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La
Corte di Giustizia di Strasburgo ha messo all'indice la “legge
Prodi” in quanto viola i diritti dell'uomo ad avere, in tempi
brevi, un giusto processo a tutela del suo patrimonio. A questo proposito
sono stati intervistati l'avv. Celona, esperto di diritto internazionale,
e l'avvocato Micolano, difensore del cittadino che si è rivolto alla
Corte di Strasburgo per reclamare giustizia.
E' possibile che una legge (la n. 95 del 3 aprile
1979, meglio nota come “legge Prodi”), approvata vent'anni
fa dal nostro parlamento e solo da pochi mesi in “pensione”,
possa violare i diritti fondamentali del cittadino?
"Sembra assurdo
ma la risposta è sì. La conferma arriva dalla Corte europea dei diritti
dell'uomo che poche settimane fa ha dichiarato ricevibile il ricorso
di un ex dipendente di un'azienda bolognese (la Fochi), successivamente
commissariata dal ministero dell'Industria, proprio in base alla legge
che porta il nome dell'ex Presidente del Consiglio e attuale Presidente
della Commissione Europea."
Per
approfondire la materia ci siamo rivolti a due esperti, l'avvocato Giuseppe
Celona di Milano, che si occupa di diritto della concorrenza e comunitario,
e l'avvocato Bruno Micolano di Bologna, legale del dipendente in questione.
“La norma violata è prevista dalla Convenzione dei
diritti dell'uomo - ci dice l'avvocato Celona - che afferma il
diritto a un giusto processo. Per giusto processo si intende la possibilità
del cittadino di far valere le sue istanze e vederle esaminate da un
giudice in tempi brevi”.
Cosa
prevede la normativa in casi del genere?
"La normativa
sull'amministrazione straordinaria di un'azienda prevede che si
applichino le norme sulla legge fallimentare.
Le norme sulla liquidazione
coatta sono quelle riservate agli enti pubblici economici e agli istituti
di credito, mentre la legge fallimentare, nella sentenza del tribunale
che dichiara il fallimento di un'impresa, nella parte finale nomina
il giudice delegato e fissa l'udienza per l'esame dei crediti."
Per
quanto riguarda invece la liquidazione coatta?
"In questo caso
non è prevista la procedura di ammissibilità alla verifica dello
stato passivo, ma il liquidatore o il commissario deposita lo stato
passivo (l'elenco dei creditori dell'impresa o della società) e l'importo
dei relativi crediti. Solo da quel momento è possibile fare opposizione.
In ogni caso non è previsto un termine per il deposito dello stato passivo
da parte del liquidatore o commissario per l'amministrazione straordinaria"
Chiediamo all'avvocato Bruno Micolano di Bologna se
la legge Prodi è servita a qualcosa, visto che un dipendente si vede
negare, dopo quattro anni, un diritto sacrosanto come il salario.
"La legge Prodi
serviva a tutelare le grandi imprese in crisi, privilegiandone la sopravvivenza
sul mercato. Ciò è andato a svantaggio dei dipendenti, come nel caso
del mio assistito, che a tutt'oggi non ha ricevuto niente, neanche l'indennità
di fine rapporto, e non può nemmeno godere dei fondi di garanzia. Essi
sono stati introdotti in Italia nel 1980 in seguito ad una direttiva
comunitaria (garantiti dall'INPS) e assicurano ai dipendenti di ex aziende
dichiarate fallite il recupero dei loro crediti oltre che il trattamento
di fine rapporto. I fondi non sono previsti per aziende in amministrazione
straordinaria."
Da
quanto si può vedere, la legge Prodi non è che abbia risolto tanto.
Come mai è rimasta
in vita per vent'anni?
"Non si può dire
che sia stata proprio inutile, ha sostituito al fallimento un'amministrazione
non giudiziaria. Nel concreto è servita a realizzare meglio i beni venduti
dalla singola impresa e distribuirli ai dipendenti.
Per
ritornare ai fatti il dirigente della Fochi, nel ricorso presentato
nel dicembre 1997, ha lamentato la violazione dell'articolo 6 della Convenzione, il quale stabilisce che “ogni persona
ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente
ed entro un termine ragionevole da un tribunale”, mentre la procedura
di amministrazione straordinaria richiede tempi lunghi.
Tutto ciò per la nostra
giurisdizione è pura utopia se vogliamo sottolineare che "il ricorrente
è stato privato di ogni tutela giurisdizionale per far valere i suoi
diritti patrimoniali", con violazione degli articoli 13 della Convenzione
e 1 del Protocollo n.1.
La Corte come detto
ha esaminato il ricorso sotto l'aspetto dei diritti del dipendente di
aver accesso a un tribunale e del rispetto dei suoi beni. Il Governo
italiano per allungare i tempi sostiene che il ricorrente deve dapprima
sottoporre le sue pretese patrimoniali al commissario liquidatore e
potrà contestare lo stato passivo davanti al tribunale civile dopo il
deposito di quest'ultima in cancelleria.
Un'altra stortura della
nostra Giustizia come si può vedere, che va a scontrarsi con l'articolo
3 della nostra Costituzione, quello dei diritti inalienabili del cittadino
davanti a tutto e un'altra figura magra per il nostro Governo davanti
alla Corte di Strasburgo che, dando ragione al dipendente, condanna
lo stato italiano e bolla come inutile una legge, la Prodi, che è servita
a ben poco, forse solo a far rimanere in vita quelle aziende (una decina
in vent'anni) che si possono definire "inutili".

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