GENNAIO 1999 
 

                      

 
Reportage 

LA CASA MUSEO DI JOHN SOANE 

mentre escono i disegni d'architettura rinascimentale che collezionò

 
  
 

                                                                     

 

 

 

 

Stenio Solinas

Londra - Davanti a te c'è l'Apollo del Belvedere, perfetto calco di due metri del bronzo originale. 

Se gli guardi fra le gambe, non per malizia ma per vedere cosa si nasconde alle sue spalle, ti apparirà lo scorcio di un Canaletto senza eguali, una parte di Venezia principiando a S. Biagio sino alla Salute , come il conte Von der Schulenburg chiese nel 1736 al pittore in cambio di 120 zecchini, cifra monstre per l'epoca. Sotto di te, ecco il sarcofago d'alabastro del faraone Seti I. Lo scoprì una bizzarra figura di italiano, Giovanni Belzoni, il Barnum dell'egittologia secondo la definizione di Mario Praz. Archeologo improvvisato, lo recuperò nella valle dei Re nel 1817. In Europa arrivò nel 1821 e qui, dove è adesso, nel 1825. Tre parties, fra il mondano e lo scientifico, ne festeggiarono l'installazione: un migliaio di invitati, tè, caffè e pasticcini per loro, birra chiara e scura per gli operai che provvidero alla sistemazione. Duecentocinquanta lampade illuminavano l'ingresso dell'abitazione, le candele poste nel sarcofago gli davano una luce dorata e ne svelavano le incisioni di cui era coperto, rappresentanti la vita quotidiana di un monarca egizio. Dietro di te, infine, c'è il busto del padrone di casa. Glielo scolpì Sir Francis Chantrey, in più sedute che presero due anni. Venite da me e portate con voi la vostra testa, gli scrisse nel 1827 allorché decise di mettersi al lavoro. A missione finita, confessò: Se il busto assomigli più a lei o a Giulio Cesare, è difficile che noi lo si riesca a stabilire. Però non ho mai fatto nulla di migliore. E, in effetti, Sir John Soane, architetto principe dell'Inghilterra previttoriana, l'ideatore e l'artefice della più incredibile casa-museo che sia dato vedere (solo il Vittoriale lo supera in lucida pazzia, ma lì c'era la mano di un genio poetico che celebrava se stesso, qui c'è uno studioso d'ingegno che voleva coniugare bellezza e ricerca), più che un londinese del suo tempo sembra un antico romano. La cosa non deve essergli dispiaciuta. Sul terreno dell'abitazione di campagna, a Pitshanger, aveva allestito dei resti di rovine romane per la gioia dei visitatori; la forma circolare del tempio di Vesta a Tivoli, di cui conservava un modello in sughero opera di Giovanni Alfieri, rimase per lui un elemento di ispirazione; il mondo classico una fonte di piaceri e di insegnamenti. I versi latini di Sallustio: Novitatem meam contemnunt, ego illorum ignaviam, disprezzano la mia novità, io la loro ignavia, furono la sua divisa. Non per nulla la facciata della sua casa-museo sembra una costruzione modernista di questo secolo, solo elegantemente controllata, pulita e slanciata... John Soane, il museo che porta il suo nome, l'eccentricità e la varietà delle sue raccolte e delle sue concezioni architettoniche tornano in questi giorni alla ribalta alla luce della pubblicazione in due volumi d'oltre 700 pagine degli "Italian Renaissance Drawings " (Azimuth Editions - Sir John Soane's Museum, 180 sterline), un primo catalogo ragionato degli oltre 30mila disegni, dal XVI al XIX secolo, che egli collezionò nel corso di una vita: dal codice Coner, in cui Bernardo della Volpaia riproduceva gli edifici dell'antichità all'Album Vasari, a Zucchi, Adam, Piranesi. Quest'ultimo nella casa di Lincoln's Inn Fields che Soane trasformò nel monumento pubblico e privato a se stesso e alla sua visione dell'architettura come regina delle belle arti, ha un posto d'onore. Il giovane studente della Royal Academy, che arrivò a Roma nel 1778 con una borsa di studio di tre anni per compiere il suo Grand Tour, riuscì a conoscere il visionario artista romano proprio nelsuo ultimo anno di vita. stravagante, spesso assurdo, ma dai suoi eccessi potrai imparare molto, gli aveva detto Sir William Chambers, l'architetto di Giorgio III, munendolo di un biglietto di presentazione. Piranesi regalò al venticinquenne provinciale affascinato dalla grandezza, quattro delle sue incisioni romane: fanno bella mostra di sé nel Breakfast Parlour di Lincoln'Inns. Più tardi Soane acquistò la serie di quindici tempere tratteggiate a china che Piranesi dedicò a Paestum, dove templi, archi e colonne campeggiano framucche al pascolo, canirandagi, bovari, nel grigio di una natura quasi intimidita da ciò che lì era stato edificato, dal sogno di magnificenza accarezzato. Per render loro il degno omaggio, Soane elaborò una Picture Room con degli immensi ripiani girevoli. Chi vi entra si trova in una stanza di appena quattro metri per quattro, ma i muri sono praticamente a strati, grazie a dei pannelli che li coprono per l'intera altezza e larghezza. Come in un gioco di scatole cinesi ogni pannello, aprendosi, dispiega il suo contenuto e prepara il visitatore a ciò che vi si cela dietro. Piranesi, così, è in compagnia di Hogart con la serie della Campagna elettorale, comprata da Soane a un'asta della signora Garrick, la vedova del grande attore britannico, e con la strepitosa Carriera del libertino, dove l'Inghilterra dei romanzi di Fielding e di Defoe rivive nell'ascesa e declino di Tom Rakewell (Tommaso lo Scapestrato) che dilapida il patrimonio paterno fra orge, bische e cavalli. E ancora: dipinti di Turner, il cartone di scuola raffaellita della Presentazione al tempio, le vedute di Clerisseau... Su e giù per i 400 metri quadrati, posti verticalmente, che Soane sventrò, rimodellò, combinò in un susseguirsi visionario di quinte e di nascondigli, di cripte e di corridoi, di scale e di passaggi, fanno a gara fra loro tremila bronzi greci e romani, gioielli egizi, ceramiche cinesi, terracotte medioevali... Un sistema di specchi convessi, che Soane ricopiò da villa Albani, raddoppia la profondità delle stanze, ingrandisce e fa risaltare vasi, statue, quadri, una sorta di camera ottica caravaggesca: Michelangelo Merisi usava gli specchi per scremare i contorni, valorizzare alcuni particolari dei suoi soggetti. Qui, come negli ottomila volumi della biblioteca, si racchiude la passione per l'architettura, il teatro, la bellezza. Nel Monk's Parlour, la cella e l'oratorio ricreati strizzando l'occhio alla moda del gotico allora imperante, c'è però la consapevolezza della vanità delle cose: Homo = Humus,Fama = Fumus, Finis = Cinis. A una vita pubblica piena di riconoscimenti e soddisfazioni (la Banca d'Inghilterra da lui disegnata e costruita e ancor'oggi considerata un capolavoro), fece da contrappeso una esistenza privata non senza dolori. Un figlio finì in galera per debiti, gli si rivoltò contro, fece morire di crepacuore la madre. Invecchiando, Soane cominciò ad avere seri problemi alla vista. Operato felicemente di cataratta, scrisse al chirurgo: Siete stato così bravo che, dopo Napoleone, vi considero il più grande eroe dei tempi moderni. Aveva un suo senso dell'umorismo. Dieci giorni prima di morire, il 20 gennaio del 1837, sistemò una bronzea Vittoria alata di fronte all'acquerello in cui aveva dipinto il mausoleo funebre della moglie. Sentiva che se ne stava andando, ma sapeva che avrebbe lasciato un segno vittorioso. A 150 anni e passa dalla sua scomparsa, è più presente che mai. 

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