| APRILE 1999 |

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Il laboratorio svolge un ruolo importante nella gestione della patologia Hiv correlata, contribuendoal monitoraggio dell'infezione mediante lo studio di alcune variabili della risposta immune e della biologia replicativa retrovirale. Dal 1981 si sono avute notevoli espansioni delle conoscenze patogenetiche, particolarmente nell'ambito della immunologia di base, da cui sono stati trasferiti alla valutazione pratica del decorso e monitoraggio dell'infezione molti parametri relativi all'espressione fenotipica dell'attivazione immunologica del repertoire Vbeta, dei co-recettori, delle citochine e chemochine. Tutte queste variabili hanno contribuito alla determinazione sequenziale (step to step) dell'evoluzione della infezione da Hiv partendo dall'infezione primaria sino alle fasi avanzate. Una distinzione razionale di tutte queste variabili dovrebbe comprendere la seguente analisi: a) Aplotipo HLA
b) Subsets linfocitari e relativi markers CD
c) Markers di attivazione
d) Recettori linfocitari e macrofagici per le chemochine
e) Citochine Th1 e Th
2 Aplotipo HLA
Studi recenti (1) hanno dimostrato che il sistema maggiore di istocompatibilità (MHC)mediante i suoi prodotti (molecole HLA) esercita un importante ruolo nell'evoluzione dell'infezione. In particolare, il rischio relativo di una progressione più avanzata è significativa in soggetti portatori di un determinato aplotipo. Questo rischio sarebbe correlato alla capacità del soggetto di elaborare una vigorosa risposta immune di tipo Th1. Tale background sarebbe associato ad una maggiore capacità ed attività dei macrofagi.
Subsets linfocitari e relativi markers CD
L'hallmark tipico dell'infezione da Hiv è la progressiva deplezione dei linfociti CD4+ per
meccanismi ancora non del tutto chiariti (meccanismi diretti virali?, azione immunoimmediata, anergia, apoptosi?). La conta dei linfociti CD4+ rimane, sinora, il migliore indicatore di progressione della malattia anche se recenti contributi (2) hanno sottolineato l'importanza di altre popolazioni alla corretta omeostasi e funzione dell'intero network linfocitario. I subsets linfocitari che oggi costituiscono il cardine per la valutazione di progressione ed il monitoraggio terapeutico sono: i linfociti naive, CD4+CD45RA+; i linfociti memory, CD4CD45RO+; i linfociti CD8+attivati, CD8+CD38+; ed inoltre i linfociti CD4+CD7+ che recenti studi (4) associano ad un preferenziale pattern di citochine Th1 e ad una scarsa evoluzione come dimostrano i soggetti long term non progressors (LTNP). I linfociti naive sono le cellule più importanti sia perché organizzano la risposta verso i nuovi antigeni sia perché hanno un tasso di replicazione limitato rispetto ai linfociti memory. La loro distruzione, in corso di infezione da Hiv, avviene molto verosimilmente per fenomeni di anergia ed apoptosi; la loro cinetica è lo scopo di molti studi (5-7), poiché in corso di HAART (Highly active antiretroviral therapy) queste cellule sono certamente la spia della eventuale
ricostituzione immune. Le cellule memory, invece, a causa della loro cinetica (ricircolazione continua a livello dei tessuti infiammati) sono più soggette al fenomeno della ridistribuzione dai
TABELLA 1
MARCATORI IMMUNOLOGICI IN CORSO DI INFEZIONI DA HIV
SUBSETS linfocitari
CD+CD7+
CD4+CD45RA+
CD4+CD45RO+
CD8+CD38+CITOCHINE
IL-2, IL-4, IL-10, gamma IFN, TNF alfa
CHEMOCHINE
Rantes, MIP-1alfa, MIP-1 beta
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tessuti linfoidi o reservoirs. Il loro pattern, in corso di infezione, è caratterizzato da un incremento periferico che tende a decrescere con la progressione (8). Marcatori di attivazione Uno dei marcatori maggiormente utilizzati nelle infezioni virali è il CD38. I linfociti CD8+ che esprimono tale marker sulle loro membrane sono correlati a fenomeni di attivazione (9). Diversi studi hanno evidenziato che il loro livello correla alla progressione dell'infezione ed in particolare all'espressione della replicazione virale ed essi possono sostituire altri marcatori di progressione quali la beta-2 microglobulina che sembrano correlati a fenomeni di attivazione più aspecifica.
Co-recettori
Recentemente è stato scoperto che il virus Hiv, per penetrare nelle cellule target necessita di recettori diversi dal CD4, la fusina per i linfociti e il CCRX5 per i macrofagi. Studi di genetica molecolare hanno dimostrato che eventuali mutazioni puntiformi delle proteine costituenti si
associavano ad una maggiore resistenza all'infezione. Questa refrattarietà garantisce, in altri termini, una incapacità di questi soggetti di ammalarsi di infezioni da Hiv. Altri studi hanno evidenziato che livelli elevati di chemochine sarebbero associati ad una minore progressione della malattia, ma, al riguardo, non esiste univocità. Taluni altri studi, infatti, sostengono che la capacità di reclutare elementi cellulari da parte delle chemochine sarebbe correlata ad un maggiore rischio di diffusione dell'infezione. Inoltre tali sostanze, con l'induzione di alcune citochine, attiverebbe i fattori trascrizionali NFkB determinando una maggiore amplificazione della produzione virale.
Citochine
Clerici et alt (10-11) hanno suggerito che la progressione dell'infezione da Hiv sarebbe associata ad un background molecolare caratterizzato da un progressivo switch Th1-> Th2, ovvero da un passaggio da un'immunità di tipo cellulare ed una di tipo umorale. Le citochine Th1 (IL-2, gamma-IFN, IL-12) diminuirebbero in corso di progressione e sarebbero sostituite da citochine Th2 (IL-4, IL-
10). In realtà non tutti gli studi sono concordi ma è consolidata convinzione che il monitoraggio di queste citochine sia utile per valutazione della progressione. Tale concetto è andato maggiormente rafforzandosi quando è stato scoperto che alcuni linfociti, i CD4+CD7, erano significativamente correlati ad una produzione citochinica Th1 e che i loro livelli declinavano con l'evoluzione della infezione. I conclusione, oggi, è possibile utilizzare un panel di esami immunologici che può fornire utili informazioni sul decorso della malattia e sul monitoraggio in corso di farmaci (Tab. 1).
Anna D'Antonio Giuseppe Siciliano
Laboratorio di analisi e microbiologia Azienda Ospedaliera D. Cotugno
Napoli
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