sentire comune vengono sottovalutate (mentre i numeri
delle “collette” successive dimostrano immediatamente la
portata dei colpi riducendo questo tipo di entrate di più della metà),
e trattate come un incidente di percorso, paradossalmente aggiungendo
danno emotivo al danno: se neppure tu che sei venuto a chiedermi di
donare ti rendi conto della gravità del fatto, perché dovrei di nuovo
fidarmi di te, o meglio proprio tu allarghi emotivamente il buco che
si è creato.
La quarta e per ora
ultima considerazione riguarda il trattamento riservato dai mezzi di
comunicazione alla vicenda.
E' venuto alla luce
spendidamente il concetto sotteso oggi all'informazione tutta: e cioè
quello di considerare le notizie esclusivamente delle munizioni
politiche così utilizzate: se “Il Giornale”, o “Panorama”,
o qualche Tg di Mediaset “spara” lo scandalo, lo fa
per favorire il leader del Polo all'opposizione.
Se quasi tutti gli
altri giornali, radio e tv prima tacciono, poi minimizzano, infine per
disperazione ammettono qualcosa ma solo per accusare gli avversari politici
e mediatici di strumentalizzazione, lo fanno perché sono uffici-stampa
più o meno palesi del governo.
Chi legge può pensare:
bella scoperta, si sa che è così.
Forse si sa, ma non
credo si sappia abbastanza, certo di sicuro non si dice o si dice a
malapena a mezzabocca.
Come scrivevo all'inizio,
sembra far comodo a tutti, perlomeno a tutti gli attori sull'attuale
palcoscenico italiano, che “non venga sgomberato il terreno dagli
equivoci” così che si possa riferire e tirare la realtà per il
verso più conveniente.
Ebbene, che tutto ciò
abbia conosciuto il suo massimo trionfo con l'esemplificazione
della Missione Arcobaleno e del suo “metodo di divulgazione”
sembrerebbe indicare un capolinea. Perché aggiunge la saturazione
da stampa dipendente e condizionata e strumentalizzata a quella profondissima
delusione emotiva di cui parlavo: come a dire, neppure una cosa così
seria come una tragedia e il nostro buon cuore può sfuggire alla trappola
dell'informazione perversa, mai fine e sempre, subito mezzo.
Ma per dire, dimostrare,
gridare che questo dovrebbe essere il capolinea di questo fallimentare
costume, ci vorrebbe un giornale...Dunque, se potete e volete,
fatelo sapere in giro.

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