Che il settore farmaceutico sia uno di quelli in maggiore trasformazione è sicuramente un dato di fatto.  
Non passa quasi giorno senza che non appaia sui giornali la notizia di fusioni o acquisizioni che vedono coinvolte case farmaceutiche mondiali. Questa continua corsa alle aggregazioni ed alle dimensioni fa si che continuino a cambiare le graduatorie dei maggiori players quasi che ci fosse una equazione perfetta fra dimensione e redditività. 
Se infatti è vero che in campo farmaceutico gli investimenti in ricerca sono tali da non poter essere sostenuti da “piccole” aziende, è anche vero che è possibile individuare delle “nicchie” di mercato tali da consentire di ottenere ottimi risultati pur non essendo inseriti nella top ten. 
Non mancano infatti casi di Società che specializzandosi in alcuni campi siano riuscite a diventare, per quelle aree, anche leader mondiali. Un esempio significativo è certamente quello del Gruppo Ares-Serono, il cui Chief Executive Officer, Ernesto Bertarelli, ha sottolineato l'intenzione di crescere come una società indipendente ed innovativa. 
La Società, fondata dal Prof. Cesare Serono nel 1906, è infatti, oggi, leader mondiale  nel suo settore diciamo storico, ovvero la cura dell'infertilità (un problema che colpisce una coppia su sei in età riproduttiva) - dove è presente fin dagli anni '50, quando iniziò, prima fra tutte, a commercializzare le gonadotropine estratte dalle urine di donne in menopausa - nel campo delle biotecnologie,  nei farmaci per il trattamento della Sclerosi Multipla,  ed in quelli per i disturbi della crescita e del metabolismo.  
Questo Gruppo, con sedi in 45 paesi e prodotti commercializzati in oltre 100 nazioni, rappresenta un ottimo esempio di come si possano unire con successo tradizione ed innovazione.  
Pur mantenendo una posizione di leadership nei propri settori, la società ha avvertito negli anni '80 la necessità di sostituire i principi attivi naturali in questi campi terapeutici con farmaci prodotti attraverso l'impiego delle nuove tecnologie dell'ingegneria genetica.  
Grazie ad una intensa attività di ricerca la Società è riuscita a realizzare dei principi attivi ricombinanti che sono identici alle sostanze presenti nel corpo umano (che quindi reagiscono in modo analogo alle proteine naturali),  che sono in grado di dirigere e regolare processi biochimici complessi e le cui possibilità di impiego sono molteplici, non limitandosi ad un unico settore terapeutico. Il primo prodotto da DNA ricombinante ad essere realizzato è stato l'ormone della crescita (Saizen®) la cui commercializzazione è iniziata nei primi anni '90; importanti traguardi sono stati inoltre raggiunti anche nel campo dell'immunologia, con l'interferone beta ricombinante- 1a (Rebif®) e nella medicina riproduttiva, dove soltanto Serono può contare sull'intera gamma di gonadotropine da ingegneria genetica.  
L'importanza che la Serono attribuisce alle biotecnologie è stata del resto manifestata espressamente da Ernesto Bertarelli, che nella relazione introduttiva al bilancio 1998 ha sottolineato come “stiamo entrando in un'era nella quale la biotecnologia cambierà la nostra vita, e Ares-Serono è posizionata in modo tale da assumere una posizione di leadership.”  
L'obbiettivo che la società si è dato è certamente importante, ovvero quello di rivoluzionare, grazie ai benefici delle biotecnologie, la cura del paziente, e quindi di diventare un leader mondiale nel campo delle biotecnologie. Per far questo la Società ha deciso di continuare ad investire in R&S il 20% del fatturato.  
La ricerca è stata del resto sempre una delle chiavi di successo della Società e viene effettuata in 9 centri di ricerca di cui due in Italia, Ivrea e Ardea (che rappresenta la principale piattaforma tecnologica del Gruppo per tutte le attività di sviluppo dei nuovi prodotti). 
Benché infatti la Serono, a metà degli anni '70, abbia trasferito la sua sede a Ginevra, l'Italia continua a mantenere un ruolo strategico all'interno del Gruppo. 
Con 209 miliardi di fatturato, su vendite totali per oltre 1500 miliardi di lire, il nostro paese rappresenta il secondo mercato a livello mondiale. In termini di dimensioni, inoltre, l'Italia – presente con le consociate Serono Pharma, Industria Farmaceutica Serono, Istituto di Ricerca Cesare Serono e la Holding Istituto Farmacologico Serono – è seconda soltanto alla Casa Madre. 
Ad ulteriore dimostrazione del ruolo strategico svolto dal nostro paese all'interno della Società è opportuno sottolineare che con tre impianti di produzione, due centri di ricerca ed un importante braccio commerciale, la filiale italiana rappresenta una piattaforma strategica a ciclo completo (Ricerca & Sviluppo, Produzione, Registrazione & Commercializzazione), sulla quale il Gruppo fa affidamento nel processo di sviluppo a medio termine. 
Lo stabilimento di Modugno (Bari) è, per esempio, il principale impianto di Ares-Serono a livello mondiale per i prodotti finiti biotecnologici. Modugno copre, infatti, oltre circa il 60% delle attività di fill and finish di Ares-Serono ed oltre il 70% dei prodotti che vengono realizzati sono destinati ai mercati mondiali.  
Un altro fiore all'occhiello della Serono in Italia è rappresentato dall'impianto di Guidonia Montecelio, approvato dalla Food & Drug Administration statunitense, l'unico sito a livello mondiale ad aver sviluppato un know-how completo sulle tecnologie estrattive e di produzione di semilavorati urinari. 
Come anticipato, anche per quanto riguarda la ricerca l'Italia svolge un ruolo importante, grazie all'Istituto di Ricerca Cesare Serono di Ardea (Roma). IRCS, che opera dal 1984, occupa circa 130 dipendenti ed è la principale piattaforma tecnologica del Gruppo a livello mondiale per le attività di sviluppo dei farmaci.  
Il Centro assicura la messa a punto dei processi di produzione, dei metodi analitici, oltre alle formulazioni, ai sistemi innovativi di somministrazione e alle validazioni dei prodotti. Sempre riguardo alla ricerca in Italia è opportuno sottolineare le preziose collaborazioni che IRCS ha sviluppato con le principali università italiane, e la partecipazione dell'Istituto – con un centro dedicato alle attività di sviluppo di nuovi sistemi di somministrazione dei farmaci – al Parco Tecnologico del Canavese, avviato ad Ivrea nel settembre del 1998. Sempre nel nostro paese la Ares-Serono è azionista di maggioranza dell'Istituto di Ricerca Antoine Marxer di Ivrea (RBM); prima Contract Research Organization indipendente in Italia, RBM iniziò l'attività  nel 1969, ed è struttura riconosciuta a livello mondiale quale centro di eccellenza per gli studi tossicologici, di sviluppo preclinico e clinico. 
Grazie a questa intensa attività di ricerca nel 1998,  la Società ha potuto raggiungere importanti risultati nello sviluppo di prodotti per malattie croniche quali la sclerosi multipla e compiuto ulteriori passi avanti nei progetti innovativi per il trattamento dell'infertilità. 
Anche dall'analisi dei numeri emerge l'importanza dell'Italia all'interno del Gruppo Ares-Serono. Nel 1998 le spese in attività di R&S hanno raggiunto quota 51 miliardi, pari al 15% del totale mondiale. Significativo anche il dato sul personale: le consociate italiane impiegano, infatti, complessivamente oltre 750 persone, quasi il 20% degli effettivi del Gruppo. 
D'altra parte Roberto Gradnik, il nuovo Amministratore delegato di Serono Pharma, ha chiaramente dichiarato quali sono gli obbiettivi per il 2000, ovvero: “mantenere la leadership nel settore dell'infertilità, crescere nel campo terapeutico della sclerosi multipla con l'interferone beta ricombinante-1a. Il suo nuovo dosaggio da 44 mcg è infatti l'unico ad aver dimostrato di avere un impatto sulla disabilità nei pazienti affetti da sclerosi multipla relapsing remitting con un punteggio edss superiore a 3,5”.  
Gradnik ha inoltre sottolineato l'impegno dell'azienda a livello istituzionale per la valorizzazione del farmaco biotecnologico e sui grandi temi della politica sanitaria e farmaceutica. 
Traguardi certamente ambiziosi ma  alla portata di una Società che nel corso di quasi un secolo ha saputo trovare in sè le capacità per coniugare tradizione ed innovazione. 
 

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