Anno XVI -N. 10/2000

 

 

 

 

 

 

Il primo anno del terzo millennio non ha portato niente di nuovo se non le solite valanghe di chiacchiere e una maggiore confusione sui temi sociali, fino a raggiungere il paradosso.

Basta fermarsi a riflettere su un qualsiasi argomento e quanto detto viene subito confermato. Ad esempio prendiamo le dichiarazioni del Ministro della sanità Veronesi: un giorno il Ministro propone un decreto che giustamente dovrebbe vietare di fumare nei locali pubblici (il fumo, è noto, è causa di malattie invalidanti e spesso fatali). Alcuni giorni dopo lo stesso Ministro afferma: “Sono d’accordo sulla liberalizzazione della droga”.

Dacché si evince che la droga non arreca danno alla salute, quindi, mentre non possono essere fumate sigarette nei locali pubblici, spinelli sì. Contraddizione? No, detto da un oncologo è un paradosso, in quanto è noto scientificamente che ambedue arrecano danno alla salute.

Ancora un altro esempio: il papa eleva agli altari un cattolico che ha vissuto la fede compiutamente, per farlo ha ottenuto l’approvazione da parte dell’apposita congregazione che si occupa dei processi di canonizzazione.

Gli atei, coloro che non credono, gridano scandalizzati il loro disappunto; le loro esternazioni non si limitano ad esprimere un’opinione ma sono delle vere e proprie ingerenze nelle valutazioni della Chiesa giudicante. Proteste paradossali: se non credono e non sono cattolici, cosa importa a loro se la Chiesa considera santo oppure no un suo fedele? E’ partita una campagna per l’eutanasia.

Sono scesi in campo personaggi noti a sostegno della necessità di depenalizzare la pratica della “dolce morte” e sancire così il diritto alla libertà di scegliere come e quando morire con dignità e senza sofferenza.

Non ci meraviglia più di tanto questa escalation, dopo l’aborto era logico e naturale arrivare a questa conclusione. Su questo problema è già previsto che sia un altro a decidere quando il soggetto non è in grado di farlo.

Quale sarà il prossimo passo? Sarà quello di dare la morte “sempre dolce” a tutti gli inabili, ai nati con deformazioni e perché no a chi non corrisponde a dei canoni estetici...di hitleriana memoria? Paradossale è che questi che sostengono l’eutanasia hanno evidente la paura di morire, attraverso le loro argomentazioni cercano di convincere più se stessi che gli altri. In nome della propria libertà non pensano che vanno a ledere la libertà degli altri, di chi deve eseguire concretamente l’atto e pretendono che sia un medico ad eseguire le loro volontà.

Su questo tema mille considerazioni possono essere fatte e non tutte di carattere etico ma più modestamente pragmatiche, ne parleremo in modo più esaustivo in uno dei prossimi numeri.

Siamo a Natale, per un po’ lasciamo da parte il pensiero della morte e dedichiamo la nostra attenzione alla vita: chi è cattolico pensi alla nascita del Redentore, chi non lo è a Babbo Natale, tutti esorcizziamo le cattive profezie scambiandoci i rituali auguri e un arrivederci nel 2001.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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