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Sovente
si fa riferimento alla mole della spesa che affronta il Servizio sanitario
Nazionale italiano, dimenticando che in capo a quella spesa viene iscritto
un capitolo sommerso la cui entità è impossibile stabilire a priori.
Finché non si interviene
a modificare alla radice il suo perverso meccanismo di formazione, si
dovrà infatti obbligare il cittadino a farsi carico di tutto ciò che
contribuisce a formare la spesa per il Capitolo Sanità, indipendentemente
dall'utilizzo del Servizio.
Per citare un esempio:
le spese di manutenzione di un immobile a carattere residenziale o commerciale
che, in virtù magari di un lascito, è da decenni di proprietà di un
qualsiasi Ente Sanitario, o quelle per la conduzione di un fondo rustico
improduttivo, rientrano nella voce “uscite” del bilancio
di quell'Ente, anche se con la Sanità non hanno attinenza.
Spese per garantire
la copertura assicurativa di beni che nulla hanno a che vedere con l'assistenza
sanitaria, ma parte del patrimonio di un Ente Sanitario, le ritroveremo
nel Bilancio alla voce “uscite”. Si potrebbero citare decine
di altri esempi macroscopici.
Rientra nella Sanità,
ma non dovrebbe gravare sul suo bilancio, la mole di spese relative
alla traumatologia e ai suoi postumi, dove esiste una precisa responsabilità
del paziente oppure di terzi nella causa della patologia che ha fatto
richiedere l'assistenza sanitaria.
Il numero di interventi
della Sanità per episodi in cui esiste una Responsabilità Civile è enorme
e la spesa immensa.
Dalla banale lite tra
coinquilini al gravissimo incidente stradale in cui vanno ricercate
eventuali precise responsabilità da parte di chi ha causato l'incidente,
la gamma di lesioni personali è vastissima e le conseguenze quasi sempre
richiedono un intervento sanitario.
Si va dalla prestazione
del medico di medicina generale, a quelle dei vari specialisti interessati
in seconda istanza; dagli innumerevoli accertamenti diagnostici, talvolta
costosissimi, ai vari interventi chirurgici e riabilitativi; dal trasporto
in autolettiga, all'intervento del Pronto Soccorso o del 118, ai ricoveri
ospedalieri con degenze lunghe e dispendiose.
A fronte di questo
intervento del Servizio Sanitario, non esiste una puntuale e precisa
ricerca del responsabile cui addebitare le voci di spesa non riguardanti
l'assistenza sanitaria, perchè provocate da un incidente per il quale
esiste un preciso responsabile, ben individuato e magari anche
condannato a risarcire i danni in sede giudiziaria.
Quasi sempre esiste
peraltro una copertura assicurativa del responsabile che, sotto la voce
di Responsabilità Civile, si è garantito da eventuali rischi di
spesa non prevista.
Peraltro risulterebbe
in essere un accordo nazionale tra SSN e Associazione delle Compagnie
Assicurative che pare abbiano forfettizzato l'eventualità dei rimborsi
di spese per la cura di lesioni provocate a terzi dai propri assicurati
e verserebbero a livello nazionale una quota “una tantum”
al Servizio Sanitario che rappresenta un vero e propri alibi per salvarsi
la faccia.
Ma sulla base di che
cosa si potrà mai fondare questa quota se non si stabilisce con esattezza
quanto realmente abbia speso il Servizio per ogni paziente?
Come si fa stabilire
chi debba pagare e, se non si è stabilita l'entità del danno, chi ne
sia il responsabile o su chi rivalersi?
Spesso il danneggiato
rilascia una liberatoria per il responsabile, a fronte di un risarcimento
personale per il danno subito, senza alcun diritto di rivalsa al servizio
per le spese che ha sostenuto o potrebbe sostenere in futuro per il
trauma e per i postumi di quel trauma!
Molto spesso il danneggiato
viene risarcito del danno, ma chi è il vero danneggiato: il traumatizzato
o chi ha speso decine di milioni per curarlo?
Per poter quantizzare
le singole cifre da addebitare al responsabile del danno sarebbe stato
necessario evidenziarle di volta in volta, scorporarle dalla spesa sanitaria
e trasferirle ad una apposita voce gestita autonomamente dal Servizio
Legale in grado di effettuare la ricerca del responsabile e i recuperi
di tutte le spese, comprese quelle legali, per ogni singolo evento senza
farle gravare sul bilancio della collettività che non è certo responsabile
dell'accaduto.
Troppo comodo uscirsene
con un discorso vago sulla solidarietà del Servizio Sanitario, gratis
per tutti, e dell'assistenza dalla culla alla bara.
In questi casi non
esiste solidarietà, ma solo sfruttamento del Servizio Sanitario,
gravandolo della spesa - che questo non riesce a scorporare, nella sua
filosofia della globalità dell'assistenza - di un'infortunistica che
ha ormai raggiunto livelli di costo superiori a quelli per la cura di
tutte le malattie infettive messe insieme, sottraendo così preziose
risorse al bilancio, altrimenti utili per migliorare il servizio.

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