

Intervista al Dr. Combi, responsabile medico dell' Inter, su Ronaldo
Adesso che le sofferenze sembrano finite e che si profila una luce intensa, forte, fuori dal tunnel, il coro delle chimere va affievolendosi. Quella fitta coltre di sentenze sibilline, di verdetti paramedici fatti in casa e di scetticismo troppo crudele per essere vero sembra lontana. Ma non va dimenticato come i successi abbiano più padri anche putativi ed invece di contro le avversità lascino soli chi le deve affrontare. Da circa un mese, giorno più giorno meno, Ronaldo è di nuovo, agonisticamente parlando, un giocatore di calcio. Intendiamoci, lo è sempre stato, anche quando un duplice terribile infortunio al tendine rotuleo del ginocchio sinistro lo ha costretto ad un periodo intervallato di due anni di assenza dai campi da gioco. Ma se per un atleta normale, reduce da una patologia grave, riprendere l’attività significa autotestarsi a livello di prestazioni precedenti, per il fuoriclasse brasiliano il ritorno alla normalità è stato un processo molto più complesso. Lo dice d’altronde il suo soprannome. Per rivestire i panni del “Fenomeno” bisognava riprendere quella gestualità tecnica e atletica che rendono ogni sua giocata unica, particolare, devastante. In una sola parola, fenomenale appunto. Il suo calvario dunque, a livello medico, ha avuto una scansione temporale diversa rispetto a quella della piena riabilitazione clinica. Tanto per capirci, la vita di Ronnie è ricominciata a battiti lenti quando ha finalmente ottenuto la guarigione clinica ed è tornato ad allenarsi coi compagni. Ma il vero picco, la vibrazione forte, unica che lo ha riportato a contatto con il suo mondo di sempre, ovvero quello del gol, ha un’ora e una data precisa. 8 dicembre 2001, 16.26, Stadio Rigamonti di Brescia. Uno-due con Vieri e destro scaricato nella porta di Castellazzi. In pochi secondi si è consumato un falò di malignità, cattivi pensieri, dubbi e ricordi dolorosi. Ronaldo è tornato all’appuntamento più importante, quello numerico, che anche un po’ banalmente riesce a farti sentire ancora vivo non solo calcisticamente. Ci piace però riavvolgere il nastro della cronologica scansione temporale che ha accompagnato fino ad allora le settimane di un ragazzo comunque poco più che ventenne, e ci piace ancor più farlo con una voce autorevole e di parte, quella del Dottor Franco Combi, medico sociale interista che ha seguito passo dopo passo l’evolversi clinico del ritorno del “Fenomeno”
“Va premesso che l’infortunio di Ronaldo è stato senz’altro unico; finora nessun calciatore ha dovuto subire un duplice intervento al tendine rotuleo di un ginocchio. La gente dimentica che la peculiarità di giocatori simili sono automatismi e meccanismi che hanno bisogno di essere sollecitati continuamente in un lasso di tempo però non ben precisato. Se si pensa a quanto ha impiegato Del Piero per ritornare ad essere il campione che è dopo l’intervento al crociato, un’operazione che richiede mediamente tra i 6/8 mesi per un recupero completo, allora ci si può rendere conto di quanto sia stato grande Ronaldo almeno nell’arrivare al punto attuale. Lui è clinicamente guarito, sta bene ed è sereno; ma ci sono meccanismi di assestamento talmente personali, imprecisati che non possono essere quantificati in ordine temporale. Sui suoi infortuni recenti si sono dette un sacco di cose sbagliate. Io stesso ho rinunciato a spiegare più di tanto la situazione perché mi sono reso conto di non avere dall’altra parte una ricettività ed una preparazione adeguata per riportare poi le esatte conclusioni.”
Già, perché non va dimenticato (anche il sottoscritto ne è stato testimone più volte) come nell’ambiente giornalistico non manchino i Solone delle sentenze precotte, quelli che per sentito dire o per fatue convinzioni personali hanno già scritto il finale di ogni vicenda. Vedere Ronaldo infortunarsi nelle prime uscite ufficiali in un paio di circostanze è naturalmente bastato per spiattellare le solite sentenze da pronto soccorso fai-da-te, mixate a cattiverie gratuite. Sentenze che il dottor Combi non ha dimenticato e che ora, a bocce ferme ovvero con Ronnie in salute, condanna con ancor maggiore soddisfazione.
“Il problema di Ronaldo finora è stata l’eccessiva attesa che lo ha circondato. Lui, ragazzo eccezionale ma che si rende conto di avere grandi aspettative su di sé, ha avuto problemi di leggere ricadute per uno stato emotivo a cui hanno contribuito un po’ tutti. Alla fine la causa è da ricercarsi nell’eccessiva attenzione posta sul suo ritorno. Si è arrivati ad una situazione particolare a livello muscolare che altera qualsiasi cosa, “sporcando” il gesto tecnico. Si tratta in gergo di un aumento del “tono gamba” nel momento in cui l’atleta sente avvicinarsi un appuntamento , autocaricandosi a livello mentale. Uno stato di eccitazione che normalmente si “spegne” in campo col passare dei minuti. Per Ronaldo però il bombardamento emotivo è stato così intenso che si è verificato un accumulo di “tossine mentali” difficili da smaltire in breve tempo. Quelle che però rendono il nostro giocatore un genio sono componenti minime ancor più particolari, che hanno bisogno di essere sollecitate con una certa continuità. In questo periodo, dopo essere guarito, lui aveva bisogno solo di giocare match ufficiali. Per riacquisire scioltezza nei movimenti base e poi, una volta ritrovata sicurezza, provare quella gestualità e quell’armonia che lo rendono unico. Insomma una sorta di rodaggio prima di pigiare sulla tavoletta dell’acceleratore”.
Non facile però da raggiungere perché dall’Inter, grande società con recenti trascorsi un po’ burrascosi, ci si aspetta molto ad ogni livello, e non è semplice, in un calcio sempre più frenetico dove conta solo vincere, inserire un giocatore che deve riprendere la migliore condizione e attendere pazientemente questo suo graduale progredire. Da Ronaldo ci si aspetta invece l’unicità a tutti i costi. Ma questa non è raggiungibile con un’equazione matematica.
“Quasi nessuno capisce che per arrivare a ritrovarsi completamente a questi livelli si devono azionare una serie di componenti impalpabili e caratteristiche non dettate da nessun evento se non da situazioni personali. Ronaldo attualmente è in una situazione di normalità, ma non quella che intendiamo noi. Sicuramente lui è ad esempio in normalità atletica, ma da fuoriclasse del genere ci si aspetta l’eccellenza del gesto come cosa normale. Mi fanno abbastanza sorridere poi alcuni commenti soprattutto di addetti ai lavori. Ad esempio che ha paura dei contrasti e spesso tira indietro la gamba. Se si nota in lui questa circostanza, è perché ci sono dieci telecamere che ne evidenziano i movimenti in campo. Ma è una componente, quello del timore di calcioni o entrate dure, che Ronnie ha esattamente come ogni altro giocatore. Anzi, forse lui teme meno questo aspetto del gioco rispetto alle accelerazioni o agli scatti sul breve. Questo è dovuto alla tipologia del suo infortunio, che il ragazzo si è procurato da solo, senza venire a contatto con nessun altro. Per lui dunque è stato senza dubbio più problematico testare senza ricadute le proprie capacità piuttosto che evitare presunti interventi decisi da parte degli avversari.”
“Dottor Combi, l’ultima cosa. In questi lunghi mesi senza calcio, la componente mentale nel periodo di riabilitazione ha avuto un aspetto fondamentale. È difficile immaginare cos’abbia provato Ronaldo, cosa gli sia passato per la testa e soprattutto a quali certezze potesse attingere per immaginarsi un futuro all’altezza del passato. Secondo lei, quale è stato il suo punto di forza dal punto di vista psicologico?”
“Bisogna dargli sicuramente atto di un’intelligenza fuori dal comune nel sapere attendere con saggezza più di un anno prima di chiedere grosse prestazioni alla gamba operata. Ha accettato anche tempistiche disumane, senza riscontri di altri interventi che dessero sicurezze in tal senso. Anche in questo lui si è dimostrato un grande campione. Nel saper attendere il momento giusto per riaccelerare i tempi. Facendo un esempio un po’ ingigantito e tenendo conto soprattutto dell’aspetto mentale, per Ronaldo la “malattia” che ha affrontato equivale alla leucemia che colpisce una persona normale. Ma non una leucemia che i medici sanno curare, quanto piuttosto una forma con una terapia da verificare passo dopo passo. Per Ronaldo il calcio è passione ma anche lavoro. Lui in quel momento era impossibilitato a riprendere l’attività che amava. In questo dunque per me è stato grandioso; l’aver affrontato l’inferno col sorriso, superando anche tutte quelle malignità, dovute soprattutto all’ignoranza generale, che quotidianamente apparivano sul suo conto. A volte solo per occupare uno spazio su un quotidiano, per avere, nel bene o nel male, una notizia su di lui. Per questo voglio definire Ronnie, dal punto di vista psicologico, uno spettacolo. Scriva pure così…”
E allora l’augurio di tutti è che lo spettacolo Ronaldo sia davvero appena ricominciato.






