| Londra
- Davanti a te c'è l'Apollo del Belvedere, perfetto calco di due metri del
bronzo originale.
Se
gli guardi fra le gambe, non per malizia ma per vedere cosa si nasconde
alle sue spalle, ti apparirà lo scorcio di un Canaletto senza eguali,
una parte di Venezia principiando a S. Biagio sino alla Salute , come
il conte Von der Schulenburg chiese nel 1736 al pittore in cambio di 120
zecchini, cifra monstre per l'epoca. Sotto di te, ecco il sarcofago d'alabastro
del faraone Seti I. Lo scoprì una bizzarra figura di italiano, Giovanni
Belzoni, il Barnum dell'egittologia secondo la definizione di Mario Praz.
Archeologo improvvisato, lo recuperò nella valle dei Re nel 1817. In Europa
arrivò nel 1821 e qui, dove è adesso, nel 1825. Tre parties, fra il mondano
e lo scientifico, ne festeggiarono l'installazione: un migliaio di invitati,
tè, caffè e pasticcini per loro, birra chiara e scura per gli operai che
provvidero alla sistemazione. Duecentocinquanta lampade illuminavano l'ingresso
dell'abitazione, le candele poste nel sarcofago gli davano una luce dorata
e ne svelavano le incisioni di cui era coperto, rappresentanti la vita
quotidiana di un monarca egizio. Dietro di te, infine, c'è il busto del
padrone di casa. Glielo scolpì Sir Francis Chantrey, in più sedute che
presero due anni. Venite da me e portate con voi la vostra testa, gli
scrisse nel 1827 allorché decise di mettersi al lavoro. A missione finita,
confessò: Se il busto assomigli più a lei o a Giulio Cesare, è difficile
che noi lo si riesca a stabilire. Però non ho mai fatto nulla di migliore.
E, in effetti, Sir John Soane, architetto principe dell'Inghilterra previttoriana,
l'ideatore e l'artefice della più incredibile casa-museo che sia dato
vedere (solo il Vittoriale lo supera in lucida pazzia, ma lì c'era la
mano di un genio poetico che celebrava se stesso, qui c'è uno studioso d'ingegno
che voleva coniugare bellezza e ricerca), più che un londinese del suo
tempo sembra un antico romano. La cosa non deve essergli dispiaciuta.
Sul terreno dell'abitazione di campagna, a Pitshanger, aveva allestito
dei resti di rovine romane per la gioia dei visitatori; la forma circolare
del tempio di Vesta a Tivoli, di cui conservava un modello in sughero
opera di Giovanni Alfieri, rimase per lui un elemento di ispirazione;
il mondo classico una fonte di piaceri e di insegnamenti. I versi latini
di Sallustio: Novitatem meam contemnunt, ego illorum ignaviam, disprezzano
la mia novità, io la loro ignavia, furono la sua divisa. Non per nulla
la facciata della sua casa-museo sembra una costruzione modernista di
questo secolo, solo elegantemente controllata, pulita e slanciata... John
Soane, il museo che porta il suo nome, l'eccentricità e la varietà delle
sue raccolte e delle sue concezioni architettoniche tornano in questi
giorni alla ribalta alla luce della pubblicazione in due volumi d'oltre
700 pagine degli "Italian Renaissance Drawings " (Azimuth Editions
- Sir John Soane's Museum, 180 sterline), un primo catalogo ragionato
degli oltre 30mila disegni, dal XVI al XIX secolo, che egli collezionò
nel corso di una vita: dal codice Coner, in cui Bernardo della Volpaia
riproduceva gli edifici dell'antichità all'Album Vasari, a Zucchi, Adam,
Piranesi. Quest'ultimo nella casa di Lincoln's Inn Fields che Soane trasformò
nel monumento pubblico e privato a se stesso e alla sua visione dell'architettura
come regina delle belle arti, ha un posto d'onore. Il giovane studente
della Royal Academy, che arrivò a Roma nel 1778 con una borsa di studio
di tre anni per compiere il suo Grand Tour, riuscì a conoscere il visionario
artista romano proprio nelsuo ultimo anno di vita. stravagante, spesso
assurdo, ma dai suoi eccessi potrai imparare molto, gli aveva detto Sir
William Chambers, l'architetto di Giorgio III, munendolo di un biglietto
di presentazione.
Piranesi regalò al venticinquenne provinciale affascinato dalla grandezza,
quattro delle sue incisioni romane: fanno bella mostra di sé nel Breakfast
Parlour di Lincoln'Inns. Più tardi Soane acquistò la serie di quindici
tempere tratteggiate a china che Piranesi dedicò a Paestum, dove templi,
archi e colonne campeggiano framucche al pascolo, canirandagi, bovari,
nel grigio di una natura quasi intimidita da ciò che lì era stato edificato,
dal sogno di magnificenza accarezzato . Per render loro il degno omaggio, Soane elaborò
una Picture Room con degli immensi ripiani girevoli. Chi vi entra si trova
in una stanza di appena quattro metri per quattro, ma i muri sono praticamente
a strati, grazie a dei pannelli che li coprono per l'intera altezza e
larghezza. Come in un gioco di scatole cinesi ogni pannello, aprendosi,
dispiega il suo contenuto e prepara il visitatore a ciò che vi si cela
dietro. Piranesi, così, è in compagnia di Hogart con la serie della Campagna
elettorale, comprata da Soane a un'asta della signora Garrick, la vedova
del grande attore britannico, e con la strepitosa Carriera del libertino,
dove l'Inghilterra dei romanzi di Fielding e di Defoe
rivive nell'ascesa e declino di Tom Rakewell (Tommaso lo Scapestrato)
che dilapida il patrimonio paterno fra orge, bische e cavalli. E ancora:
dipinti di Turner, il cartone di scuola raffaellita della Presentazione
al tempio, le vedute di Clerisseau... Su e giù per i 400 metri quadrati,
posti verticalmente, che Soane sventrò, rimodellò, combinò in un susseguirsi
visionario di quinte e di nascondigli, di cripte e di corridoi, di scale
e di passaggi, fanno a gara fra loro tremila bronzi greci e romani, gioielli
egizi, ceramiche cinesi, terracotte medioevali... Un sistema di specchi
convessi, che Soane ricopiò da villa Albani, raddoppia la profondità delle
stanze, ingrandisce e fa risaltare vasi, statue, quadri, una sorta di
camera ottica caravaggesca: Michelangelo Merisi usava gli specchi per
scremare i contorni, valorizzare alcuni particolari dei suoi soggetti.
Qui, come negli ottomila volumi della biblioteca, si racchiude la passione
per l'architettura, il teatro, la bellezza. Nel
Monk's Parlour, la cella e l'oratorio ricreati strizzando l'occhio alla
moda del gotico allora imperante, c'è però la consapevolezza della vanità
delle cose: Homo = Humus,Fama = Fumus, Finis = Cinis. A una vita pubblica
piena di riconoscimenti e soddisfazioni (la Banca d'Inghilterra da lui
disegnata e costruita e ancor'oggi considerata un capolavoro), fece da
contrappeso una esistenza privata non senza dolori. Un figlio finì in
galera per debiti, gli si rivoltò contro, fece morire di crepacuore la
madre. Invecchiando, Soane cominciò ad avere seri problemi alla vista.
Operato felicemente di cataratta, scrisse al chirurgo: Siete stato così
bravo che, dopo Napoleone, vi considero il più grande eroe dei tempi moderni.
Aveva un suo senso dell'umorismo. Dieci giorni prima di morire, il 20
gennaio del 1837, sistemò una bronzea Vittoria alata di fronte all'acquerello
in cui aveva dipinto il mausoleo funebre della moglie. Sentiva che se
ne stava andando, ma sapeva che avrebbe lasciato un segno vittorioso.
A 150 anni e passa dalla sua scomparsa, è più presente che mai.
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