APRILE 1999
                                                

 

Le immagini che ogni giorno ci vengono proposte dai vari telegiornali, da reportages e servizi speciali sulla pulizia etnica in atto nel Kossovo, ricordano quelle già viste per la Cambogia, la Bosnia, il Ruanda, l'Afganistan etc., immagini talmente sconvolgenti da rendere superfluo ogni commento. Come in tutte le tragedie vi è chi cerca di trarne vantaggi politici, o meglio visibilità politica, attraverso iniziative alquanto discutibili ed è questo l'aspetto più deplorevole della situazione. Che il Santo Padre cerchi con tutti i mezzi di chiedere la fine della guerra è giusto, sarebbe anacronistico il contrario; ma che lo facciano i verdi o i gialli o i rossi è altrettanto ingiusto, in quanto tali comportamenti vengono interpretati a sostegno dell'aggressore, mentre è necessario che tutti indistintamente siano uniti a proteggere un popolo dall'aggressione in atto. Inutili tutte le disquisizioni, le manifestazioni, le rivendicazioni storiche e sociali. Inutile ogni giustificazione: un popolo non può essere annullato per la volontà di colui che non sappiamo come definire, perché non troviamo nessun aggettivo che possa interpretare compiutamente il nostro pensiero. Lasciamo alle foto il compito di condannare, prima ancora di qualsiasi tribunale, gli autori delle atrocità che di giorno in giorno vengono effettuate in Kossovo e in tutte le parti del mondo.

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