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Il
grande James Joice scrisse, più di cinquant'anni fa: "Cercare adagio,
umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra
bruta e da ciò che essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori..
un'immagine di questa bellezza che siamo giunti a comprendere: questa
è l'arte" Proprio De Chirico - artista coltissimo, ideatore di una pittura
cerebrale che in effetti è stata definita Metafisica - nel corso di
una lunga carriera, costellata tanto di successi lusinghieri quanto
di vivaci polemiche, mise sicuramente in pratica questa massima dello
scrittore irlandese.
Una
mostra celebra il "pictor optimus" a Palazzo Salmatoris di Cherasco
(TO), con una antologica di opere, comprendenti dipinti e sculture,
che rimarrà aperta sino al 17 dicembre.
Nelle
storiche sale del palazzo dove nel 1796 Napoleone dettò alla Marchesa
Costa di Beauregard e al Barone La Tour le condizioni di resa della
monarchia sabauda, ecco un evento culturale fuor dal comune. Del Pictor
optimus, ovvero del maestro di Volos, sono esposte opere particolarmente
significative, di ogni periodo, raffiguranti i principali soggetti,
quali le "Piazze d'Italia", tema comune alla cultura dell'epoca, caro
a Nietzche quanto al D'Annunzio delle "Laudi" e al Dino Campana dei
"Canti Orfici".
Sono
sessanta dipinti che testimoniano la proteiforme ingegnosità dell'artista.
Fu apprezzatissimo in Francia, in quanto seppe esprimere l'inquietudine
ed i fermenti della propria epoca, così come, a livello letterario,
se ne fecero interpreti intellettuali quale Svevo e Pirandello ed il
già citato Vate. Come Euripide nel passato, De Chirico seguì fedelmente
il cliché dell'artista emarginato dalla società, destinato a vivere
da outsider. Tuttavia, egli era consapevole che l'altissimo prezzo della
gloria era proprio questo: dunque, come ebbe a dire "Nulla sine tragoedia
gloria".
Ritenuto
a torto maestro del nascente surrealismo di Breton, De Chirico diede
vita invece a un movimento che costituiva una risposta all'esaltazione
futurista del presente e alla smania iconoclasta che portò Marinetti
alla proposta di distruggere i musei "cimiteri dell'arte".
Nella
ricerca metafisica, ossia "al di là delle cose sensibili", il pittore
espresse l'enigma dell'amato Nietzche, per lui capace di rivelarsi in
ogni oggetto: un manichino, una piazza deserta, un portico o un cavallo
in riva all'Egeo, ci chiariscono che c'è qualcosa oltre la pura "ars
gratia artis".
Si
diceva che in mostra ci sono olii e disegni, produzioni grafiche e documenti,
lettere e scluture scelte.
Il
percorso antologico parte dal "Ritratto della madre" del 1921, per procedere
con i temi classici dell'autore, quali gli Autoritratti, le Muse inquietanti,
i Bagni misteriosi, gli Archeologi, Ettore e Andromaca, i Consolatori,
Cavalli e cavalieri, Piazze d'Italia, Cavalli sulla spiaggia, manichini,
tratti metafisici e nature morte. Non meno bella l'interessante rassegna
di disegni inediti che tracciano l'evoluzione pittorica di questo grande
interprete della pittura metafisica del '900.
A
completamento della rassegna una serie di sculture raffiguranti Filosofi
e manichini, a bassa tiratura, alcuni scritti autografi, testimonianze
inedite e una diffusione mediale di ogni cosa esposta. L'influsso che
De Chirico ha esercitato su tutte le correnti del '900 e su moltissimi
artisti è stato sottolineato da W.Schmied, proprio perchè non premeditato,
e portò anche il nostro poeta Raffaele Carrieri a dire: "Non esiste
nella storia della pittura italiana una personalità più singolare, complessa
e contradditoria, non esiste niente che le somigli, una tradizione,
uno stile o una tendenza che possa contenerla o limitarla... ha sempre
attinto alla tradizione... ma ha sempre creduto in quello che ha fatto
o stava per fare come all'unico ideale di arte possibile".
Il
nostro grande artista italiano era nato a Volos nel 1888, e dalla Grecia
classica, ove si era stabilita la famiglia, di origini italiane, traghetta
per l'Europa, per Parigi e Monaco di Baviera, prima di stabilirsi, con
lo scoppio della prima guerra mondiale, nel 1915, tra Ferrara, Roma
e Firenze. Ancora viaggi e rientro definitivo in Italia nel 1931. Alla
Biennale del 1948 viene allestita una mostra sulla Metafisica alla quale
partecipano anche Carrà, Sironi e Morandi. Nel 1970 una sua mostra è
allestita a Palazzo Reale di Milano.
Numerose
mostre sono state realizzate nelle diverse città del mondo, come quella
memorabile del suo periodo metafisico, allestita dal Museo d'arte moderna
di New York nel 1955. De Chirico è morto a Roma nel 1978, ma la sua
scomparsa ha innescato la storicità del suo intero lavoro che sconvolge
l'operato dell'uomo, ne esalta il pensiero, la filosofia, e dischiude
polemiche.
Il
novantenne artista, che meditò nelle pagine di "Valori Plastici" il
suo pensiero metafisico, riporta in auge il tema del mito caro a ogni
uomo, vitale per il novello Ulisse alla ricerca della patria perduta.
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