Da una collaborazione con
ENI
IL "DOPO MATTEI"
La Società ha un nuovo Presidente nella persona di Gian Maria Gros-Pietro, ultimamente Presidente dell' I.R.I.: un manager il cui curriculum  legittima la nomina.
Ai margini dell'assemblea del 2 u.s., si possono fare almeno due considerazioni.
La prima è sull'accentramento di poteri nella persona dell'Amministratore Delegato.
L'ENI è una  galassia formata da centinaia e centinaia di società; alcune sono a loro volta al centro di un articolato sistema di partecipazioni.
Il  Gruppo è portatore e coinvolge  interessi importanti e compositi: la globalizzazione è una pregnante realtà.
L' organico è composto da circa 80.000 unità:  si confrontano e si coordinano competenze molto differenziate con scale gerarchiche variegate.
Il Bilancio consolidato salda con c.ca 60.000 mld. di Ricavi e vi concorrono tutte le attività connesse alla esplorazione, la produzione ed il marketing relativi agli idrocarburi.
L'Eni, è dunque una specie di “impero”, ha  interessi così rilevanti che come ha ben evidenziato quell'acuto giornalista che è Mario Giordano nel suo recente libro “Waterloo : il disastro italiano”, - condizionano la politica estera italiana ed, anzi, in qualche caso la impongono.
Centinaia di migliaia di risparmiatori hanno investito nell'Eni  acquistandone le azioni.
Con queste dimensioni e con questo “peso specifico” sull'economia italiana, l'Eni  ha un Consiglio di Amministrazione composto soltanto da una decina di membri; tutto il potere (in nome di una teorizzata “unicità di comando”) , è accentrata nell'Amministratore Delegato al quale sono conferite deleghe talmente ampie da non avere riscontro se non in aziende padronali.
L'ombra del fondatore,  Enrico Mattei ( e della sua figura di “padre-padrone” ) continua, dunque, a sovrastare l'Eni; a condizionare le generazioni dei dirigenti che negli anni cinquanta  iniziarono la propria carriera nel Gruppo.
A questa “Gens”  appartiene, senza dubbio,  anche l'attuale Amministratore Delegato Vittorio Mincato  con i suoi quarant'anni di “anzianità di servizio”.
Nell'esercizio '98 il Consiglio di Amministrazione si è riunito, infatti, soltanto 15 volte !
Al netto delle sedute per l'approvazione del bilancio, della semestrale e delle nomine, appare senz'altro modesto il tempo dedicato  alla gestione operativa, all'analisi di alcune migliaia di miliardi di investimenti, alla valutazione dell'acquisto e delle cessioni di partecipazioni, ad esaminare con un minimo di approfondimento i sei settori chiave in cui si estrinseca il Gruppo. 
Non soltanto, dunque, all'Amministratore Delegato viene data carta bianca, ma sulla validità e sulle conseguenze delle sue scelte non viene effettuato nessun adeguato approfondimento.
Sarà da vedere quali innovazioni introdurrà all'operatività del Consiglio di Amministrazione un Presidente come Gros-Pietro, e cioè un operativo abituato all'analisi dei problemi, alla verifica delle scelte e dei risultati.
Forse - ed è possibile - la nomina di Gros-Pietro comporterà una direzione più collegiale e darà inizio al “dopo Mattei”. Seconda riflessione: mentre a Castelgandolfo si svolgerà l'assemblea dell'ENI è stato perfezionato l'accordo fra i Gruppi EXXON e MOBIL, rispettivamente numeri uno e due del settore petrolifero negli Stati Uniti.
La transazione, il cui valore è di circa 80 milioni di dollari, dà origine ad un Gruppo che si colloca al primo posto -  nel settore petrolifero - con un volume d'affari stimato in 170 miliardi di dollari ed un risultato netto superiore ad 8 miliardi di dollari.
Gian Maria Gros-Pietro e Vittorio Mincato hanno ribadito in assemblea che la strategia dell'ENI è quella di puntare all'ampliamento della dimensione con accordi internazionali.
Bisogna far presto! 
In un settore in cui si muovono giganti  con otto miliardi di dollari di utili (oltre 15.000 miliardi di lire) la probabilità di diventare preda non è poi così remota.
Quando e se il Tesoro si deciderà a privatizzare, chi può escludere un' OPA sull'ENI ?
MEDIOLANUM SpA
...DAL GALOPPO 
AL PICCOLO TROTTO
Il confronto fra il consuntivo al 30/6/99 con quello al 30/6/98 non è rappresentativo dell'attività svolta e dei risultati raggiunti dal Gruppo nel primo semestre del '99, in quanto nel secondo semestre del '98 vi è stata una accelerazione sia nell'attività  assicurativa che in quella finanziaria.
Ai fini di un commento è, perciò, più significativo prendere in esame la dinamica delle  componenti  del Conto Economico confrontando i saldi del secondo semestre del  '98 con quelli del primo semestre del '99. Fra due periodi che costituiscono, cioè, un arco temporale  senza soluzione di continuità  e che, oltretutto, non sono influenzati da fattori stagionali.
L'andamento del Gruppo e della Capogruppo nel '99 non ripetono, quindi, gli “exploit” ai quali Ennio Doris e la sua “squadra” avevano abituato il mercato ed i propri  azionisti. 
Forse è necessario attendere che siano sufficientemente rodati i “neo inseriti” (in totale 203  unità) nella rete dei Promotori finanziari e Produttori assicurativi.
Forse ( non ci sarebbe da   scandalizzarsene in quanto sarebbe anche fisiologico),  ad una fase di crescita sostenuta   fa seguito una di “consolidamento e di difesa” delle posizioni raggiunte: il trend di sviluppo passerebbe  - per dirla in termini ippici - “dal  galoppo al piccolo trotto”. 
Avvalorerebbe questa tesi quanto scrivono gli Amministratori nella Relazione sulla Semestrale: “alla luce dei risultati positivi del Semestre si ritiene che il risultato dell'esercizio 1999 sarà in linea con quello dell'esercizio precedente”. 
Niente di più e niente di meno, quindi, che una affermazione cautelativa !
Mediolanum, del resto, deve competere con un numero crescente ed aggressivo di  imprese bancarie ed assicurative alla ricerca di quelle alternative di sviluppo e di redditività che non riescono a far emergere dalle rispettive attività caratteristiche. 

P.S.: 
Si è appreso che la Fondazione Cariplo ha approvato un investimento di oltre 100 mld in un fondo chiuso “multicomparto” da costituire insieme a Mediolanum - State Street. 
La notizia non meriterebbe di essere ripresa se la Fondazione Cariplo non fosse asse “portante”  dell'azionariato di Banca Intesa e se il Gruppo Banca Intesa non avesse nel settore interessi  rilevanti. 
Doris “brucia sul tempo” anche Bazoli ? 

 

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