APRILE 1999
        

 

 

 

 

 

 

 

Incontrare il prof. Elio Guido Rondanelli dopo alcuni anni è stato rinnovare il piacere che si ha sempre quando si incontra un personaggio di alto livello professionale e umano e ritrovare lo stesso entusiasmo, la stessa dialettica. La figura del Prof.Rondanelli è indissolubilmente legata al Policlinico S. Matteo di Pavia, al quale ha dedicato decenni della sua attività di infettivologo. Nel suo iter professionale è stato a lungo Direttore della Clinica di Malattie Infettive e poi Direttore Scientifico della grande struttura pavese. Gli incarichi da lui ricoperti sono stati tali e tanti che riportarli tutti toglierebbe spazio al motivo del nostro incontro. L’occasione per rivedere il Prof. Rondanelli è data dall'uscita di un libro, appena edito da Laterza, di cui egli è il coordinatore, oltre che autore: “Dagli antichi contagi all’Aids. Opere ed eventi al San Matteo di Pavia”. I saggi che compongono il volume delineano la storia dell’infettivologia pavese, dall’epoca medievale fino alla comparsa dell’Aids, negli anni Ottanta. La prefazione è del Prof. Giorgio Cosmacini, prestigioso storico della medicina; il volume è il risultato di un lavoro di équipe, al quale hanno partecipato rappresentanti di varie facoltà, anche di stampo umanistico. Tuttavia l’idea di base appartiene in tutto e per tutto al prof. Rondanelli.

LM- Professore, come si è sviluppata l'idea di questo libro?

R - “La sua origine risale a molti anni fa. Nel 1964 assunsi la cattedra di Malattie Infettive all’Università di Pavia; da allora mi convinsi che il San Matteo, nel corso dei secoli, aveva avuto una particolare attenzione per le malattie infettive. Di qui l’opportunità di fare un excursus storico sull’attività pavese e di renderlo accessibile a tutti i lettori.”

 

 


 

Trasferimento dei malati al policlinico

E’ proprio questo che vogliamo sottolineare, il fatto cioé che il libro non è rivolto esclusivamente agli addetti ai lavori, ai medici e agli studiosi. Al contrario, pur trattandosi di un testo di storia della medicina, il suo fascino sta proprio nella capacità di raccontare, attraverso la malattia e i rimedi approntati per curarla, tutto il contesto sociale nel quale gli avvenimenti si sviluppano, mettendo in risalto il funzionamento delle istituzioni e constestualmente le condizioni di vita della gente. Condizioni di vita che, evidentemente, in molti casi, venivano sconvolte dal diffondersi di un contagio: lebbra, peste, vaiolo, colera, che, fino a non molto tempo fa, erano letali.


LM - In particolare, qual è lo scopo che si sono prefissi gli autori?

R - “Il lavoro è finalizzato a ricostruire l’intera sequenza degli eventi epidemici che si sono verificati a Pavia dal Trecento in avanti. Nel testo sono indicati anche la collocazione dei malati e la distribuzione dei lazzaretti in città.”

Modello tridimensionale della "Torre" AIDS in costruzione

Uno degli aspetti più interessanti del libro è costituito infatti dal contemporaneo evolversi della ricerca scientifica e delle strutture sanitarie destinate ad accogliere e curare i pazienti. E’ evidente che le due cose vanno di pari passo, nel senso che i progressi della medicina hanno poi un effettivo riscontro in quelle strutture che, per l’attività degli amministratori, siano in grado di fornire ai malati un servizio adeguato. E’ il caso di Pavia, come racconta Rondanelli:

“Un vera e propria svolta si è avuta quando il Marchese Malaspina divenne amministratore unico del San Matteo, nella seconda metà del Settecento. Egli riconobbe la necessità - ancor prima che fossero individuati al microscopio gli agenti eterogeni all’origine delle malattie infettive - di mettere i malati contagiosi in ambienti separati, all’interno di ampie camerate. Malaspina è stato un grande precursore delle tipologie di ricovero e, più in generale, della infettivologia moderna. Dopo di lui vi è stata un’altra

I medici della Clinica Medica dell'Università di Pavia negli anni sessanta (il prof. Rodanelli è contrassegnato con il n. 5

personalità degna di particolare menzione: Camillo Golgi, a cui dobbiamo, nel 1934, la fondazione del Policlinico, a Pavia. Nascono così i primi due reparti: il “tifosario” e il “sequestro”, dove venivano ricoverati i pazienti altamente contagiosi. I reparti dipendevano dalla cattedra di clinica medica dell’Università, diretta dal Professor Introzzi, mio maestro, il quale mi affidò nel 1956 la direzione del reparto “sequestro”. Nel libro questi episodi vengono descritti in modo molto analitico.”

LM - Si arriva quindi al momento in cui la sua storia professionale si interseca con quella del San Matteo...

R - E’ vero. Il “sequestro” ricordava un po’ i lazzaretti di manzoniana memoria: i malati erano ricoverati nei grandi stanzoni, in modo disordinato, patologie differenti poste l’una vicina alle altre, con problemi epidemiologici che possiamo immaginare. La stessa cosa per il tifosario, successivamente restaurato. Con la mia nomina alla cattedra di clinica medica, nel 1964, attraverso la raccolta di vari finanziamenti, il cosiddetto “sequestro” è diventato una clinica per malattie infettive all’avanguardia europea.”

Il ricordo di questi avvenimenti è motivo di orgoglio per chi ha combattuto certe battaglie e spesso le ha vinte. Ancora oggi la passione e la tenacia nel perseguire determinati obiettivi sono rimaste inalterate e attualmente vengono messe a profitto dal gruppo Progess, che ha recentemente acquistato e sta ristrutturando alcune cliniche (Monza, Novara, Alessandria), delle quali Rondanelli è direttore scientifico. Fin d’ora questi centri si distinguono, in modo particolare, per il contesto naturale in cui si trovano, la modernità delle tecnologie utilizzate e delle strutture alberghiere, oltre che per la molteplicità delle specializzazioni presenti. Tornando al libro, siamo arrivati al fenomeno dell’Aids, ultimo capitolo del lungo excursus storico-epidemiologico che il libro presenta; e nuova occasione, per il Prof. Rondanelli, di realizzare un grande progetto.

“Proprio così -conferma il professore - La vice presidenza della Commissione Aids mi ha consentito di elaborare un grande progetto, quello della “torre Aids”, sempre a Pavia, la cui costruzione è iniziata nel giugno ‘97 ed è giunta nella fase conclusiva. Si tratta di una struttura di sostegno ai malati di Aids e ai loro familiari, resa necessaria, tra l’altro, dal cronicizzarsi della patologia, che richiede lunghe degenze, spesso anche lontani dal luogo d’origine. Centosessanta posti letto più tremila mq. di laboratori diagnostici. Un sogno che, malgrado tutto, si avvera.”

Quando i sogni si concretizzano e a trarne vantaggio sono i malati in fase terminale, giustamente si ha il diritto di esserne orgogliosi. Crediamo che di sogni nel cassetto Rondanelli ne abbia ancora e il suo incarico attuale di direttore scientifico delle cliniche del gruppo Progess renderà più facile e meno tortuoso il cammino per realizzarli. Per meglio rendere lo spirito del libro, riportiamo la parte conclusiva della prefazione del Prof. Cosmacini:

“Il problema scientifico dell’Aids - immunologico, farmacologico, vaccinoterapico - è sul tappeto. Il suo problema umano è quello della speranza di quanti sono chiamati in prima persona a sopportare e coesistere con questo ‘male del secolo’. Il 1 dicembre 1993 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha celebrato la Prima Giornata Mondiale contro il Flagello dell’Aids. Lo slogan è stato: ‘Finché non l’abbiamo fermato, non fermiamoci’. E’ uno slogan riproponibile oggi, alle soglie dell’anno Duemila. Oggi, come nei secoli passati, ‘opere ed eventi al san Matteo di Pavia’, come è detto nel sottotitolo di questo libro, danno testimonianza di questo impegno duraturo.”

LM - Professore, alcuni suoi allievi collaborano con la nostra testata e hanno sempre parole di grande stima ed ammirazione nei suoi confronti; per essi lei rimane un punto di riferimento fisso

R: “Ne sono felice. Ero un direttore affettuoso ma anche molto rigido, inflessibile sul lavoro.”

Proprio come adesso...aggiungiamo noi.

G. I.

 

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