| GENNAIO 1999 |
A venti anni dalla istituzione del Servizio Sanitario Nazionale possiamo riconoscere che I'impegno
dei riformatori può dirsi realizzato: finalmente in Italia è stato garantito un medico per tutti gli italiani. Peccato però che si tratti di "un" medico e non de "il" medico. Sembrerebbe una distinzione grammaticale, ma tra i due articoli c'è una notevole differenza.Altro che disputa tra medicina pubblica e medicina privata come vanno urlando i vari mestatori dell'opinione pubblica. Purtroppo non ci si rende conto che quando il malato ha bisogno di essere curato non cerca un medico purchessia, che abiti alla porta accanto o che abbia il numero di matricola 747 del distretto in cui vive o scriva le ricette colcomputer, abbia la segretaria carina ed applìchi alla lettera le ottanta note limitative della Commissione Unica del Farmaco che, nella compilazione delle ricette, si attenga rigidamente allevarie categorie di esenzione per stato o per patologia ed alle illuminate norme burocratiche collegate ali'attività convenzionata. II paziente non cerca un medico' ma chiede il medico, cerca quel medico, vuole il medico che gli dia fiducia, che abbia quella preparazione scientifica,culturale ed umana in grado di accoglierlo, dicapirlo, di seguirio, di interpretare i suoi sintomi nella manieracorretta perché ha già avuto modo di approfondire o perché voglia approfondire tutto quelio che attiene alla patologia che lo tormenta. Pur di essere curato dal medico che si è guadagnato la sua fiducia, è disposto a percorrere tuttele strade che occorrono, anche se non risiede alla porta accanto o nel suo distretto o nella sua Usl o Asl o come si vuole chiamarla. Non chiede certo la preparazione dottrinale che i giovani medicisfoderano alla conclusione degli studi teorici delle nostre Università, ma vuole quella.preparazione pratica che si guadagna sul campo, dopo aver seguito un accurato tirocinio neile sale operatorie o nelle corsie degli Ospedali, nei pronti soccorso e nei vari reparti specialistici, laddove si può formare il buon medico. Mentre nei meandri del Ministero della Sanità si studiano i criteri per riuscire a stàndardizzare al massimo le prestazioni mediche che il medico convenzionato deve effettuare nell'ambito di accordi sindacali-politici che possano garantire la tutela della salute delle persone sane; gli ammalati cercano disperatamente"ìl medico" che si carichi dei suoi problemi, pronto a soffrire con lui e per lui, che riesca a comprendere con esattezza quale è lapatologia che lo affligge e soprattutto possa guadagnarsì la sua fìducia. Per risolvere i problemi della medicina in Italia occorrerebbe per prima cosa prendere una spugna e cancellare dalla mente tutte le attualinormàtive legìslative che riguardano la prestazione medica.Occorre rimettersi al lavoro riscrivendo futto da zero, partendo dal buon senso e da quelle che sono le regole basilari di una buona medicina: oggi! Occorre rivedere la qualità delle prestazionì da erogare con la garanzia di un aggiornamento continuo del medico che deve essere ben retribuito sulla base dell'impegno della sua prestazione di opera in tellettuale e non sulla base de! numero dei pazienti in carico sul denaro che riesce a far risparmiare sul budget dellaSanità o sul numero delle sigaretteche dovrebbe rìuscire a non far fumare ai suoi pazienti (ultimatrovata delle ASL). La massifìcazione dell'opera del medico non può che portare alla sua demotivazìone e alcompleto dìsfacimento della medìcina. E' ormai indispendabile uscire da questo tunnel che riesce a portare solo verso una cattiva medicina di Stato che non riuscirà mai a trasformarsì in buona medicina solo perché non si sta parlando della stessa cosa: sono due cose diverse.
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