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Paolo Ghisoni

Se è vero che spesso in Italia un cognome può essere un luogo comune, ecco che inevitabilmente per la legge dei grandi numeri un Rossi assolutamente rivoluzionario doveva pur nascere. 
Valentino, ventenne pilota dell'Aprilia, neo campione del mondo della classe 250 è esattamente agli antipodi del prototipo di uomo lineare e scontato che nella nostra penisola questo cognome incarna.
Innanzitutto una professione, come la vive lui, che non comporta il minimo calcolo da ragioniere e nemmeno un pomeriggio tranquillo anche quando il copione lo potrebbe consigliare.
Sfrecciare in moto sopra i 200 km orari lo ha sempre avuto nel sangue,  visto che anche papà Graziano è stato pilota; ma anche per i suoi moti adolescenziali di ribellione, anticonvenzionali verso tutto quello che è regola, costrizione o peggio artificio. 
Il Valentino nuovamente mondiale, dopo quello del 1997 nella classe 125, non ha perso nulla della spontaneità a volte anche capricciosa che ne ha contraddistinto gli esordi nel circuito. 
Chi lo conosce bene, avendo a che fare con lui per impegni di sponsor o appuntamenti di lavoro, assicura che è insopportabile. Gli amici, quelli veri per lo più coetanei, quelli che il signorino Rossi etichetta con la “V” maiuscola, testimoniano l'esatto contrario. 
Si riuniscono in settimana con lui nel bar del paese per “sparare” le invenzioni da mostrare al pubblico magari la domenica dopo un Gran Premio vinto. Sono loro, Uccio, Pirro, Caroni e Michele il rifugio mentale del ventenne neocampione mondiale. 
Gli altri, quelli che gravitano attorno alla sua gabbia dorata non hanno importanza e appartengono all'inevitabile contorno della popolarità. 
Non è difficile da credere. In un mondo dove la concorrenza spietata e anche il mantenimento dell'immagine richiedono concentrazione a 360o gradi, il pilota di Tavullia, a pochi chilometri da Pesaro, recita il classico ruolo di Dottor Jekill e Mister Hyde. Professionale, tenace e implacabile dalle prove alla gara. Imprevedibile, teatrale e burlone dal momento in cui la bandiera a scacchi, come spesso avviene, gli viene sventolata sotto il naso.
Valentino, ma soprattutto la parte spontanea di lui, non ha dunque niente a che fare con il canonico tran-tran del  signor Rossi. 
Lo abbiamo visto in una serie di esuberanze a dir poco singolari; dal baciare l'asfalto di una  curva a Jerez in Spagna dove Villeneuve vinse il mondiale al cartello anglo-romagnolo ”Vord Cempion” sventolato al mondo dopo il trionfo del 97 nelle 125. Oppure inventarsi un improbabile sponsor, la “Polleria Osvaldo” e mandarlo in mondovisione sulla maglietta dipintagli da un amico. 
Questo è indubbiamente il bello di Valentino, ovvero la sua genuinità. I suoi messaggi non hanno nulla di metafisico o sconvolgente. Non sono diretti a chissà chi per stupire qualcuno di importante. Sono segnali semplici, a volte infantili, che la sua ristretta élite di amici ha elaborato con lui e alla quale indirizzare ogni volta un particolare segnale stupefacente. 
Oltre che in pista, dove per lui parlano i risultati, il ragazzo di Tavullia  ha dimostrato di poter recitare un ruolo da primattore anche a livello caratteriale e dialettico. Le sue schermaglie verbali con l'altro grande asso del motociclismo italiano, Max Biaggi, hanno fatto il giro d'Italia. 
Troppo impostato, campione a tutti i costi, in una parola “finto” agli occhi di Valentino il collega romano. E alloragiù da sempre dichiarazioni al vetriolo. Oppure provocazioni sottili ma toccanti. Una su tutte, sempre festeggiando una vittoria al Mugello; il giro di pista celebrativo con una Claudia Schiffer gonfiabile avvinghiata a lui. Perché? Semplice. Il rivale Biaggi stava reclamizzando troppo per i gusti di Rossi la sua love-story con la soubrette Anna Falchi. E allora ecco che anche “Red” decise di presentare al pubblico la
sua nuova “fiamma”...
E' possibile che il loro duello finora virtuale, dialettico, si sposti finalmente in pista. Appare infatti più che probabile il passaggio del ventenne marchigiano nelle 500, classe nella quale Biaggi alterna finora grandi cose a prestazioni incolori. Una delle ultime stoccate al nemico di sempre è arrivata proprio quando qualcuno lo ha stuzzicato sugli impegni dell'anno prossimo, palesandogli la possibilità che i due non si potessero trovare di fronte. Questo perché  secondo qualche addetto ai lavori Max aveva fatto un pensierino ancora più grande, provando a Maranello una monoposto Ferrari.
“Certo, speriamo che vada a correre presto in Formula 1, cosi ce lo leviamo dalle scatole con tutta la sua corte dei miracoli” la replicata piccata del Rossi fuori dagli schemi. Niente da dire; non si può' certo dire che usi mezze misure questo talento delle due ruote cresciuto a pane e motori  sin dall'infanzia e refrattario alla scuola come se fosse peste bubbonica. 
Qualche bugia da adolescente però ancora la dice. Se veramente gli togliessero di mezzo Biaggi, dove troverebbe nel motomondiale un bersaglio altrettanto grande capace di stuzzicare l'immaginario e la fantasia sua e dei ragazzi del  Bar Tavullia ?


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