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Quando la televisione ha dato la  notizia che il premio Nobel 1999 per la letteratura era stato assegnato a Günter Grass, mi trovavo nel mio studio a Milano. Sorridendo, mi sono girato verso una parete e ho detto mentalmente: felicitazioni, complimenti, caro Grass. A chi mi rivolgevo? Su quella parete, dall'ottobre del 1976, è appesa una litografia che il grande scrittore tedesco mi regalò, con tanto di dedica, dopo un'intervista.
In quei giorni, Grass era a Milano per l'inaugurazione di una mostra dedicata a un suo libro, “A funghi con Sofia”, con nove poesie e diciannove litografie. Si sapeva che Grass teneva moltissimo alla sua attività di disegnatore, pittore e scultore, da lui considerata  assai più di un semplice “hobby” da “artista della domenica”.
Pur essendo ancora lontano dal Nobel, Grass era già uno scrittore di fama mondiale. Quando nel 1959 uscì il suo romanzo “Il tamburo di latta” (“Die Blechtrommel”), storia di un ex-bambino che non vuole crescere e va in giro per la Germania dai tempi di Hitler a quelli di Adenauer, Grass attirò su di sé una pioggia  di aggettivi inusitati: lo definirono zingaresco, eccentrico, carnale, incontinente, truculento, torrenziale. 
Ma il destino di Grass non restò fermo nell'ambito della letteratura. Egli aderì alla SPD, il partito socialdemocratico tedesco. 
Era il 1965, e subito i giornali della destra dissero che “era sceso sulle piazze per suonare il tamburo di Willy Brandt”. 
E' giusto ricordare che Brandt (1913-92) fu sindaco di Berlino, presidente della SPD, cancelliere, promotore della distensione con l'Est, attraverso la “Ostpolitik”, premio Nobel per la pace.
Ma torniamo all'ottobre del 1976. 
La Germania era ancora divisa. I tedeschi dell'ovest erano appena andati alle urne  e per i socialdemocratici i risultati erano stati piuttosto negativi. La storia si ripete: l'attuale vittoria del Nobel è stata accompagnata dai traballanti risultati elettorali del partito che fu di Brandt e di Helmut Schmidt e oggi è di Gerard Schro-
der.
Allora Grass avrebbe voluto parlare  delle sue litografie, tutte simili  a quella che possiedo  e sta sulle pareti del mio studio: litografie fitte di fantasmi e funghi trasformati in simboli fallici. Quando spiegai a Grass che il vero scopo dell'intervista era un altro, sul suo ispido volto passò un espressione di rassegnata resa. Bisognava cedere  all'immancabile, invadente primato della politica. Dai vecchi taccuini di appunti torna, dunque, quel lontano scambio di domande e di risposte.

Cominciai chiedendo a Grass: “Perché il partito socialdemocratico è arretrato?”
La risposta fu questa: “Perché i nostri avversari sono ricorsi a formule demagogiche, nello stile che fu del nazista Goebbels, tipo la domanda 'Volete la libertà o volete il socialismo?'”
I risultati elettorali sembrano aver punito il governo che, più di ogni altro in occidente, ha lottato con successo contro al crisi economica che attanaglia l'Europa. 

Ritiene che ciò sia paradossale?
“L'opera del governo di Helmut Schmidt trova maggiore riconoscimento all'estero che nella Germania federale. Lo si può spiegare con tre motivi: innanzitutto, col fatto che la stampa tedesca è per la maggior parte di destra; in secondo luogo, perché gli stessi socialdemocratici non hanno saputo mettere in evidenza il loro lavoro al governo; in terzo luogo, perché la campagna elettorale, come ho già detto, si è svolta all'insegna della folle alternativa lanciata da Franz Joseph Strauss, e cioé libertà o socialismo”.

A proposito di Strauss, il presidente della CSU (Unione cristiano-sociale della Baviera), le è stato rimproverato di aver detto, nel 1965, che era un uomo politicamente finito. Come si difende, visto che Strauss ha ottenuto in Baviera il 60% dei voti?
“Non mi posso difendere, mi sono semplicemente sbagliato. Credevo che un uomo che, come ministro della Difesa, era stato costretto alle dimissioni per aver mentito al parlamento, dovesse essere alla fine. Giudico Strauss una minaccia per la comunità, un pericolo per il futuro della democrazia tedesca, specialmente adesso che è tornato in una posizione di potere”.

E' vero che lei considera la socialdemocrazia tedesca un partito prevalentemente borghese, con un programma piccolo-borghese?
“Non l'ho mai detto. Considero la socialdemocrazia tedesca un partito che rappresenta gli interessi dei lavoratori. Del resto, in una società industriale come quella tedesca, e anche come quella italiana, nei discorsi domenicali si può pronunciare quanto si vuole la parola 'proletariato', ma le aspirazioni dei lavoratori sono aspirazioni piccolo-borghesi. E' un sogno folle quello di certi giovani di sinistra che si augurano il ritorno al proletariato. E' un'operazione ridicola e snob con la quale le vere necessità sociali dei lavoratori non hanno assolutamente niente a che fare”.

Pensa che uno scrittore debba essere prima cittadino e poi scrittore?
“Uno scrittore è in primo luogo uno scrittore; in secondo luogo, anche uno scrittore; in terzo luogo, anche e ancora uno scrittore. Ma nel momento in cui si impegna politicamente, egli è un cittadino come tutti gli altri perché è immerso nella realtà del suo paese. 
Quando si esprime su fatti politici egli lo fa indubbiamente anche come scrittore. Ma egli è legittimato a farlo come ogni altro cittadino. Non credo che uno scrittore abbia il diritto di stare sospeso in alto sopra la società e di far cadere dall'alto i suoi giudizi. E' una prerogativa da preti, che io non riconosco nemmeno ai preti”.  

L'intervista era conclusa. Grass si mise a scrivere la dedica (“für Giulio Nascimbeni”) sulla litografia che aveva gentilmente deciso di regalarmi. 
Diedi un'occhiata ai miei appunti e trovai che mi ero segnata come promemoria una battuta che Grass aveva scritto alcuni anni prima. Gliela ricordai. La battuta diceva: “Il progresso significa andare un po' più in fretta di una lumaca”.
Lo scrittore si mise a ridere e commentò quelle parole con un'altra battuta : “Caro amico, oggi si potrebbe essere felici se il progresso del mondo potesse tenere il passo con la lumaca”. 
Se fossi a Stoccolma il giorno in cui Grass godrà del suo meritato trionfo e riceverà il premio Nobel, mi piacerebbe domandargli: “Herr Grass, è sempre dell'idea che si potrebbe essere felici soltanto tenendo il passo della lumaca?” 

 

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