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Nello studio della pittrice Mariella Comba, piemontese di
nascita ma milanese per studi e formazione, in via Trivulzio a Milano, ho
appena finito di conoscere da vicino tutti i suoi lavori, dai più antichi ai
più recenti, ed è stata per me una sorpresa aver visto con che mirabile
attenzione e fortuna abbia negli anni potuto portare a compimento una mole di
lavoro vivacizzata su più fronti di interesse, ma soprattutto con
tecniche di forte misura come l'acquerello, che richiede una sensibilità e
una mano non comuni.
E' vissuta a fianco di
Stefano Cavallo, mio conterraneo, pugliese di San Michele Salentino, e
pittore dalla forte impronta coloristica; ed è a questa scuola, occorre dire
meridionale, che il suo lavoro si è venuto svolgendo, parallelo all'altro,
non meno impegnativo, di insegnante al liceo scientifico “Vittorio
Veneto” di Milano, cattedra di disegno e storia dell'arte.
La nostra pittrice è cresciuta
culturalmente qui a Milano, in anni nei quali tutta l'arte italiana
aveva una forte spinta.
Si era negli anni Sessanta-Settanta, nel vivo delle
ricerche più avanzate che certamente non contagiarono la Comba, se non in
quel nuovo disporre il colore e muovendo nel linguaggio post-impressionista
vivacemente la luce.
Luce e colore, attraverso la
macchia dei toni, sono divenuti i punti di forza di tutto il suo lavoro
pittorico disposto per temi.
Il paesaggio, italiano e non,
è stato un campionario felice di questo itinerario pittorico.
Gli innumerevoli
viaggi in Europa, in Spagna, in Francia, in luoghi cari alla
cristianità come il santuario di Compostela, si sono innervati in questi
scorci dipinti.
Di notevole importanza ci paiono i tagli dei paesaggi
rappresentati, in cui si coglie il vicino e il lontano, e lo spazio acquista
una dimensione nuova tra cielo e terra, tra mare e verde.
Sul paesaggi italiano, a
seguito di soggiorni stabili in Romagna, a Cesenatico, c'è tutta una
campionatura di marine; la permanenza in Puglia, nel brindisino, o meglio
nella campagna salentina attorno a San Michele, gli offre l'opportunità di
leggere i colori del cielo e della terra meridionale, i colori azzurrati e
celesti del cielo, la campagna verde di ulivi, la terra marrone e quasi
rossa, scorci di bianchi paesi, masserie caratteristiche in parte abitate in
parte no, e una serie stupenda di trulli, quella tipica architettura pugliese
che si coglie nell'habitat del mondo contadino.
La Comba ha disegnato e
colorato, usando toni che inizialmente credo, data la sua origine, non
sentiva granché, ma che col tempo sono diventati lo spessore più accattivante delle
scelte.
Un colore prezioso, carico
di toni, che vanno dai bianchi ai rossi, dagli azzurrati ai verdi, e che
costituiscono la pelle viva di una serie stupenda di importanti dipinti.
Opere che si sono distinte e
affermate in importanti premi nazionali e che sono state esposte in
prestigiose mostre sia a Milano che in Puglia ed in altre città d'Italia.
Non meno significativa
quella sensibilità tutta femminile, e tutta misteriosa che alita attorno al
suo lavoro e che certamente ha contribuito non poco a segnare certe scelte, a
dare forza a certe tematiche, ad esempio il mondo floreale, la serie di
fiori rappresentata, dai gladioli alle rose, e così via, tutti
imperlati in una luce sorprendente che sopra vi batte, quasi
smaterializzandoil dipinto.
Illustri critici ne hanno
scritto, mettendo in luce tutte le caratteristiche più vere di questa sua
pittura, soprattutto la preziosa disposizione al colore, che è sempre stato
trattato e disteso con sorprendente creatività emotiva.
Ancora oggi le mostre, sia
quelle tenute recentemente all'Ars Italica che alla galleria del Barcon,
ambedue a Milano, hanno richiamato illustri collezionisti, estimatori
che nel tempo hanno apprezzato il modo di usare il colore, la pezzatura
felice dei toni, i temi di uso quotidiano, che hanno contribuito a fare
crescere lo studio, anche suo, del paesaggio italiano.
Ecco perché Mariella
Comba oggi può essere indicata tra le pittrici più significative della
compagine italiana, grazie alla sua sensibilità e soprattutto all'uso tecnico
della luce e del colore che muove ogni suo dipinto.

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