| APRILE 1999 |

Sergio Bindi
Dopo la tempesta politica causata da "Mani Pulite", la Democrazia Cristiana si è dissolta in vari gruppi politici. Ora ritorna in prima linea, grazie a Flaminio Piccoli, una formazione che si richiama alle origini della DC, in aperta polemica con il PPI. Abbiamo incontrato Flaminio Piccoli, nume tutelare della nuova DC, e l'On.Carlo Senaldi, che ne è il Segretario.
Intervista
a
FLAMINIO PICCOLI, Presidente del partito della Democrazia Cristiana |
Dice: “Vede quel che accade? La maggioranza del “ribaltone”è profondamente divisa. Era virtuale in passato, lo è ancor più oggi. L'opposizione è debole, non sempre omogenea”.Aggiunge: “Aumentano i cittadini che disertano le urne. Sono stufi della cosiddetta “seconda Repubblica”, della furia di cancellare il passato, il molto di positivo che aveva. Noi, per questo, abbiamo ricostituito la Democrazia Cristiana: per ridare agli italiani un forte e preciso punto di riferimento politico di centro”.
Chi parla è Flaminio Piccoli, per due volte Segretario e il Presidente della “grande DC”,
oggi Presidente della “nuova” DC che ha caparbiamente voluto. Segretario politico nazionale è l'on. Carlo Senaldi, lombardo; sua vice è l'onorevole Anna Nenna D'Antonio, fu la prima donna presidente di una giunta regionale (in Abruzzo), vicepresidente vicario Giorgio Fanfani, figlio d'arte, ha lasciato l'UDR, ed “è tornato a casa”: “basta con le imitazioni”!- “All'inizio - spiega il Senatore Piccoli - siamo stati accompagnati da sorrisetti di commiserazione, ci definivano reduci, nostalgici. Poi, quando le nostre fila si irrobustivano, hanno cercato di ignorarci, quindi abbiamo iniziato ad ottenere i primi risultati elettorali (il 9% di Isernia o il successo di Pescara, ad esempio) ed allora si sono preoccupati. Così ci hanno impedito, con i ricorsi sul simbolo, di presentarci alle regionali del Friuli, dove i sondaggi ci davano in ottima posizione. Hanno tentato di ripetere l'operazione altrove, ma sia il Tar, sia il Consiglio di Stato ci hanno dato ragione. Pensi che il partito popolare e persino Buttiglione, per impedire la nostra presenza elettorale, ci hanno definito, nei ricorsi, “pseudo democristiani” è stato un clamoroso autogol”.
LM - Non correte il rischio di costruire un nuovo “cespuglio” di centro, anzi un “cespuglietto”?
Assolutamente no. Noi intendiamo riaggregare l'area democristiana, consideriamo assurdo che partiti, uniti a livello europeo, cioè nella costruzione di una società sovranazionale ed alternativi ai socialisti, si dividano, poi, in Italia. Da qui la volontà di dialogo, di incontro, di intesa con tutte le forze politiche che aderiscono al partito Popolare Europeo. Non a caso abbiamo avuto l'incoraggiamento del Presidente del PPE Martens, di Helmut Kohl, del leader della CSU Stoiber. E poi chi le dice che siamo un cespuglio o, peggio, un “cespuglietto”? Ho l'impressione che qualcuno avrà una bella sorpresa in fatto di numeri”.
LM - Siete, però, solo voi a parlare di DC. Gli altri partiti nati dalla diaspora democristiana dicono che quella è un'esperienza finita. Rimane, certo, l'ispirazione, ma una DC non può essere ricostituita. Ho rispetto di tutte le opinioni, ma intanto la DC è stata ricostituita.
Ma le pare possibile che si riparli e, giustamente, di ricreare un partito socialista e nessuno si scandalizzi, mentre non si potrebbe rifare la DC? E perché? La storia ha dato ragione a noi, non a D'Alema e Fini come invece qualcuno vorrebbe far credere. Noi riteniamo che i democratici cristiani debbano ritrovare tutto il loro spazio e non chiedere le briciole ad altri. Non possiamo più accettare di essere emarginati. Disse un nostro martire, Aldo Moro: non ci faremo processare sulle piazze. Ebbene, la DC quel processo l'ha subito e pochi sanno delle molte assoluzioni, delle riabilitazioni tardive, delle sofferenze di chi era stato ingiustamente accusato. L'errore di pochi (un errore comune a tutti, dico tutti, gli altri partiti) è stato duramente pagato da molti. Ora è il momento di dire basta. Rialziamo, così, la testa con l'orgoglio di un passato che ha dato all'Italia pace, prosperità, sicurezza nell'occidente.
LM - Sì, ma intanto avete scelto di far parte della Federazione di Centro, dove ci sono liberali, socialisti, socialdemocratici e repubblicani. Com'è coerente tutto ciò al vostro impegno di riaggregare, in Italia, i partiti aderenti al PPE, cioè alla democrazia cristiana europea?
La nostra impostazione è lineare e coerente. Stiamo ricostruendo la Democrazia Cristiana, ma nel contempo rilanciamo, come ci ha insegnato De Gasperi, le collaborazioni democratiche, cioè tra laici e cattolici. Ecco il senso della Federazione di Centro che va oltre il Polo ed è aperta a tutti coloro che sono di centro e che oggi militano nello schieramento governativo. Noi siamo alternativi alla sinistra e critichiamo una maggioranza parlamentare che va contro gli interessi dei lavori, distrugge le medie e piccole imprese, dimentica cosa sia la solidarietà ed è tutta pervasa di monetarismo.
LM - Allora concordate con Bertinotti?
Sull'inadeguatezza del governo ad affrontare l'emergenza sociale certamente sì. Sulla terapia per combattere la disoccupazione e garantire un minimo di socialità certamente no. Noi siamo, infatti, per l'effettiva collaborazione tra le categorie economiche, tra i ceti sociali, valorizzando l'iniziativa privata e controllando coi sistemi fiscali l'estensione smisurata dei beni, con l'obiettivo di trasformare lo stato sociale in stato di diritto e di rinsaldare la fiducia nelle istituzioni, mentre si valorizza l'individuo. Il nostro progetto si basa, così, sull'economia sociale di mercato, sul principio fondamentale della partecipazione di tutte le
energie e nella complementarietà dell'apporto privato e di quello pubblico con lo Stato che deve delegare molti dei suoi compiti alle organizzazioni no profit.
LM - La legge elettorale attuale ed ancor più se vincerà il “sì” al referendum per l'abolizione della parte proporzionale lascia, però, poco spazio ad un centro autonomo.
Anche qui va sgombrato il campo da una vera e propria mistificazione: non è vero che il bipolarismo sia imperante e senza alternative. L'Ulivo ha vinto le elezioni, pur essendo in netta minoranza 33% o giù di lì e, con desistenza di Rifondazione Comunista, è salito al 41%, ottenendo la maggioranza dei seggi parlamentari. Ebbene, un Centro con il 40-42% dei voti vincerebbe le elezioni (destra e sinistra non potrebbero certo allearsi), garantendo quella stabilità che il bipolarismo non ha garantito, ieri, con il Polo e, oggi, con l'Ulivo. Dunque, il sistema può essere benissimo tripolare, anche con la vittoria del “sì” nel referendum, un referendum che non risolve i veri problemi politici. Un partito del 2-3% infatti, può sempre condizionare accordi di collegio e, dunque, far vincere questo o quello schieramento. Al di là dei meccanismi elettorali resta il tema di fondo: bloccare il regime strisciante, bloccare una sinistra “pigliatutto”.
Questo è il primo obiettivo; per questo è tornata la Democrazia Cristiana, che ha riacceso l'entusiasmo di tanti amici, suscitato interesse in tanti giovani e sta dando nuova speranza a quei cittadini che, sempre più delusi della politica, avevano scelto la strada dell'astensionismo. E', la nostra, una nuova alba democratica cristiana; è l'impegno a rilanciare, con severità e decisione, i valori che rappresentiamo. Si ripetono gli ideali, non possono ripetersi gli errori di pochi.
Si definiscono extra parlamentari di centro. Sono i democratici cristiani. Dice l'On.Carlo Senaldi, Segretario politico nazionale: “Siamo tornati a casa, a Piazza del Gesù. Abbiamo ripreso il simbolo storico, lo scudo crociato del 1947”
Intervista all'On. CARLO SENALDI,
Segretario politico
nazionale della
Democrazia CristianaTutto questo non è piaciuto ai popolari che, prima, hanno fatto rimostranze per quel simbolo posto, di nuovo all'ingresso dello storico palazzo di Piazza del Gesù. Poi indispettiti, hanno staccato il proprio simbolo. (I popolari, si sa, sono in crisi, oltretutto la loro è una posizione politica innaturale, “ma come si fa - commenta Carlo Senaldi - a stare al governo con i post-comunisti”). Di recente, a Roma, si è tenuta la conferenza nazionale organizzativa della ricostituita DC. Ha scritto “Il Giornale”: “L'indomita passione politica del vecchio Flaminio Piccoli. La veemenza dei tanti “signor nessuno” venuti da tutta Italia solo per gridare il proprio orgoglio”. Ottimismo della volontà, a prima vista. Un altro partito? No, il Partito che si materializza nella sala di una televisione privata romana è qualcosa di più. E' la quinta essenza di un partito, è la DC dello scudo crociato che si rivede, che torna, che vuole contare e contarsi. Commenta Carlo Senaldi: “la conferenza è stata un successo per la qualità degli interventi e per l'entusiasmo dei partecipanti”. L'inviato del “Giornale” è rimasto stupito nel vedere, come ha scritto - “non il partito degli assessori..., non gli opportunisti, i prestanti portaborse che miravano alla carriera, non quelli che si turavano il naso, radical chic nei salotti e chierici nell'urna, ma il minuto mondo dei credenti che sfoderava la vittoria o il voto per la Balena Bianca senza vergogna...” Diffidare dalle imitazioni è il grido di battaglia di un convegno che fa partire il tesseramento e prepara la
candidatura alle europee del Segretario politico Carlo Senaldi (Nord Ovest), del vice-presidente Giorgio Fanfani (Centro) e dell'Avvocato Antonio Dastoli (sud), quest'ultimo responsabile del settore Giustizia. Sono - come dice Fantani, figlio d'arte, - “gli estremisti di centro” che rialzano la testa e chiamano a raccolta il popolo democristiano, disperso, deluso, amareggiato dalle imitazioni della DC.
LM - Alle “europee”, però il partito non presenterà proprie liste alle amministrative sì - ed i suoi tre candidati verranno inseriti in quelle di Forza Italia-PPR. Perché?
Risponde Carlo Senaldi: “Abbiamo assunto questa decisione proprio nello spirito del partito popolare europeo e alla ricerca delle aggregazioni nel suo nome. Avremmo potuto presentare la nostra lista assumendoci l'onere di raccogliere 150 mila firme, firme che quasi tutti gli altri partiti non debbono sottoscrivere. Pur non avendo fatto campagna elettorale, pur non avendo avuto il tempo di far conoscere a tutti attraverso i media il rientro della DC sulla scena politica, i sondaggi ci fornivano dati confortanti, tali da far eleggere almeno tre eurodeputati. Ciò nonostante, presentandosi Forza Italia collegate al PPE, ci è parso giusto, più coerente, accettare questa alleanza. Nelle amministrative, però, saremo presenti, in molte province, con il nostro simbolo, ovviamente collegandoci alla Federazione di Centro e ponendoci come alternativi alla sinistra. Su questo punto non possono esservi dubbi. Il Polo sa bene quale può essere il nostro apporto. Di recente, a Pescara, il sindaco del Polo ha vinto al primo turno, anche grazie alla presenza della nostra lista che ha convinto molti assenteisti a recarsi alle urne, ha fatto conquistare al sindaco il premio di maggioranza, impedendo che, in un ballottaggio, liste di sinistra convergessero sul candidato ulivista. Non è un caso che Pescara sia stato l'unico capoluogo che ha registrato un aumento di votanti, mentre ovunque si è verificato un preoccupante calo."
LM - Ritenete, quindi, di poter recuperare molti elettori oggi delusi dalla politica. Ma per chi li recuperate?
Innanzitutto per la DC, è ovvio. Poi per dare forza al centro come alternativa alla sinistra. Per questo, nelle prossime amministrative, la nostra scelta è coerente con la Federazione di centro e con il Polo.
LM - Persino Mino Martinazzoli ha detto in TV ed in alcune interviste che la vera alternativa, anche in Italia, è tra i socialisti e i liberal democratici. Qual è il suo commento?
I popolari sono al governo non solo con i socialdemocratici, ma anche con i comunisti. Qui è indispensabile uscire dalle frasi fatte, dalle parole. Occorrono fatti e comportamenti coerenti.
LM - Anche Giulio Andreotti ha sostenuto che, nella campagna delle “europee”, è indispensabile chiarire agli elettori che la scelta è tra i socialisti e i democristiani del PPE. Non sembra, però che alcuni partiti del centrosinistra, aderenti al PPE, vogliano accettare questo consiglio.
Sì, è vero. Soprattutto i “popolari” di Marini sono in gravi difficoltà anche per la spietata concorrenza di Prodi-Di Pietro. Mi pare, invece, che Mastella, nelle sue recenti dichiarazioni abbia fortemente rilanciato il centro, persino minacciando una crisi di governo dopo le europee. Se son rose fioriranno...
LM - Anche nella recente Conferenza Organizzativa del suo partito lei ha rilanciato la proposta del modello elettorale tedesco. Perché insiste su tale modello?
Perché, a mio avviso, è il migliore. Sta a metà fra il proporzionale e il maggioritario, offre garanzia di massima rappresentatività, è ricco di preziosi istituti, quali la sfiducia costruttiva, la clausola dello sbarramento del 5% e l'elezione del premier da parte del Parlamento, istituti che possono assicurare un'azione di governo più libera ed un rafforzamento del potere legislativo, pur nel rispetto della dialettica politica. Il modello federale significa modernità, comprensione delle esigenze locali, equità fiscale. Oggi, infatti, è impensabile proporsi di modernizzare le istituzioni e le dinamiche socio-economiche di un paese senza provvedere ad un decentramento reale dei poteri. Intanto le regioni furono costituite per effettuare un decentramento che poi non è stato concretizzato. Un decentramento, che non si risolva in una beffa, cioè nella mera delegazione di alcune competenze agli enti locali, ma sia tale da metterli in grado di adempiere alle maggiori mansioni ad esse assegnate. Ad esempio, va riconosciuto un più ampio potere legislativo alle province ed ai comuni, consentendo ad essi una maggiore autonomia impositiva, sì che sia possibile assegnare una significativa parte dei tributi che si riscuotono a beneficio delle rispettive comunità. Ora anche il governo pare accorgersi di tali esigenze, ma lo fa in forme parziali e non condivisibili.
LM - Un'ultima domanda: quali differenze esistono fra le due DC?
Solo la data di nascita, l'ispirazione è identica, il riferimento al cristianesimo sociale identico nella modernità di impostazioni che considerano il contesto nel quale ci stiamo muovendo. In sostanza: novità nella continuità, rispetto e tradizione.
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