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Alle
soglie del 2000 la popolazione d'età superiore ai 65 anni rappresenta
già, nei paesi occidentali, oltre il 20% del totale e la speranza di
vita per coloro che hanno raggiunto i 70 anni è di altri 15 anni per
le donne e di 8-10 anni per gli uomini.
Quanto più invecchia
una popolazione tanto più aumenta l'incidenza di tumori, sia rispetto
alle varie coorti d'età sia rispetto agli anni di osservazione.
Ed infatti in Italia
l'incidenza a partire dal 1978 è aumentata dello 0,9% nei maschi e del'
1,5% nelle donne al di sopra dei 65 anni (quell'età arbitrariamente
indicata come età soglia dell'anziano).
Sotto i 65 anni l'incremento
dell'incidenza è stato dello 0,2% nei maschi e dell'1,4% nelle donne.
Di contro la mortalità
per tumore, che rappresenta la prima causa di morte sempre nell'anziano,
è aumentata dell'1,7% nei maschi e dello 0,7% nelle donne. Sotto i 65
anni la mortalità è in calo: -0,6% nei maschi e -0,5% nelle donne.
Partendo dal presupposto
che la valutazione dei risultati di un trattamento oncologico viene
fatta osservando un periodo di tempo di 5 anni, l'albero decisionale,
soprattutto per un paziente ultrasessantacinquenne, si deve basare sull'età
(come spettanza di vita residua e come espressione di “fragilità
intrinseca”), sulla qualità e sulla quantità di malattie che il
soggetto presenta alla diagnosi di neoplasia (Comorbidità) e sull'Abilità
individuale di interazione fisica, psichica e sociale (Stato funzionale
globale).
L'Età rappresenta uno
stato di Diversità delle riserve fisiologiche che si esplica con riadattamento
delle funzioni dei vari sistemi, coesistenza di più patologie e esordi
sintomatologici differenti. Essa viene tuttavia spesso sopravvalutata
mentre a parità di stadio del tumore e quindi di eradicabilità,
i risultati che si ottengono negli anziani sono sovrapponibili a quelli
degli adulti.
La Comorbidità rappresenta
l'insieme delle malattie psicofisiche preesistenti al cancro e viene
valutata con sistemi oggettivabili, riproducibili e convalidati che
si basano sulla mortalità ad un anno per la patologia non neoplastica
esaminata (Charlson scale) la gravità della patologia secondo
una scala da 0 a 4 (CIRS-G o Cumulative illness rating scale-geriatric).
Il 43% dei pazienti
valutati con la CIRS-G presenta una Comorbidità di grado 3°-4° mentre
la valutazione della Charlson scale indica una Comorbidità nel 36% dei
pazienti.
Una attenta valutazione
della Comorbidità è fondamentale per preventivare e prevenire gli effetti
di un trattamento farmacologico e radioterapico, in rapporto ad un miglioramento
o della sopravvivenza o della qualità di vita, cioé per definire l'impatto
della terapia non sul tumore ma sul soggetto, dato che i trattamenti
efficaci per l'adulto hanno pari efficacia anche nell'anziano.
E' poi la qualità di
vita che gioca, nell'ambito delle decisioni da prendere, il ruolo principale.
Lo Stato funzionale
globale, di cui la qualità di vita è espressione, valuta l'abilità e
la disposizione individuale ad interagire con l'ambiente e la società,
ma a differenza delle scale di performance, utilizzate nell'adulto in
età lavorativa, inquadra l'anziano con una analisi multidisciplinare
che si basa sulla differente importanza che l'anziano dà ai differenti
atti della vita e valutando la reale “fragilità” dell'anziano.
Il bilancio potrebbe
essere che più dell'età è importante quello che l'età può dare come
relazioni, socializzazione ed interazione, anche se l'atteggiamento
della società, che non si scopre ancora vecchia, nei confronti degli
anziani resta in qualche modo ambiguo, barcamenandosi tra rassegnazione
e razionalità.
Emanuele
Galante
Divisione Oncologia
A. O. San Giovanni -
Addolorata
Roma
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