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 Sergio Angeletti

Se stai male, ma hai “tutti gli esami a posto, sei pazzo”. L’ennesima riprova del “comma 22” in campo medico?

Gli ipocondriaci, si sa...Ma un buon medico, e tutt’altro che necessariamente psichiatra, deve saper curare, e prima ancora capire, l’ipocondria, e prendersi cura degli ipocondriaci: che è l’esatto contrario di fornirgli prestazioni fiume.

“Psicosomatico”  è termine giustamente bandito, perché “psiche” e “soma”, mente e corpo, sono un "tuttunico": non bisogna confondere la mente, ben allogata nel cervello e supporti, con l’Anima incorporea, che col corpo ha rapporti solo mediati: credere nell’Anima (e dintorni) può provocare problemi mentali, nervosi, fisici. Bisogna spiegare qui stressors, emotività, amenorree, morti emotive etc.?

Certo: se “emotivo” significasse “senza motivo”, ma è invece “emozionale”.
Tutto ciò per arrivare a dire che non capire, non saper diagnosticare e trattare opportunamente una glossodinia esemplare, da manuale, può costare:
a) al paziente massacranti iter di sofferenze, ansie, paure, malesseri, effetti collaterali di cure erronee;

b) al sistema sociosanitario decine di milioni di prestazioni inutili, quando non dannose;

c) alla classe medica un’inutile figuraccia (salvo che il caso si riveli istruttivo). E proprio per questo trova spazio qui.

Dunque. La fonte (stavolta senza mascheramenti): il Corso della Società Italiana di Dermatologia Psicosomatica, presieduto dal prof. Roberto Bassi a Venezia, il 12-14 novembre, dove ho raccolto dalla d.ssa Anna Graziella Burroni, specialista dermatologa ospedaliera di Genova, questa  testimonianza per la sessione dedicata alla “Presentazione dei casi clinici” , da analizzare tutti assieme appassionatamente.

Eccola.
“A fine agosto 1999, vedo nell’ambulatorio dell’Ospedale in cui lavoro una simpatica signora di 74 anni. La paziente ha un aspetto molto curato ed esprime tutto il desiderio di apparire giovanile. La Signora mi racconta di essere arrivata a me su consiglio di un’amica, dopo infinite peregrinazioni. Ha con sé già un bel plico di esami e svariate prescrizioni terapeutiche. Il problema è una glossodinia: da quando il dentista le ha imposto l’uso della protesi totale la sua vita è divenuta un inferno

‘Ho il fuoco in bocca - dice - La saliva è sempre più abbondante e filante, sembra gomma da masticare, malgrado questo, sento la bocca secca. Ho perso ogni amicizia perché non posso né mangiare né bere in presenza di altri: ho timore che la saliva fuoriesca, come bava, e tutti i commensali scappino inorriditi.’

Visito la paziente con cura: la mucosa del cavo orale, come mi aspettavo, è indenne. Decido, allora, di rivederla in regime di day hospital, avrò così più tempo da dedicarle e potrò valutarla con il Consulente Psichiatra. Accade però che per un equivoco la signora venga accolta in day hospital da una collega per la quale i problemi di “psiche” sono insussistenti.
Da tale impostazione ‘culturale’ della Collega prende avvio il seguente iter della paziente:

batteria di esami ematochimici (emocromo, profilo Hitachi, VES, elettroforesi, dosaggio Ig, TASL, RA-test, streptozyme, marcatori per epatite A, B, C, HIV, VDRL, TPHA, FTA-ABS, C3, C4, ICC, CH 50) e strumentali (Rx torace, ECT addome) nell’ipotesi di lichen ruber planus. Nessun riscontro positivo.

2) Batteria di esami  nell’ipotesi di una connettivopatia: ematochimici (ANA, ENA, SSA, IIF, Ab-antifosfolipidi, Ab anti-organo aspecifici, Scl-70). Esami negativi. Visita oculistica+test di Schirmer: negativo. Viene comunque impostata terapia con Flantadin c. 30 mg. die.
3) Batteria di esami per probabile allergopatia: PRIST, PATCH-TEST serie standard G.I.R.D.C.A,. + serie speciale materiali per protesi dentaria, visita specialistica Allergologo. Nulla di fatto.

4) Batteria nell’ipotesi di mucosite infettiva: due tamponi faringei, di cui uno positivo per Klebsiella.

Vengono prescritti, successivamente, tre tipi di antibiotici senza alcun risultato.
Si decide, allora, di consultare lo specialista ORL dell’Ospedale.


Quest’ultimo si mostra dubbioso sulla genesi infettiva del problema. Ci si rivolge, infine, ad un altro specialista ORL, privatamente. 
L’ipotesi infettiva è invece da questi confermata e “vai” con il quarto antibiotico. Risultato: gastralgie, diarrea, nausea, inappetenza, peggioramento della sintomatologia orale.
Si arriva a novembre, le ipotesi diagnostiche si vanno esaurendo ...perché non sentire il parere di un famoso immunologo dell’Istituto Tumori? Questi non riscontra nulla di particolare ma non resiste alla tentazione di prescrivere un ECT delle ghiandole salivari dalla quale non emerge nulla. In data 6/11/99 la Collega mi chiede di valutare una sua paziente, ‘una di quei pazzi che piacciono a te’ così può finalmente chiudere la cartella del DH. La pazza è la simpatica vecchietta. E’ ancora più triste e avvilita. 
Piange  perché neppure un iter diagnostico così accurato è approdato ad una diagnosi. Le terapie “tentate”, poi, hanno dato solo effetti collaterali. Si lamenta per l’isolamento in cui è costretta a vivere e pena  che non potrà festeggiare né il Natale, né l’arrivo del III millennio con i familiari per il timore della famosa bava. A quel punto, nel vedere la cartella rimpinzata di esami, mi balena in mente l’idea di quanto è costato alla comunità tutto quel lavoro: ebbene, circa L. 16.000.000 (!!!) fra analisi eseguite, prestazioni mediche o paramediche ambulatoriali, indagini diagnostiche, farmaci. Inoltre i costi di visite sostenute privatamente e non monetizziamo le sofferenze fisiche e psichiche, e tutti i disagi materiali e emotivi per tutte le persone coinvolte. La conclusione è che allora, forse, bisogna guardare al Medico con formazione psicosomatica non come ad un individuo improduttivo, perditempo, ma come ad una figura che, qualora sia riconosciuta e stimata, può dare un suo contributo pratico, facendo risparmiare sofferenze diagnostiche ai pazienti e, perché no, denaro alla comunità”.
Alle considerazioni (“avvicinare alle stelle...”) della d.ssa Burroni vogliamo aggiungere questa: bene riconoscere e stimare il medico con formazione psicosomatica.
Bene, perché è una formazione che dovrebbero avere tutti: sapere che il paziente è una persona intera, di cui distinguiamo componenti diverse solo per comodità, opportunità, modalità tecnico-culturale. Non bisogna ricordarsi che la mente è corporea e biochimica solo quando agenti biochimici stupefacenti la alterano degenerando le strutture fisiche, ed altrettanto provoca l’arrancare dell’età. Perché le alterazioni psicosomatiche sono meno consistenti di quelle psicofisiche, e ancor meno delle somatopsichiche? Sempre il "tuttuno" di mente e corpo s’intende. Ma continua a suonar meglio “anima e corpo”: creando dissonanze nella mente di medici e pazienti, dissonanze nelle diagnosi e cure, dissonanze nella nostra vita, che lasciano con la bocca amara e la lingua fuori.

Ottomiladuecentocinquantasei euro ignorando la differenza fra anima e psiche: se almeno si fosse certi che con la sofferenza di questa si manda in paradiso l’altra...

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