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AMEDEO PAVONE

 

Sovente si fa riferimento alla mole della spesa che affronta il Servizio sanitario Nazionale italiano, dimenticando che in capo a quella spesa viene iscritto un capitolo sommerso la cui entità è  impossibile stabilire a priori. 
Finché non si interviene  a modificare alla radice il suo perverso meccanismo di formazione, si dovrà infatti obbligare il cittadino a farsi carico di tutto ciò che contribuisce a formare la spesa per il Capitolo Sanità, indipendentemente dall'utilizzo del Servizio. 
Per citare un esempio: le spese di manutenzione di un immobile a carattere residenziale o commerciale che, in virtù magari di un lascito, è da decenni di proprietà di un qualsiasi Ente Sanitario, o quelle per la conduzione di un fondo rustico improduttivo, rientrano nella voce “uscite” del bilancio di quell'Ente, anche se con la Sanità non hanno attinenza. 
Spese per garantire la copertura assicurativa di beni che nulla hanno a che vedere con l'assistenza sanitaria, ma parte del patrimonio di un Ente Sanitario, le ritroveremo nel Bilancio alla voce “uscite”. Si potrebbero citare decine di altri esempi macroscopici. 
Rientra nella Sanità, ma non dovrebbe gravare sul suo bilancio, la mole di spese relative alla traumatologia e ai suoi postumi, dove esiste una precisa responsabilità del paziente oppure di terzi nella causa della patologia che ha fatto richiedere l'assistenza sanitaria. 
Il numero di interventi della Sanità per episodi in cui esiste una Responsabilità Civile è enorme e la spesa immensa. 
Dalla banale lite tra coinquilini al gravissimo incidente stradale in cui vanno ricercate eventuali precise responsabilità da parte di chi ha causato l'incidente, la gamma di lesioni personali è vastissima e le conseguenze quasi sempre richiedono un intervento sanitario. 
Si va dalla prestazione del medico di medicina generale, a quelle dei vari specialisti interessati in seconda istanza; dagli innumerevoli accertamenti diagnostici, talvolta costosissimi, ai vari interventi chirurgici e riabilitativi; dal trasporto in autolettiga, all'intervento del Pronto Soccorso o del 118, ai ricoveri ospedalieri con degenze lunghe e dispendiose. 
A fronte di questo intervento del Servizio Sanitario, non esiste una puntuale e precisa ricerca del responsabile cui addebitare le voci di spesa non riguardanti l'assistenza sanitaria, perchè provocate da un incidente per il quale esiste un preciso responsabile,  ben individuato e magari anche condannato a risarcire i danni in sede giudiziaria. 
Quasi sempre esiste peraltro una copertura assicurativa del responsabile che, sotto la voce di  Responsabilità Civile, si è garantito da eventuali rischi di spesa non prevista. 
Peraltro risulterebbe in essere un accordo nazionale tra SSN e Associazione delle Compagnie Assicurative che pare abbiano forfettizzato l'eventualità dei rimborsi di spese per la cura di lesioni provocate a terzi dai propri assicurati e verserebbero a livello nazionale una quota “una tantum” al Servizio Sanitario che rappresenta un vero e propri alibi per salvarsi la faccia. 
Ma sulla base di che cosa si potrà mai fondare questa quota se non si stabilisce con esattezza quanto realmente abbia speso il Servizio per ogni paziente? 
Come si fa stabilire chi debba pagare e, se non si è stabilita l'entità del danno, chi ne sia il responsabile o su chi rivalersi? 
Spesso il danneggiato rilascia una liberatoria per il responsabile, a fronte di un risarcimento personale per il danno subito, senza alcun diritto di rivalsa al servizio per le spese che ha sostenuto o potrebbe sostenere in futuro per il trauma e per i postumi di quel trauma! 
Molto spesso il danneggiato viene risarcito del danno, ma chi è il vero danneggiato: il traumatizzato o chi ha speso decine di milioni per curarlo? 
Per poter quantizzare le singole cifre da addebitare al responsabile del danno sarebbe stato necessario evidenziarle di volta in volta, scorporarle dalla spesa sanitaria e trasferirle ad una apposita voce gestita autonomamente dal Servizio Legale in grado di effettuare la ricerca del responsabile e i recuperi di tutte le spese, comprese quelle legali, per ogni singolo evento senza farle gravare sul bilancio della collettività che non è certo responsabile dell'accaduto. 
Troppo comodo uscirsene con un discorso vago sulla solidarietà del Servizio Sanitario, gratis per tutti, e dell'assistenza dalla culla alla bara. 
In questi casi non esiste solidarietà, ma solo sfruttamento del Servizio Sanitario,  gravandolo della spesa - che questo non riesce a scorporare, nella sua filosofia della globalità dell'assistenza - di un'infortunistica che ha ormai raggiunto livelli di costo superiori a quelli per la cura di tutte le  malattie infettive messe insieme, sottraendo così preziose risorse al bilancio, altrimenti utili per migliorare il servizio. 

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