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Dizionario dello sport. Inglese-italiano, italiano-inglese
A cura di Giuseppe Ragazzini
Zanichelli   L. 78.000     pp. 608

Non poteva che essere la Zanichelli - editrice classica nell’ambito dei vocabolari - a pubblicare questo dizionario del linguaggio sportivo, che prevede 9.000 voci nella sezione inglese e ben 31.000 nella sezione italiana. Dalla mole del volume il lettore può dedurre la consistenza che la terminologia sportiva ha ormai raggiunto, in coincidenza con l’attenzione sempre crescente che allo sport dedicano i mass media. E’ noto come le discipline maggiori siano strettamente legate ad un gergo di derivazione anglosassone. Molti termini sono rimasti insostituibili, mentre in altri casi i corrispondenti italiani hanno avuto il sopravvento (calcio di rigore su “penalty”, calcio d’angolo su “corner”, fuorigioco su “off-side”). Ma qui non si tratta di un volume per appassionati, ma di uno strumento scientifico utile ai traduttori e, in generale, a quanti, per motivi professionali, devono avere qualche dimestichezza con il lessico sportivo. 

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L’ospite celeste
Nico Orengo
Einaudi  pp. 131  L. 24.000

Nico Orengo, narratore e poeta  torinese, ha già alle spalle numerose opere, molto apprezzate dalla critica. Definire romanzo questo “Ospite celeste” è un po’ azzardato, se per romanzo si intende il racconto di una storia con un filo conduttore ben definito. In realtà sappiamo che il romanzo contemporaneo è un genere nel quale possono confluire vari motivi: dall’autobiografia al frammento lirico, al collage di contenuti e stili diversi. Ebbene, questo libro unisce memorie personali a storie inventate, personaggi dai nomi e dalle vite singolari. Il lettore viene condotto attraverso il tempo e lo spazio: Spagna, Italia, Argentina, Portogallo...
Consigliamo Orengo a chi ama una letteratura che pur non essendo strettamente sperimentale si caratterizza per l’allusività, la vaghezza; il lettore che cerca semplicemente l’evasione dovrà rivolgersi altrove.

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A prima vista (At first sight, 1999) 
Regia di Irwin Winkler, con Val Kilmer, 
Mira Sorvino e Kelly Mc Gillis 
Warner Home Video

Il titolo, anche in inglese, non è tra i più originali, ma il film riesce ad evitare il tono melenso che si addice, talvolta, a certi soggetti. 
La storia è quella di un uomo che, cieco dall’età di tre anni, riacquista la vista grazie ad un miracoloso intervento chirurgico, per poi riperderla; un rapporto, quello con la compagna,  difficile da rendere senza cadere nel patetico. Contribuiscono alla qualità del film i due protagonisti, un Val Kilmer che solitamente interpreta ruoli differenti (“Il Santo”, “The doors”, “Heat”...), e una Mira Sorvino che si propone come attrice emergente del panorama hollywoodiano (la ricordiamo nella “Dea dell’amore” di Woody  Allen).
Da parte sua Irwin Winkler è un produttore di lunga esperienza, che, passato dietro la macchina da presa, è approdato alla sua quarta pellicola. Quest’ultima prova appare senza dubbio la più riuscita.

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Fino a prova contraria (The crime, 1999) 
Regia di C. Eastwood, con  C. Eastwood, I. Washington e D. Leary
Warner Home Video

Se affermiamo che Clint Eastwood è forse l’artista più completo del cinema americano, non diciamo certo un’eresia. Da attore perfetto per un certo filone d’azione (i western di Sergio Leone, la serie dell’ispettore Callaghan...) si è trasformato in autore raffinato, pur continuando la carriera di “duro” un po’ stagionato. 
Giunto al 21o film da regista (ricordiamo solo il classico “Bird” e il malinconico “I ponti di Madison County”), Eastwood con “Fino a prova contraria” ha allestito un thriller mozzafiato, nel quale interpreta la parte del giornalista controcorrente che si improvvisa detective per salvare la vita ad un condannato a morte, in realtà innocente. 
La lotta contro il tempo - l’ora x dell’esecuzione - è frenetica: 24 ore per vivere o per morire. Ancora una volta Eastwood fa centro.

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