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Carlo Franza

Nello studio della pittrice Mariella Comba, piemontese di nascita ma milanese per studi e formazione, in via Trivulzio a Milano, ho appena finito di conoscere da vicino tutti i suoi lavori, dai più antichi ai più recenti, ed è stata per me una sorpresa aver visto con che mirabile attenzione e fortuna abbia negli anni potuto portare a compimento una mole di lavoro vivacizzata su più fronti  di interesse, ma soprattutto con tecniche di forte misura come l'acquerello, che richiede una sensibilità e una mano non comuni. 
E' vissuta a fianco di Stefano Cavallo, mio conterraneo, pugliese di San Michele Salentino, e pittore dalla forte impronta coloristica; ed è a questa scuola, occorre dire meridionale, che il suo lavoro si è venuto svolgendo, parallelo all'altro, non meno impegnativo, di  insegnante al liceo scientifico “Vittorio Veneto” di Milano, cattedra  di disegno e storia dell'arte. 
La nostra pittrice è cresciuta culturalmente  qui a Milano, in anni nei quali tutta l'arte italiana aveva una forte spinta. 
Si era negli anni Sessanta-Settanta, nel vivo delle ricerche più avanzate che certamente non contagiarono la Comba, se non in quel nuovo disporre il colore e muovendo nel linguaggio post-impressionista vivacemente la luce. 
Luce e colore, attraverso la macchia dei toni, sono divenuti  i punti di forza di tutto il suo lavoro pittorico disposto per temi.
Il paesaggio, italiano e non, è stato un campionario felice di questo itinerario pittorico. 
Gli innumerevoli viaggi  in Europa, in Spagna, in Francia, in luoghi cari alla cristianità come il santuario di Compostela, si sono innervati in questi scorci dipinti. 
Di notevole importanza ci paiono i tagli dei paesaggi rappresentati, in cui si coglie il vicino e il lontano, e lo spazio acquista una dimensione nuova tra cielo e terra, tra mare e verde.
Sul paesaggi italiano, a seguito di soggiorni stabili in Romagna, a Cesenatico, c'è tutta una campionatura di marine; la permanenza in Puglia, nel brindisino, o meglio nella campagna salentina attorno a San Michele, gli offre l'opportunità di leggere i colori del cielo e della terra meridionale, i colori azzurrati e celesti del cielo, la campagna verde di ulivi, la terra marrone e quasi rossa, scorci di bianchi paesi, masserie caratteristiche in parte abitate in parte no, e una serie stupenda di trulli, quella tipica architettura pugliese che si coglie nell'habitat del mondo contadino.
La Comba ha disegnato e colorato, usando toni che inizialmente credo, data la sua origine, non sentiva granché, ma che col tempo sono diventati lo spessore più accattivante delle scelte. 
Un colore prezioso, carico di toni, che vanno dai bianchi ai rossi, dagli azzurrati ai verdi, e che costituiscono la pelle viva di una serie stupenda di importanti dipinti.
Opere che si sono distinte e affermate in importanti premi nazionali e che sono state esposte in prestigiose mostre sia a Milano che in Puglia ed in altre città d'Italia.
Non meno significativa quella sensibilità tutta femminile, e tutta misteriosa che alita attorno al suo lavoro e che certamente ha contribuito non poco a segnare certe scelte, a dare forza a certe tematiche, ad esempio il mondo floreale, la serie di fiori  rappresentata, dai gladioli alle rose, e così via, tutti imperlati in una luce sorprendente che sopra vi batte, quasi smaterializzandoil dipinto.
Illustri critici ne hanno scritto, mettendo in luce tutte le caratteristiche più vere di questa sua pittura, soprattutto la preziosa disposizione al colore, che è sempre stato trattato e disteso con sorprendente creatività emotiva.
Ancora oggi le mostre, sia quelle tenute recentemente all'Ars Italica che alla galleria del Barcon, ambedue a Milano, hanno richiamato illustri collezionisti, estimatori  che nel tempo hanno apprezzato il modo di usare il colore, la pezzatura felice dei toni, i temi di uso quotidiano, che hanno contribuito a fare crescere lo studio, anche suo, del paesaggio italiano.
Ecco perché  Mariella Comba oggi può essere indicata tra le pittrici più significative della compagine italiana, grazie alla sua sensibilità e soprattutto all'uso tecnico della luce e del colore che muove ogni suo dipinto.

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