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Nessuna
paura medioevale o medievalizzata, pare, per il Terzo Millennio, pur su
un pianeta che dà forti segnali di regressione misti a meravigliose
(vampate di) “magnifiche sorti progressive” tecno-scientifiche. Nessuna
paura esplicitata, almeno, e invece sintomi evidenti di turbolenze, angosce
e in definitiva di una malattia riassumibile sotto la voce “complessità”.
E' tutto contraddittorio perché è tutto complicato e “complesso”, tutto rapido, tutto a rischio di incontrollabilità, dalla vita della terra a quella dei sei miliardi di abitanti, assai poco e assai pochi padroni del loro destino. Una chiave che mi pare possa fungere da “passe-partout” teorico e pratico per tutte le porte, e che potrebbe e dovrebbe contribuire decisamente a far vedere più chiaro nella temibile complessità, è quella della “sicurezza”. E
da qui togliamo le virgolette che danno un sentore astratto a tutto ciò,
e andiamo per casi.
Prendete un giornale, superato quanto si vuole da radio e tv ma utile (così come un giornale via Internet che ormai svolge le stesse funzioni) a toccare con mano quanto vi elenco: un giorno qualunque vi trovate tanti e tali cose che rimandano alla primaria questione della sicurezza da farmi pensare che sia appunto una chiave, o un machete che aiuti a disboscare la jungla complessa di cui sopra. Ce n'è per tutti i gusti: volete fenomeni naturali, come il maltempo in dosi esagerate, o i terremoti? Preferite il caso singolo, ma sempre più moltiplicabile ed eclatante, dell'aereo che cade? O, per rimanere tra noi, il palazzo crollato a Foggia? No, vi fa troppo effetto, l'impressione e il cordoglio per le disgrazie vi impediscono di restare freddi e revisionare lucidamente la realtà? Allora regolatevi sulla vita complessa di tutti i giorni: vi basta il problema del traffico, delle vittime del traffico, delle modalità del traffico nelle grandi città da cui discende l'uso delle due ruote e le cifre conseguenti di morti e feriti? Volete ragionare a partire da casa vostra? Dal problema, per esempio, di cosa mangiate, dei cibi transgenici ecc? Elenco sterminato, dunque, e che ci può sterminare. Sono, si dice, i rischi insiti in una società inscritta nel benessere e nella complessità socio-tecno-scientifica di cui sopra. Beh, è vero in parte. Voglio dire che intanto se prendiamo in esame il terzo e quarto mondo, da un lato i grandi numeri di quelle popolazioni non hanno o non hanno ancora la vita regolata da questa complessità, dall'altro ne pagano i prezzi planetari, in termini ambientali soprattutto, ma anche sociali, lavorativi ecc. Perché, però, non ci sia neppure un alone di catastrofismo di vezzo o di maniera in questo discorso (mentre invece penso che di allarme vero e proprio, sostanziale, bisognerebbe parlare), caliamo la questione della sicurezza nel contesto più attuale e specifico che ci sia, quello a noi più vicino, il nostro di italiani del 2000. Non c'è abbastanza sicurezza -criterio ovviamente relativo in forma teorica, ma anche riconoscibilissimo nelle sue conseguenze pratiche - da nessun punto di vista. La complessità della nostra vita casalinga, secondo ogni tipo di dato a nostra disposizione, mette a repentaglio la nostra esistenza, leggasi il computo di “vittime” da casa. Di quella di noi automobilisti, motociclisti, ciclisti o pedoni, forse nemmeno serve parlare.
E così di conseguenza, per i noi che lavorano, i noi che viaggiano ecc. Moltiplicate appunto nella complessità e nello sviluppo (userei “progresso” con una differente posologia...), i rischi per i grandi numeri che siamo a condurre questo tipo di vita, e che sempre di più saremo. Dobbiamo pensare che più andiamo avanti, più rischieremo, naturalmente inquadrati nel decollo della longevità, e quindi dell'aspettativa di vita. E' allora un processo a somma zero, cioè per vivere più a lungo bisogna correre tutti questi rischi, è insomma il prezzo da pagare alla complessità, quello di una sicurezza ormai sotto i tacchi? E' una questione risolvibile (sic!!!) solo pagando polizze assicurative le più salate e le più garantite possibili, ma naturalmente per gli eredi, per i sopravvissuti? E' infine un semplice, drammatico problema di costi, per cui a tanta complessità corrisponde semplicemente una conseguente riduzione della sicurezza, di tutti e di ognuno? Ed è impensabile fare crescere meno il tenore di vita, il benessere, vincolandolo alla sicurezza come variabile dipendente, ma nel senso forse culturalmente rivoluzionario del primo dalla seconda? E come mai di tutto ciò in termini di opinione pubblica non parla e non divulga nessuno? Trattasi forse di postumi di positivismo “straccione”? ![]() |
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