| GENNAIO 1999 |
Le recenti elezioni per il rinnovo dei consigli provinciali hanno avuto come affluenza alle urne una percentuale molto bassa divotanti, circa il 58%; un sondaggio rivela che il 57% non sapeva nemmeno il nome dei candidati. Questi dati hanno portato a fare alcune riflessioni sulla disaffezione dei cittadini per la politica. Gli stessi dati, in percentuali anche inferiori, risultano essere il trend normale negli altri paesi europei, quali Germania e Francia, come pure negli Stati Uniti. Soltanto le motivazioni si differenziano alquanto. Per gli altri la causa di tanto assenteismo è la convinzione che non cambia nulla, lo dimostra la noiosissima storia del sexy gate. In Italia la causa primaria è lo spettacolo indecoroso offerto dai “ribaltoni”. Parlamentari che, una volta eletti, non si fanno scrupolo di fare il salto dello steccato, venendo meno all'impegno preso con gli elettori. Inoltre le compagini governative che hanno origine da questi salti, evidenziano i contrasti di fondo, sia programmatici che ideologici delle coalizioni, di modo che ogni giorno vi è qualcuno che minaccia la crisi di governo, determinando una serie di compromessi, utili soltanto a mantenere le poltrone ma non a governare. I famosi “ribaltoni” suscitano indignazione in chi ha votato i “ribaltonisti”. Negli ultimi giorni, mentre sono sollecitato dal direttore a mandare l'articolo, visto che la rivista è già in stampa, c'è una grande agitazione, in seguito all'ammissione, da parte della Consulta, del referendum che si propone di abrogare l'attuale legge elettorale: ne vedremo delle belle. Contestualmente, la preparazione delle liste
per le elezioni europee ha portato allo scontro diretto fra Cossiga e Prodi, con arbitro D'Alema. La verità è che i partiti nati dalla diaspora tutta democristiana sono in grande fermento. I “ribaltonisti” seguaci dalla politica cossighiana non sono più tanto disponibili a seguire la strategia del leader, mentre il segretario Mastella cerca di recuperare l'intesa con il suo maestro De Mita per controllare i falchi e le colombe.
Il quadro politico dunque è in movimento e gli attuali assetti sono molto precari. Ogni componente avverte il terribile peso di stare al governo con gli altri. E' difficile per democristiani Doc cantare “Bandiera rossa la trionferà”, anche nel prossimo Duemila, e tanto più difficile è per i comunisti d'annata cantare “Bianco fiore”. Per una poltrona, cosa si deve fare. Il potere è un forte elisir, ma non credo che questa alleanza possa considerarsi, da ambo le parti, strategica e che possa durare nel tempo. E' quindi necessario trovare una via alternativa in modo che la naturale contrapposizione tra destra e sinistra sia mediata da un centro. Questo è il programma che si pone la federazione di centro rilanciata in questi giorni dalla rinata Democrazia Cristiana di Flaminio Piccoli. Staremo a vedere gli sviluppi nei prossimi giorni. E' certamente un movimento da seguire con attenzione perché si rivolge ai cittadini che ormai sfiniti dai comportamenti della classe politica non ritiene più importante andare a votare. Si rende dunque necessario ricordare a questi che se tutto va male anch'essi ne sono i responsabili.
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