Le
immagini che ogni giorno ci vengono proposte dai vari telegiornali, da reportages
e servizi speciali sulla pulizia etnica in atto nel Kossovo, ricordano quelle
già viste per la Cambogia, la
Bosnia,
il Ruanda, l'Afganistan etc., immagini talmente sconvolgenti da rendere
superfluo ogni commento. Come in tutte le tragedie vi è chi cerca di trarne
vantaggi politici, o meglio visibilità politica, attraverso
iniziative
alquanto discutibili ed è questo l'aspetto più deplorevole della situazione.
Che il Santo Padre cerchi con tutti i mezzi di chiedere la fine della guerra
è giusto, sarebbe anacronistico il contrario; ma che lo facciano i verdi
o i gialli o i rossi è altrettanto ingiusto, in quanto tali comportamenti
vengono interpretati a sostegno dell'aggressore, mentre è necessario che
tutti indistintamente
siano uniti a proteggere un popolo dall'aggressione in atto. Inutili tutte
le disquisizioni, le manifestazioni, le rivendicazioni storiche e sociali.
Inutile ogni giustificazione: un popolo non può essere annullato per la
volontà di colui che non sappiamo come definire, perché non troviamo nessun
aggettivo che possa interpretare compiutamente il nostro pensiero. Lasciamo
alle foto il compito di condannare, prima ancora di qualsiasi tribunale,
gli autori delle atrocità che di giorno in giorno vengono effettuate in
Kossovo e in tutte le parti del mondo.
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