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Giorgio Seveso
Brücke in tedesco sgnifica “ponte”,  e appunto un ponte tra le arti e tra la sensibilità delle giovani generazioni, un ponte verso il futuro vollero costruire nel 1905 a Dresda i quattro studenti di architettura che, poco più che ventenni, si erano incontrati qualche anno prima scoprendo la loro comune passione per la pittura. 
Il nucleo originale del sodalizio, che più tardi diventerà una vera e propria associazione, con soci artisti e soci “passivi”, cioè collezionisti e amatori paganti, era costituito da Ernst Ludwing Kirchner, Karl Schmidt-Rottluff, Herich Heckel  e Fritz Bleyl, cui in momenti diversi si unirono Max Pechstein, Emil Nolde, lo svizzero Cuno Amiet e Otto Mueller. 
Pittoricamente autodidatti, i quattro si ritrovano accomunati dal desiderio di realizzare un'utopia: sovvertire ogni valore ed ogni rapporto di forza nella cultura artistica del tempo, schierandosi contro la tradizione e l'accademismo. 
La nascita del gruppo segna l'inizio, per la pittura tedesca ed europea, della grande vicenda poetica e stilistica dell'espressionismo, sostanzialmente parallelo e contemporaneo alla vicenda dei fauves (Matisse, Vlaminck, Derain, Braque, Dufy ed altri, anch'essi giovanissimi e animati da un sacro fuoco rinnovatore) che proprio in quegli anni, in Francia avevano ricevuto il loro battesimo dalla critica.
Ciò che unì Kirchner ai suoi compagni, ciò che segnò il successo di critica e soprattutto di pubblico della tendenza espressiva che si andava delineando fu soprattutto l'impulso a distruggere le vecchie regole e a realizzare la spontaneità dell'ispirazione, proprio come i fauves, ognuno attraverso il proprio temperamento. 
La loro intuizione, del resto da allora è entrata a fare parte del patrimonio culturale del nostro secolo, aprendo la strada all'arte contemporanea come oggi la conosciamo, alla sua totale libertà dai lacci e dalle pastoie delle regole accademiche.
“Il pittore”, scriveva in quegli anni lo stesso Kirchner, “trasforma in opera d'arte la concezione della sua esperienza. Con un continuo esercizio impara a usare i suoi mezzi. Non ci sono regole fisse per questo. Le regole per l'opera singola  si formano durante il lavoro, attraverso la personalità del creatore, la maniera della sua tecnica, e l'assunto che si propone... La sublimazione istintiva della forma nell'avvenimento sensibile viene tradotta d'impulso sul piano”. 
Ecco dunque: la distruzione di  ogni canone che potesse essere d'impaccio al fluido manifestarsi dell'ispirazione immediata. E' uno dei caposaldi della poetica dell'espressionismo, l'insofferenza per ogni legge e per ogni disciplina, e l'obbedienza, invece, alle pressioni emotive del proprio essere.
Per questo la loro pittura non è quasi mai gradevole, edonistica, brillante: in essa vi è sempre, al contrario, qualcosa di stridente, di grossolano persino, di ibrido. 
Lo si può vedere agevolmente in questa folta mostra organizzata dalla Fondazione Mazzotta assieme al Brücke Museum di Berlino. 
Davanti a queste tele e a questi fogli (disegni, incisioni, serigrafie, xilografie) dalle immagini inquiete e guizzanti, tese allo spasimo, appare infatti evidente come la tensione del contenuto superi sempre, per questi artisti, l'assillo della perfezione formale, della bellezza fine a se stessa.
E direi che, tra le altre, sono proprio le opere di Kirchner quelle che maggiormente colpiscono. 
Con un linguaggio secco e vibrante il fondatore del gruppo è l'artista che, più degli altri, realizza un'immagine veramente nuova, figurativamente originale. Egli è soprattutto il poeta della città, della vita artificiale, delle strade, dei tabarins. Il suo segno è una fitta sequenza di scatti, quasi il risultato d'impercettibili scariche nervose. 
Le sue cocottes, i suoi uomini a passeggio hanno una meccanicità burattinesca, sono esseri automatici, rigidi, percorsi tuttavia da una tensione innaturale, misteriosa, di straordinaria energia e suggestione.
In qualche modo Kirchner e i suoi compagni, nei primi decenni di questo secolo, avevano già dipinto i segni e i climi psicologici dell'uomo di oggi, con le sue contraddizioni, le sue lacerazioni, le sue ansie inquiete e senza nome.

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