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Il
teatro tedesco di fine Ottocento rivendicò il desiderio di esprimersi
liberamente senza norme e censure. Come in Francia si era istituito
il Theatre Libre, così in Germania si venne a creare la Freie Bühne,
che appunto tentava di allestire opere teatrali senza sottostare a vincoli.
Il
maggior pregio della Freie Bühne fu il voler mettere in scena testi
spesso proibiti oppure autori ancora ignoti, tra cui il dramma "Prima
dell'alba" (1889) di Gerhardt Hauptmann. Con tale opera Hauptmann,
in quest'atmosfera, debuttò al Lessing Theater di Berlino affacciandosi
alla ribalta della cultura tedesca.
Nato
in Slesia nel 1892, egli compì studi d'arte a Breslavia, di storia e
filosofia a Jena, poi in Italia si interessò di archeologia e dal 1885
si dedicò interamente alla scrittura. Hauptmann divenne, in seguito,
uno dei più importanti esponenti della drammaturgia e della cultura
tedesca di epoca guglielmina e bellica. Ciò gli valse il Premio Nobel
per la letteratura nel 1912.
Durante
la sua lunga esistenza - morì, infatti, nel 1946 - compose numerosissimi
testi, 45 drammi, 18 tra romanzi e novelle, sei poemi e tre raccolte
di poesie.
L'opera
"Prima dell'alba", influenzata dalle dottrine naturalistiche, analizza
in profondità la scena in cui è ambientata, e cioè la vita quotidiana
dei minatori in Slesia. Le condizioni familiari estremamente indigenti
portavano inevitabilmente e con grande facilità questi lavoratori ad
abbandonarsi al vizio dell'alcool. In tale contesto succede che lo scrittore
Alfred Loth incontri la giovane Elena, la quale si innamora perdutamente
di lui. La ragazza, proveniente da una famiglia di alcolizzati, viene
respinta bruscamente da Alfred. Elena, disperata, si suicida.
Testo
di un autore non ancora giunto alla notorietà, ottenne, tuttavia, un
buon successo, grazie al quale Hauptmann fu incentivato nella redazione
di un'altra opera, dal titolo "Anime solitarie" (1890),dramma
certamente più psicologico, perchè ricorda a tratti alcuni personaggi
ibseniani. Con questa pièce lo scrittore divenne sempre più noto ed
ottenne un felice riscontro di critica e di pubblico. Il protagonista
di "Anime solitarie" è un pastore protestante che, perduta la vecchia
fede, vorrebbe anche liberarsi del vincolo matrimoniale che lo lega
alla devota e fedele moglie, la quale rappresenta il passato e i dogmi,
in cui lui non crede più. Il pastore, ormai ama un'altra donna, affascinante
ed emancipata, però non ha la forza d'animo di contrapporsi ai voleri
della famiglia, ai doveri del proprio ruolo, al timore dell'opinione
pubblica e, in preda a una crisi di folle disperazione, si suicida gettandosi
nel lago.
Altro
testo, che contribuì a conferire all'autore ancor più vasta notorietà,
è "I tessitori" (1892), considerato da numerosi critici il capolavoro
di Hauptmann, dove lo scrittore torna ad atmosfere e temi di carattere
sociale. Nella prima stesura egli decise di adottare la forma dialettale
della Slesia. La massa dei tessitori è la protagonista del dramma. La
vicenda fa eco a un fatto realmente avvenuto in Slesia nel 1844, dove
dei lavoratori, sentendosi oppressi dalle condizioni di vita in fabbrica,
insorgono, distruggendo macchinari di lavoro. L'intevento dell'esercito
provocò l'uccisione di alcuni di loro e sedò ogni intento di rivolta.
Lo sciopero, rievocato con toni epici da Hauptmann, intende sottolineare
la presa di coscienza da parte degli operai, che comunque non possono
sfuggire al destino della loro esistenza. Due personaggi emergono dalla
massa: il vecchio Hilse, che credendo nella vita dopo la morte, non
dà importanza a quello che succede e soffre in silenzio, e il giovane
Maurizio, che sa leggere e scrivere, e prende in mano la causa dei tessitori.
La questione rimane aperta: Hauptmann da una parte giustifica la lotta
per migliorare le condizioni di vita, mentre dall'altra è vicino umanamente
al vecchio che patisce con dignità.
Delle
opere successive ricordiamo "La campana sommersa" (1896), che
rappresenta un esempio di teatro caratterizzato da toni fiabeschi e
simbolistici. Nella redazione delle sue numerose opere, Hauptmann alternò,
infatti, tematiche di drammi realistici d'ambiente urbano o rurale ad
elementi di carattere favolistico. "La campana sommersa", in cinque
atti, è un poema drammatico, in cui si narra di Heinrich, mastro fonditore,
che fa portare la migliore campana di propria produzione verso una cappella
situata in cima alla montagna. Durante il tragitto, i folletti, divinità
pagane, la fanno rotolare giù e sprofondare nel lago. Heinrich si salva
per miracolo e viene amorevolmente curato dalla ninfa Rautendelein.
L'uomo si innamora della bellissima divinità, ma gli amici, andati a
cercarlo, lo riportano al villaggio, dove Heinrich ha moglie e figli.
Il pensiero della campana in fondo al lago lo perseguita. Invaghitosi
perdutamente della ninfa, la segue sui monti e crede di essere diventato
chiaroveggente. Abbandona la moglie per Rautendelein, con il desiderio
di costruire una nuova campana. Tuttavia quella vecchia, sommersa, come
per magia inizia a risuonare dal lago attraverso le acque. Nel frattempo
sua moglie, abbandonata e in preda a crisi di disperazione, si suicida,
annegandosi nel lago. I due figli salgono al monte per consegnare al
padre Heinrich le lacrime della loro mamma. A questo punto l'uomo maledice
la ninfa, che lo ha portato alla perdizione, e torna al villaggio, da
dove i compaesani lo scacciano. Heinrich fa allora ritorno dalla ninfa,
per scoprire che è già convolata a nozze con il re dei Ranocchi. L'uomo,
dopo aver visto un'ultima volta l'affascinante ceatura che lo ha stregato,
non vede altra soluzione che togliersi a sua volta la vita.
Dei
testi successivi, vennero pubblicati postumi il dramma antinazista "Tenebre"
(1947) e la "Tetralogia degli Atridi" (1941-1948). Hauptmann,
uno dei più significativi esponenti del Naturalismo tedesco, riuscì
a conciliare la denuncia sociale delle condizioni miserevoli in cui
versava la povera gente, con il tentativo di oltrepassare i moduli del
Positivismo verso una impostazione simbolistica delle vicende della
realtà quotidiana.
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