| GENNAIO 1999 |
Aristide Malnati
Nella storia dell'umanità il primo, deciso approccio razionalistico in campo medico è stato compiuto nella Grecia classica,che tanto ha dato ad ogni settore del sapere, dalla scuola formatasi attorno alla figura, nebulosa e affascinante, del padre dei medici: Ippocrate di Cos (V sec. a. C.).
Eppure prodromi che costituirono l'impulso a un'impostazione corretta e, per così dire, protoscientifica della ricerca sono ravvisabili già in antiche civiltà come gli egizi e i babilonesi. All'ombra delle Piramidi sono stati rinvenuti testi in antico egizio del 1500 a. C. circa
| Busto marmoreo di Ippocrate di Kos |
(come il papiro Smith e il papiro Ebers, dal nome degli studiosi che li hanno pubblicati) e per l'area mesopotamica si possono menzionare scritti in cuneiforme risalenti al regno di Assurbanipal (668-627 a. C.). Sono parti più o meno estese di trattati che già palesano come assioma ben presente il rapporto sintomatologia-terapia; in particolare nei testi mesopotamici venne creata una vera e propria casistica indicando una terapia per ogni patologia, laddove nei papiri egiziani sembra di cogliere un procedimento più empirico (ogni caso è singolo, e il medico capace è colui che individua le cause, che hanno scatenato la malattia, e le rimuove). Con i greci l'atteggiamento nell'affrontare una malattia evolve,diventa meno statico: la malattia ha un suo sviluppo, un suo decorso, che il
| Uncini di bronzo usati per l'imbalsamazione e, in casi estremi, per l'effettuazione di delicate operazioni chirurgiche |
medico deveincanalare nella retta via della guarigione. Ed è qui che si evidenzia, come traspare da numerosi scritti attribuiti al “corpus” di Ippocrate, la capacità del medico di intervenire al momento opportuno con la giusta terapia (“se al medico sembra opportuno, deve intervenire come le sue conoscenze gli suggeriscono”, si dice con una formula che ricorre in parecchi passi). Ecco quindi che la medicina inizia ad assurgere a scienza autonoma, in un processo che la stacca dal mondo irrazionale e fantasioso della magia (per cui si celebrano i riti più strani per propiziare la guarigione del malato, invocando al suo capezzale le divinità più misteriose). Si forma dunque con l'analisi propria della scuola ippocratica una divisione articolata delle varie patologie, che vengono classificate e spesso studiate autonomamente: al medico generalista si affiancano così gli specialisti dei vari rami. Alla base della filosofia medica, che accomuna le differenti branche del settore, si trova un'intuizione gnoseologica ricorrente anche negli altri campi del sapere: il cosmo (e dunque anche la vita biologica) si fonda sull'equilibrio delle sue componenti; ne consegue che, se una malattia si verifica, è perché detto equilibrio si è rotto e va ripristinato dal buon medico al fine di rimuovere la patologia. Tale teoria era applicata alle forze della natura da filosofi iperrazionalisti e atei come Democrito e Leucippo o, nel campo più delicato della psicologia umana, dal tragico Euripide, che chiamava “hybris” (violenza) la rottura dell'equilibrio e “sophrosyne” (saggezza) un tipo di vita sereno e con sentimenti imperturbati. Una simile visione della medicina, ulteriormente affinata nel IV sec. a. C. dalla scuola aristotelica (che nella propria indagine si riprometteva di sondare l'intero campo dello scibile), si diffonde con l'espandersi della cultura ellenistica (esportata in tutto l'ecumene dalle truppe di AlessandroMagno) e raggiunge anche il Paese del Nilo, dove si radica. E siccome l'Egitto è da sempre generoso con gli studiosi moderni donando loro i preziosi papiri per millenni conservati negli strati sabbiosi dei suoi antichi villaggi, ecco che tra la massa dei testi recuperati figura anche un cospicuo numero di scritti medici in lingua greca (redatti tra il III sec. a.C. e il VII sec. d.C.), capaci di fornire informazioni basilari, a volte sorprendenti, sulla scienza fondata da Ippocrate.Allo stato attuale sono più di 100 i frammenti (a volte anche estesi, come quello appartenente all'Università Statale di Milano, che tratta del funzionamento e delle patologie del sistema nervoso),che coprono il campo della medicina generale, della chirurgia, della veterinaria, e che in qualche caso conservano anche le ricette per l'acquisto di medicinali (queste redatte a volte su cocci di ceramica, materiale meno costoso del papiro).
| Defunto mummificato a seguito dell'estrazione degli organi interni (la massa cerebrale veniva estratta dalle narici) |
Può essere curioso, e utile per la nostra indagine, passare in rassegna questi scritti per evincerne a un tempo i concetti generali e le peculiarità. Numerosi sono i frammenti di oftalmologia e questo non stupisce in un paesecome l'Egitto, dove gli occhi erano esposti agli effetti esiziali del riverbero dei raggi solari sulla sabbia e agli attacchi micidiali dei corpuscoli pulviscolari del Sahara egiziano: impacchi (fatti con determinati vegetali, a volte con petali di rosa) venivano regolarmente prescritti contro gonfiori e congiuntiviti; erano poi diffuse formi di tracoma o del più pericoloso glaucoma, che in qualche caso - così attestano i papiri - portava alla cecità. Abbiamo poi trattati di anatomia: un papiro della collezione appartenente al tedesco Karl Reinhold Ianda, conserva parte di un manuale
| Amuleto dell'Egitto faraonico con valore apotropaico e terapeutico |
che descrive gli organi riproduttivi maschili e femminili: vi sono descrizioni accurate della vescica, del canaletto della vescica e delle parti del pene; lo stesso accade per gli organi riproduttivi interni femminili, accuratamente passati in rassegna. Grazie ad un altro testo veniamo inoltre a conoscenza dei pessari e dei lavaggi consigliati dai medici (e in particolare dai ginecologi) per le parti intime, particolarmente soggette a infiammazioni in un Paese e in un periodo storico, in cui l'igiene era assai trascurata. Risulta senz'altro accattivante e gustoso al palato del lettore moderno un frammento del II-I sec a.C., trovato nel Fayum, che illustra un'operazione chirurgica alle labbra (o all'angolo della bocca); il medico Galeno ci facilita la comprensione di una simile operazione, dato che la descrive (X libro, 1002, 9 e seguenti): “Per prima cosa si scortica un po' la pelle delle labbra, poi si mettono insieme i bordi delle labbra, prendendo le parti più dure per cucirle insieme”. E questo genere di interventi, carichi com'erano anche di valenza estetica, ci introduce, come atto conclusivo della nostra analisi, nel mondo particolare delle diete e dei preparati di bellezza atti a migliorare l'aspetto fisico delle giovani suddite di Cleopatra: papiri redatti dai dietologi dell'epoca consigliano formaggi magri, verdure fresche e frutta di stagione per mantenere la linea ed esercizio fisico in giuste dosi per conservare l'elasticità muscolare (ricordiamo che i più fortunati avevano a disposizione un maestro di ginnastica, sorta di “personal trainer” ante litteram). E per finire deliziamoci leggendo i rimedi contro gli inestetismi della calvizie, suggeriti dall'ennesimo frammento papiraceo (scritto alla fine del III sec. d.C. a Ermopoli Magna nel Medio-Egitto): “Come si previene la caduta dei capelli. Mescolare resina con vino nuovo, asprigno e impastare il tutto, aggiungendovi mirra e altro vino: il preparato ottenuto dev'essere spalmato sul capo prima e dopo ogni lavaggio. In seguito ciò che resta della resina può essere spalmato con altra mirra e nardo”.
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