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Senza che il direttore di questo magazine prestigioso me lo chiedesse, ho organizzato un forum sull’informazione del Bel Paese per cercare di saperne e capirne di più.

Di più, intendo, di quello che mi sembra essere in questi mesi lo stato referendario delle notizie: o parli di Berlusconi come del pericolo pubblico numero 1, e allora hai la patente dell’opposizione, oppure ne sei automaticamente il servo. Non sembra essere previsto qualcuno che eserciti il diritto/dovere di cronaca, e la sua facoltà critica non a tassametro, senza una forma mentis dichiaratamente schierata a priori.
Mi spiego ancora più chiaramente: sembra accettato una volta per tutte che se scrivi sulla “Repubblica” devi necessariamente far parte della prima categoria referendaria, essendo tutto il quotidiano poco più che un pretesto per la prima pagina da puntare contro il Berlusca, se scrivi sul “Giornale” vale il discorso uguale e contrario. La somma non dà, come ormai si afferma comunemente, il cosiddetto pluralismo dell’informazione bensì, credo io, il colbertismo delle notizie, ovvero una forma di protezionismo per cui esce solo quel che mi conviene (dal Tremonti/Visco della seconda metà del ‘600, il ministro delle finanze francese Jean Baptiste Colbert che, manovrando dogane e tariffe, faceva per le merci del suo paese quello che i rispettivi fronti odierni fanno per le notizie, cioè le “proteggeva” strumentalmente).
Ecco il riassunto del forum, con in sintesi le varie posizioni dei colleghi di gran caratura professionale che vi hanno partecipato, ponendo come unica condizione alla loro sincerità un rispettoso anonimato.
Giornalista politico dell’opposizione: “Scriverei volentieri che la sola politica dell’Ulivo o del facente funzione consiste nel pregare che il buon Dio, quello che una volta consideravamo fuori gioco e sostituito dal Comitato centrale, faccia morire Berlusconi. Ma non lo posso scrivere; casomai lo dica Nanni Moretti, che non è a contratto e non conta sull’Inpgi, la previdenza giornalisti”. Giornalista politico della maggioranza: “Sapeste tutto quello che so su Previti e compagnia berlusconiana!.. ma non lo posso scrivere se no faccio il gioco del nemico”.
Giornalista economico della maggioranza e dell’opposizione insieme: “Non possiamo scrivere quasi nulla sui poteri forti, le aziende, le banche ecc., perché se no i giornali ci cacciano, perché quelli tagliano la pubblicità”.
Giornalista degli spettacoli: “Non posso dare le notizie sui film, la tv, il teatro perché se no non mi danno più le notizie, non mi invitano alle prime, non posso più sperare di lavorare in Rai o Mediaset, non mi invitano ai festival teatrali in bei posti: Spoleto, Taormina ecc.”
Giornalista sportivo: “Non posso scrivere se non il 10% di quello che so, perché è un mondo pieno di bugie e ipocrisie, se scrivo la verità nessuno mi fa più lavorare...”.

Questo in sintesi il forum, che continuerebbe sulla stessa linea nei vari settori (compreso quello dell’informazione sulla salute, le industrie farmaceutiche ecc.). Vi interessa l’argomento? E non provate simpatia per Colbert?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oliviero Beha